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Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

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Messaggio Da Ludwig von Drake il Ven Dic 26 2014, 12:57

incipit scritto di getto

«Se non fanno soldi è perché sono dei fannulloni» diceva l’On. Baldracconi «o dei choosy. Gliel’ha detto bene Elsa». Il giornalista, nel frattempo, registrava e visualizzava mentalmente il curriculum dell’intervistato: iscritto fin da ragazzo alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, dopo essersi diplomato al classico era entrato a lettere e filosofia, diventando membro del Partito Comunista Italiano durante l’università. Da allora non aveva mai lasciato la politica, “senza lavorare un giorno in vita sua” pensò.

«Ma tu lo sai che abbiamo il 25% di laureati?» proseguì Baldracconi «una persona su quattro in Italia si laurea! Ora immagina un’azienda, una di quelle vere, in cui si produce qualcosa e non app o servizi o aria fritta…» si fermo per un secondo, gettando lo sguardo in fondo alla sala del ristorante. Poi chiamò il cameriere e gli sussurrò qualcosa.

Stettero lì in attesa per un paio di minuti, il giornalista curioso, lui in silenzio. Poi, il cameriere tornò con un’altra persona. Baldracconi gli chiese senza premesse: «Franco, quante persone hai nella ferriera a Calzoli e quanti sono gli operai?»

L’altro mugugnò, alzò lo sguardo e poi rispose: «Direi cento persone e ottantacinque operai, circa. Perché?».

Baldracconi lo congedò con fare sbrigativo, senza rispondere alla sua domanda, poi si volto verso il giornalista: «Vedi? Solo il quindici per cento di impiegati e quanti impiegati avrebbero veramente bisogno di una laurea? Perché un ragioniere dovrebbe avere una laurea? Te lo dico io, perché non hanno voglia neanche di portare in giro la borsa, vogliono tutti essere dei manager che non alzano neanche un dito» concluse mentre il cameriere gli versava da bere.

«Ma, lei ha letto dello studio che lega il problema dell’aumento delle dipendenze, alcol, gioco d’azzardo, droga a questa situazione di disagio sociale?»

Baldracconi fini di tracannare il suo quarto bicchiere di vino e poi rispose: «Non mi sorprende, si drogano, bevono, si giocano tutto quello che hanno… si lasciano andare a vizi e stravizi e poi si lamentano che non arrivano a fine mese. Un po’ di buon senso ci vorrebbe». Detto questo lasciò che il cameriere portasse via l’aragosta quasi intatta, perché aveva cambiato idea e preferiva della carne rossa, al sangue. «Tutti vogliono stare troppo bene, oggi come oggi. Non è più come una volta, quando ero giovane io, la gente aveva buon senso».

«Ma non pensa che una politica per la redistribuzione del benessere possa fare del bene a tutti?»

«Amico mio» disse, mentre il cameriere dedicato restava lì, attento alle necessità ma allo stesso tempo capace di non farsi notare, «tu vorresti che fossero tutti debosciati e mantenuti dallo stato? Mia nonna diceva sempre che la povertà insegna l’austerità e l’austerità è la più importante delle virtù. Le persone devono imparare a fare affidamento su se stesse, deve finire la politica dell’assistenzialismo».

Alla fine, il giornalista lo ringraziò per avergli offerto il pranzo e quell’intervista. L’altro rispose che non doveva ringraziare lui, ma lo stato che avrebbe rimborsato quella cena, come era dovuto che fosse per persone di un certo livello.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Ven Dic 26 2014, 20:40

episodio primo "il bandito e lo studente"

