Ateismo e libertà
Benvenuto sul forum "Ateismo e libertà"

Per partecipare alle discussioni effettua il login. Non sei ancora iscritto? Registrati per iniziare a partecipare!

Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte", 1983

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte", 1983

Messaggio Da Sandor il Dom Gen 29 2017, 03:46

Ecco uno splendido saggio di Isaac Asimov, apparso la prima volta nel marzo 1983 e in seguito pubblicato nella raccolta "X stands for unknown" (1984). Purtroppo non possiedo l'originale, ma ne ho trovata una traduzione in italiano sul sito "atei.it". Ignoro se si tratti della stessa apparsa nel 1984 in appendice al romanzo "Cybernia" di Lou Cameron, per la collana "Urania" di Mondadori. L'ho letta e riletta e l'italiano mi è sembrato un po' spigoloso, così ho deciso di lavorare un po' di lima, sistemando inoltre alcuni refusi ed evidenti errori di traduzione, naturalmente senza alterare il contenuto. La suddivisione in paragrafi non rispecchia l'originale e il suo unico scopo è facilitare la lettura su schermo. Per lo stesso motivo ho suddiviso l'articolo in più post. Sono passati più di trent'anni dalla pubblicazione ma lo trovo di sconvolgente attualità. Buona lettura.


Isaac Asimov, Gli eserciti della notte (I parte)

Lo scorso fine settimana ho partecipato a New York a una riunione della Mensa, poiché ne sono il vicepresidente internazionale e si è instaurata la tradizione che io parli alle assemblee di New York. La Mensa è un'associazione che riunisce individui con elevato Q.I. e in quest'ambito ho incontrato moltissime persone intelligenti e amabili. Per tale ragione è per me un grandissimo piacere partecipare a questi incontri.

Ho tuttavia il sospetto che per una persona con elevato Q.I. comportarsi in maniera ridicola sia altrettanto facile che per qualsiasi altra. Infatti alcuni membri dell'associazione sembrano molto interessati all'astrologia e ad altre forme di occultismo, e la sera in cui ho pronunciato il mio discorso sono stato preceduto da un astrologo che ha parlato per una quindicina di minuti di cose senza senso, con mia notevole noia. Questo però non è stato l'unico rapporto con l'astrologia che ho avuto quel giorno.

Gli adepti alla Mensa hanno la consuetudine di sfidarsi l'un l'altro in ogni sorta di conflitti intellettuali, ed io sono un naturale bersaglio, sebbene mi sforzi in ogni modo di restarne fuori, facendo poco più che parare le stoccate quando il combattimento è inevitabile. O almeno provandoci. L'altra sera una giovane donna, decisamente attraente, mi si avvicinò (naturalmente sapendo chi sono) e mi disse in maniera aggressiva: "Che cosa pensa dell'astrologia?". Difficilmente avrebbe potuto leggere la maggior parte dei miei libri senza conoscere la risposta a quella domanda, perciò dedussi che voleva provocarmi. Io non intendevo accettare la provocazione, quindi mi limitai ad una semplice asserzione sulla mia posizione, e dissi: "Non mi impressiona".

Doveva aspettarsi quella risposta e disse subito: "Ha mai studiato l'astrologia?". Ponendomi quella domanda pensava di essere al sicuro, perché certamente sapeva che uno scrittore di divulgazione scientifica che lavora sodo come me, che si scontra costantemente con le difficoltà di continuare il proprio lavoro nel campo della ricerca scientifica attiva, potrebbe a malapena dedicare del tempo a una diligente ricerca su ciascuna delle numerose ultime follie che infestano le menti della gente.

Ero tentato di risponderle positivamente, perché conosco abbastanza l'astronomia per sapere che gli assunti astrologici sono ridicoli, e ho letto abbastanza lavori di scienziati che hanno studiato l'astrologia per sapere che non le va data alcuna credibilità, neppure in minima parte. Se però le avessi detto che studiavo l'astrologia mi avrebbe sicuramente chiesto se avevo letto qualche libro insensato di un somaro numero uno e qualche volume idiota di un pazzo numero due e mi avrebbe inchiodato alle mie responsabilità, non solo come uno che non aveva mai letto niente di astrologia, ma che aveva anche mentito su questo.

