Ateismo e libertà
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Messaggio Da random il Lun Gen 26 2015, 22:07


Al netto del potenziale provocatorio di questo esordio, credo non possa essere sottaciuto, minimizzato o, peggio ancora, negato il ruolo fondamentale del cristianesimo nella formazione dell’ideologia antisemita.

Una profonda e violenta avversione “antigiudaica” si è manifestata fin dagli albori del cristianesimo come ci testimonia Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Tessalonicesi (circa 50 d.C.) – che è lo scritto più antico del Nuovo Testamento - dove dice dei Giudei:

[…] hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l'ira è arrivata al colmo sul loro capo.

2, 15-16


per proseguire con la Seconda Lettera ai Corinzi (circa 57 d.C.) in cui scrive:

[…] e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli di Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto.

3, 13-16


La radice dell’odio è piantata e si possono già riconoscere i prodromi degli sviluppi successivi: dall’insensata accusa di deicidio (può morire Dio?) alla perdita del favore divino, dall’accusa di essere nemici universali del genere umano alla ostinata cecità che chiama l’ira divina sul loro capo. Ed è sulla base di questi presupposti che Paolo, san Paolo, definisce due pietre miliari che faranno da faro teologico al successivo sviluppo del pensiero cristiano rispetto all’ebraismo: il conflitto irriducibile tra Chiesa e Sinagoga e la teologia della sostituzione.

Ad una Sinagoga “cieca” e ormai incapace di “vedere e riconoscere la verità” è contrapposta la Chiesa “vedente” che eredita il favore divino e diventa il nuovo popolo eletto, il nuovo Israele. Questo assunto teologico troverà una lunghissima serie di convinti e formidabili proseliti tra i padri, i santi, i dottori e i papi che si avvicenderanno nella storia del cristianesimo. Vale la pena di proporre una breve (rispetto alla mole sterminata degli scritti esistenti) rassegna del pensiero antigiudaico elaborato fin dai primi secoli del cristianesimo.

I Giudei negli scritti di alcuni Santi e Padri della Chiesa


Voi avete ucciso il Giusto e prima di lui i suoi profeti, e ora cacciate quanti ripongono la loro speranza in lui e nel Dio onnipotente. Voi li disonorate per quanto potete, maledicendo i credenti in Cristo nelle vostre sinagoghe”
san Giustino martire (100-165)

“Assassini del Signore e dei profeti, ribelli e pieni di odio verso Dio, essi oltraggiano la Legge, resistono alla Grazia, ripudiano la fede dei padri. Strumenti del diavolo, razza di vipere, delatori, calunniatori, duri di comprendonio, fermento farisaico, sinedrio di demoni, maledetti, esecrabili, lapidatori, nemici di ogni cosa bella.”
san Gregorio di Nissa (335-394)

“banditi perfidi, distruttori, dissoluti, simili ai maiali... Per il loro deicidio non c'è possibilità di perdono, dispersi in schiavitù per sempre... Dio odia gli ebrei e li ha sempre odiati.”

“… [i giudei] come gli animali, anzi più feroci di loro: mentre infatti le bestie danno la vita per salvare i loro piccoli, i giudei li massacrano con le proprie mani per onorare i demoni, nostri nemici, e ogni loro gesto traduce la loro bestialità. Non superano forse nel libertinaggio gli animali più lubrichi? Ad esempio, ciascuno nitrisce dietro la donna del suo vicino (...) Il profeta espresse la insania della loro libidine con una parola che si riferisce agli animali.”

Lupanare e teatro, la sinagoga è anche caverna di briganti e tana di belve feroci … vivendo sempre per il ventre, sempre a bocca spalancata, gli ebrei non si comportano meglio dei maiali e dei caproni, con la loro lubrica rozzezza e la loro eccessiva ingordigia. Sanno fare una cosa sola: ingozzarsi e ubriacarsi.”
san Giovanni Crisostomo (350-407)

Se fosse lecito odiare degli uomini e detestare un popolo, il popolo ebreo sarebbe per me l'oggetto di un odio speciale, perché fino ad oggi nelle loro sinagoghe di Satana perseguitano il Signore nostro Gesù Cristo.”

“… serpenti la cui immagine è Giuda e la cui preghiera è un raglio d'asino.”
san Girolamo (340-419)

[il popolo giudaico è]  “... perduto, spirito immondo, preda del diavolo anche all'interno del suo tempio sacro, la sinagoga: anzi la stessa sinagoga è ormai sede e ricettacolo del demonio che stringe entro spire serpentine tutto il popolo giudaico.”
sant’Ambrogio (339-397)

“... i giudei lo tengono prigioniero [Gesù, ndr], i giudei lo insultano, i giudei lo legano, lo incoronano di spine, lo disonorano con gli sputi, lo flagellano, lo coprono di ingiurie, lo appendono alla croce, lo trapassano con una lancia, alla fine lo seppelliscono.”

“È la stirpe dei giudei che trae origine dalla sua carne [di Gesù, ndr] non la stirpe dei cristiani: noi discendiamo da altre genti e tuttavia imitando la sua virtù, siamo divenuti figli di Abramo. (...) Noi siamo dunque fatti discendenti di Abramo per grazia di Dio. Dio non fece suoi eredi i discendenti carnali di Abramo. Anzi questi li ha diseredati per adottare quegli altri.
sant’Agostino (354-430)

Nel frattempo il cristianesimo, da religione invisa e soggetta a periodiche ondate persecutorie, diventa “religio licita” (Editto di Gallieno, 260 dC), consolida questa tolleranza (Editto di Milano sottoscritto dagli imperatori Costantino e Licinio nel 313 dC) e quindi, con l’Editto “Cunctos populos” o di Tessalonica, viene riconosciuta religione ufficiale dell'impero (27 febbraio del 380 dC):

Gli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio […] al popolo della città di Costantinopoli.

Vogliamo che tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che il divino apostolo Pietro ha insegnato ai Romani e che da quel tempo colà continua e che ora insegnano il pontefice Damaso e Pietro, vescovo di Alessandria, cioè che, secondo la disciplina apostolica e la dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali.

Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno stolti eretici, né le loro riunioni potranno essere considerate come vere chiese; essi incorreranno nei castighi divini ed anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro.

Codice Teodosiano, XVI, 1, 2


L’evoluzione dell’antigiudaismo/antisemitismo cristiano

L’antigiudaismo dei primi secoli incontrerà terreno fertile per attecchire, sempre più tenacemente, nel pensiero teologico cristiano e altrettanto tenacemente sarà coltivata, fino a diventare quasi una disciplina autonoma, autosufficiente, nella dottrina e nella catechesi. E l’ossessione antigiudaica segnerà indelebilmente il lungo cammino che da Gerusalemme approderà ad Auschwitz.

La Chiesa stenderà la propria ala protettrice a soccorso dei cristiani esposti al mortale pericolo della perfidia giudaica. Nascerà una “teologia del disprezzo” che si farà tòpos omiletico, precetto dottrinario, canone giuridico.

