Ateismo e libertà
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RISORGO!

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Re: RISORGO!

Messaggio Da Sandor il Lun Nov 06 2017, 22:38

Scusa, Sergio, se ci ho messo un po' a rispondere.

Il filmato che hai segnalato è impressionante; inoltre sembra abbia già qualche anno, perciò temo che nel frattempo le cose non siano migliorate, anzi. Sul rispetto per l'etica e la sostenibilità da parte delle multinazionali, non sono sicuro che il tuo fosse sarcasmo, ma immagino di sì. Sempre a proposito di Amazon, visto che ne stiamo parlando, mi è venuta in mente un'inchiesta che ho letto anni fa e che nel frattempo sono riuscito a ritrovare; eccola qui:

[url]https://www.theguardian.com/technology/2013/dec/01/week-amazon-insider-feature-treatment-employees-work[/url]

Sicuramente bisogna rinunciare a qualcosa se nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo in termini di sostenibilità in senso ampio, tuttavia credo si debba distinguere: rinunciare alla propria dignità di essere umano per far piacere, più o meno indirettamente, a un consiglio di amministrazione o a un gruppo di azionisti non è affatto, secondo me, un tipo auspicabile di rinuncia. Uno però può sentirsi costretto a farla, spinto dalla necessità di soddisfare non i propri capricci, ma i propri bisogni primari.

Come "consumatori", forse uno dei problemi più grandi sta nel fatto che siamo in genere poco informati: non sappiamo (o non vogliamo sapere) quel che succede dietro la maggior parte dei prodotti o dei servizi che acquistiamo. Quel che consumiamo, prima ancora dei prodotti o dei servizi stessi, sono la pubblicità e le emozioni preconfezionate, spesso quasi irresistibili, che escono dai reparti e dalle aziende di marketing.

Anche quando l'acquisto è dettato da un reale bisogno e non da un bisogno indotto oppure da un capriccio, occorre in genere scegliere tra più possibilità, il che a prima vista appare come un vantaggio. Quando però la concorrenza non favorisce, per esempio, la qualità e la sicurezza di un prodotto, ma solo una tendenza di questi verso un minimo comune denominatore, spesso decisamente insufficiente, allora purtroppo la scelta avviene, in molti casi, tra un campionario di ciarpame.

Quindi uno può mettersi e scavare, informarsi, trovare prodotti poco conosciuti ma che rispettano standard più elevati, quindi forse anche un po' piu costosi, ma neppure questo è un metodo infallibile. Inoltre è un metodo che costa fatica, e applicarlo per tutto quanto diventa quasi impossibile. Tuttavia, sono convinto che incoraggiando chi dimostra di produrre, vendere, o fornire i propri servizi in modo etico e sostenibile non possa che portare benefici per tutti.

È vero che, purtroppo, c'è sempre una grande inerzia quando si tratta di far evolvere le proprie abitudini, come anche il proprio modo di pensare, in funzione di cambiamenti rapidi, difficili da comprendere e da assimilare. Sembra che come specie siamo ancora ben lontani dall'essere adeguatamente attrezzati per gestire tutte le implicazioni di ciò che abbiamo creato in termini di tecnologia, e non solo.

La cosa triste è constatare come si tenda a fare l'uso peggiore di ciò che, invece, potrebbe servire a migliorare la qualità di vita di tutti.
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Re: RISORGO!

Messaggio Da Sandor il Mer Nov 08 2017, 11:12

Ho pasticciato con il link del mio post precedente (inchiesta sui centri di Amazon): così com'è porta a una pagina di errore. Rieccolo, stavolta corretto:

https://www.theguardian.com/technology/2013/dec/01/week-amazon-insider-feature-treatment-employees-work

Qualora anche il link qui sopra dovesse, un giorno, non essere più valido, il titolo dell'inchiesta è: «My week as an Amazon insider». Dovrebbe essere facile ritrovarla con un motore di ricerca.
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Re: RISORGO!

Messaggio Da SergioAD il Mer Nov 08 2017, 19:55

@Sandor ha scritto:Scusa, Sergio, se ci ho messo un po' a rispondere.

Il filmato che hai segnalato è impressionante; inoltre sembra abbia già qualche anno, perciò temo che nel frattempo le cose non siano migliorate, anzi. Sul rispetto per l'etica e la sostenibilità da parte delle multinazionali, non sono sicuro che il tuo fosse sarcasmo, ma immagino di sì. Sempre a proposito di Amazon, visto che ne stiamo parlando, mi è venuta in mente un'inchiesta che ho letto anni fa e che nel frattempo sono riuscito a ritrovare; eccola qui:

https://www.theguardian.com/technology/2013/dec/01/week-amazon-insider-feature-treatment-employees-work
Non è sarcasmo - potresti trovare sullo scontrino di Starbucks la quota parte che devolvono per la sostenibilità e si impegnano per dimostrare che da loro compri un buon caffè e allo stesso tempo fai del bene... e sei contento.

https://greentalks.net/2013/05/30/starbucks-un-brand-sostenibile/

Questa è la globalizzazione, ma alla fine diventerà usi e costumi irrinunciabili - vedi quanto sono incazzati quelli che amano la nutella perché la ricetta è stata modificata, più zuccheri, più latte e meno grassi, cacao e nocciole - piccolissime percentuali ma non importa ai consumatori e c'è una rivolta per boicottarla... e sono usciti fuori i fai da te le marche dignitose ma con poco mercato - pare una follia ma la domanda e l'offerta sono così, giocano sugli imprevisti - la verità? Dispiace anche a me anche se non reclamo.