Pertanto le dissi, con un sorriso disarmante: "No". Ed ella prontamente: "Se l'avesse studiata, ne sarebbe rimasto impressionato". Risposi ancora telegraficamente: "Non credo". Era quello che voleva sentirsi dire. Trionfalmente disse: "Questo significa che lei è un settario dalla mentalità ristretta, che teme di far vacillare i propri pregiudizi con lo studio". Avrei dovuto semplicemente stringermi nelle spalle, sorridere e allontanarmi, ma mi trovai coinvolto in una risposta per le rime. Le dissi: "Sia comprensiva, signorina, io penso di essere un po' settario nell'intimo, quindi sto attento a non esercitare questo mio settarismo con l'astrologia, perché non voglio essere tentato di servirmi di essa su qualsiasi argomento, senza alcun'ombra di pudore intellettuale". Batté i piedi adirata.

Il problema, vedete, non è che io non abbia fatto ricerche sull'astrologia; è che lei non si era documentata affatto nel campo dell'astronomia e non era in grado di capire quanto vuota di contenuti sia l'astrologia. Questo avviene perché gli americani considerano alla moda non avere alcuna nozione scientifica, anche se sono colti in altri campi, quindi sono facile preda delle insensatezze. Essi fanno parte degli eserciti della notte, dell'oscurantismo, degli approvvigionatori di stupidità, dei divulgatori di cibo intellettuale scadente, dei mangiatori di cartone mentale, perché la loro ignoranza li tiene lontani dal distinguere il nettare dal fango.

Tuttavia, in un certo senso, la mia astrologica avversaria aveva abbandonato il campo prematuramente. Ella non aveva usato armi che erano invece a sua disposizione, e mi avrebbe potuto facilmente irretire in ulteriori discussioni completamente inutili. Poteva richiamare l'attenzione sul fatto che grandi astronomi antichi si sono interessati all'astrologia. L'importante curatore di libri di fantascienza John Campbell, per esempio, una volta usò questo argomento con me. Prendiamo Kepler! Egli è stato un astronomo di prima grandezza e il primo a realizzare il disegno corretto del sistema solare. E tuttavia faceva oroscopi. In realtà a quei tempi, come oggi, si guadagnavano molti più soldi facendo l'astrologo che non l'astronomo, e Kepler lo faceva per vivere. Dubito che egli credesse negli oroscopi che preparava, e anche se così fosse ciò non avrebbe alcun significato. Quando Campbell usò questo argomento con me, gli risposi: "Ipparco di Nicea e Tycho Brahe, due tra i più grandi astronomi di tutti i tempi, pensavano che il sole ruotasse intorno a una Terra immobile. Con tutto il rispetto che ho per quelle due menti veramente geniali, non accetto la loro autorità su questo punto".

La giovane donna avrebbe anche potuto affermare che la Luna ci influenza certamente nell'ambito delle maree, e infatti per secoli moltissimi astronomi studiarono il fenomeno. Una delle loro osservazioni fu che l'alta marea aveva luogo anche quando la Luna non era nel cielo. Questo è abbastanza vero, e se fossi vissuto ai tempi di Galileo avrei potuto ignorare l'influenza della Luna, come ha fatto lui; e avrei sbagliato, come ha fatto lui. Tuttavia, il rapporto tra la Luna e le maree non è una credenza astrologica; l'esistenza di questa relazione è stata dimostrata da astronomi, non da astrologi, e quando questo nesso è stato provato non ha portato all'astrologia neanche un atomo di credibilità. Il problema non è se la Luna influenza le maree, ma se la Luna (o un qualsiasi altro corpo celeste) influenza noi in modo da persuaderci del fatto che un piccolo particolare del nostro comportamento sia determinato dai cambiamenti nelle configurazioni di quei corpi celesti.

Sappiamo, voi ed io, che cosa sia l'astrologia. Se avete qualche dubbio, leggete l'oroscopo su qualsiasi giornale e non avrete problemi. Se siete nati in un certo giorno, dicono gli astrologi, state attenti ai vostri investimenti, dovete essere prudenti con chi amate, non dovete aver paura di correre rischi, eccetera eccetera. Perché? Qual é la relazione? Avete mai sentito un astrologo che spieghi esattamente perché mai una particolare data di nascita influenzi il vostro comportamento in un determinato modo? Egli potrebbe spiegarvi che quando Nettuno è in congiunzione con Saturno, gli affari finanziari (diciamo così) diventano precari, ma vi ha mai spiegato perché questo dovrebbe accadere? O come sia giunto a questa conclusione? Avete mai avuto notizia di due astrologi che discutessero seriamente di come una atipica configurazione di corpi celesti possa influenzare gli individui, presentando ciascuno prove a sostegno della propria tesi? Avete mai avuto notizia che un astrologo abbia fatto una scoperta e abbia avanzato una teoria astrologica al riguardo?