Concili ecumenici, sinodi locali, bolle, editti ed encicliche andranno via via elaborando e ratificando un “corpus” normativo che si tradurrà in veemente diffusione del mito del giudeo deicida e nemico mortale dell’intera umanità. Un mito che vedrà il “perfido giudeo” accusato delle infamie più atroci, delle nefandezze più ripugnanti che ne faranno il simbolo emblematico del male fino a diventare icona del “male” stesso. Un mito insensatamente malevolo che avrà larghissima diffusione e che, grazie alla insistente e brutale predicazione svolta da innumerevoli esponenti del clero dai pulpiti e dalle piazze, saprà penetrare fin nel profondo dell’inconscio collettivo della comunità cristiana.

L’ebreo è “macchiato e marchiato” indelebilmente da accuse infamanti quanto assurdamente infondate tra cui:

• deicidio
• profanazione dell’ostia
• omicidio rituale
• diffusione della peste
• usura
• complotto per la dominazione del mondo

Nella fitta foresta dei pilastri che sostengono l’edificio dell’odio antigiudaico, se ne distinguono alcuni eloquentemente significativi:

• i canoni 67, 68, 69 e 70 promulgati dal IV Concilio Lateranense del 1215;
• la bolla Cum nimis absurdum del 1555;
• l’Editto sopra gli ebrei del 1775 (di fatto è la riedizione dell’omonimo documento emanato nel 1751) che è quasi una “summa” delle normative antigiudaiche emanate nei secoli dalla Chiesa;

e che codificano una ricca casistica, imponendo norme e divieti assurdi e umilianti: alcuni ampiamente noti come l’imposizione del “segno giudaico” (la rotella o il berretto giallo – in vari casi applicato anche con altre varianti cromatiche), il divieto di esercitare altre attività se non l’usura e la “strazzaria” (il commercio di beni usati), l’obbligo di risiedere nei ghetti e altri meno conosciuti come il divieto di “nuotare” con i cristiani e di intrattenere con loro rapporti amichevoli, il divieto di utilizzare carrozze per spostarsi o di comparire in pubblico durante i giorni della Passione (la settimana santa).

Tra gli altri, ce n’è uno che rivela plasticamente, in tutta la sua dirompente evidenza, la vergognosa ipocrisia clericale: ai medici ebrei era severamente proibito prestare cura a pazienti cristiani e, specularmente, ai cristiani era rigorosamente interdetto affidare la propria salute ad un medico giudeo. Ma era risaputo che i medici ebrei erano spesso i più capaci e quindi, mentre vietavano “de jure” a tutti i cristiani di farsi soccorrere dalla sapienza della medicina ebraica, i papi e la Curia si facevano assistere e curare da eminenti medici giudei.

Umiliati, marchiati d’infamia, oggetto di virulente campagne denigratorie, i giudei divennero il bersaglio privilegiato dell’ira popolare (spesso, molto spesso “stimolata e orientata” dai tanti predicatori che spargevano odio antigiudaico per tutta Europa) che trasformava l’ebreo nel capro espiatorio ideale a cui chiedere ragione dei mali che colpivano ciclicamente le società del tempo. Peste, carestie, guerre e ogni altro male erano puntualmente attribuite alla malvagia perfidia giudaica e altrettanto puntualmente scatenavano stragi, omicidi, distruzione di intere comunità ebraiche. La storia dell’Europa medievale – e anche oltre – è così segnata da questi tragici episodi da farne (se si segnano i luoghi di tutti gli eventi su una carta geografica) una affollata “costellazione del dolore”.

L’affermarsi delle idee sparse dal vento impetuoso della Rivoluzione francese, i nuovi assetti politici e la caduta del potere temporale della Chiesa, sembrarono aver decretato la fine dell’antigiudaismo. Niente di più sbagliato. Fuggito da Roma, esule a Gaeta, Pio IX, il papa più longevo di sempre, affidò ai gesuiti l’incarico di fondare un nuovo periodico che si rivelò agguerrito e battagliero, capace di replicare “colpo su colpo” a chiunque muovesse critiche, obiezioni o accuse al Papa e alla Chiesa: era nata “La Civiltà cattolica”. Dopo una iniziale indifferenza – c’erano temi di ben più rilevante impellenza – i padri gesuiti di “Civiltà cattolica” diedero vita alla campagna antigiudaica più velenosa, e più culturalmente devastante che mai fosse stata condotta.

È in questo periodo, tra la metà e la fine dell’800, che l’antigiudaismo cattolico farà da base per l’innesto dell’antisemitismo propriamente detto. La “Civiltà cattolica” sosterrà a gran voce tutti i movimenti e i partiti dichiaratamente antisemiti, farà da megafono autorevole e ascoltato delle teorie politiche più abiette che individuavano nell’ebreo il cancro da estirpare. Un connubio così intimamente e convintamente vissuto che – al contrario di quanti vorrebbero sostenere che l’antigiudaismo fu cosa “altra” rispetto all’antisemitismo – la critica teologica (antigiudaismo) lasciò sempre più spazio a pregiudizi lontani dalle originarie radici religiose. La Chiesa “scoprirà” l’ebreo grassatore, complottista, ricco di una ricchezza rapinata ai cristiani e usata per danneggiarli, tenerli soggiogati e dominarli. “Scoprirà” la bruttezza dell’ebreo, il suo nasone giudaico, il suo fetore diabolico (foetur judaicus), la sua rivoltante sporcizia tanto fisica che morale e ne farà un manifesto infame, capace di strutturare una sequela indegna di pregiudizi e di farli interiorizzare e metabolizzare dal nuovo popolo eletto, il “novus Israel”.

Questa commistione tra temi teologici e postulati giocati su piani sociali, economici e – diciamolo – anche razziali, non era per la Chiesa una novità ottocentesca, ma la naturale maturazione di un frutto velenoso che già nei secoli precedenti era stato coltivato. Aveva solo bisogno di incontrare la luce malata del sole razzista per risplendere in tutta la sua devastante virulenza.

E quando l’odio, il disprezzo, la tenace avversione per il giudeo trovò sulla sua strada la follia genocida di un invasato imbianchino austriaco, la Chiesa non battè ciglio; come fece anche l’indomani delle Leggi razziali fasciste. Non battè ciglio salvo protestare con qualche vivacità quando le norme razziali intercettavano, disinteressandosene, i “diritti” acquisiti con la sottoscrizione dei Patti Lateranensi. È il “lamento del vulnus” inferto alla giurisdizione ecclesiastica in materia di matrimoni misti e di convertiti. La Chiesa non lamentò l’orrida introduzione del razzismo antisemita, che condivideva nella sostanza, ma semplicemente l’elisione della propria competenza in merito ad una questione del tutto marginale rispetto al tema principale.

A conferma dell’incontestabile accordo al riguardo delle politiche razziali del regime, abbiamo la testimonianza delle parole pronunciate dal gesuita Tacchi Venturi (comunicate con lettera del 29 agosto 1943 dallo stesso Tacchi Venturi al Segretario di Stato, cardinal Maglione) in seguito all’incontro con il Ministro dell’Interno, Umberto Ricci, sul tema della richiesta dell’Unione delle comunità ebraiche di abolizione totale delle leggi razziali; Tacchi Venturi relaziona il cardinale informandolo di essersi limitato a discutere i punti concordati ma…

“guardandomi bene dal pure accennare alla totale abrogazione di una legge la quale, secondo i princìpi e la tradizione della Chiesa cattolica, ha bensì disposizioni che vanno abrogate, ma ne contiene altre meritevoli di conferma”

Monsignor Tacchi Venturi incontrava il ministro del Governo Badoglio in qualità di plenipotenziario di Pio XII accreditato presso tale Governo.

