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Definizioni teologiche

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da delfi68 il Mer Gen 21 2015, 21:32

difefrenti e disgiunti è per me un altra cosa.

un piano disgiunto sono due tranchè  sullo stesso livello divise da un vallo, solco, divisione..

differenti è che proprio sono altra cosa, diversamente inclinati, su altezze diverse e altrove: diversi.

i piani disgiunti, eleganza per dire magisteri separati (cit.) sono un invocazione religiosa, non scientifica, e al solo scopo di autoqualificarsi al livello di attendibilità e rispetto con la scienza.

non è il medesimo rispetto quello che si conferisce ad un autore che pretende si creda per fede in cose assurde, impossibili e improbabili, oltretutto confutate SEMPRE da un esame oggettivo o logico.

2) infatti Galileo lo ha fatto abiurare mia sorella in cariola. infatti era mio zio sordo che dettava la gravitazione geocentrica basandosi sulla bibbia. ..sono i boscimani che condannano l'interruzione di gravidanza assumendo che dio a soffiato l'anima negli ovuli fecoldati..

prim, la storia è piena di tentativi delle chiese di dire castronerie del tutto confutate dal metodo scientifico, e solo recentemente non ammazzano più gli eretici..

3) e di cos'è? ..leggi bene, NON è questione di concessione, l'ho detto io spiegandoti che non ha concesso la chiesa o la scienza di parlare di magisteri separati (piani disgiunti) ma è un INVOCAZIONE (pretesa, idea..ti suona meglio) della chiesa! nessuno si sognerebbe mai di concedere parificazione tra fede e scienza. ..la invoca la chiesa.

posso fare un disegnino se non capisci..io sono in pace col cervello, tu?

4) guarda che studiare nelle strutture della chiesa era una necessità ECONOMICA. Anche prima di Copernico abbiamo eminenti scienziati appartenenti alla chiesa.

solo che quando non è stato più necessario farsi prete per studiare, mi pare che ne sono rimasti ben pochi di religiosi scienziati..

stai frammischiando le carte, ciccio..erano preti per fare gli scienziati, e non scienziati che erano preti!

5) la rivoluzione francese e la presa del vaticano da parte di napoleone. ..capisco possa esserti sfuggita la cosa.. mgreen

6) e arridaje con lo screditare l'autore e non le sue tesi..se non hai argomenti non è nobile dare del cretino a uno solo per non dovergli dare ragione. Non hai modo di cofutare ciò che dico?..bene, taci, ma che cazzo insulti l'autore? ..io mica do del deficiente a te, sono de-efficenti le tue tesi e cerco di spiegarlo in modo ragionevole e comprensibile, non ti do del pirla, ti spiego perchè secondo me, certe tue idee sono pirle.

7) peccato che i capi degli altri poteri forti, non condannano i poteri forti. Hanno la decenza di starsene zitti e farsi i porci affari loro..

8) il sequitur c'è, mi spiace dovermi rispiegare. La religione e la chiesa dicono cose non vere, false, imbrogliano e tentano di danneggiare la sanità mentale delle masse trattenendole il più possibile nell'ignoranza del credere per fede piuttosto che del sapere per conoscenza: nonostate ciò sopravvivono nelle società, perchè? ..grazie all'ignoranza precedentemente diffusa e tuttora resistente nelle comunità grazie a gente che non critica la chiesa e i suoi modelli.

9-10 il che si ricollega benissimo al punto 3 sulla concessione che ti sei inventato. il 9 e il 10 rimarcano perbenino ciò che non avevi capito del punto 3. ma vedo che preferisci ancora dare del pirla all'autore senza aver compreso, per eventualmente confutare, le sue tesi.


quindi, visto che sei solo sull'arrocco del dare del bolso e del pirla a chi ti espone tesi, argomentandole, che non ti piacciono, lascio cadere la comunicazione e ai posteri - che leggerano e leggono - l'ardua sentenza!

(sei  persino riuscito a correggermi pure una L spostata nel cognome di bergoglio..maddai, non prendertela con me, ma semmai con le cose che argomento, tra un po cosa fai?..mi contesti se dimentico un accento per darmi dell'ignorante?? risata )

aug ho detto!

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da primaverino il Mer Gen 21 2015, 22:22

@delfi68 ha scritto:1) difefrenti e disgiunti è per me un altra cosa.

un piano disgiunto sono due tranchè  sullo stesso livello divise da un vallo, solco, divisione..

differenti è che proprio sono altra cosa, diversamente inclinati, su altezze diverse e altrove: diversi.

i piani disgiunti, eleganza per dire magisteri separati (cit.) sono un invocazione religiosa, non scientifica, e al solo scopo di autoqualificarsi al livello di attendibilità e rispetto con la scienza.

non è il medesimo rispetto quello che si conferisce ad un autore che pretende si creda per fede in cose assurde, impossibili e improbabili, oltretutto confutate SEMPRE da un esame oggettivo o logico.

2) infatti Galileo lo ha fatto abiurare mia sorella in cariola. infatti era mio zio sordo che dettava la gravitazione geocentrica basandosi sulla bibbia. ..sono i boscimani che condannano l'interruzione di gravidanza assumendo che dio a soffiato l'anima negli ovuli fecoldati..

prim, la storia è piena di tentativi delle chiese di dire castronerie del tutto confutate dal metodo scientifico, e solo recentemente non ammazzano più gli eretici..

3) e di cos'è? ..leggi bene, NON è questione di concessione, l'ho detto io spiegandoti che non ha concesso la chiesa o la scienza di parlare di magisteri separati (piani disgiunti) ma è un INVOCAZIONE (pretesa, idea..ti suona meglio) della chiesa! nessuno si sognerebbe mai di concedere parificazione tra fede e scienza. ..la invoca la chiesa.

posso fare un disegnino se non capisci..io sono in pace col cervello, tu?

4) guarda che studiare nelle strutture della chiesa era una necessità ECONOMICA. Anche prima di Copernico abbiamo eminenti scienziati appartenenti alla chiesa.

solo che quando non è stato più necessario farsi prete per studiare, mi pare che ne sono rimasti ben pochi di religiosi scienziati..

stai frammischiando le carte, ciccio..erano preti per fare gli scienziati, e non scienziati che erano preti!

5) la rivoluzione francese e la presa del vaticano da parte di napoleone. ..capisco possa esserti sfuggita la cosa.. mgreen

6) e arridaje con lo screditare l'autore e non le sue tesi..se non hai argomenti non è nobile dare del cretino a uno solo per non dovergli dare ragione. Non hai modo di cofutare ciò che dico?..bene, taci, ma che cazzo insulti l'autore? ..io mica do del deficiente a te, sono de-efficenti le tue tesi e cerco di spiegarlo in modo ragionevole e comprensibile, non ti do del pirla, ti spiego perchè secondo me, certe tue idee sono pirle.

7) peccato che i capi degli altri poteri forti, non condannano i poteri forti. Hanno la decenza di starsene zitti e farsi i porci affari loro..

8) il sequitur c'è, mi spiace dovermi rispiegare. La religione e la chiesa dicono cose non vere, false, imbrogliano e tentano di danneggiare la sanità mentale delle masse trattenendole il più possibile nell'ignoranza del credere per fede piuttosto che del sapere per conoscenza: nonostate ciò sopravvivono nelle società, perchè? ..grazie all'ignoranza precedentemente diffusa e tuttora resistente nelle comunità grazie a gente che non critica la chiesa e i suoi modelli.