L'astrologia consiste in nient'altro che banali affermazioni. Quella che va per la maggiore è relativa al fatto che il numero di atleti (facciamo un esempio), nati sotto l'ascendente di Marte (o di qualcos'altro), è maggiore di quello che ci si aspetta in una distribuzione casuale. Generalmente anche questa sorta di dubbie "scoperte" si rivela, a un esame più approfondito, inconsistente. Facciamo un altro esempio. Alcuni anni fa uscì un libro intitolato "The Jupiter effect". In esso veniva proposta una complicata tesi riguardante gli effetti delle maree sul Sole. Questi effetti delle maree esistono, e Giove ne è una delle prime cause, sebbene anche altri pianeti (in particolare la Terra) vi contribuiscano. Venivano portati argomenti a sostegno dell'ipotesi che queste maree fossero correlate all'attività solare, come nel caso delle macchie e dei "flares". Questi fenomeni avrebbero avuto conseguenze sul vento solare il quale, a sua volta, avrebbe influenzato la Terra e avrebbe potuto, al limite, influenzare il delicato equilibrio dei movimenti tettonici della crosta terrestre.

Nel marzo 1982 i pianeti nel cielo sarebbero stati più vicini del solito, e i loro effetti di marea combinati sarebbero stati un po' più intensi del solito. Se le macchie solari avessero raggiunto un massimo nel 1982, vi sarebbero state anche delle conseguenze più rilevanti e l'effetto sulla Terra sarebbe stato maggiore. Se allora la faglia di Sant'Andrea fosse stata sul punto di scorrere (come sostenuto da molti sismologi), l'influenza del vento solare avrebbe potuto fornire quest'ultima pagliuzza, necessaria a tale evento, e provocare un terremoto nel 1982.


Ultima modifica di Sandor il Dom Gen 29 2017, 04:07, modificato 1 volta

Sandor

Messaggi : 92
Data d'iscrizione : 03.01.14

Tornare in alto Andare in basso

Re: Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte", 1983

Messaggio Da Sandor il Dom Gen 29 2017, 04:06

Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte" (II parte)

Gli autori non facevano segreto di quanto il concatenamento degli avvenimenti fosse articolato e improbabile. L'editore mi fece avere le bozze e mi chiese di scrivere un'introduzione. Fui colpito da quell'ipotesi e scrissi un'introduzione, il che fu un errore. Non avevo immaginato quanta gente avrebbe letto quel libro e, ignorando gli avvertimenti, lo avrebbe preso invece terribilmente sul serio. Cominciai a essere bombardato da lettere di persone spaventatissime che mi chiedevano cosa sarebbe successo nel marzo 1982. Dapprima avevo risposto con delle cartoline con scritto: "Niente". Alla fine i messaggi che scrivevo dicevano: "Niente!!!!!!!!!".

È successo che il picco delle macchie solari è stato raggiunto ben prima del 1982, e non vi è stato alcun evento catastrofico. Chiaramente non vi era alcuna connessione necessaria tra l'attività di marea planetaria e il ciclo delle macchie solari. Uno degli autori del libro disconobbe subito la teoria. (E se anche non lo avesse fatto, in fondo, tutto quello che aveva detto era che un terremoto che stava comunque per verificarsi poteva solo avere un piccolo anticipo a causa di effetti planetari - in marzo, diciamo, invece che in ottobre). Ma l'autore si era rimangiato la sua teoria troppo tardi. "The Jupiter effect" aveva catturato l'attenzione degli eserciti della notte, ed essi si erano innamorati dell'"allineamento dei pianeti". Quello che avevo ricavato dalle lettere era che essi avevano capito che i pianeti si sarebbero allineati l'uno con l'altro, dritti in riga. (In realtà sono sparsi, anche quando raggiungono la minima distanza relativa, in un quarto del cielo).