Poi venne Giovanni Paolo II col suo finto ravvedimento e la mediatica buffonata della richiesta di perdono in occasione del Giubileo del 2000. E poi Ratzinger, che riaccoglie nel seno di Santa Madre Chiesa i negazionisti lefebvriani.

Per questo, per il rispetto dovuto alle vittime innocenti della furia sanguinaria antisemita, per tutto questo ripeto:
Non Dimentichiamo. Mai.

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Re: SHOAH

Messaggio Da Hara il Lun Gen 26 2015, 23:27

Te l'ho pure rubato

asd
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Re: SHOAH

Messaggio Da random il Lun Gen 26 2015, 23:43

@Hara ha scritto:Te l'ho pure rubato

asd

Hai fatto bene. Se decidi di "piazzarlo", mi fai avere il link?
Grazie.
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Re: SHOAH

Messaggio Da SergioAD il Mar Gen 27 2015, 06:39

Random...
http://lastanzadeideficienti.ning.com/forum/topics/senza-parole

Viene dopo questo...

Un utente aveva proposto un filmato arrangiato da Alfred Hitchcock.

Si viene notificati che la zona non è abilitata per qualche diritto, qui sotto, posto una non coperta da diritti, forse provvisoriamente.

Ad ogni modo la RAI ha offerto un pacchetto con colonna sonora "Shira Chadasha Boys Choir Yizkerem Why the shameful killing of children" - questo oggi noi sappiamo che si chiama industria del dolore.





La Shoah non si dimentica.

SergioAD

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Re: SHOAH

Messaggio Da don alberto il Mar Gen 27 2015, 10:58

1-le "profonde" radici cristiane era quelle delle migliaia di cattolici, dai papi ai parroci, da Bartali all'OSCAR, che si mobilitarono coralmente per salvare gli ebrei

2-e in ogni caso, nessuno è innocente:
il nazismo riprese la categorie razziste dell'epoca, ma modificandole in modo particolare, assorbendo tutto il retroterra antisemita dell'Europa centro-orientale, scevrandolo dalle categorie secolari dell'antigiudaismo cristiano e operando una fusione tra vitalismo, darwinismo sociale positivista, 'razzismo scientifico' (allora in auge in diversi ambienti), mistica esoterica.
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Re: SHOAH

Messaggio Da Hara il Mar Gen 27 2015, 13:26

@don alberto ha scritto:1-le "profonde" radici cristiane era quelle delle migliaia di cattolici, dai papi ai parroci, da Bartali all'OSCAR, che si mobilitarono coralmente per salvare gli ebrei

Si parla di radici storiche e culturali non della pietà  di  migliaia di esseri umani, cristiani o meno, "giusti tra le nazioni"

2-e in ogni caso, nessuno è innocente:
il nazismo riprese la categorie razziste dell'epoca, ma modificandole in modo particolare, assorbendo tutto il retroterra antisemita dell'Europa centro-orientale, scevrandolo dalle categorie secolari dell'antigiudaismo cristiano e operando una fusione tra vitalismo, darwinismo sociale positivista, 'razzismo scientifico' (allora in auge in diversi ambienti), mistica esoterica.

Non è semplificabile mapperò negare che 19 secoli di cultura cristiana profondamente antigiudaica e antisemita non siano stati determinanti mi sembra poco onesto.
L'antisemitismo è una costante della cultura europea e questa è intrisa di cristianesimo, davvero non vedi relazione tra ciò?

Poi si può anche ridimensionare il contributo diretto e la complicità delle gerarchie (argomento controverso come dimostra il dibattito su Pacelli), ma la responsabilità oggettiva della predicazione della chiesa nella sedimentazione dell'odio religioso e razzista, non mi pare negabile.

E mica è finita insieme al nazismo.


Riporto un episodio che gia avevo postato

@Hara ha scritto:Francia, 1969, a Orleans si diffuse la voce che i proprietari ebrei di negozi di moda e di boutiques sopraffacessero con la droga le clienti nei camerini di prova attraverso aghi ipodermici attivati da molle e nascosti nei vestiti e nelle scarpe, poi le trasportassero attraverso passaggi sotterranei fino alle rive della Loira e le facessero imbarcare su un sottomarino per poi essere spedite oltremare per soffrire un "destino peggiore della morte". Morin Levi, presidente del Comitato Ebreo di Orleans, giurò in seguito che era stato lui stesso a lanciare per scherzo la voce del sommergibile e che ventiquattro ore dopo questa gli era stata riportata come una verità indiscutibile.

I commercianti iniziarono a ricevere strane telefonate nelle quali l'interlocutore voleva sapere l'indirizzo del bordello di Tangeri, quando arrivava la carne "fresca" e cose del genere ma non seppero di questa voce fino al 31 maggio quando le folle presero d'assalto i negozi, e man mano che la voce si diffondeva emerse un altro elementi: i negozi in questione vendevano minigonne.

La possibilità di un pogrom era innegabile, venne richiesta l'aiuto delle autorità, che ovviamente erano già a conoscenza della voce, e vi fu una indagine di una appositamente costituita commissione d'inchiesta la quale immediatamente notò che semplicemente non era scomparsa alcuna donna.

Quando la polizia dichiarò che non vi era alcun fondamento e che neppure una singola donna era stata data per scomparsa fu "chiaro" che la polizia stessa era coinvolta, il capo del dipartimento investigativo dichiarò in seguito a un giornalista dell"Aurore":"Mi accusarono di aver guadagnato 10.000.000 di franchi...."


La rumeur dite d'Orléans n'a pas circulé que dans cette ville. Ainsi que le retrace Pascal Froissart, elle a connu une très large diffusion : de 1959 à 1969, à Paris, Toulouse, Tours, Limoges, Douai, Rouen, Lille, Valenciennes ; en 1966 à Dinan et Laval ; en 1968 au Mans ; en 1969 à Poitiers, Châtellerault, et Grenoble ; en 1970 à Amiens ; en 1971 à Strasbourg ; en 1974 à Chalon-sur-Saône5 ; en 1985 à Dijon et La Roche-sur-Yon ; en 1987, à Québec ; et en 1990, à Rome et à Montréal....



Questo evento fu studiato e riportato minuziosamente da una equipe di sociologi (E. Morin, "La rumeur d'Orleans, 1969 ) e successivamente venne analizzato dal Mental Research Institute di Palo Alto




[Medioevo moderno a Orléans, Eri, Torino 1979]

Video:

www.ina.fr/video/I08016656/edgar-mo...eans-video.html

Wiki

http://fr.wikipedia.org/wiki/Rumeur_d'Orl%C3%A9ans

http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Morin

La solita storia, "lupanare e teatro, la sinagoga è anche caverna di briganti e tana di belve feroci"
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Re: SHOAH

Messaggio Da don alberto il Mar Gen 27 2015, 13:52

"Si parla di radici storiche e culturali non della pietà  di  migliaia di esseri umani, cristiani o meno, "giusti tra le nazioni" "

beh, allora le "radici religiose" sono salve.
e questo mi basta

beh, ma se non incidono sulle persone, che radici sono?