9-10 il che si ricollega benissimo al punto 3 sulla concessione che ti sei inventato. il 9 e il 10 rimarcano perbenino ciò che non avevi capito del punto 3. ma vedo che preferisci ancora dare del pirla all'autore senza aver compreso, per eventualmente confutare, le sue tesi.


11) quindi, visto che sei solo sull'arrocco del dare del bolso e del pirla a chi ti espone tesi, argomentandole, che non ti piacciono, lascio cadere la comunicazione e ai posteri - che leggerano e leggono - l'ardua sentenza!

(sei  persino riuscito a correggermi pure una L spostata nel cognome di bergoglio..maddai, non prendertela con me, ma semmai con le cose che argomento, tra un po cosa fai?..mi contesti se dimentico un accento per darmi dell'ignorante?? risata )

aug ho detto!

1) Non è che se parli difficile vuol dire che hai ragione, amico mio.
D'altro canto per parlare chiaro bisognerebbe avere le idee chiare...

2) Ho parlato di Coperncico e Ockam e tu mi rispondi con Galileo...

3) Si, va bene... Credi pure a quel che ti pare e morta lì.

4) Il che fa comprendere quanto poco l'ateismo abbia contribuito alla formazione scientifica.
Se la Chiesa avesse voluto solo pecoroni non vi sarebbe stato progresso alcuno, invece le più brillanti menti sono uscite dal quel contesto... Che coglioni sti ecclesiasti... Hanno allevato delle serpi in seno... risata

5) La rivoluzione francese ha generato il Terrore e Napoleone ha inventato la coscrizione di massa... In effetti un bel progresso li per li, non c'è che dire...

6) Spiegati meglio: chi è l'autore?

7) Si appunto.

8) Si, Delfi, il tuo punto di vista mi è noto. Ti spiace se dissento? Ti spiace se non mi sento sapiens B (o era A?) e non mi adeguo al tuo modus cogitandi rivendicandone uno mio?
Perché il "diverso da te" dev'essere per forza condizionato e tu no?

9-10) Veramente la concessione l'avevi inferita tu, ma non fa niente...

11) Non ambisco ad avere "posteri" che leggano i miei prescindibili scritti.
Non ti do dell'ignorante perché hai sbagliato una "elle"... Ma perché in Storia sei uno zero proprio.

Comunque amici come prima, eh? sorriso
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da delfi68 il Gio Gen 22 2015, 11:55

..ci rinuncio..amici come prima, testa dura!

che poi a me va benissimo che credi in dio..che cazzo me ne fotte!..ma porca eva, non capisco questa tua insostenibile e impresentabile apologia della chiesa!
..che te ne viene a mentire (magari senza accorgertene) e difendere dei paradossi politici e sociali come quelli della chiesa cattolica??? ..che t'hanno fatto oltre che confonderti le idee con il senso di colpa e l'aspirazione a un posto in paradiso???

non ne parliamo più va, tanto non se ne cava un ragno dal buco. Non vuoi vedere, inutile che continuo a dirti: guarda là!

sempre amici, lo sai. Non sarà ne il tuo dio ne il mio dawkins a farci fessi..vero? wink

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da primaverino il Gio Gen 22 2015, 14:37

@delfi68 ha scritto:

sempre amici, lo sai. Non sarà ne il tuo dio ne il mio dawkins a farci fessi..vero? wink

Ci puoi scommettere, fratello!... vicini
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Gio Gen 22 2015, 23:26

@primaverino ha scritto:
Posso convenire solo sul fatto che....

Ti faccio blu e rispondo (provando a farti nero  mgreen ).

Posso convenire solo sul fatto che una determinata logica sia stata utilizzata dalla Chiesa per meri scopi di perpetuazione del potere temporale e più nello specifico di perpetuazione a livello di "importanza" sociale.

Nulla che abbia a che fare con supposti "creatori di deficienti" et similia, a mio sommesso avviso che abbisognino di altrettanto supposto "liberatore" (il "serpente" metaforico) dalla propria condizione di sudditanza (sempre a mio modesto parere).

La curiosità e il fascino della scoperta sono connaturati all'uomo al pari della capacità di introspezione personale (filosofia "latu sensu") e della necessità di regolamentazione della propria natura (a livello di "animale sociale") poi derivata nelle varie forme di pensiero al fine di rendere (teoricamente) perfetto il contesto nel quale l'uomo stesso opera.


Dissento, dissento e dissento (e non per pura… dissenteria!). Stai minimizzando l’assioma, l’asse portante che sottende a tutto il pensiero della teologia giudaico-cristiana che “gira” - incontestabilmente – sul concetto di “colpa”. Dal peccato di Adamo, ai tradimenti del popolo eletto è tutto un sanzionare divino rispetto alle mancanze (colpe, appunto) dell’uomo. E “LUI”, il sedicente padre celeste tutto amore e perdono, non ne ha mai lasciata passare una. Se diamo credito al “Libro”, la vicenda umana è inestricabilmente intrecciata con il terribile jus corrigendi esercitato a piene mani e con crudeltà terrificante dal Creatore.

Dalla cacciata dei progenitori, con relativa condanna alla sofferenza e alla morte, passando per il diluvio universale e approdando alle molteplici occasioni in cui Dio ha manifestato la sua incontenibile crudeltà, è tutto un ridondante reiterarsi di interventi punitivi motivati dalle colpe umane. Il tutto generosamente condito da una dose di cinico sadismo da far paura, un cinismo che non si astiene nemmeno dal creare i presupposti per far cadere volutamente gli uomini (Ezechiele 20, 25-26: Allora io diedi loro perfino statuti non buoni e leggi per le quali non potevano vivere. Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore.).

Un cinico sadismo che non si ferma nemmeno davanti ai “fedeli più fedeli”. È, per esemplificare, il caso di Giobbe (“uomo integro e retto, [che] temeva Dio ed era alieno dal male” ci dice il Libro) a cui venne fatto “nu mazzo tanto” a causa di una impellenza ludopatica del Signore che si giocò il culo di Giobbe in una scommessa con Satana (a quel tempo i due – il Signore e Satana - si frequentavano amabilmente e lo zolforoso diavolaccio era un abitué, una guest star nel salotto buono del Padreterno).

Questa intollerabile propensione sadica non era sconosciuta ai “padri” e ci fu un tizio (tal Marcione, di cui accenno prudentemente sottovoce perché mi ha già procurato una tiratina d’orecchi da parte di don Alberto, il nostro caro parrochus ecclesia ateorum) che cercò di risolvere il problema con uno stratagemma drastico e vagamente freudiano: uccidere il Padre e tenersi solo il Figlio; la proposta “non incontrò” e per lui furono cazzi amarissimi). Ma torniamo a bomba. La “teologia della colpa”, come ho battezzato precedentemente l’uso strumentale della narrazione biblica, e la sacra ed esclusiva facoltà “smacchiante” (la confessione con il conseguente perdono) di Santa Romana Chiesa, è stato il più formidabile puntello per le sue pretese (della SR Chiesa) di supremazia assoluta e irrefutabile, sia sul piano religioso che su quello politico. Rafforzata dal potere di “sciogliere e legare”, corroborata dall’assunto che “tutto il potere viene da Dio” e sapientemente mantecata con la rappresentanza delegata che si sostanzia nel vicariato papale, la “teologia della colpa” ha dispiegato i propri effetti (veneficamente deleteri) imponendosi e imponendo i suoi tetragoni diktat. Diktat che, lo voglio ribadire, procedono dal “fatto originale” che ha marchiato sulla pelle dell’intera umanità, l’indelebile lettera scarlatta della condanna perpetua, la “P” di peccatori. Indelebile sì, ma non waterproof se si usa acqua santa.