Essi pensavano che si trattasse di un misterioso avvenimento che accadeva solo ogni milione di anni o quasi. In effetti questo raggruppamento avviene ogni secolo e un quarto. Non erano infatti passati molti anni da quando si era verificato un allineamento ancora più stretto di quello del marzo 1982, ma in quell'occasione alcuni pianeti si trovavano da una parte del Sole e gli altri dalla parte opposta. Dal punto di vista delle maree non importa se i pianeti siano tutti dalla stessa parte del Sole o distribuiti da ambo le parti, purché siano approssimativamente allineati, ma per la gente, evidentemente, l'allineamento è tale solo se i pianeti si trovano tutti dalla stessa parte. Avendoli tutti da uno stesso lato rispetto al Sole, sembrava che il sistema solare si sarebbe potuto rovesciare, suppongo.

Ma c'è di più. I sostenitori dell'allineamento planetario non si sarebbero accontentati di un terremoto. La voce era che la California sarebbe scivolata in mare. In realtà, per molti, nemmeno la perdita della California era sufficiente. Si sparse la voce che sarebbe arrivata la fine del mondo, e io penso che molta gente si sia svegliata nel giorno dell'allineamento pronta ad andare incontro a quella che sarebbe stata la sorte che essi credevano di dover subire, quando un grande "FINE" fosse apparso nel cielo.

Intanto non potevo fare a meno di chiedermi perché si fossero preoccupati di associare l'allineamento a un giorno preciso. I pianeti si muovono lentamente nel cielo, lungo le loro traiettorie che non si intersecano, e in un giorno particolare l'area in cui si sarebbero trovati tutti avrebbe avuto un minimo. Il giorno prima e il giorno dopo l'area sarebbe stata leggermente più grande di quella minima, e due giorni dopo e due giorni prima un po' più grande ancora. Qualunque fosse stato l'effetto materiale di quell'allineamento, non sarebbe potuto essere molto più grande, al momento dell'area minima, di quello realizzatosi nell'intervallo di diversi giorni, prima e dopo del giorno fatidico.

Tuttavia, ho il sospetto che secondo i drogati dell'allineamento tutte le cose avvenissero sotto una qualche mistica influenza che si estrinsecava solo quando tutti i pianeti si fossero disposti l'uno accanto all'altro, a formare una linea perfettamente retta (cosa mai avvenuta, naturalmente). In ogni caso, il giorno dell'allineamento arrivò e passò senza che accadesse niente di funesto. Sono certo che nessuno si sia svegliato dicendo: "Oh, mi sono sbagliato". Erano troppo preoccupati ad attendere la prossima manifestazione della fine-del-mondo. Forse la Cometa di Halley.

Gli ignoranti non si sono mai preoccupati di imparare a usare correttamente il dizionario. Una teoria, quando è proposta da uno scienziato competente, è un elaborato e approfondito tentativo di rendere conto di una serie di osservazioni, peraltro sconnesse e apparentemente scorrelate. Essa si basa su un'ampia fenomenologia, sofisticati ragionamenti e, dove necessario, su attente deduzioni matematiche. Perché abbia successo, una teoria deve essere confermata da altri scienziati mediante ulteriori, numerosi esperimenti e verifiche; inoltre, dove sia possibile, deve fornire previsioni che possano essere verificate e confermate. La teoria può essere, e così avviene, perfezionata e migliorata man mano che vengono eseguiti ulteriori e più sofisticati esperimenti.

Voglio fare degli esempi di teorie che hanno avuto successo, con le date in cui sono state avanzate per la prima volta:

La teoria atomica (1803)
La teoria dell'evoluzione (1859)
La teoria quantistica (1900)
La teoria della relatività (1905)

Ciascuna di esse è stata continuamente sperimentata e verificata fin dalla sua prima enunciazione e, con i necessari miglioramenti e perfezionamenti, ha superato tutte le prove. Nessuno scienziato con una certa reputazione dubita che atomi, sviluppo evoluzionistico, quanti e moto relativistico esistano, sebbene ulteriori miglioramenti e perfezionamenti dei dettagli possano risultare necessari.