Un vecchio sedeva in una vecchia macchina del 1975, una golf, piena di coperte, fornelli, piatti, uno schifo.
Osservava un ufficio postale di un paese d'Abbruzzo, vecchi come lui che ritiravano la pensione, gente senza tempo in attesa della morte.
Pensava al suo enfisema che se lo stava portando nella tomba e al figlio, un po ritardato avuto con una delle mille donne avute, nella sua esistenza avventurosa e fuori da ogni legge.
Era comunista convinto, giocoforza il capitalismo cadrà, è scientifico il marxismo deve trionfare.
Aveva questa granitica convinzione, avuta nel tempo della sua esperienza in guerra, poi autista di un famoso dirigente del PCI.
Non aveva un piano preciso, ma era uno deciso e aveva il coraggio di chi non ha nulla da perdere, non una casa, non una pensione, l'unico avere un casellario giudiziario grande grande.
Il respiro era pesante, corto, schiumoso, si ritirò nel suo covo, un parcheggio di una rivendita di un vecchio complice, uno che si era rifatto una vita e rispettabilità, facevano rapine insieme.
Compagno di mille fughe e inseguimenti con la polizia, i carabinieri, bravissimi mai presi.
Usavano mille trucchi, stop finti a comando, rostri posteriori con cui rompevano i radiatori delle volanti, poi erano bravi piloti, temerari e freddi.
Il giorno del colpo era arrivato, prese la sua moto, un mezzo catorcio schioppettante a stento come lui, una vecchia pistola con quattro cartucce scarse e una sciarpa puzzolente e catarrosa.
Punto il ferro agli impiegati delle poste "Buoni Tutti tuonò che non vi faccio niente, fuori i soldi che me servono per la pensione !", la cosa fu facile prese i soldi messi in un sacchetto di plastica zozzo di cibo e si mise in moto per le curve di una strada di montagna.
Poi la tosse, il sonno, il bisogno di dormire, senza paura si fermò in un posto nemmeno troppo lontano, nascose la moto malamente, e si coricò tra le felci del bosco, incurante di tutto.
La radio della pattuglia dei carabinieri gracchiava della rapina, "attenzione ad una moto rossa, una vecchia Guzzi, uomo armato" senza volerlo girovagavano sulla stessa strada, non erano nemmeno tanto interessati alla cosa, ma il caso volle che notassero un pezzo di moto adagiata tra le frasche.
Scesero per dare un'occhiata, il vecchio in quel momento sentì qualcosa e alzò la testa, il destino volle che i suoi occhi si fissarono su quelli del carabiniere che stava guardando proprio là.
Circondato si arrese, in caserma non gli fecero niente, recuperarono i soldi e tanto era un vecchio fetente da cui sapevano che non avrebbero ottenuto nulla nemmeno ad ammazzarlo di botte.
Lo tennero un po ed il giudice lo fece andare direttamente alla carcere più vicino, tanto lo avrebbero condannato per direttissima, un caso facile, troppo facile.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Dom Dic 28 2014, 00:19

episodio secondo "il bandito e lo studente"

Le porte del carcere si aprirono al vecchio detenuto, una serie di cancelli in ferro scrostato, si aprirono per richiuderlo in altro mondo segreto, lontano da quello usuale delle piazze, dei negozi, del vivere sociale.
Camminava curvo con una vecchia coperta, un grinzoso lenzuolo, un cuscino di gommapiuma, targati API, amministrazione penitenziaria italiana, pure i suoi pantaloni erano API, si a righe verticali marroni e bianco sporco, roba uscita fuori da qualche magazzino di provincia, divise non più in uso forse.
Aperta l'ultima inferriata su un antico corridoio si avvio alla cella assegnata, non gli avevano nemmeno dato l'isolamento il caso era chiuso, la condanna sicura di li a poco.
Venne salutato da altri tre detenuti, uno pallido, nodoso, pieno di cicatrici, un vero criminale, nato dalla strada, con un ghigno strano, ma poi nemmeno troppo cattivo, gli altri due invece venuti dalla vita civile, un impiegato e un terrorista rosso, un tipo alto tutto butterato in viso, brutto come il diavolo.
L'Impiegato invece era una brava persona, mezzo in mezzo chissà perché, ma stranamente perfettamente ambientato e rispettato in mondo con le sue regole e stranezze.
La cella era veramente piccola con due letti a castello vicini, i reclusi si stavano preparando un caffè con un fornello da campeggio, lo offrirono subito al nostro bandito anziano e socializzarono subito.
In effetti il vecchio aveva una certa parlantina e si sapeva adattare e muovere, vecchia canaglia esperta nella sopravvivenza.
Si stese sul letto e si addormentò, noncurante come si era addormentato nella frasca dopo la rapina all'ufficio postale.
Ombra penombra cimitero e tomba, a me trent'anni non fanno ombra, antico detto che gli si adattava bene.
La notte e il sonno calò su tutti.
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Messaggio Da silvio il Dom Dic 28 2014, 21:41

episodio terzo "il bandito e lo studente"