Con l’avvertenza, però, che il maligno - altro vecchio catenaccio spesso rispolverato e dato in pasto al popolo credente (scrivo “credente” ma pronuncio “credulone”) – è sempre in agguato, anche nei luoghi più insospettabili, per tentarti e farti cadere nel baratro di una nuova, ennesima colpa. Provo ad illustrare i due concetti: la presenza “inattesa e agguattosa” del demonio e il placebo santapostolicoromano:

Per questo ritengo riduttivo, fino all’eccesso colposo (o colpevole?), liquidare la questione come “mera perpetuazione” o, peggio, semplicisticamente come una banale faccenduola di “importanza sociale”.

Ma andiamo avanti:
Bene, andiamo avanti.

1) Dissento: a parer mio la capacità critica sussegue e non precede la presa di coscienza.

Naturalmente posso sbagliarmi ma nel mentre che si inferisce il concetto stesso di "coscienza critica" a parer mio la consapevolezza del "sé" è già da potersi dare come acquisita.


È questione che odora un po’ di lana caprina ma… dissento. Nel caso in esame i due soggetti escono repentinamente da una condizione di demenza totale, mangiano la mela e acquisiscono gli strumenti per discernere il bene dal male, il vero dal falso, in altri termini, la capacità critica che diventa il metro per definire e leggere il contesto in cui si trovano e il ruolo di sé stessi in rapporto a quel contesto; da questa prima esperienza, vissuta con capacità di “intelligere”, origina la possibilità del confronto/analisi del “sé” e dell’ “altro da sé” (una sorta di baconiana tabula presentiae/absentiae) con la conseguente capacità di collocare ogni cosa in un quadro complessivo in cui individuare/definire la realtà e il proprio posto/ruolo in maniera cosciente e ponderata: la coscienza di sé, appunto.

2) Il problema della delega a chi possa decidere per noi (impersonale) è tuttora attualissimo e sostanzialmente irrisolto.
La stessa democrazia rappresentativa pone dei limiti fattuali, se non sbaglio...

Siamo su piani diversi; un conto è rivendicare il rifiuto a delegare ad un’entità… impalpabile, ad un concetto astratto, ad un essere inintelligibile che parla secondo quello che “altri” gli suggeriscono di dire,

altra cosa è la delega politica. Ma la “particolarità” che ritengo dirimente è la qualità della delega: una è imposta/subita (ovviamente se sei credente), l’altra, al contrario, accordata volontariamente e col rischio di commettere degli errori. Non a caso ho citato anche la “libertà di sbagliare”.

3) Infatti il problema è rappresentato da "chi" decide le regole e se queste regole debbano comunque valere per tutti o meno.
Senza considerare, poi, che il concetto medesimo di "limite" è quanto di più arbitrario possa esservi.
4) Ma che non prescinde dai diktat comunque imposti da chiunque abbia il potere per imporli...


Qui rischiamo di avvitarci in un loop “eccentrico” rispetto al problema centrale (la colpa e la sua strumentalizzazione); salto alla casella successiva;

a) Per quanto attiene al senso di colpa (che poi debba essere assurdo o meno, lascialo pur decidere al singolo, altrimenti nel tuo slancio libertario rischi di diventare culturalmente assolutista pure tu, sia detto senza vis polemica, carissimo) non mi pare che esso sia prerogativa esclusiva del "dio vecchio-barbuto"...
Esiste anche presso altre culture diversissime da quella occidentale e regolato secondo consuetudini diverse.


1. certo che lascio al singolo il giudizio sulla reale o presunta assurdità del “senso di colpa” ma anche io sono un singolo e quindi mi prendo la libertà di dire la mia; con buona pace dell’assolutismo culturale;

2. mai detto che il “vecchio barbuto” avesse l’esclusiva, tutt’altro! Va detto però, che “peccato e colpa” sono concetti peculiari delle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, e islam) che, proprio in questa caratteristica comune, tradiscono l’appartenenza alla medesima matrice culturale: fratelli coltelli!

b) Anche qui di irragionevole mi pare ci sia solo una certa pretesa di stabilirne i contorni in modo netto.
Sempre di fatto intimo si parla e (come ho già avuto modo di dire all'amico Delfi) penso proprio che l'orientamento religioso incida in modo minimale/inesistente dato che un certo "senso dell'onore" rimane comunque appannaggio del singolo, al netto della propria formazione culturale...


Siamo nuovamente su piani diversi. Quando parlavo di “irragionevoli complessi di fallimento” era “più evidente dell’evidenza stessa” che mi riferivo alla frustrazione di chi “pecca” e si sente caricato del peso di una nuova colpa. E non è pacifico che si tratti di “fatto intimo”; la Bibbia ci racconta che nel lungo contenzioso tra Dio e il popolo eletto la colpa è collettiva, punteggiata fin che vuoi “anche” da colpe individuali ma sostanzialmente collettiva: è una colpa che strizza l’occhio al comunismo.

c)... Per l'appunto... Ci sono persone leali ed altre no.
Nulla a che vedere con la religione e nemmeno col dio vecchio-barbuto.


Persisti tenacemente, pervicacemente, ostinatamente a confondere piani diversi: non puoi commentare un tema teologico con argomenti che appartengono a un altro “mondo”. Quando andavo a scuola, mi insegnavano a non confondere le mele con le pere; poi scomparvero i dinosauri, arrivò la Gelmini ed ho perso di vista lo sviluppo evolutivo dell’istruzione. È cambiato qualcosa? O stai subdolamente provocando per guadagnarti un posto d’onore, a fianco del serpente? mgreen
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da primaverino il Ven Gen 23 2015, 17:04

@random ha scritto:

1) Stai minimizzando l’assioma, l’asse portante che sottende a tutto il pensiero della teologia giudaico-cristiana che “gira” - incontestabilmente – sul concetto di “colpa”. Dal peccato di Adamo, ai tradimenti del popolo eletto è tutto un sanzionare divino rispetto alle mancanze (colpe, appunto) dell’uomo. E “LUI”, il sedicente padre celeste tutto amore e perdono, non ne ha mai lasciata passare una. Se diamo credito al “Libro”, la vicenda umana è inestricabilmente intrecciata con il terribile jus corrigendi esercitato a piene mani e con crudeltà terrificante dal Creatore.
Spoiler:

Dalla cacciata dei progenitori, con relativa condanna alla sofferenza e alla morte, passando per il diluvio universale e approdando alle molteplici occasioni in cui Dio ha manifestato la sua incontenibile crudeltà, è tutto un ridondante reiterarsi di interventi punitivi motivati dalle colpe umane. Il tutto generosamente condito da una dose di cinico sadismo da far paura, un cinismo che non si astiene nemmeno dal creare i presupposti per far cadere volutamente gli uomini (Ezechiele 20, 25-26: Allora io diedi loro perfino statuti non buoni e leggi per le quali non potevano vivere. Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore.).

Un cinico sadismo che non si ferma nemmeno davanti ai “fedeli più fedeli”. È, per esemplificare, il caso di Giobbe (“uomo integro e retto, [che] temeva Dio ed era alieno dal male” ci dice il Libro) a cui venne fatto “nu mazzo tanto” a causa di una impellenza ludopatica del Signore che si giocò il culo di Giobbe in una scommessa con Satana (a quel tempo i due – il Signore e Satana - si frequentavano amabilmente e lo zolforoso diavolaccio era un abitué, una guest star nel salotto buono del Padreterno).


[...Marcione la fa facile...]

2) Ma torniamo a bomba. La “teologia della colpa”, come ho battezzato precedentemente l’uso strumentale della narrazione biblica, e la sacra ed esclusiva facoltà “smacchiante” (la confessione con il conseguente perdono) di Santa Romana Chiesa, è stato il più formidabile puntello per le sue pretese (della SR Chiesa) di supremazia assoluta e irrefutabile, sia sul piano religioso che su quello politico. Rafforzata dal potere di “sciogliere e legare”, corroborata dall’assunto che “tutto il potere viene da Dio” e sapientemente mantecata con la rappresentanza delegata che si sostanzia nel vicariato papale, la “teologia della colpa” ha dispiegato i propri effetti (veneficamente deleteri) imponendosi e imponendo i suoi tetragoni diktat. Diktat che, lo voglio ribadire, procedono dal “fatto originale” che ha marchiato sulla pelle dell’intera umanità, l’indelebile lettera scarlatta della condanna perpetua, la “P” di peccatori. Indelebile sì, ma non waterproof se si usa acqua santa.

3) Con l’avvertenza, però, che il maligno - altro vecchio catenaccio spesso rispolverato e dato in pasto al popolo credente (scrivo “credente” ma pronuncio “credulone”) – è sempre in agguato, anche nei luoghi più insospettabili, per tentarti e farti cadere nel baratro di una nuova, ennesima colpa. Provo ad illustrare i due concetti: la presenza “inattesa e agguattosa” del demonio e il placebo santapostolicoromano:
[/justify]

[justify]Per questo ritengo riduttivo, fino all’eccesso colposo (o colpevole?), liquidare la questione come “mera perpetuazione” o, peggio, semplicisticamente come una banale faccenduola di “importanza sociale”.

Ma andiamo avanti:
Bene, andiamo avanti.



4) È questione che odora un po’ di lana caprina ma… dissento. Nel caso in esame i due soggetti escono repentinamente da una condizione di demenza totale, mangiano la mela e acquisiscono gli strumenti per discernere il bene dal male, il vero dal falso, in altri termini, la capacità critica che diventa il metro per definire e leggere il contesto in cui si trovano e il ruolo di sé stessi in rapporto a quel contesto; da questa prima esperienza, vissuta con capacità di “intelligere”, origina la possibilità del confronto/analisi del “sé” e dell’ “altro da sé” (una sorta di baconiana tabula presentiae/absentiae) con la conseguente capacità di collocare ogni cosa in un quadro complessivo in cui individuare/definire la realtà e il proprio posto/ruolo in maniera cosciente e ponderata: la coscienza di sé, appunto.

2) Il problema della delega a chi possa decidere per noi (impersonale) è tuttora attualissimo e sostanzialmente irrisolto.
La stessa democrazia rappresentativa pone dei limiti fattuali, se non sbaglio...

5) Siamo su piani diversi; un conto è rivendicare il rifiuto a delegare ad un’entità… impalpabile, ad un concetto astratto, ad un essere inintelligibile che parla secondo quello che “altri” gli suggeriscono di dire, [...] altra cosa è la delega politica. Ma la “particolarità” che ritengo dirimente è la qualità della delega: una è imposta/subita (ovviamente se sei credente), l’altra, al contrario, accordata volontariamente e col rischio di commettere degli errori. Non a caso ho citato anche la “libertà di sbagliare”.

3) Infatti il problema è rappresentato da "chi" decide le regole e se queste regole debbano comunque valere per tutti o meno.
Senza considerare, poi, che il concetto medesimo di "limite" è quanto di più arbitrario possa esservi.
Ma che non prescinde dai diktat comunque imposti da chiunque abbia il potere per imporli...


6) Qui rischiamo di avvitarci in un loop “eccentrico” rispetto al problema centrale (la colpa e la sua strumentalizzazione); salto alla casella successiva;

a) Per quanto attiene al senso di colpa (che poi debba essere assurdo o meno, lascialo pur decidere al singolo, altrimenti nel tuo slancio libertario rischi di diventare culturalmente assolutista pure tu, sia detto senza vis polemica, carissimo) non mi pare che esso sia prerogativa esclusiva del "dio vecchio-barbuto"...
Esiste anche presso altre culture diversissime da quella occidentale e regolato secondo consuetudini diverse.


7) certo che lascio al singolo il giudizio sulla reale o presunta assurdità del “senso di colpa” ma anche io sono un singolo e quindi mi prendo la libertà di dire la mia; con buona pace dell’assolutismo culturale;

mai detto che il “vecchio barbuto” avesse l’esclusiva, tutt’altro! Va detto però, che “peccato e colpa” sono concetti peculiari delle tre religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, e islam) che, proprio in questa caratteristica comune, tradiscono l’appartenenza alla medesima matrice culturale: fratelli coltelli!

b) Anche qui di irragionevole mi pare ci sia solo una certa pretesa di stabilirne i contorni in modo netto.
Sempre di fatto intimo si parla e (come ho già avuto modo di dire all'amico Delfi) penso proprio che l'orientamento religioso incida in modo minimale/inesistente dato che un certo "senso dell'onore" rimane comunque appannaggio del singolo, al netto della propria formazione culturale...


8) Siamo nuovamente su piani diversi. Quando parlavo di “irragionevoli complessi di fallimento” era “più evidente dell’evidenza stessa” che mi riferivo alla frustrazione di chi “pecca” e si sente caricato del peso di una nuova colpa. E non è pacifico che si tratti di “fatto intimo”; la Bibbia ci racconta che nel lungo contenzioso tra Dio e il popolo eletto la colpa è collettiva, punteggiata fin che vuoi “anche” da colpe individuali ma sostanzialmente collettiva: è una colpa che strizza l’occhio al comunismo.

c)... Per l'appunto... Ci sono persone leali ed altre no.
Nulla a che vedere con la religione e nemmeno col dio vecchio-barbuto.


9) Persisti tenacemente, pervicacemente, ostinatamente a confondere piani diversi: non puoi commentare un tema teologico con argomenti che appartengono a un altro “mondo”. Quando andavo a scuola, mi insegnavano a non confondere le mele con le pere; poi scomparvero i dinosauri, arrivò la Gelmini ed ho perso di vista lo sviluppo evolutivo dell’istruzione. È cambiato qualcosa? O stai subdolamente provocando per guadagnarti un posto d’onore, a fianco del serpente? mgreen


1) Ma il dio dell'AT non è affatto "tutto amore e perdono".
Di seguito mi inviti a non mescolare i piani, ma alla prima riga chi mescola non sono io...
Il dio dell'AT è un dio "giusto" (che non significa affatto o non necessariamente "amorevole" e nemmeno condivisibile, a dirla tutta) che stabilisce le regole e poi punisce i trasgressori.

2-3) Ma se la teologia della colpa (con eventuale remissione gratis o a pagamento a seconda del tariffario storicamente in voga) serve ad affermare il potere temporale (per quello strettamente religioso "ça va sans dire") non direi che la questione sociale sia una "riduzione" (e perché "colpevole" poi?) ma anzi una questione di carattere estremamente pratico, non trovi?

4) Allora, carissimo: prima mi inviti a non mescolare i piani differenti e poi mi citi il caso di Adamo ed Eva "alla lettera" come se si trattasse di un fatto di cronaca... Comunque si... Questione di lana caprina.

5) Si ma il fatto sta che pure i più alti ideali in senso laico corrispondono a delle astrazioni concettuali.
Per quanto attiene al resto posso pure convenirne, ma d'altro canto Dio=fonte del Diritto è un concetto desueto, perlomeno in Occidente.

6) Salta dove ti pare, ma resta il fatto che i "supremi ideali" comunque intesi prevedono un'astrazione concettuale di fondo che, a parer mio li accomuna, mentre il detentore del Potere (in nome di qualsivoglia diritto) resta tale e i suoi diktat li impone comunque.

7) Bene. Allora non fare l'assolutista a tua volta "spiegando" in pillole la "psicologia del vero credente"...

8) Ok. Solo che non credo (o se si, fino a un certo punto) al concetto di "colpa collettiva"... O magari più semplicemente non ho capito quello che hai detto... sorriso

9) Guarda, io ho tanti di quei difetti che nemmeno te lo puoi immaginare, ma provocatore o subdolo non lo sono.
Poi (perdona la sincerità) ma se mi si accusa di mescolare piani differenti e poi mi si parla di "colpe collettive" di "creduloni a cui hanno imposto etc." (l'eterno mito [da ateoforum] dell'impossibilità dell'esistenza del credulo-testa pensante) e di Adamo ed Eva dapprima dementi e poi "conoscenti" manco si stesse parlando del fatto di cronaca in primo piano al TG, allora permettimi di sospendere qualsiasi valutazione di merito...
Almeno fino al successivo (eventuale) chiarimento.

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Ven Gen 23 2015, 23:24

@primaverino ha scritto:
1) Ma il dio dell'AT non è....
primaverino, sei in blu

1) Ma il dio dell'AT non è affatto "tutto amore e perdono".
E allora? E chi ha detto che sia “tutto amore e perdono”?
Che NON sia “tutto amore e perdono” è quello che sostengo anch’io; ma va detto che non corrisponde all’ “idea di Dio” dispensata dal pensiero catto-cristiano;

Di seguito mi inviti a non mescolare i piani, ma alla prima riga chi mescola non sono io...
Non capisco, mi fai un disegnino?

Il dio dell'AT è un dio "giusto" (che non significa affatto o non necessariamente "amorevole" e nemmeno condivisibile, a dirla tutta) che stabilisce le regole e poi punisce i trasgressori.
Sull’ “amorevole” ho già detto sopra; sul concetto di “giusto” ho da recriminare, e parecchio. Ti sembra “giusto” un Dio che – come ho riportato in precedenza - emette leggi-tranello per indurre il suo popolo a peccare e quindi poterlo mazzolare? e ti sembra “giusto” un Dio che – anche qui già detto – infischiandosene delle colpe e dei meriti, ne fa passare di tutti i colori al povero Giobbe per la vanagloria di dire a Satana: Hai visto? Ho vinto la scommessa! E ti sembra “giusto” un Dio che punisce una colpa individuale sugli incolpevoli discendenti (gente che nasce anche a secoli di distanza), e per l’eternità? (l’elenco potrebbe ancora proseguire per pagine, e pagine, e pagine….). A me pare più crudelmente fuori di testa che giusto;

[...Marcione la fa facile...]
La questione non è se Marcione la faccia più o meno facile ma se ci siano contraddizioni palesi e pregnanti tra il Dio veterotestamentario e quello neotestamentario;

2-3) Ma se la teologia della colpa (con eventuale remissione gratis o a pagamento a seconda del tariffario storicamente in voga) serve ad affermare il potere temporale (per quello strettamente religioso "ça va sans dire") non direi che la questione sociale sia una "riduzione" (e perché "colpevole" poi?) ma anzi una questione di carattere estremamente pratico, non trovi?
Mi era sembrato di leggere un intento minimizzante; se ho capito male, faccio ammenda e… scancello;

4) Allora, carissimo: prima mi inviti a non mescolare i piani differenti e poi mi citi il caso di Adamo ed Eva "alla lettera" come se si trattasse di un fatto di cronaca... Comunque si... Questione di lana caprina.
"Lettera o non lettera", ho citato il caso di Adamo ed Eva nella versione più aderente a quella rigorosamente ortodossa rispetto all’insegnamento della Bottegona (versione che personalmente ritengo appartenere alla affabulazione mitologica);

5) Si ma il fatto sta che pure i più alti ideali in senso laico corrispondono a delle astrazioni concettuali.
E allora? Cosa c’entra col discorso che stiamo facendo?
Comunque, è vero, ma non sono riferiti ad un essere inesistente: sono idee che non si deificano né si antropomorfizzano per fottere il popolo; nascono idee e tali rimangono; e poi, si stava parlando della “delega” intesa come consegna del proprio destino eterno a Dio rispetto alla delega intesa come scelta di rappresentanza, affidata a soggetti umani; i due lontanissimi piani, se non sbaglio (e non sbaglio) li hai confusi tu;

Per quanto attiene al resto posso pure convenirne, ma d'altro canto Dio=fonte del Diritto è un concetto desueto, perlomeno in Occidente.
Magari fosse come dici! Ma non è così. Ti dicono niente la legge 40 e l’astensione “sponsorizzata” a gran voce dall’ ayatollah Al-ruini, il fallimento del tentato percorso dei DICO, le attualissime menate dei medici e farmacisti chiamati all’obiezione anche recentemente dal Papa? Non sono concrete e oggettive conferme che per “qualcuno” il Diritto discende, anzi, deve discendere ancora da Dio? E che questo “discendere” si esplicita spesso, troppo spesso, a livello normativo grazie alla appecorata acquiescenza dei nostri politici in cerca di benedizioni oltreteverine? Ah, credo che dovrò consultare l’atlante perché ero convinto di essere in Occidente.

6) Salta dove ti pare, ma resta il fatto che i "supremi ideali" comunque intesi prevedono un'astrazione concettuale di fondo che, a parer mio li accomuna, mentre il detentore del Potere (in nome di qualsivoglia diritto) resta tale e i suoi diktat li impone comunque.
Supremi o no, gli ideali sono necessariamente figli di “un’astrazione concettuale”, altrimenti sarebbero altro;

7) Bene. Allora non fare l'assolutista a tua volta "spiegando" in pillole la "psicologia del vero credente"...
Questo è un fumogeno ex inguinis: una cazzata.

8) Ok. Solo che non credo (o se si, fino a un certo punto) al concetto di "colpa collettiva"...
E allora? Cosa c’entra se tu non ci credi o se io ci credo? E chi ha parlato di “concetto”, ripeto “con-cet-to” di colpa collettiva? Ho semplicemente citato il fil-rouge, il tormentone biblico che fa da immutabile sottofondo al problematico rapporto tra il Signore e il popolo dell’alleanza; basta sfogliare la Bibbia, anche in modica quantità;

O magari più semplicemente non ho capito quello che hai detto...
Qui devo darti ragione: hai capito…

9) Guarda, io ho tanti di quei difetti che nemmeno te lo puoi immaginare, ma provocatore o subdolo non lo sono.
Ma dai…! Si vedeva a occhio nudo che era una battuta!

Poi (perdona la sincerità) ma se mi si accusa di mescolare piani differenti
Ma cazzo, non ti ho mosso accuse, ho solamente fatto dei rilievi: coda infiammabile? Del resto anch’io sono stato oggetto della stessa critica (quella sui piani differenti), non ricordo da chi ma credo di aver replicato serenamente, senza particolari… emozioni;

e poi mi si parla di "colpe collettive" di "creduloni a cui hanno imposto etc." (l'eterno mito [da ateoforum] dell'impossibilità dell'esistenza del credulo-testa pensante) e di Adamo ed Eva dapprima dementi e poi "conoscenti" manco si stesse parlando del fatto di cronaca in primo piano al TG,
Sorry; non avevo colto che l’argomento fosse la metamorfosi della farfalla e sono andato OT; ma tu... nun sbroccà;

allora permettimi di sospendere qualsiasi valutazione di merito...
Almeno fino al successivo (eventuale) chiarimento.
E cioè?

Sempre a disposizione, gentilissimo.
Altrettanto.
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da primaverino il Sab Gen 24 2015, 16:10

@random ha scritto:

[justify]1) Ma il dio dell'AT non è affatto "tutto amore e perdono".
1) E allora? E chi ha detto che sia “tutto amore e perdono”?
Che NON sia “tutto amore e perdono” è quello che sostengo anch’io; ma va detto che non corrisponde all’ “idea di Dio” dispensata dal pensiero catto-cristiano;


Il dio dell'AT è un dio "giusto" (che non significa affatto o non necessariamente "amorevole" e nemmeno condivisibile, a dirla tutta) che stabilisce le regole e poi punisce i trasgressori.
2) Sull’ “amorevole” ho già detto sopra; sul concetto di “giusto” ho da recriminare, e parecchio. Ti sembra “giusto” un Dio che – come ho riportato in precedenza - emette leggi-tranello per indurre il A me pare più crudelmente fuori di testa che giusto;
[...]
La questione non è se Marcione la faccia più o meno facile ma se ci siano contraddizioni palesi e pregnanti tra il Dio veterotestamentario e quello neotestamentario;

5) Si ma il fatto sta che pure i più alti ideali in senso laico corrispondono a delle astrazioni concettuali.
3) E allora? Cosa c’entra col discorso che stiamo facendo?
Comunque, è vero, ma non sono riferiti ad un essere inesistente: sono idee che non si deificano né si antropomorfizzano per fottere il popolo; nascono idee e tali rimangono; e poi, si stava parlando della “delega” intesa come consegna del proprio destino eterno a Dio rispetto alla delega intesa come scelta di rappresentanza, affidata a soggetti umani; i due lontanissimi piani, se non sbaglio (e non sbaglio) li hai confusi tu;

Per quanto attiene al resto posso pure convenirne, ma d'altro canto Dio=fonte del Diritto è un concetto desueto, perlomeno in Occidente.
4) Magari fosse come dici! Ma non è così. Ti dicono niente la legge 40 e l’astensione “sponsorizzata” a gran voce dall’ ayatollah Al-ruini, il fallimento del tentato percorso dei DICO, le attualissime menate dei medici e farmacisti chiamati all’obiezione anche recentemente dal Papa? Non sono concrete e oggettive conferme che per “qualcuno” il Diritto discende, anzi, deve discendere ancora da Dio? E che questo “discendere” si esplicita spesso, troppo spesso, a livello normativo grazie alla appecorata acquiescenza dei nostri politici in cerca di benedizioni oltreteverine? Ah, credo che dovrò consultare l’atlante perché ero convinto di essere in Occidente.

9) Guarda, io ho tanti di quei difetti che nemmeno te lo puoi immaginare, ma provocatore o subdolo non lo sono.
5) Ma dai…! Si vedeva a occhio nudo che era una battuta!


1-2) Ci sono delle contraddizioni, effettivamente.
Marcione aveva le idee chiare ma probabilmente (all'epoca) in ambito ecclesiastico di è preferito tenere il piede in due scarpe al fine di meglio amministrare il potere temporale.
Mia semplice opinione.
3) Antromorfizzazioni a parte, mi pare che la "deificazione" di determinati ideali sia ben presente in parecchie ideologie.
Quando si tenta di oggettivare l'arbitrario, ciò mi pare avvenga.
4) Le norme le vota il Parlamento (non la CEI).
La Chiesa (in Italia più che altrove) è un potere forte e come tutti i poteri forti viene trattata con un occhio di riguardo dai cialtroni seduti in Parlamento, espressione peraltro degna del c.d. Popolo Sovrano che degnissimamente rappresentano.
5) Lascia stare.
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da Hara il Sab Gen 24 2015, 17:43

@random ha scritto:teologia giudaico-cristiana che “gira” - incontestabilmente – sul concetto di “colpa”.




:embolo rabbinico:

:resisto resisto:  

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Sab Gen 24 2015, 17:47

Diceva primaverino: Ma il dio dell'AT non è affatto "tutto amore e perdono".
Rispondevo io: E allora? E chi ha detto che sia “tutto amore e perdono”? Che NON sia “tutto amore e perdono” è quello che sostengo anch’io; ma va detto che non corrisponde all’ “idea di Dio” dispensata dal pensiero catto-cristiano;

Ora, acquisito che, salvo complicate quanto improponibili diagnosi di sindrome dissociativa, il Dio dell’AT è lo stesso del NT, ma sull’accordo, sul comune sentire raggiunto con primaverino arriva una mazzata terrificante: l’ arbiter infallibilis si è pronunciato sconfessando entrambi: Dio non solo perdona, ma lo fa sempre e festeggia pure l’evento.

Però, azz…! Da miscredente, fa un certo effetto che un Papa ti dia ragione quando ti richiami alla più stretta ortodossia; e per segnalare ad un combattivo credente che è fuori pista se dice: Ma il dio dell'AT non è affatto "tutto amore e perdono". Eppure l’ha detto… L’ha detto ieri mattina, durante la Messa, e non è dato sapere se prima o dopo un tonico caffè. L’ha detto così:

Dio perdona sempre, perdona tutto
Alessandro De Carolis -Radio Vaticana
23 gennaio 2015

La confessione non è un “giudizio”, ma un “incontro” con un Dio che perdona e dimentica ogni peccato alla persona che non si stanca di chiedere la sua misericordia. È il pensiero di fondo dell’omelia di Papa Francesco, pronunciata durante la Messa del mattino presieduta in Casa S. Marta.

E’ il “lavoro” di Dio, ed è un lavoro “bello”: riconciliare. Perché “il nostro Dio perdona” qualsiasi peccato, lo perdona “sempre”, fa “festa” quando uno gli chiede perdono e “dimentica” tutto. Francesco riflette sul brano di Paolo agli Ebrei, nel quale l’Apostolo parla in modo insistito della “nuova alleanza” stabilita da Dio col suo popolo eletto, e l’omelia diventa un’appassionata meditazione sul perdono.

“Il Dio che riconcilia”, afferma il Papa, sceglie di mandare Gesù per ristabilire un nuovo patto con l’umanità e il caposaldo di questo patto è fondamentalmente uno: il perdono. Un perdono che ha molte caratteristiche: “Prima di tutto, Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. Ma Lui non si stanca di perdonare. Quando Pietro chiese a Gesù: “Quante volte io devo perdonare? Sette volte?” – “Non sette volte: settanta volte sette”. Cioè sempre. Così perdona Dio: sempre. Ma se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, ti perdona subito! Lui perdona sempre”.

Eppure, il dubbio che potrebbe sorgere nel cuore umano è sul “quanto” Dio sia disposto a perdonare. Ebbene, ripete Francesco, basta “pentirsi e chiedere perdono”: “non si deve pagare niente”, perché già “Cristo ha pagato per noi”. Il modello è il figliol prodigo della parabola, che pentito prepara un discorso da fare a suo padre, il quale invece non lo fa nemmeno parlare ma lo abbraccia e lo tiene stretto a sé: “Non c’è peccato che Lui non perdoni. Lui perdona tutto. ‘Ma, padre, io non vado a confessarmi perché ne ho fatte tante brutte, tante brutte, tante di quelle che non avrò perdono...’ No. Non è vero. Perdona tutto. Se tu vai pentito, perdona tutto. Quando… eh, tante volte non ti lascia parlare! Tu incominci a chiedere perdono e Lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto”.

E un’altra cosa, continua a elencare il Papa: quando perdona, Dio “fa festa”. E infine, Dio “dimentica”. Perché quello che importa per Dio è “incontrarsi con noi”. E qui, Francesco suggerisce un esame di coscienza ai sacerdoti dentro al confessionale. “Sono disposto a perdonare tutto?”, “a dimenticarmi i peccati di quella persona?”. La confessione, conclude, “più che un giudizio, è un incontro”: “Tante volte le confessioni sembrano una pratica, una formalità: ‘Po, po, po, po, po… Po, po, po… Vai”. Tutto meccanico! No! E l’incontro dov’è? L’incontro con il Signore che riconcilia, ti abbraccia e fa festa. E questo è il nostro Dio, tanto buono. Anche dobbiamo insegnare: che imparino i nostri bimbi, i nostri ragazzi a confessarsi bene, perché andare a confessarsi non è andare alla tintoria perché ti tolgono una macchia. No! E’ andare a incontrare il Padre, che riconcilia, che perdona e che fa festa”.


http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/santmarta/Pagine/santa-marta-23-gennaio-2015.aspx

Come avevo già dichiarato in precedenza, non sono per niente d’accordo con questa lettura esegetica della vocazione al perdono da parte di Dio (quando indossa i panni del Padre), e il sermoncino di Bergoglio non è di quelli memorabili. Ma… ma, come spesso accade, il diavolo è nei dettagli e, in questa occasione, il “dettaglio” mi sembra intercettabile in quel

‘Po, po, po, po, po… Po, po, po… Vai”
.

Non ho idea se diventerà mai oggetto delle fatiche speculative dei sapienti esegeti della Santa Bottegona; a me – che esegeta non sono e nemmeno sapiente, pare la congrua conclusione finale del fervorino papale; e, leggendolo in chiave onomatopeica, mi vien da dire, fantozzianamente… è una cagata pazzesca!
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Sab Gen 24 2015, 17:49

@Hara ha scritto:
@random ha scritto:teologia giudaico-cristiana che “gira” - incontestabilmente – sul concetto di “colpa”.




:embolo rabbinico:

:resisto resisto:  

balla

Ma va là, che va a finire che ti scappa! mgreen
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Sab Gen 24 2015, 18:24

@primaverino ha scritto:
4) Le norme le vota il Parlamento (non la CEI).
La Chiesa (in Italia più che altrove) è un potere forte e come tutti i poteri forti viene trattata con un occhio di riguardo dai cialtroni seduti in Parlamento, espressione peraltro degna del c.d. Popolo Sovrano che degnissimamente rappresentano.

Sicuro, è il Parlamento che vota. Ma se è vero – come è vero – che “la Chiesa… viene trattata con un occhio di riguardo” (apprezzabile parafrasi per dire quanto sia viscido e ipocritamente untuoso l’appecoramento dei "cialtroni" che l’esperienza ci ha fatto rilevare da una vita), allora dobbiamo necessariamente distinguere tra esecutori e mandante. E chi conduce il gioco è il mandante. Non trovi?
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da Hara il Sab Gen 24 2015, 18:34

Il giulivo Francesco ha scritto:Ma se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, ti perdona subito! Lui perdona sempre

Secoli e secoli di teologie e catechismi per..per..
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Sab Gen 24 2015, 19:07

@Hara ha scritto:
Il giulivo Francesco ha scritto:Ma se tu hai vissuto una vita di tanti peccati, di tante cose brutte, ma alla fine, un po’ pentito, chiedi perdono, ti perdona subito! Lui perdona sempre

Secoli e secoli di teologie e catechismi per..per..
facepalm

Non ti viene il sospetto che Bergoglio, geloso dello slinguazzamento passionale tra Renzi e Berlusconi, abbia deciso di rottamare “il vecchio” pure lui? Facendo un patto: “col” Nazareno? mgreen

Seriamente: da ateo, Francesco mi sta simpatico; un... papetto che collezionasse un “cahier de boiades” così ricco, fino alla strabordante opulenza, ci voleva. Una vera manna. Temo solo che se frequenza e intensità non si prenderanno un pochetto di tregua, sarà meno divertente: come sparare sul presepe. hhh
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da Fux il Sab Gen 24 2015, 19:23

A me non diverte affatto, soprattutto vedendo quanti anticlericali (o sedicenti tali) lo elogiano per la sua "modernità" (ma dove?) e la sua "apertura mentale" (ma quando mai?). Lo trovo molto più pericoloso che divertente...

_________________
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da Niques il Sab Gen 24 2015, 20:17

@Fux ha scritto:A me non diverte affatto, soprattutto vedendo quanti anticlericali (o sedicenti tali) lo elogiano per la sua "modernità" (ma dove?) e la sua "apertura mentale" (ma quando mai?). Lo trovo molto più pericoloso che divertente...
Quest'altro è il Renzi del Vaticano, lascia fare...
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da delfi68 il Sab Gen 24 2015, 21:23

il compito di mario Bergoglio NON è mai stato rimodernare la chiesa e/o instradarla su strade più civili e verso un etica dell'eguaglianza degli individui.

il compito di Mario è ed è fin da subito quello di rendere più simpatica la chiesa! ..un gioviale francescano (nel nome) alla mano, che telefona, che bacia e tocca dispensando il "cinque" dalla papamobile..

non ha spostato uno iota del formalismo e della sostanza della vecchia e velenosa chiesa cattolica. E' esattamente sulle posizioni di Ratzinger, solo che quello oltre ad essere esteticamente odioso, brutto persino, non andava assolutamente bene come front-man dell'azienda.
ratzinger NON l'hanno ne suicidato ne infartato..era uno del vero potere occulto che si era preso la briga di metterci la faccia, una faccia impresentabile si comprese più tardi..
rientrato nei ranghi e nelle stanze del potere sono andati a scegliersi un gabibbo argentino per il marketing, che prima di lui era pericolosamente in picchiata!

bergolgio è un pupazzo assolutamente vuoto e senza nessuna autonomia..infatti quando parla  a braccio dice emerite cazzate in stile Ratzinger.

la chiesa cattolica è quanto di peggio la civiltà occidentale abbia mai prodotto in termini di opulenza, avidità, cattiveria e falsità.

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Sab Gen 24 2015, 22:28

@Fux ha scritto:A me non diverte affatto, soprattutto vedendo quanti anticlericali (o sedicenti tali) lo elogiano per la sua "modernità" (ma dove?) e la sua "apertura mentale" (ma quando mai?). Lo trovo molto più pericoloso che divertente...

Condivido, ma ho imparato che l’osculum infame (il bacio del culo) è un’attività interclassista e a larghissima diffusione. Osservare il frenetico sgomitare per un posto in… cul position, mi fa quasi più tristezza che schifo. Tornando al papetto della pampa, devo dire che “hymnis et laudibus”, sperticatamente simili, non sono mai mancati all’elezione di ogni nuovo Vicario (e ne ho vista più di qualcuna). E sempre sono stati accompagnati dal “nuovismo” che veniva attribuito al neo inquilino del Vaticano. Ma, sempre… grandi attese e grandi delusioni. Grandi delusioni che non possono essere imputate al Papa di turno ma alle scriteriate e insensate aspettative.

Perché “scriteriate e insensate”? Per molte ragioni, che sarebbe lungo e impegnativo elencare e commentare. Tra le più significativamente rilevanti (e tra le più altrettanto significativamente clownesche) a fare da stella polare all’agire papale c’è il dogma dell’infallibilità. E qui son subito cazzi!

Provo a spiegarmi: se davvero un papa, sinceramente innovatore, cambiasse radicalmente le basi su cui poggia il monumento bimillenario della Chiesa, fatto dalle centinaia di “mattoni regnanti” (i papi) che si sono avvicendati alla cura del gregge cattolico, dovrebbe necessariamente smentire l’operato di una massa di “predecessori” mandando a donnine allegre, assieme al dogma infallibile degli infallibili, tutta l’impalcatura teologica, dottrinale, dogmatica ecc. ecc. che è tanto più autorevole quanto più è cristallizzata (ma sarebbe meglio dire fossilizzata) nella monolitica Tradizione che ha – addirittura - più rilevanza delle sacre scritture (la parola del Signore ridotta al servizio ancillare della parola dell’uomo!). Come potrebbe mai, un poveretto biancovestito (poveretto se confrontato con la mostruosa macchina ecclesiale) assestare un così letale pedatone sui… sacra taesticula? Vocazione missionaria va bene, ma questa è una mission impossible. Anche perché, in caso di insistita determinazione del biancovestito, c’è sempre un buon caffè pronto e fumante nella cucina della Bottegona. Do you remember Luciani?

Per queste ragioni, pur non assolvendolo, concedo le attenuanti al Papa, mentre condanno senza sconti la folla di leccaculi laudatores. Una massa di merdosissimi coglionazzi che lodano spesso anche senza nemmeno sapere/capire cosa stanno incensando; del resto non sono alla ricerca della verità, si accontentano di qualche centimetro quadro di sfintere da lusingare con lumacose colate da spatolare con la lingua.
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Digressione OT, fatta tra parentesi

Messaggio Da random il Dom Gen 25 2015, 08:38

[aperta parentesi] Non amo citarmi addosso e spero mi sarà abbuonata l’ineleganza dell’autocitazione che segue, ma avevo appena scritto…

“… condanno senza sconti la folla di leccaculi laudatores. Una massa di merdosissimi coglionazzi che lodano spesso anche senza nemmeno sapere/capire cosa stanno incensando; del resto non sono alla ricerca della verità, si accontentano di qualche centimetro quadro di sfintere da lusingare con lumacose colate da spatolare con la lingua.”

ed ecco che un esemplare perfetto del tipo antropologico appena evocato mi si è materializzato sul display; con godibile accompagnamento di frasi destinate a segnare la storia dell’ondata neo-guelfa che sta montando minacciosa, dispensando generosamente i propri inzaccheranti schizzi densi di mefitico afrore. (hic sunt… lenones: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/11/12/news/mario-adinolfi-l-idolo-delle-sentinelle-in-piedi-1.187626)

È lui!, il novello crociato – fondatore e direttore del neonato quotidiano “La Croce”, appunto -, l’adiposa matrioska dell’integralismo cattolico (“matrioska” perché trattasi di catto-talebano che contiene un montiano che contiene un renziano che contiene un “popolare” che contiene un democristiano che contiene via via tutte le declinazioni del più abietto fregolismo italico); proprio lui, l’ “Obesturmführer” del pattuglione papista ardentemente invasato nella ricerca di una, due, tre, e ancora tante quante ne sono possibili, nuove Lepanto. È lui! Mario Adinolfi, quello che solo pochi giorni fa dichiarava a “la Zanzara” (Radio 24):

“La moglie sottomessa cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse”.

Illuminante. E poi hai voglia a spiegare, a commissionare articoli di esegesi d’accatto, a contestualizzare, a rilasciare interviste e dichiarazioni “a discarico”; fatica sprecata quando bastavano “4 diconsi 4” battute: ho detto una cazzata. Solo “quattro battute quattro”, e tutti avremmo capito tutto. Al volo. [chiusa parentesi]
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da delfi68 il Dom Gen 25 2015, 12:12

quotone!

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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da joker il Dom Gen 25 2015, 14:12

random non sfigureresti in un sito/periodico satirico clown
per caso scrivi su kotiomkin?
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Dom Gen 25 2015, 18:17

@delfi68 ha scritto:quotone!
Ma grazieeeee! mgreen
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Re: Definizioni teologiche

Messaggio Da random il Dom Gen 25 2015, 18:30

@joker ha scritto:random non sfigureresti in un sito/periodico satirico clown
per caso scrivi su kotiomkin?

Thanks! smile
No, non scrivo su kotiomkin nè su altre testate. Scrivo quì (e se capita là) per puro piacere e cerco di essere sempre serio ma non serioso. Mi diverte passeggiare in compagnia degli altri interlocutori facendo quattro chiacchere e slinguazzando qualche gelato... no, non quelli in coppetta (troppo istituzionali) nè quelli preconfezionati (troppo prevedibili), preferisco quelli... adesso mi viene... quelli... ah ecco quelli da... cazzeggio! clown
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random

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