Sandor

Messaggi : 92
Data d'iscrizione : 03.01.14

Tornare in alto Andare in basso

Re: Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte", 1983

Messaggio Da Sandor il Dom Gen 29 2017, 04:18

Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte" (III parte)

Che cosa non è una teoria? Non è un'"ipotesi". Molta gente che non sa assolutamente nulla di scienza non crede alla teoria dell'evoluzione perché sarebbe "solo una teoria". Un cervello come Ronald Reagan, nella sua campagna elettorale del 1980, rivolgendosi a un gruppo di fondamentalisti respinse l'evoluzionismo in quanto era "solo una teoria".

Una volta inveii, sulla stampa, contro uno dei seguaci del "solo una teoria", dicendo che chiaramente non sapeva nulla di scienza. Il risultato fu che ricevetti una lettera da un quattordicenne che mi diceva che le teorie non sono altro che "ipotesi avventate", ed egli lo sapeva perché glielo avevano detto i suoi insegnanti. Rifiutava la teoria dell'evoluzione in modo grossolano e mi diceva con orgoglio che aveva pregato a scuola perché nessuna legge gli potesse mai impedire di continuare a farlo. Allegava una busta affrancata e con il suo indirizzo perché voleva che gli rispondessi sulla questione. Pensai che l'unica cosa da fare era di accettare l'invito. Gli scrissi chiedendogli di considerare seriamente se non poteva essere possibile che i suoi insegnanti fossero così digiuni di scienza come lui stesso. Inoltre gli suggerii che nelle successive preghiere implorasse Dio di concedergli l'opportunità di un'acculturazione, così da non rimanere ignorante per tutta la vita.

Questo solleva una questione importante. Come si fa a non far rimanere ignoranti le persone, se quelli che dovrebbero insegnare sono spesso essi stessi spaventosamente ignoranti? Chiaramente vi sono delle magagne nel sistema scolastico americano e le scuole americane sono particolarmente carenti nell'insegnamento scientifico, per diverse ragioni. Una di queste, suppongo, è che la vecchia buona tradizione pionieristica ha sempre nutrito dei profondi sospetti nei riguardi dell'"insegnamento libresco", considerando il vecchio "buon senso" tutto ciò che fosse realmente necessario. Che gli Stati Uniti abbiano raggiunto e superato il primato nel mondo nella scienza e nella tecnologia è dovuto, in parte, ai suoi abili "geniacci" - i Thomas Edison e gli Henry Ford - e, in parte, al contributo di molti che si erano già formati culturalmente in Europa o avevano imparato dall'Europa il rispetto per l'apprendimento, preoccupandosi che i loro figli fossero educati in maniera corretta.

Adolf Hitler è stato responsabile, negli anni Trenta, dell'ingresso negli Stati Uniti di dozzine di scienziati di alto livello, e i benefici effetti della loro presenza, e di quella degli allievi che essi hanno formato, sono ancora davanti a noi e hanno a ridimensionare l'inadeguatezza del sistema educativo americano. Questo non può durare in eterno. Man mano che la nostra tecnologia diventa più complessa, diventa meno probabile che possiamo dipendere da "geniacci" autonomi. Inoltre, errori come quelli di Hitler non si ripeteranno. I sovietici, per esempio, fanno grandi sforzi per non permettere di espatriare a chiunque possa in qualche modo aiutare quelli che considerano loro nemici.

Tuttavia, al di là della generale inadeguatezza, sembra che negli ultimi vent'anni la scuola americana si sia enormemente degradata. Si narrano in continuazione storie terribili di gente che arriva all'università senza saper scrivere una frase corretta e sensata. Ed è chiaro, a chiunque voglia guardare alla situazione americana con occhio obiettivo, che stiamo perdendo la nostra supremazia tecnologica, scientifica e industriale nel mondo. Perché accade questo? Vi espongo ciò che penso. Circa vent'anni fa la Corte suprema decise che la Costituzione americana non doveva permettere la segregazione razziale, così le corti furono istruite affinché i bambini venissero allontanati dal proprio quartiere al fine di equilibrare il rapporto tra neri e bianchi. Ne seguì, come sappiamo, un allontanarsi dei bianchi dai sobborghi e un loro affollarsi nelle scuole private, con il risultato che le scuole pubbliche, nella maggior parte delle nostre città, sono frequentate soprattutto, e in maniera sempre crescente, da gente di colore.