"Non è semplificabile mapperò negare che 19 secoli di cultura cristiana profondamente antigiudaica e antisemita non siano stati determinanti mi sembra poco onesto."


sì:
http://www.nostreradici.it/sussidi.htm
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_16031998_shoah_it.html
http://www.nostreradici.it/Doc_Praga.htm
mi pareva ci fosse anche un documento sulle radici cristiane dell'antisemitismo (ma non lo trovo, magari è l'altro nome di uno di quelli linkati)
ma ...

"Poi si può anche ridimensionare il contributo diretto e la complicità delle gerarchie (argomento controverso come dimostra il dibattito su Pacelli), ma quello indiretto, cioè la sedimentazione nella cultura popolare della predicazione della chiesa non mi pare negabile."

sì,
ma anche no.
... E' appunto stato stupefacente (in una simile (?) cultura) la corale protezione degli ebrei (dai conventi femminili di clausura ai falsi certificati di battesimo)

"E mica è finita insieme al nazismo."
sì,
non manco mai di fare notare ai miei poveri parrocchiani che la lettura liturgica di 1° e 2° Re termina con la caduta di Gerusalemme e non invece con la grazia a Ioiachin,
come pure che ne(gli ignobil)i foglietti (pseudo)liturgici, le raffigurazioni degli ebrei hanno tratti che sembrano copiati dai libelli nazisti
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Re: SHOAH

Messaggio Da random il Mar Gen 27 2015, 14:45

@don alberto ha scritto:1-le "profonde" radici cristiane era quelle delle migliaia di cattolici, dai papi ai parroci, da Bartali all'OSCAR, che si mobilitarono coralmente per salvare gli ebrei

2-e in ogni caso, nessuno è innocente:
il nazismo riprese la categorie razziste dell'epoca, ma modificandole in modo particolare, assorbendo tutto il retroterra antisemita dell'Europa centro-orientale, scevrandolo dalle categorie secolari dell'antigiudaismo cristiano e operando una fusione tra vitalismo, darwinismo sociale positivista, 'razzismo scientifico' (allora in auge in diversi ambienti), mistica esoterica.
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don Alberto… don Alberto…

ma come…?! Con tanta simpatia ti avevo confenzionato un possente elmo da predica e tu che fai?... mi arrivi, pugnace e irato, con quel cappelletto da escursione domenicale al Santuario dell’Addolorata mentre risuona uno squillante “viva il parroco”? Ingrato!   clown

Le tue obiezioni sollecitano una risposta che “di getto” non posso dare (qualche piccola incombenza mi distoglie dalla mischia), ma l’argomento merita e non voglio banalizzarlo con qualche faccina presa a prestito dal campionario degli emoticons. Abbi qualche briciola di pazienza e vedrai che… c’è “post” per te.   mgreen  mgreen  mgreen

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Re: SHOAH

Messaggio Da Fux il Mar Gen 27 2015, 14:53

Bel post, random (bello nel senso di interessante). ça_va

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Re: SHOAH

Messaggio Da Hara il Mar Gen 27 2015, 14:54

@don alberto ha scritto:"Si parla di radici storiche e culturali non della pietà  di  migliaia di esseri umani, cristiani o meno, "giusti tra le nazioni" "

beh, allora le "radici religiose" sono salve.
e questo mi basta

beh, ma se non incidono sulle persone, che radici sono?

Che vi siano stati  migliaia di "giusti", e ci mancherebbe altro, tra milioni di "ingiusti" che approvarono, parteciparono o non se ne curarono, non inficia quanto sopra detto.

Ricordo en passant l'imbarazzante silenzio di Pio XII° quando, il 16 ottobre 1943, 207 bambini, 363 uomini e 689 donne della comunità ebraica romana furono rastrellate della Gestapo, tra questo 1.023 furono deportate, 820 passarono immediatamente dai camini,  solo 16 dei rimanenti tornarono da  Auschwitz.
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Re: SHOAH

Messaggio Da jessica il Mar Gen 27 2015, 15:04

non mi ricordo, è oggi la giornata della memoria? hihihihihi

Spoiler:
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Messaggio Da Hara il Mar Gen 27 2015, 15:41

:vudu:
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Messaggio Da jessica il Mar Gen 27 2015, 16:24

ha funzionato! hihihihihi
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Messaggio Da don alberto il Mar Gen 27 2015, 16:29

@Hara ha scritto:
Ricordo en passant l'imbarazzante silenzio di Pio XII ...

sai quante volte, nel mio piccolo, devo stare zitto per non peggiorare la situazione e fare, di nascosto dai supercollaboratori, qualcosa di positivo?
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Re: SHOAH

Messaggio Da don alberto il Mar Gen 27 2015, 16:39

Il Papa fu messo a conoscenza della razzia dalla principessa Enza Pignatelli, sua ex-allieva, che aveva assistito in parte al rastrellamento e subito si era recata in Vaticano, chiedendo udienza al Pontefice, che la ricevette immediatamente. Pio XII si mise senza indugio in comunicazione telefonica con il cardinale Segretario di Stato Luigi Maglione perché prendesse informazioni e si interessasse della questione.

Seguì un colloquio tra il cardinale Maglione e l'ambasciatore tedesco presso il Vaticano, Ernst von Weizsäcker, al quale il segretario di Stato chiese di "intervenire in favore di quei poveretti", lamentandosi per il fatto che "proprio a Roma, sotto gli occhi del Padre Comune, fossero fatte soffrire tante persone unicamente perché appartenenti a una stirpe determinata". Alle richieste di Weizsäcker sul possibile comportamento della Santa Sede, nel caso fossero continuati i rastrellamenti di ebrei, Maglione rispondeva che: "La Santa Sede non vorrebbe essere messa nella necessità di dire la sua parola di disapprovazione".

Weizsäcker propose allora e ottenne che la protesta vaticana fosse affidata a una lettera del rettore della Chiesa tedesca a Roma Alois Hudal, indirizzata al generale comandante militare di Roma Reiner Stahel, in cui il prelato auspicava la “non reiterazione degli arresti, per evitare un intervento pubblico del Papa contro di questi". Per il resto, Pio XII mantenne un riservato silenzio che ancor oggi reca imbarazzo alla Santa Sede.

(Weizsäcker finì in Russia)
(e qui sotto lo straordinario successo della diplomazia vaticana)

La deportazione
Domenica 17 ottobre, un funzionario della Città del Vaticano si recò al Collegio Militare, limitandosi a chiedere il rilascio degli ebrei battezzati; nemmeno tale richiesta fu esaudita, in quanto, in base alla legislazione tedesca allora in vigore, gli ebrei convertiti non cessavano di appartenere alla “razza ebraica”.

(wiki)


per il resto chi vuole sapere, sa.
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Re: SHOAH

Messaggio Da Hara il Mar Gen 27 2015, 17:00

Conosco, si fa per dire, i fatti, il capitoletto di wiki da te citato si intitola "Il silenzio del Papa", e mi pare confermi "l'imbarazzante silenzio di Pio XII ", comunque ho già scritto sopra che la posizione di Pacelli è oggetto di discussione.
La questione comunque è abbastanza irrilevante, era giusto un "en passant

E oltretutto io non c'ero
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Re: SHOAH

Messaggio Da don alberto il Mar Gen 27 2015, 17:09

ok


(è anche che sono fresco fresco di rivolta di alcuni superparrocchiani, che si sono anche tirati dietro un sacerdote che saltuariamente mi aiuta.
Sia io che gli assennati -amici anche con i rivoltosi- abbiamo scelto di tacere, di non rispondere colpo su colpo, né tanto meno di arruolare truppe cammellate, cosa che mi sarebbe riuscita facilissima, a darci manforte)
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Re: SHOAH

Messaggio Da delfi68 il Mar Gen 27 2015, 19:52

oh..ma allora la legge di renus è vera!
manco Don sà quotare!! ..ma è una roba strana che i credenti non sanno davvero usare il quote!!!

_________________

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Messaggio Da Hara il Mar Gen 27 2015, 19:57

@don alberto ha scritto:dai conventi femminili di clausura ai falsi certificati di battesimo)

Già



Non che servì a granchè...
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Re: SHOAH

Messaggio Da don alberto il Mer Gen 28 2015, 08:29

@delfi68 ha scritto:oh..ma allora la legge di renus è vera!
manco Don sà quotare!! ..ma è una roba strana che i credenti non sanno davvero usare il quote!!!

no, è che non mi si apriva il post quotato/citato
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Messaggio Da delfi68 il Mer Gen 28 2015, 08:30

mgreen
ahhh...

wink

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Re: SHOAH

Messaggio Da random il Mer Gen 28 2015, 11:39

@don alberto ha scritto:1-le "profonde" radici cristiane era quelle delle migliaia di cattolici, dai papi ai parroci, da Bartali all'OSCAR, che si mobilitarono coralmente per salvare gli ebrei

2-e in ogni caso, nessuno è innocente:
il nazismo riprese la categorie razziste dell'epoca, ma modificandole in modo particolare, assorbendo tutto il retroterra antisemita dell'Europa centro-orientale, scevrandolo dalle categorie secolari dell'antigiudaismo cristiano e operando una fusione tra vitalismo, darwinismo sociale positivista, 'razzismo scientifico' (allora in auge in diversi ambienti), mistica esoterica.
http://precariunited.blogspot.it/2015/01/il-giorno-della-memoria-ravensbruck-e.html

Eccomi, don; e scusa il ritardo.

Premessa
Permettimi di dire che non condivido né il metodo né il merito del tuo messaggio.

Il metodo perché rispondi eludendo l’argomento, il “vero” argomento che ho posto; ti chiedo: cosa c’entrano i casi (moltissimi) di solidarietà umana con la bimillenaria elaborazione del sentimento antigiudaico che ha tenuto operosamente affaccendati padri, santi, dottori e papi della Santa Romana Chiesa e che ha dissodato e fertilizzato il terreno idoneo ad accogliere l’humus culturale indispensabile alla nascita dell’antisemitismo?

Il merito perché a fronte di un’argomentazione che si sforza di essere il più possibile puntuale e documentata, salti il problema e ti aggrappi a contro-argomentazioni che – pur non mancando di inerenza – sembrano tirate fuori a forza più da un manuale di eristica che da un buon libro di storia. Artificio, questo, ampiamente noto come “mutatio controversiae”.

Ma torniamo al messaggio.

Punto1
Obietti:

le "profonde" radici cristiane erano quelle delle migliaia di cattolici, dai papi ai parroci, da Bartali all'OSCAR, che si mobilitarono coralmente per salvare gli ebrei

Domando: quali sarebbero i papi che “si mobilitarono per salvare gli ebrei”? A farne un elenco “onesto” basta una mano e, se vai a vedere appena appena con più attenzione, forse due dita sono abbondanti. Parli, giustamente, dei numerosissimi casi in cui dei “cattolici” rischiarono il peggio per soccorrere gli ebrei; ma quelle erano singole persone animate da fortissimi sentimenti umanitari, cattolici “incidentali” (nel senso che agirono da uomini prima che da cattolici), non erano “la Chiesa” che era il mio obiettivo dichiarato.

La “Chiesa” dunque, e non i singoli individui che hanno operato in “coscienza” e senza il soccorso della “scienza” della Madre, che se n’è stata silenziosa ad aspettare tempi migliori. Campione di questa colpevole afonia è stato Pio XII il cui incredibile silenzio venne poi riempito dalla querula logorrea degli esegeti dell’ “argumentum ex silentio”.

Questa volontaria e ipocrita confusione tra Chiesa e individuo, fu l’espediente dialettico a cui si affidò Giovanni Paolo II che, mentre assolveva la “Chiesa in quanto tale”, caricava la responsabilità del “peccato” sulle spalle dei suoi figli. Salvo poi ribaltare completamente il concetto (documento “Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah” della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo; 16 marzo 1998) quando vuole rivendicare un ruolo di strenua oppositrice del nazismo per la Chiesa “in quanto tale” e che si identifica con la predicazione di “di alcuni tra il clero” tra cui il coraggioso prevosto berlinese Bernard Lichtenberg che trovò la forza di opporsi al nazismo, di denunciare lo scempio della Kristallnacht, di pregare pubblicamente per i fratelli ebrei. Santa Madre Chiesa lo ha beatificato, ma quando i nazisti lo tormentavano, quando lo avviavano verso Dachau, nessuna voce, nessuna protesta, nessun lamento si levò dai pulpiti delle chiese. Ma d’incanto gli errori della Chiesa diventano peccati dei figli e i meriti dei figli virtù della Chiesa. Miracoloso.

Del resto ho già detto quanto sia stata pomposamente mediatica la “cerimonia del perdono” mandata in scena in occasione del Giubileo del 2000. E tu, che per vocazione sei un uditore delle miserie umane, un “perdonatore” professionale, sai che il perdono presuppone – quale condizione sine qua non – il ravvedimento, il pentimento sincero. La Chiesa ha dichiarato il proprio pentimento. Ma non era sincero. Basta leggere il documento dell’apposita Commissione teologica: un altro e alto capolavoro di tartufismo clericale.

Invochi la "coralità", ma di quale coralità parli? Ci fu sicuramente “molteplicità" di voci, questo è innegabile, ma la “coralità” presuppone l’esecuzione di un unico spartito sotto la sapiente direzione di un riconosciuto Maestro. In questo caso ogni voce cantò su una propria partitura e del Maestro non se ne trova traccia. E troppo spesso le voci si alzarono quando la tragedia era agli epigoni, ormai ampiamente consumata; un fiore tardivo sbocciato nel giardino dell’indifferenza. Ce lo testimoniano altre voci, quando cantano “fuori dal coro” della vulgata che vorrebbe far passare l’immagine di una Chiesa (quella istituzionale) infaticabilmente operosa e coraggiosamente schierata dalla parte dei “fratelli maggiori”. Diamo voce alle voci:

Dichiarazione del Segretariato della Conferenza episcopale tedesca, 1979
Tanto più difficile capire oggi che... né in occasione delle leggi razziali di Norimberga nel settembre 1935, né in seguito agli eccessi commessi dopo la notte dei cristalli del 9-10 novembre 1938, la Chiesa abbia preso una posizione sufficientemente chiara...
[…] I nostri concittadini ebrei si sono trovati abbandonati. La maggior parte delle Chiese e delle comunità cristiane hanno mantenuto il silenzio di fronte a quel pubblico diniego di giustizia.

Lettera dei vescovi cattolici polacchi, 30 ottobre 1990
Malgrado i numerosi esempi eroici di aiuto da parte di cristiani polacchi, vi furono anche persone che sono rimaste indifferenti davanti a questa incomprensibile tragedia. Siamo addolorati particolarmente per i cattolici che hanno contribuito alla morte degli ebrei. Ciò rimane per sempre un rimorso di coscienza, anche a livello della società...
[…] Questo ci impone di chiedere perdono alle nostre sorelle e ai nostri fratelli ebrei.

Dichiarazione dei vescovi cattolici tedeschi, 24 gennaio 1995
Oggi ci rattrista profondamente il fatto che si siano avute solo sporadiche iniziative a favore degli ebrei perseguitati e non vi sia stata alcuna pubblica ed esplicita protesta neppure in occasione del pogrom del novembre 1938 (Kristallnacht), quando centinaia di sinagoghe furono incendiate e devastate, i cimiteri profanati, migliaia di negozi ebraici distrutti, innumerevoli abitazioni di famiglie ebree danneggiate e saccheggiate, uomini e donne umiliati, maltrattati e persino uccisi. […] La considerazione retrospettiva degli avvenimenti del novembre 1938 e dei dodici anni della dittatura nazionalsocialista [...] ci ricordano che la Chiesa [...] è anche una Chiesa peccatrice. […] … al tempo del nazionalsocialismo, nonostante il comportamento esemplare di singole persone o gruppi, noi siamo stati nell’insieme una comunità ecclesiale che ha continuato a vivere volgendo troppo le spalle al destino di questo popolo ebreo perseguitato, una comunità che ha fissato troppo intensamente lo sguardo sul pericolo che correvano le sue proprie istituzioni e ha taciuto di fronte ai crimini [...]. La concreta certezza della nostra volontà di rinnovamento dipende anche dall’ammissione [...] di questa storia colpevole del nostro Paese e anche della nostra Chiesa. […] La Chiesa cattolica si rese corresponsabile dell'antisemitismo e nei dodici anni del Terzo Reich, con il suo silenzio, con una prevalente indifferenza, perfino con l'adesione di non pochi credenti all'ideologia nazionalsocialista, fu colpevole di mancata resistenza allo sterminio degli ebrei.

Dichiarazione dei vescovi cattolici francesi, 30 settembre 1997
Di fronte alla legislazione antisemita emanata dal governo (di Vichy) dobbiamo constatare che i vescovi francesi non si sono espressi pubblicamente, acconsentendo con il loro silenzio a queste flagranti violazioni dei diritti dell’uomo, e lasciando campo libero a un ingranaggio assassino. […] La Chiesa francese deve riconoscere che [...] il silenzio è stato la regola, e la parola a favore delle vittime l’eccezione. La Chiesa in Francia ha mancato allora alla sua missione di educatrice delle coscienze [...]; ha portato così, insieme al popolo cristiano, la responsabilità di non aver offerto soccorso fin dai primi istanti [...], anche se in seguito ci sono stati innumerevoli atti coraggiosi [...] Questo errore della Chiesa francese e la sua responsabilità verso il popolo ebraico fanno parte di lei.

Quanta indifferenza. Quanta colpevole indifferenza!

Punto 2
Dici: “in ogni caso, nessuno è innocente”; è la logora logica del “tutti ladri nessuno ladro”, fuori tutti! Banalmente demagogica. Poi prosegui con un piccolo capolavoro di intrepido equilibrismo, quello che gli impavidi eseguono a grandi altezze e senza rete. Rileggiamo e commentiamo assieme; riporti:

“il nazismo riprese la categorie razziste dell'epoca, ma modificandole in modo particolare, assorbendo tutto il retroterra antisemita dell'Europa centro-orientale”

Quindi la Germania nazista, in maggioranza protestante e cattolica in “stragrande minoranza”, avrebbe attinto dall’ortodossa Europa orientale i germi dell’antisemitismo. Mi sembra un’ipotesi piuttosto… originale. Così “originale” da dissolvere nella foschia della memoria, il ricordo di quelli che furono tra i riferimenti ideologici più ammirati dall’antisemitismo nazista. Hitler, per sua stessa ammissione, si ispirò ai movimenti antisemiti nati nell’Europa occidentale e in particolare a quello capeggiato da Karl Lueger, l’irriducibile e cattolicissimo sindaco antisemita di Vienna, inviso all’Imperatore ma benedetto da Leone XIII ed entusiasticamente sorretto dalle penne di “Civiltà cattolica”. "Penne" che non fecero mai mancare il proprio fervente assenso e incoraggiamento a tutti gli antisemiti più ostinati, come nel caso del belluino francese Eduard Drumont.

"sceverandolo dalle categorie secolari dell'antigiudaismo cristiano e operando una fusione tra vitalismo, darwinismo sociale positivista, 'razzismo scientifico' (allora in auge in diversi ambienti), mistica esoterica.”

Il tema non è l’adesione della Chiesa alle teorie razziali del tempo, ma la base “ideologica”, il brodo di coltura generosamente offerto dalla Chiesa che e consentì che quelle teorie attecchissero fin nel più profondo “sentire” della cristianità. Siamo di nuovo alla “mutatio controversiae”.

La “Civiltà cattolica”, ed è bene ricordare come da sempre non possa licenziare nessun articolo se non dopo espresso assenso del Pontefice, intuì il pericolo di questo “arruolamento” e tentò di divincolarsene polemizzando ferocemente con chi, da furioso antisemita, vedeva la Chiesa schierata nei propri ranghi. Ne scaturì una polemica feroce che trovò in Farinacci –noto gerarca fascista e antisemita fino al midollo – l’interprete più agguerrito della controparte. La polemica si fece subito accesa e diede al Farinacci l’occasione per rinfacciare alla “Civiltà cattolica” tutti i suoi “meriti” in tema di avversione antiebraica. Lo fece con un pamphlet intitolato “La Chiesa e gli ebrei” in cui, tra l’altro, si legge:

“Ci siamo valsi ed ancora oggi ci vogliamo valere, con sincere parole di lode, della Civiltà Cattolica che, di tutti i periodici cattolici, è senza alcun dubbio la più autorevole, la più ascoltata dalla Santa Sede.

Il più tremendo atto di accusa, se non il più umano e sereno contro gli ebrei negli ultimi cinquant’anni, è proprio quello che i Padri Gesuiti pubblicarono nel 1890 sulla Civiltà, dove i diritti dell’uomo proclamati dalla rivoluzione francese, sono proclamati diritti dell’ebreo, e i rimedi contro la “prava razza”, contro questo nemico del genere umano, i più radicali quali la confisca dei beni e la espulsione, non sembrano sufficienti.

In realtà i reverendi Padri Gesuiti esigono l’annullamento di tutte le norme che assicurano ai giudei l’eguaglianza politica e civile.

Furono sempre i Padri Gesuiti che riconobbero nella massoneria uno strumento giudaico di lotta e persecuzione odiosa contro il cristianesimo. Furono i Padri Gesuiti – ai quali, assai più che ai seguaci di S. Domenico spetterebbe il nomignolo di cani di Dio – che si scagliarono come cani generosi e ostinati contro i giudei, contro questo nuovo e più potente nemico del cristianesimo, e l’addentarono, e non lasciarono più la preda.

Anche pochi mesi or sono, essi indicarono ai cattolici il giudaismo come la “nazione equivoca” e insieme come la “religione equivoca”, e dichiararono profondamente corrotta la religione giudaica, confermando che il giudaismo mira al dominio del mondo; pochi mesi or sono, cioè dopo che il fascismo ed il nazismo avevano dovuto sperimentare a loro danno queste stesse verità e venivano denunciando il pericolo di questa Internazionale ebraica, la cui megalomania razzista non si vede come possa raggiungere l’intento senza la distruzione e la corruzione di tutti i più forti popoli della terra.”


E i manganellatori gesuiti si trovarono manganellati.

Boomerang
Ho diligentemente seguito il link che porta al sito da cui hai prelevato il testo che ho commentato poco sopra e mi sono soffermato alla prima parte del post: una breve rassegna di alcune “perle demenziali” tratte dal Mein Kampf di Adolf Hitler. Che dire? Confesso, che ho immediatamente sentito l’eco inconfondibile delle parole lette in innumerevoli articoli di “Civiltà cattolica” (e di moltissima stampa cattolica); (quasi) ad ogni folle affermazione di quel triste megalomane si potrebbe segnalare la puntuale concordanza con i concetti che furono alla base dell’antigiudaismo promosso dalla Chiesa per mano degli autori gesuiti.

“absit iniuria verbis” (tra Mein Kampft e stampa cattolica d'epoca; e non)
Hai lanciato il boomerang ma fallito il bersaglio; e il boomerang è tornato pericolosamente indietro. Attento. A voler essere sincero fino in fondo, la prima immagine che mi è venuta in mente non è stata quella del boomerang ma un’altra e ben più grossolanamente significativa; vinco la reticenza che mi sussurra cautela e… confesso! Del resto quale miglior testimone di te per una sincera confessione? Vado…? Vado!

Mi sono risuonate le note di una divertente canzone, scritta e interpretata da un autore che ti è geograficamente vicino: Andrea Mingardi. Hai presente quel brano in cui descrive le disgrazie dell’uomo tormentato dalla sfortuna? Lo “sfighè”, quello che il testo costringe ad una amara constatazione esistenziale: A son sfighè, d’una sfiga che s’um casca l’usel par tera al ‘m rimbelza in del cul! Ripeto, “absit iniuria verbis”!
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Re: SHOAH

Messaggio Da SergioAD il Mer Gen 28 2015, 14:11

Nell'altro sito s'è detto del doppio standard e della mancanza di simpatia verso gli ebrei.

La soluzione finale dei nazisti non è isolata, è una questione europea o occidentale.

Noi non siamo le nostre religioni ma sono esse che ci somigliano ad ogni epoca.

Che abbiamo fatto per ricordare gli altri genocidi? Nulla, anzi per non offendere i turchi tutti, ebrei compresi ci vanno piano a ricordare le atrocità dei Giovani Turchi in Anatolia – la memoria è importante anche se io me ne sbatto della solidarietà internazionale è quella che è e non ci posso fare nulla ma ricordare serve.

“Chi parla ancora oggi dell’annientamento degli armeni?” (Wer redet noch heute von der Vernichtung der Armenier?). Non è possibile parlare di genocidio armeno e di Shoah senza citare questa famosa frase, attribuita ad Adolf Hitler.

Insomma c'è una certa frenesia sui luoghi comuni, su cosa è giusto e cosa 'è sbagliato e sulla certezza che il cristo sarebbe orgoglioso dei suoi chiamiamoli seguaci nei secoli. Si chiama stato di coscienza, che si veda da quale parte stare.

Random sembri più equilibrato di me è chiaro che la colpa è degli esseri umani, per gli atei non può essere diverso. La chiesa è un contenitore.

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Re: SHOAH

Messaggio Da quovadis il Mer Gen 28 2015, 16:49

@random ha scritto:
Domando: quali sarebbero i papi che “si mobilitarono per salvare gli ebrei”? A farne un elenco “onesto” basta una mano e, se vai a vedere appena appena con più attenzione, forse due dita sono abbondanti. Parli, giustamente, dei numerosissimi casi in cui dei “cattolici” rischiarono il peggio per soccorrere gli ebrei; ma quelle erano singole persone animate da fortissimi sentimenti umanitari, cattolici “incidentali” (nel senso che agirono da uomini prima che da cattolici), non erano “la Chiesa” che era il mio obiettivo dichiarato.
La “Chiesa” dunque, e non i singoli individui che hanno operato in “coscienza” e senza il soccorso della “scienza” della Madre, che se n’è stata silenziosa ad aspettare tempi migliori. Campione di questa colpevole afonia è stato Pio XII il cui incredibile silenzio venne poi riempito dalla querula logorrea degli esegeti dell’ “argumentum ex silentio”.


Quanta indifferenza. Quanta colpevole indifferenza!

Io non credo vi sia mai stata indifferenza da parte della Chiesa cattolica .
Silenzio, ma non passiva remissività,  né atteggiamenti equivoci .
La Chiesa attraverso la rete dei suoi organismi, non (solo) l’operosità solidale e benevola ad  iniziativa dei singoli cittadini privati, si è sistematicamente adoperata per salvare migliaia di ebrei dalla feroce persecuzione nazista. Altroché accidentale intervento di alcuni padri di famiglia o sacerdoti di buon cuore.
Lo storico Renzo De Felice (massima autorità sulla storia del fascismo) afferma: “l’aiuto della Chiesa nei confronti degli ebrei fu notevolissimo e in misura sempre crescente, esso fu prestato non solo dai singoli cattolici, ma da quasi tutti gli istituti cattolici e da moltissimi sacerdoti. In Italia, dove l’intervento della Chiesa poteva coprire tutto il territorio, l’84% degli ebrei fu salvato dalla persecuzione"

Certamente la Chiesa si adoperò in silenzio. Come silenzioso fu il contegno assunto del Papa.

Renato Moro (storico):  «il silenzio» di Pio XII di fronte allo sterminio degli ebrei fu il risultato di un comportamento assunto in modo consapevole. Il pontefice riteneva infatti che cauti passi diplomatici avrebbero potuto strappare qualche risultato positivo, mentre ogni pubblica protesta avrebbe peggiorato la situazione dei perseguitati
Finita la Seconda Guerra Mondiale, la più alta autorità ebraica italiana, il rabbino capo di Roma, Israel Anton Zoller scrisse: «Ciò che il Vaticano ha fatto per gli ebrei resterà indelebilmente ed eternamente scolpito nei nostri cuori. Ha fatto cose che resteranno per sempre un titolo di onore per il Cattolicesimo»

Luciano Tas, autorevole rappresentante della comunità ebraica romana già direttore del mensile ebraico Shalom rileva come l’aiuto prestato a migliaia di ebrei sia l'effetto di una direttiva impartita dal Vaticano, non iniziativa individuale:
«Centinaia di conventi, dopo l’ordine in tal senso impartito dal Vaticano, accolsero gli ebrei, migliaia di preti li aiutarono, altri prelati organizzarono una rete clandestina per la distribuzione di documenti falsi ». ... ovviamente "clandestina"

Il diplomatico Pinchas Lapide, eminente teologo ebreo, dichiarò che Pio XII
«fu lo strumento di salvezza di almeno 700.000, ma forse anche 860.000, ebrei che dovevano morire per mano nazista»…«abbiamo moltissima documentazione che dimostra come il Pontefice, durante l’occupazione tedesca di Roma, ha segretamente dato istruzioni al clero cattolico di salvare ogni vita umana possibile, con tutti i mezzi e con ogni rischio. In questo modo, migliaia di ebrei italiani vennero salvati dalla deportazione. Mentre l’80% degli ebrei europei morirono, in quegli anni l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Nella sola Roma, 155 conventi e monasteri hanno dato rifugio a circa 5000 ebrei. Almeno 3000 ebrei fuorno salvati nella residenza pontificia di Castel Gandolfo».

David Dali, professore di storia ebraica all’Universittà di Hartfordche : «C’è una nuova generazione di giornalisti anticattolici impegnati a screditare gli sforzi documentati di Pio XII per salvare gli ebrei durante l’Olocausto. Gli oppositori di Papa Eugenio Pacelli ignorano o eliminano lo studio illuminatore di Pinchas Lapide.
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Re: SHOAH

Messaggio Da random il Mer Gen 28 2015, 16:58

@SergioAD ha scritto:Nell'altro sito s'è detto del doppio standard e della mancanza di simpatia verso gli ebrei.

La soluzione finale dei nazisti non è isolata, è una questione europea o occidentale.

Noi non siamo le nostre religioni ma sono esse che ci somigliano ad ogni epoca.

Che abbiamo fatto per ricordare gli altri genocidi? Nulla, anzi per non offendere i turchi tutti, ebrei compresi ci vanno piano a ricordare le atrocità dei Giovani Turchi in Anatolia – la memoria è importante anche se io me ne sbatto della solidarietà internazionale è quella che è e non ci posso fare nulla ma ricordare serve.

“Chi parla ancora oggi dell’annientamento degli armeni?” (Wer redet noch heute von der Vernichtung der Armenier?). Non è possibile parlare di genocidio armeno e di Shoah senza citare questa famosa frase, attribuita ad Adolf Hitler.

Insomma c'è una certa frenesia sui luoghi comuni, su cosa è giusto e cosa 'è sbagliato e sulla certezza che il cristo sarebbe orgoglioso dei suoi chiamiamoli seguaci nei secoli. Si chiama stato di coscienza, che si veda da quale parte stare.

Random sembri più equilibrato di me è chiaro che la colpa è degli esseri umani, per gli atei non può essere diverso. La chiesa è un contenitore.

Riporto un’intervista fatta a Moni Ovadia che mi sembra un ottimo spunto per una riflessione fuori dagli schieramenti “a prescindere”. E, per quanto può valere la mia adesione, accolgo la sua proposta. Quanto alle “responsabilità”, concordo pienamente quando dici “è chiaro che la colpa è degli esseri umani”.

Di fronte ai genocidi che sono stati consumati nel corso della Storia e senza confini, si rafforza la mia convinzione che Dio non è morto; semplicemente non esiste. Tutto il resto è miseria umana.

Moni Ovadia e il giorno della memoria
“Celebrare la Shoah senza retorica”


In occasione del 27 gennaio il drammaturgo e scrittore di origini ebraiche invita a una maggiore consapevolezza storica e politica: “L’Italia è ancora un Paese che non ha fatto i conti con le proprie colpe”

di Marta Gentilucci

27 gennaio 2015

Ricordare la Shoah senza “retoriche o false coscienze”. Senza discriminazioni tra le vittime, non rivolgendo l’attenzione solo allo sterminio degli ebrei, ma anche a quel resto di umanità che è stata cancellata dalla follia dell’uomo: rom, slavi, omosessuali, testimoni di Geova. Sono queste le speranze di Moni Ovadia, drammaturgo e scrittore d’origini ebraiche, che loraquotidano.it ha intervistato in occasione della “Giornata della Memoria”.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria. Che cosa rappresenta e in che modo si può evitare che si riduca a un rituale vuoto, retorico?
“La prima cosa è che vanno bandite le retoriche e le false coscienze. Facciamo questa celebrazione, film, discorsi, confronti, e poi ad esempio i rom, che sono stati uno dei popoli ad essere sottoposti al progetto di sterminio totale, non ricevono praticamente attenzione rispetto a quella rivolta allo sterminio del popolo ebraico. Io sono ebreo, ma non si può fare discriminazione tra le vittime. Ci sono stati i rom, gli antifascisti, tremila slavi, gli omosessuali, i testimoni di Geova. I primi sterminati sono stati i menomati. C’è stata un’umanità che è stata cancellata. Ultimamente alcuni politici disinvolti hanno cercato di collocarsi in sintonia con la israelianizzazione della Shoah. Questo ridurrebbe la Shoah a un fatto nazionale, mentre Primo Levi ha scritto Se questo è un uomo, non Se questo è un ebreo”.

Lei ha affermato che mentre in Germania hanno fatto i conti con la propria colpa, in Italia si tende a negare la propria colpa che non è soltanto quella di complicità al nazismo ma di veri e propri genocidi…
“Eh sì, andiamo a vedere in Cirenaica, per esempio. Là non c’erano i nazisti, c’erano solo i fascisti del generale Graziani”.

E che conseguenze ha questa mancata presa di coscienza della propria colpa in Italia?
“Semplice, non vede come siamo conciati in questo Paese? Siamo un Paese che ha le strutture portanti che non reggono. L’ha insegnato Freud: se tu non fai i conti con chi sei, se tu rimuovi i traumi ritornano in forma di patologia. I tedeschi infatti si vede dove sono. La Germania oggi è una delle democrazie più affidabili, ma sa perché? Loro hanno smesso di chiedersi: perché abbiamo fatto questo agli ebrei? Perché abbiamo fatto questo ai rom? Finalmente i tedeschi si sono fatti una grande domanda: perché abbiamo fatto questo a noi stessi? Come abbiamo permesso che la nostra nazione così civile, così colta, si sia ridotta a una nazione di carnefici?”.

Perché ancora in Italia non ci si riesce a porre queste domande?
“Perché noi non abbiamo fatto la defascistizzazione del Paese. Quello che i tedeschi hanno fatto con un lungo lavoro difficile, anche contraddittorio, che si è chiamato denazificazione. Questo è un Paese delle bugie, delle non verità. E infatti vediamo come siamo ridotti”.

Sempre restando in ambito italiano, l’antisemitismo si può collegare ad altre forme di razzismo. Per esempio, adesso vediamo questo proliferare della retorica dell’odio contro la migrazione. Il promotore Salvini, che sta facendo anche molto consenso qui in Sicilia…
“Cosa vuol dire? Che l’Europa non ha ancora imparato. E l’Italia in particolare. L’Europa tollera un governo come quello di Orban in Ungheria, parafascista. E l’Italia è ancora qui a dirsi “italiani-brava gente”, invece di dirsi: ragazzi, ne abbiamo combinate di cotte e di crude. E allora noi non raccontiamo tutte queste cose. Andiamo avanti vivendo di retorica e i risultati si possono apprezzare”.

Quindi, durante il giorno della memoria si dovrebbe partire da qui, dall’evitare la retorica?
“Esattamente. Il giorno della memoria deve diventare il giorno delle memorie. Questo pianeta è profondamente malato. Solo l’onestà intellettuale e un lungo lavoro culturale ci salva, ma se noi andiamo avanti così il giorno della memoria diventerà una melassa retorica, soprattutto quando andranno via gli ultimi testimoni”.


http://www.loraquotidiano.it/2015/01/27/moni-ovadia-e-il-giorno-della-memoria-celebrare-la-shoah-senza-retorica_23031/

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Re: SHOAH

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