Alcune celle più avanti c'era un'altro personaggio, uno che studiava in carcere, un ragazzino per il bandito delle poste, ma tra loro si instaurò una profonda amicizia e stima.
Li univa una apertura mentale e un pensare fuori dalle regole, della società, del carcere, l'unica differenza che il vecchio era un sapiente autodidatta, aveva letto di tutto, l'altro aveva fatto le scuole, il liceo ed ora stava finendo l'università.
Per tutti era lo studente e malgrado la sua gentilezza estrema era rispettato e ascoltato.
Entrambi sapevano rapportarsi al prossimo, in qualsiasi situazione avevano un istinto innato alla sopravvivenza, in un periodo molto difficile nelle carceri italiane, dove gli omicidi si susseguivano quasi giornalmente e bastava poco per finire male.
Camminavano avanti e indietro per il cortile come macchine, immersi in discussioni, un giorno videro ammazzare per una stupidaggine un detenuto, accoltellato, scannato, non fecero nulla, non dissero nulla, omertà e regola di quel pazzo ambiente.
D'altra parte la vittima un giorno aveva litigato con lo studente e quello gli aveva mollato un diretto al naso rompendoglielo, essendo uno studente gli venne spontaneo chiedergli scusa, quello violento e cattivo gli sputò addosso, che cazzo dici stronzo, scusa ?, domani ti scanno come posso.
Ma molti presero le parti dello studente che venne scortato a vista, coltelli fatti in cella pronti all'uso, poi il problema si risolse, l'attaccabrighe litigo con due elementi sbagliati e restò per terra, freddo e immobile.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da Ludwig von Drake il Lun Dic 29 2014, 05:52

Il primo episodio e' eccezionale... complimenti!

;-)
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Messaggio Da silvio il Lun Dic 29 2014, 17:58

@Ludwig von Drake ha scritto:

Il primo episodio e' eccezionale... complimenti!

;-)

Grazie

mi piace la tua idea scrivere di getto e vedere che succede !



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Messaggio Da silvio il Lun Dic 29 2014, 22:16

episodio quarto "il bandito e lo studente"

L'amicizia tra quel gruppo eterogeneo si consolidò sempre di piu, il vecchio, lo studente, l'impiegato, il rosso, il criminale.
Il terrorista rosso e il vecchio si confrontavano politicamente, filosoficamente, con lo studente e l'impiegato, appartenevano a due aree contrapposte, lo studente e l'impiegato erano militanti delle vecchie sezioni del Movimento Sociale Italiano, un partito venuto fuori dalle ceneri della Repubblica Sociale Italiana, rigurgito fascista in una nuova repubblica democratica, gli altri uno era un militante del Partito Comunista Italiano, quello vero e duro, l'altro un Napppista di tutta prova (Nuclei Armati Proletari) catturato e ferito dai carabinieri in un drammatico scontro a fuoco dove un suo compagno figlio di un ex fascista era stato ucciso.
Aveva sempre in mente il rantolo dell'agonia di quel ragazzo, che in qualche modo era legato allo studente perchè figlio diletto di un caro amico del padre.
Brutta storia come brutti ma pieni di passioni furono quegli anni, che oggi si stenta a credere che siano stati possibili, ma è andata così.
Passioni, le passioni non potevano non toccare le donne, sognate, ricordate, vagheggiate.
Allo studente era andata male come al nappista, arrestati troppo giovani per aver avuto delle belle esperienze in merito, li il vecchio la faceva da padrone, facendo fantasticare tutti gli altri.
Scambi di coppie, donne ninfomani, donne che amavano le cose più esibizioniste e sconce, cavolo provò pure l'omosessualità, ma poi disse non fa per me, poi fa pure male, ma nella vita bisogna provare tutto.
L'occasione di incontrare le donne capitò, infatti lo studente, il vecchio e altri due personaggi particolari, venuti fuori dal più degno film della mala, un piccoletto omicida, micidiale col coltello dalla risata agghiacciante e un povero ladro, degno di salire sul golgota col cristo, una faccia scavata e una fisicità da Pasolini, beccato dopo una lunga fuga mascherato su di un tir rubato pieno di salami e per la maschera  nominato lu mascheru, furono incaricati di raccogliere e distribuire la spesa fatta dagli altri detenuti.
Questo li portava a incontrare due detenute, che ritiravano per le femmine carcerate la spesa.
Una era bellissima, si chiamava Lussuria, che nome, chissa che padre ha avuto, l'altra era una brava ragazza borghese fuggita con fuorilegge, cose che capitano, poveri genitori.
Le donne quando sanno essere cocciute superano gli uomini di varie misure.
Lussuria era bella, occhi azzurri, capelli neri corvini, una bocca una rosa, era in un bar con una sua amica, baretto malfamato e derelitto.
Un bel boccone agli occhi delle belve assatanate di sesso e dominazione, così il coatto bandito grosso e largo, sicuro del suo sesso abbondante, avvicinò la nostra giovane preda.
Che ti prendi, come sei bella, vieni a farti un giro, ecc....., insistente, il vero uomo insisto come la canzone.
Ma lei aveva un appuntamento, portava eroina, spacciava eroina, si faceva pure di eroina, non aveva tempo da perdere, quindi gentilmente lo allontano, ma quello niente veniva avanti, questa me la devo fare.
Fini male, il grosso coatto venne sfregiato a fini per terra, il bar devastato, i carabinieri le puntarono contro le beretta e lei fini in galera, lesioni gravi, resistenza a pubblico ufficiale, distruzione di un esercizio commerciale e una busta di eroina thailandese, anche per lei i carabinieri non ci persero troppo tempo, era tosta, qualche schiaffone per farla parlare, urla, minacce, ma non c'era nulla da fare, non cantava.
Il Giudice la spedì in carcere senza pensarci su, processo per direttissima.


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Messaggio Da silvio il Mar Dic 30 2014, 21:31

episodio quinto "il bandito e lo studente"

Erano davanti alle sbarre che dividevano il carcere maschile dal femminile, i due generi si incontrarono in quella strana situazione, lo studente spingeva il carrello pieno di beni comprati dalle recluse, accanto il piccolo criminale dalla risata micidiale, rimasero dietro gli altri, molto delusi.
La bella Lussuria si parò davanti insieme alla secondina, fisso negli occhi lo studente che ebbe un sobbalzo, dietro quello sguardo gli si aprì un mondo, un universo femminile poco conosciuto, no non lo resse lo sguardo abbassò gli occhi fingendo di controllare la spesa.
Il piccoletto pericoloso, gli disse subito che era bona, buona, tanta, ecc...., un repertorio penoso, ma lei aveva gli occhi solo per lo studente.
Si sfiorarono e le loro voglie si confrontarono per conto, dei rispettivi padroni se ne fregarono proprio, le mani si presero a si tennero per un po.
La notte lo studente se la immagino accanto nel letto, stretta a lui addormentata, una dolore e un nostalgia, mista ad un piacere mentale.
Si addormentò così e fece un sogno strano, la porta della cella si apriva ad un lago calmo, limpido, con dei grossi pesci lenti, ad aspettarlo c'era una nave, le prese, non aveva equipaggio e portò lontano fino ad una isola deserta con una alta montagna.
Scese ed inizio a salire il monte, si accorse nel sogno che il sole saliva con lui e giunto alla sommità era proprio sopra la sua testa in verticale.
Era il sole di mezzanotte, il sole della coscienza notturna.
Scese e si trovò davanti ad un vecchio che lo prese per mano e lo condusse ad un altare, li cera una sposa brutta, deforme, lo studente doveva sposarla.
Il sogno si agitò, da un lato l'istinto si rifiutava, dall'altro sentiva che nell'accettazione e nell'amore per il deforme, venuto male c'era una profonda verità e saggezza.
Il vecchio disse non sei ancora pronto, non ci riesci, ma tornerò.
In effetti il sogno si ripresento altre volte, sempre la stessa nave, l'isola, il monte, il sole, ma sempre con una prova diversa.
Giorni dopo la guardia distolse lo sguardo e lo studente tocco il corpo di Lussuria, morbido, avvolgente, era l'universo a portata di mano, si scrissero molte cose, un amore forte.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Gio Gen 01 2015, 21:41

episodio sesto "il bandito e lo studente"

Seduti intorno un tavolo di legno su sgabelli pesanti colore arancione, il vecchio e lo studente, parlavano di come avevano vissuto le loro vite.
La vita del bandito era stata una avventura senza fine, il giovane lo ascoltava volentieri, era affascinato dal passato, si ricordava dei racconti dei nonni, di un tempo nemmeno ben immaginabile, di gente che dalla diligenza aveva visto la ferrovia, le prime macchine, gli aerei, le scoperte della tecnica, l'uomo sulla luna, che roba.
Ad un certo punto il vecchio disse che non voleva morire in carcere, l'enfisema avanzava, non respirava bene, la condanna si prevedeva pesante, il giudice del posto aveva dato quattro anni ad uno per quattro ruote rubate, figuriamoci a lui che aveva rapinato l'ufficio postale sequestrando un'impiegato.
Lo studente comprese le sue necessità e disse che non era facile ma nemmeno impossibile, il vecchio bandito lo guardò stupito, pesava ma guarda sto borghesuccio benestante non si è scomposto per nulla.
Si trattava di farlo evadere da un vecchio ma robusto carcere nel bel mezzo di una città, ma questo forse era pure un vantaggio.
Venne fuori un piano studiato dal giovane, in pratica una parte della prigione confinava con una chiesa, avevano uno spesso muro in comune, inoltre la chiesa non era molto utilizzata, vi erano dei restauri importanti al suo interno.
L'unico locale che confinava con la chiesa era il magazzino delle coperte e delle lenzuola, un ambiente separato da un altro ambiente quindi non accessibile ai detenuti, se non a quello addetto a prendere le coperte e che veniva controllato e scortato da una guardia o due.
Un uomo da fuori, un complice avrebbe praticato in modo silenzioso un foro nel muro, la tecnica era levare la malta piano piano intorno alle pietre della muratura, usando anche un trapano a mano, togliere le pietre una per una, lasciando se possibile un sottile diaframma facile da sfondare, poi rimettere le pietre al loro posto con una leccatina fragile di gesso.
Una volta nel magazzino il vecchio avrebbe stordito la guardia e sfondato il muro, uscito dalla chiesa il complice lo avrebbe portato via in una villetta li vicino e avrebbero aspettato il calmarsi della situazione.
Il vecchio furbescamente aveva preso l'incarico di magazziniere e la guardia era un giovane un po stupido, ingenuo, quindi le possibilità c'erano tutte.
Il complice era un'altro vecchiaccio terribile, avevano fatto la guerra assieme, erano stati pure partigiani al nord, quindi le caratteristiche operative le avevano certo anche se erano dei settantenni passati, malconci, ma la volontà fa superare molti ostacoli.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Sab Gen 03 2015, 01:04

episodio settimo "il bandito e lo studente"

Giocavano a calcio nel cortile, un campo corto e duro, dove le pallonate arrivavano al portiere come missili.
Palloni pericolosi, di cuoio, rompevano le dita se non stavi attento, l'unica era pararle coi pugni, lo studente veniva messo in difesa, marcava a uomo stretto e innervosiva a volte gli attanccanti, non li lasciava giocare.
Quindi ogni tanto scoppiava qualche accenno di rissa e lo studente doveva mollare un po, come quella volta che un robusto e brutto rapinatore esasperato gli tiro addosso una pallonata, litigarono, minacce ecc....
Il tipo usci poco dopo e venne ucciso, il suo corpo fu ritrovato in un campo, un colpo di pistola, i reclusi si convinsero che era stato il giovane borghese a ordinare il suo omicidio e gli portarono uno strano rispetto da boss, lui provò a dire che era una cosa ridicola ma niente da fare.
Padre Anacleto il cappellano del carcere era un mezzo pazzo, girava per il carcere regalando caramelle a criminali increduli che non sapevano se ridere o prenderlo a calci, ma l'irruenza del frate ebbe ragione di tutti loro.
Si presento al gruppo chiedendo di andare a messa la domenica, chiaramente il vecchio ateo e comunista disse di no e sorrise al prete, il butterato dei Nuclei Armati Proletari non ne volle sapere nulla dell'Oppio dei Popoli, il piccolo criminale disse che il suo Dio era il coltello che portava in tasca, ma forse il prete poteva dare qualche beneficio quindi si poteva pure fare.
Lo studente non seppe dire di no al fraticello matto, lo prese alla sprovvista, quindi acconsenti.
La cosa buffa fui che padre Anacleto li volle confessare, in realtà disse che non gli dovevano dire nulla ma solo nel pensiero pentirsi per quelle che si consideravano cose brutte fatte, poi fece recitare delle Ave Maria, ma nessuno conosceva bene la cantilena.
Dopo la buffa messa fatta a gente senza Dio e improponibile, ringrazio tutti e diede un po di caramelle che imbarazzati i presenti accettarono, l'unico che si inginocchio e sembrò sincero era lu mascheru, un bandito che era un pezzo di pane, buono e generoso, ingenuo come un bambino.
Intanto Il tempo della fuga era arrivato, il vecchio si era meticolosamente preparato ed il malandato complice disse che il giorno dopo sarebbe entrato in azione.
Entro nella chiesa e inizio a scarnificare il vecchio muro, togliendo una per una le pietre, ma l'età e il vizio vissuto senza risparmio gli tirò un brutto tiro, ebbe un malore e si accascio.
Scoperto in seguito dal prete, scatto l'allarme e tutto il carcere fu messo sottosopra, insomma il piano fallì miseramente.
Il maresciallo vecchio conoscitore di uomini sospetto subito il vecchio ma si chiese chi poteva essere stato la mente dell'evasione, sicuramente qualcuno che conosceva bene l'edificio, la tecnica era degna di un ingegnere o uno della banda del buco.
Infatti i sospetti alla fine caddero su due tombaroli, un ladro esperto in tunnel e lo studente che era architetto e aveva dei libri sulla chiesa e il centro storico, cosi mando una squadra di agenti a prendere i sospetti ed interrogarli.
Li trovarono insieme ad ascoltare le avventure erotiche di un famoso bandito romano che aveva fatto venire la moglie al colloquio e corrotto una guardia, con lei aveva fatto l'amore in un angolo e stava descrivendo al scena, le calze autoreggenti della moglie, nuda sotto la pelliccia, con la guardia eccitata che guardava, il tutto per rendere l'atmosfera più trasgressiva.
Alcuni erano scadalizzati, pensavano, ma come al controllo le secondine hanno visto la moglie nuda sotto la pelliccia, che figura, che vergogna !
Il vecchio invece trasgressivo approvava, poi disse che non c'era cosa più eccitante di vedere la propria donna scopata da un'altro uomo o più di uno ! Altro scandalo, chi acconsentiva, chi dissentiva.
L'atmosfera fu interrotta dalle guardie che prelevarono i sospetti, perquisirono le loro celle e li spedirono in altre carceri più sicure.
Il vecchio e lo studente si salutarono, per assurdo lui che doveva scappare rimase, lo studente fini in un carcere speciale.
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Messaggio Da silvio il Dom Gen 04 2015, 23:27

episodio ottavo ultimo "il bandito e lo studente"

Il tempo della liberazione arrivo per tutti, lo studente venne processato e assolto, fu una sorpresa per lui che ormai si vedeva in carcere per altri anni, aveva passato cinque anni della sua vita rinchiuso.
Uscito doveva però passare per il secondo grado di giudizio, l'avvocatura dello stato e il pubblico ministero si erano appellati lo volevano dentro.
L' Assoluzione gli valse la cartolina militare e partì un mese dopo per il servizio di leva.
Il vecchio bandito pur pesantemente condannato stava male, l'età avanzata e lo stato di salute precario, l'enfisema lo stava portando nella tomba, convinsero il tribunale a liberarlo.
I due si rincontrarono in un ospedale della provincia, una breve licenza, lo studente andò a trovarlo, il bandito gli chiese dei biscotti di un certo tipo e lo studente andò a comprarli.
Gliene portò di un tipo simile, ma il vecchio protesto dicendo che i migliori servitori di noi stessi siamo noi, polemico, vecchio prepotente.
Il giovane lo salutò e si ripresentò dopo con i biscotti giusti.
Era fatto così, era di parola.
Come per la fuga il malato gli chiese un favore, di rimediargli una pistola, dicendo che la sua vita finiva e doveva fare qualcosa, diceva che sentiva la morte inseguirlo, che ogni tanto la vedeva dietro un angolo a spiarlo.
Lo studente gli disse di guarire e se ne riparlava, pensava che si volesse uccidere, in fondo lo capiva, ma si era affezionato a lui.
Un giorno per distoglierlo da questa idea gli propose di andare con lui per passare qualche giorno alle terme, gli avrebbero fatto bene, erano ad Ischia,  andava con altri militari, anzi gli aveva preso un posto.
Ma questo insiteva, insiteva, alla fine fu accontentato.
Il giovane gli chiese di seguirlo, di lasciar perdere certe idee, si diedero appuntamento il giorno dopo alla stazione per partire, era tutto pronto pagato.
L'Appuntamento era alle otto del mattino ma il vecchio non si vide, un gettone telefonico cadde nella fessura e il bandito rispose, dormiva presso un magazzino di un vecchio amico, c'era un telefono, rispose e disse che non poteva venire, ma che l'avrebbe raggiunto in treno il giorno dopo.
Alla pensione non arrivò nessuna chiamata, poi una bella ragazza distrasse il soldato che per un po non penso al vecchio amico, ma una brutta notizia arrivò dal giornale, il vecchio era morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri, una rapina finita male, combattutta con ferocia, finendo tutti colpi e colpendo i suoi avversari più volte come in una guerra disperata.
Era solo e lo studente lo immagginò nella sala mortuaria fredda, immobile, chiuse gli occhi e lo chiamò, ma il buio che circonda la vita lo avvolse tutto e la notte arrivò come sempre.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Mar Gen 06 2015, 00:48

Provo a buttare giù qualcosa - parte prima

Mi ero seduto in giardino, avevo una casa al mare, la costruimmo insieme a mio padre pietra dopo pietra.
Infatti ero seduto sul ciottolato che misi in opera con mio cugino, ancora lo ricordo quel lavoro, era venuto bene per due ragazzini inesperti come noi.
Fissavo una pianta mossa dal vento, una pianta spontanea, un filo verde con due rametti pieni di fiorellini gialli, piccoli, avevano solo due petali.
Mi attraeva quella forma di vita dormiente, che cresceva giorno dopo giorno, verso l'alto, verso la luce, verso il cielo.
Immaginavo la linfa salire dalla terra, le radici succhiare l'acqua, le sostanze nutrienti, e quel vento che la muoveva, la scuoteva, le dava movimento.
Seguivo rapito l'ondeggiare dello stelo, il vibrare delle foglioline, dei fiori gialli, che sembravano deboli al vento ma non cadevano, ero in una sorta di devozione per la pianta, per la sua vitalità.
Si il suo crescere al vento, al sole, alla luce, all'aria, rappresenatava tutta la voglia di vita che avevo, era una mia compagna e riempiva la mia solitudine.
La sua immaggine mi accompagnava nelle mie passeggiate, la sua forza suscitava in me una comunione con il mondo esterno, insomma mi calmava, mi faceva bene.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Mer Gen 07 2015, 22:59

Parte seconda "la pianta"

Mi avviai su per la strada in salita, finito l'asfalto iniziava lo sconnesso, pietre calcaree, polvere chiara, terra spaccata dal sole, steli di finocchio selvatico, odorosi e pieni di lumache in attesa della pioggia.
Ammiravo gli antichi olivi e i muri a secco, pensavo alle mani che li avevano posati, ai volti ignoti di quelle persone antiche ormai scomparse nelle nebbie del passato.
La pianta e i suoi fiori gialli era fissa nella mia coscienza, li nella mia fronte, immaginata e voluta come se fosse vera, reale, presente davanti a me.
Arrivai in cima al montarozzo, tra il rumore assordante delle cicale, rovi e rovine, solitudine immensa, poi la visione del mare, grande curvo all'orizzonte, un sole sferico si tuffava nella vasta distesa d'acqua, non c'erano parole,  nemmeno pensieri, il mio piccolo essere si incontrava con il grande essere.
La vita, la pianta, sorgevano in me davanti a quel cosmo, al sole che spariva e cedeva spazio alla notte, al riposo della vista.
Chiusi gli occhi al tramonto e vidi lo stelo verde ondeggiare, cercai di afferrarne il senso, ma nulla solo silenzio, voglia di vita, voglia senza parole, senza senso, senza qualcosa a cui aggrapparsi.
Stanco rinunciai a capire, impossibile, il senso ci è negato, la spiegazione fugge sempre via.
Scesi la strada verso casa, incrociai lucertole, ragni, fiori, sassi, polvere e terra, ma muti e isolati da tutto, come me.
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Re: Scrivere, scrivendo, scrittori in erba o in autunno

Messaggio Da silvio il Mer Gen 07 2015, 23:20

Parte terza "la pianta"

Arrivato ad un incrocio vi era un tabernacolo con una madonna, la guardai e le chiesi fissandola di parlare, di dire qualcosa.
Ma la statua era muta, osservai la croce e la immaginai ingrandirsi nel cielo, cosa significava se non tutta la nostra sofferta solitudine, aggrapparsi ad un segno, fare che il mondo delle idee sia vivo come diceva Platone.
Un vecchio sogno una vecchia speranza, antica come il pensiero e la coscienza degli umani.
Passai oltre ed entrai nel mio giardino, la pianta era li.
Una cosa l'avevo fissata bene ed era il suo voler vivere, si era imposta in quell'ambiente difficile, prima un piccolo seme arrivato non so come, scampato alle formiche, alla zappa, una goccia d'acque forse era bastata a derle vita.
Pensavo al germoglio del seme che spingeva in alto verso la luce, verso l'aria, farsi strada, una bella forza, poi le piccole filiformi radici cercare nella terra.
Come sapeva dove andare, come lo sapeva, chissà dove erano contenute le informazioni che seguiva, il DNA, che cosa strana.
Cosa dividevo io con la pianta, si la volontà di vita del mio corpo, cosa che poteva anche essere altro da me.
Mi vedevo come un corpo in parte vegetale, le mie ossa non erano diverse da quello stelo, la linfa anche in me correva nelle membra, ma lei dormiva, non si muoveva, io invece pensavo, camminavo correvo.
Guardai una cavalletta, era simile alla pianta, ma evoluta, sembrava una pianta che camminava.
Non dormiva perchè aveva coscienza del mondo corcostante, vedeva e soppesava il dafarsi.
Non potei che fare una distinzione tra una pietra, una pianta, un animale, tre specie di un mondo complesso e anche semplice per certi aspetti, ma pure incomprensibile.
Lasciai perdere e andai a lavorare, fare qualcosa di utile, forse utile chissà, ma alla pianta ed alla cavalletta non gliene fregava molto.
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