Con questo si è determinato un calo di interesse nel sostenere le scuole pubbliche da parte della media borghesia bianca, la quale fornisce la maggior parte dei finanziamenti e anche la maggior parte degli insegnanti. Dobbiamo capire che per insegnare bene le scienze sono necessari grossi finanziamenti. Occorrono testi piuttosto sofisticati, insegnanti formati con un alto livello di qualificazione, e laboratori ben attrezzati. Se i fondi a disposizione diminuiscono, la formazione scientifica ne risente in maniera drammatica. Né serve guardare al futuro non considerando affatto la componente di colore. L'amministrazione Reagan sta decurtando considerevolmente (si parla del 1984, n.d.r.) i finanziamenti per la scuola pubblica, e sta proponendo di erogare contributi per l'insegnamento nella scuola privata. Bene, allora la scuola privata vuole insegnare le scienze?

Il sistema scolastico pubblico è finanziato dal governo. I singoli contribuenti non possono facilmente influenzare proprio coloro che dovranno spendere i loro contributi, e l'amministrazione scolastica, se ha qualche competenza professionale, insisterà su un sistema educativo ben funzionante. Gli insegnanti, facendo parte di un servizio pubblico, difficilmente sono perseguibili per il reato di insegnare, e la Costituzione serve a prevenire i più grossolani abusi contro tale libertà. (Era così in passato, prima che il sistema scolastico pubblico fosse praticamente smantellato.) Le scuole private, invece, sono finanziate dai genitori degli studenti, e la maggior parte di essi, rifiutando un sistema scolastico pubblico, che non gradisce per diverse ragioni, non può permettersi un insegnamento che abbia costi superiori a quelli delle tasse scolastiche. Naturalmente non vogliono aumentare le spese che non siano strettamente necessarie.

Poichè una formazione scientifica qualificata implica un ulteriore sforzo sull'insegnamento, i genitori sono portati a vedere i pregi dei fondamentali, vecchi, tradizionali "leggere, scrivere e far di conto". È una formazione al livello di quarta classe, ma permette diversi fronzoli come l'impegno all'obbedienza e le preghiere a scuola, e questo deve bastare. Le scuole private devono essere sensibili ai desideri dei genitori e dei loro portafogli, così che possiamo considerarle finalizzate a un'educazione sicura, qualcosa che qualifichi gli studenti per un ruolo di giovani executive e sviluppi la loro abilità nel maneggiare tre Martini all'ora di pranzo. Ma è una buona educazione? Me lo domando.

Non voglio tuttavia dividere il mondo in buoni e cattivi in maniera semplicistica. Moltissimi di quelli che non hanno avuto una formazione scientifica sono intelligenti e razionali. E d'altra parte vi sono scienziati, anche famosi, che si sono impantanati sia nel passato che nel presente. In effetti non è sorprendente che ciò accada. Il metodo scientifico è un esercizio spartano e austero per il cervello. Comporta dei progressi lenti, raramente e in pochi dà origine a fenomeni del tipo "Eureka!", e anche per quei pochi di certo non accade spesso. Perché gli scienziati non dovrebbero essere tentati di tornare indietro, per cercare qualche altra strada verso la verità?

Un tempo ero abbonato a una rivista scientifica per studenti della scuola superiore, e venne il momento in cui provai disagio nel leggerlo. Mi sembrava che l'editore mostrasse una chiara simpatia per il velikovskianesimo e l'astrologia. Una volta, quando un certo numero di astronomi firmò un documento contro l'astrologia, la rivista fece delle obiezioni ed espresse il dubbio che gli astronomi non avessero in realtà studiato l'astrologia. Fui spinto a scrivere una dura lettera di risentimento per quell'obiezione folle. L'editore mi rispose con una lunga lettera, nella quale tentò di spiegarmi che la ragione e il metodo scientifico non erano l'unica strada che portasse alla verità e che dovevo essere più tollerante nei riguardi di metodi ad essi alternativi.

Questo mi irritò. Gli inviai una lettera abbastanza breve in cui dicevo qualcosa del tipo: "Ho ricevuto la sua lettera nella quale mi spiega che la ragione non è l'unica strada che conduce alla verità. Tuttavia la sua spiegazione consiste sostanzialmente in un tentativo di spiegazione di questo. Non me lo dica a parole, me lo dimostri! Mi convinca venendomi in sogno, o me lo faccia intuire. Oppure mi scriva una sinfonia, mi dipinga un quadro, mi faccia meditare su una meditazione. Faccia qualcosa - qualsiasi cosa - che mi porti dalla sua parte e che non sia questione di ragionamento!". Non l'ho più sentito.