Amazon è imponente e se compri da altri potresti essere obbligato a pagare le tasse, ti viene notificato alla consegna - con Amazon non succede ed essa stessa non le paga per ora.



Sicuramente bisogna rinunciare a qualcosa se nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo in termini di sostenibilità in senso ampio, tuttavia credo si debba distinguere: rinunciare alla propria dignità di essere umano per far piacere, più o meno indirettamente, a un consiglio di amministrazione o a un gruppo di azionisti non è affatto, secondo me, un tipo auspicabile di rinuncia. Uno però può sentirsi costretto a farla, spinto dalla necessità di soddisfare non i propri capricci, ma i propri bisogni primari.

Come "consumatori", forse uno dei problemi più grandi sta nel fatto che siamo in genere poco informati: non sappiamo (o non vogliamo sapere) quel che succede dietro la maggior parte dei prodotti o dei servizi che acquistiamo. Quel che consumiamo, prima ancora dei prodotti o dei servizi stessi, sono la pubblicità e le emozioni preconfezionate, spesso quasi irresistibili, che escono dai reparti e dalle aziende di marketing.

Anche quando l'acquisto è dettato da un reale bisogno e non da un bisogno indotto oppure da un capriccio, occorre in genere scegliere tra più possibilità, il che a prima vista appare come un vantaggio. Quando però la concorrenza non favorisce, per esempio, la qualità e la sicurezza di un prodotto, ma solo una tendenza di questi verso un minimo comune denominatore, spesso decisamente insufficiente, allora purtroppo la scelta avviene, in molti casi, tra un campionario di ciarpame.

Quindi uno può mettersi e scavare, informarsi, trovare prodotti poco conosciuti ma che rispettano standard più elevati, quindi forse anche un po' piu costosi, ma neppure questo è un metodo infallibile. Inoltre è un metodo che costa fatica, e applicarlo per tutto quanto diventa quasi impossibile. Tuttavia, sono convinto che incoraggiando chi dimostra di produrre, vendere, o fornire i propri servizi in modo etico e sostenibile non possa che portare benefici per tutti.

È vero che, purtroppo, c'è sempre una grande inerzia quando si tratta di far evolvere le proprie abitudini, come anche il proprio modo di pensare, in funzione di cambiamenti rapidi, difficili da comprendere e da assimilare. Sembra che come specie siamo ancora ben lontani dall'essere adeguatamente attrezzati per gestire tutte le implicazioni di ciò che abbiamo creato in termini di tecnologia, e non solo.

La cosa triste è constatare come si tenda a fare l'uso peggiore di ciò che, invece, potrebbe servire a migliorare la qualità di vita di tutti.

Ci sono tre percezioni diverse con relativi stati di coscienza -


  • Partecipazione per convinzione di essere nel gruppo dei meritevoli soddisfatti - normalmente sono ingenui o evasori fiscali che ricevono benefici ingiustificati dallo stato - dalle tasse universitarie ai ticket per le prestazioni sanitarie e gli resta mediamente da 30 a 40% di tasse non pagate - tipo 50.000 euro invece di 35.000 euro - che ti fai le crociere 2 volte l'anno;

  • Partecipazione con sensazione di essere vittima della ingiustizie sociale non focalizzate - questi sentono il disagio ma accettano tutto per una sorta di galateo omertoso, vergogna da usi e costumi del non si fa, non sta bene farlo, non gli chiedo lo scontrino, etc;

  • Partecipazione limitata per i problemi precisi della società di cui si è vittima - questi le pagano tutte le tasse, i ticket e sono gli ultimi a beneficiare di qualcosa che venga dallo stato - non dicono bufale, sono precisi, votano con coscienza e se la pigliano sistematicamente in quel posto, non partecipano al gioco delle parti e non fanno parte dell'elite pur essendo capaci (perché vengono interpellati un modo puntiforme per le scelte importanti) - etc...

Quindi sapendo che con la globalizzazione si riducono gli intermediari o almeno quelli delle piccole imprese che partono dai prodotti da qualche centesimo per finire al consumatore a non meno di 5 euro - questi con la globalizzazione spariscono, come sparisce il malcostume, le adulterazioni e le piccole truffe dei mercati rionali; almeno la percezione dell'egalitarismo aumenta.

SergioAD

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