Ma c'è dell'altro. Alcuni mesi fa, Science Digest programmò di pubblicare un articolo su scienziati contemporanei di prima grandezza, inclusi dei premi Nobel, che avevano sviluppato degli argomenti mistici e inusuali sulla mente umana, che tentavano di penetrare i segreti della natura con la meditazione, che erano stati fortemente colpiti dalle filosofie orientali, e così via. Science Digest mi inviò il manoscritto e mi chiese dei commenti. Gli inviai una lettera di risposta, contenuta in una scatola (con l'intestazione "Follie scientifiche") e che accompagnava l'articolo poi pubblicato nel numero di luglio 1982 della rivista. Ecco la lettera, parola per parola:

«Nel corso della storia, moltissimi grandi scienziati hanno lavorato su qualche idea bislacca. Kepler fu un astrologo professionista. Isaac Newton tentò di trasformare metalli vili in argento e oro. E Napier, che aveva inventato i logaritmi, produsse un'imponente assurda interpretazione del Libro della Rivelazione.
«Questa lista non finisce qui. William Herschel, lo scopritore di Urano, pensò che il Sole fosse oscuro, freddo e abitabile sotto la sua superficie fiammeggiante. L'astronomo americano Percival Lowell disse con insistenza di vedere dei canali su Marte. Robert Hare, un chimico americano molto esperto, inventò un apparecchio con il quale poteva comunicare con l'aldilà. William Weber, un fisico tedesco, e Alfred Wallace, co-ideatore della moderna teoria dell'evoluzione, furono accaniti cultori dello spiritismo. Ed il fisico inglese Oliver Lodge fu fautore di ricerche medianiche.

«Conoscendo questa documentazione da primato, sarei enormemente meravigliato se nel 1982 non vi fosse nessun grande scienziato innamorato di una qualche teoria speculativa che, alle menti inferiori come la mia, sembri essere irrazionale. Sfortunatamente, la maggior parte di queste teorie speculative non può essere verificata in alcun modo ragionevole, non può essere usata per fare previsioni e non è presentata con argomenti irresistibili che possano convincere altri scienziati. Infatti, tra tutti questi devoti immaginatori non ve ne sono due che si trovino d'accordo su tutto. Ognuno dubita della razionalità dell'altro.
«Può essere, naturalmente, che al di là di tutte le apparenti sciocchezze, qualche pepita d'oro possa brillare e qualche utile genio venga fuori. Quello che è avvenuto in precedenza basta a giustificare tutto ciò. Tuttavia ho il sospetto che queste pepite saranno poche e sporadiche. Molte delle speculazioni che sembrano senza senso - anche quando originate da grandi scienziati - alla fine si rivelano delle sciocchezze. Ecco fatto. Io sto decisamente con la ragione, e mi oppongo a tutto quanto mi sembri irrazionale, qualunque ne sia l'origine.

Se voi siete dalla mia parte, debbo avvertirvi che l'esercito della notte ha il vantaggio della superiorità numerica, e per sua natura è insensibile alla ragione, quindi è estremamente improbabile che voi ed io possiamo vincere. Rimarremo sempre una piccola minoranza, probabilmente senza speranze, ma non stanchiamoci mai di sostenere la nostra opinione e di combattere la nobile battaglia per il giusto.

Isaac Asimov

Sandor

Messaggi : 92
Data d'iscrizione : 03.01.14

Tornare in alto Andare in basso

Ecco la traduzione originale

Messaggio Da Sandor il Lun Gen 30 2017, 22:06

Bene, ho trovato la traduzione originale del saggio, così come apparsa nella collana Urania:

http://www.free-culture.ir/Urania_0981_Gli_eserciti_della_notte.html

Non c'è paragone. Ed ecco in PDF (1,1 MB) tutti i saggi di Asimov apparsi in appendice nella medesima collana:

http://www.uraniamania.com/images/attachments/Asimov_Isaac_-_I_saggi_di_Urania.pdf

Sandor

Messaggi : 92
Data d'iscrizione : 03.01.14

Tornare in alto Andare in basso

Re: Isaac Asimov, "Gli eserciti della notte", 1983

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum