Ateismo e libertà
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atti degli apostoli dell'ateismo

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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da delfi68 il Dom Mag 25 2014, 14:50

no.

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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Ludwig von Drake il Dom Mag 25 2014, 15:06

@delfi68 ha scritto:no.
Puoi definirne, dunque, il valore che hanno per te?
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da delfi68 il Lun Mag 26 2014, 13:41

divulgativo e di stimolo ragionativo.

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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 27 2014, 01:25

ribump..

i due comandamenti


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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 27 2014, 02:20

quano la semplicita' logica emerge come genialita' significa che la societa' ha perso la bussola..


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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da delfi68 il Lun Set 29 2014, 01:27

da soffocare...e PER PENSARE!

dal min 35 in poi vien voglia di fare la rivoluzione! ..con tanto di ghigliottina..
verso il min 6 ha scritto:
cose che fanno gli umani..ad esempio NECROFILIA! ..wow..i topi fanno tante cose schifose ma non gli verrebbe mai in mente, a un topo, di scoparsi un topo morto!!..e poi ci chiediamo perchè gli ufo non scendono giù a salutarci!!!


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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Jael il Lun Set 29 2014, 08:18

Ma se sono ancora caldi come contano?
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Fux il Lun Feb 09 2015, 20:48


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Il mio blog su ateismo e dintorni: https://ioateo.wordpress.com/

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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Hara il Gio Apr 09 2015, 11:34



E già, proprio lui, l'abate, è stato indicato da Ofrey come primo "araldo, santo, eroe e martire della causa atea"



Abate Meslier in «Memoria dei pensieri e delle opinioni...da cui si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo, affinché sia diretto ai suoi parrocchiani....» ha scritto:
...
La vostra religione non è meno inutile, né meno legata alla superstizione, di ciascuna delle altre; non è meno falsa nei suoi princìpi, né meno ridicola e assurda nei suoi dogmi e nelle sue regole morali;
...
Pochissima gente avrebbe un Dio se tanta gente non avesse fatto di tutto per dargliene uno
....
spero di riuscire a disingannarvi e a darvi modo di mettere in pace il vostro spirito e la vostra coscienza contro i falsi timori e le false speranze che costoro suscitano in voi intorno ai beni e ai mali d’una presunta vita dopo la morte (85).

La fede, credenza cieca che serve da fondamento a tutte le religioni, non è che fonte di errori, illusioni, imposture.
...
Maestri. Ma come! Dei Dottori, dei famosi Dottori, che sanno accusare e condannare così bene le false credenze dell’idolatria dei pagani (…) possono pensare che l’assurda e ridicola consacrazione che essi compiono dei loro fragili idoli di pasta abbia più forza ed effetto dell’altrettanto assurda consacrazione che i pagani fanno dei loro idoli di pietra o di legno, d’oro o d’argento? (120)
....
Autorità ipocrita. La religione è difatti un vero e proprio vivaio di fanatici, è il teatro in cui essi recitano meglio la loro parte; […] tali idee sarebbero ormai da tempo scomparse se coloro che le tengono in piedi con la propria autorità, o le comunicano ad altri costretti dalla propria professione, non trovassero il loro grasso tornaconto e copiosi vantaggi nel mantenere salde e conservare inalterate queste false credenze […] secondo il principio  per cui è necessario che il popolo ignori molte cose vere e ne creda molte false (193).

Finitela dunque di ingannare gli uomini con sciocche paure e vane speranze, e smettetela anche di propinare loro idee false sulla grandezza, potenza, bontà, saggezza infinita di un dio che non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai […] (220).

...
Allora ho avuto ragione nel dire che tutto questo ammasso di religioni e leggi politiche non era che un cumulo di misteri di iniquità. Sì, cari amici, non sono che misteri di iniquità, anzi, odiosi misteri di iniquità (237).


E ancora




Ai Signori Curati del vicinato,
...
Sono sicuro che se voi vi affidaste alla semplice natura dei vostri intelletti, vedreste
chiaramente, come io ho visto, che tutte le religioni di questo mondo sono soltanto
invenzioni dell'uomo e che tutto cio' che la religione insegna e vi obbliga a credere
sul sovrannaturale e sul divino, alla fine non e' altro che errore, menzogna,
illusione ed inganno

...
Smettete di divertirvi ad interpretare e a spiegare in senso figurato, allegorico e mistico
delle scritture vuote che ritenete sacre e divine; voi date loro il senso che volete
e fate loro dire tutto cio' che volete per mezzo di presunti significati spirituali e
allegorici che voi create per loro, che tendete di attribuire loro, al fine di trovarci e
di farci trovare delle supposte verita' che non esistono e che non sono mai esistite
...
Per tutto il resto non mi curo di cio' che penserete di me: allora saro' morto e i
morti sono fuori dalla portata dei vivi, i morti sono niente.



Tomo I
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da quovadis il Gio Apr 09 2015, 13:26

Perdona l'ignoranza,
che avrebbe fatto o detto di speciale questo Meslier?
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Hara il Gio Apr 09 2015, 14:04

@Hara ha scritto: è stato indicato da Ofrey come primo "araldo, santo, eroe e martire della causa atea"


@quovadis ha scritto:Perdona l'ignoranza,
che avrebbe fatto o detto di speciale questo Meslier?

"Per la prima volta nella storia delle idee, un filosofo - quando saranno tutti d'accordo? - dedica un'opera alla questione
dell'ateismo: lo professa, lo prova, lo dimostra, argomenta, cita, informa delle sue letture, delle sue riflessioni, ma si basa anche sulle sue esperienze di come va il mondo. Il titolo lo dice chiaramente: Mémoire des pensées et sentimenti de]ean Meslier, e anche il sottotitolo, che annuncia Des démonstrations claires et évidentes de la Vanité et de la Fausseté de toutes les Divinités et de toutes les Religions du Monde. Il libro esce nel 1729, dopo la sua morte: Meslier vi aveva lavorato per gran parte della sua esistenza.
Comincia la storia del vero ateismo."
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da quovadis il Gio Apr 09 2015, 14:22

@Hara ha scritto:
@Hara ha scritto: è stato indicato da Ofrey come primo "araldo, santo, eroe e martire della causa atea"


@quovadis ha scritto:Perdona l'ignoranza,
che avrebbe fatto o detto di speciale questo Meslier?

"Per la prima volta nella storia delle idee, un filosofo - quando saranno tutti d'accordo? - dedica un'opera alla questione
dell'ateismo: lo professa, lo prova, lo dimostra, argomenta, cita, informa delle sue letture, delle sue riflessioni, ma si basa anche sulle sue esperienze di come va il mondo. Il titolo lo dice chiaramente: Mémoire des pensées et sentimenti de]ean Meslier, e anche il sottotitolo, che annuncia Des démonstrations claires et évidentes de la Vanité et de la Fausseté de toutes les Divinités et de toutes les Religions du Monde. Il libro esce nel 1729, dopo la sua morte: Meslier vi aveva lavorato per gran parte della sua esistenza.
Comincia la storia del vero ateismo."


...si basa anche sulle sue esperienze di come va il mondo? azz!
Un ateo che si finge credente e che si fa pure sacerdote sino alla morte… per la bellezza di ininterrotti anni 40 (quaranta,00)
Il giovane Meslier probabilmente non aveva alcuna vocazione ma, consonamente al suo carattere tranquillo, accetta di buon grado di essere avviato alla carriera ecclesiastica, anche se è probabile che Meslier avesse già sviluppato il suo ateismo all'epoca degli studi…(wiki)
Accetta di buon grado? Certo, lui accetta perché è di carattere “tranquillo” e non uno spudorato supermegacialtrone. E se ne è rimasto zitto zitto a recitare la sua particina sino alla fine. Quindi visto che era di carattere tranquillo, mettici pure la pancia piena e la diciottenne accanto … ecco là dove ha trovato la forza di resistere al dilaniante intimo conflitto che lo ha lacerato per quarant’anni . Che forza interiore.
“tutta la vita, trascorsa senza eventi importanti (lui era sempre tranquillo) Solamente … di rilievo restano agli annali della sua esistenza: alcuni parrocchiani lo criticano, appena arrivato (tranquillo ma con le idee chiare), per aver assunto una "perpetua" di soli 18 anni, contro i 40 minimi previsti dal diritto canonico; (chè al tranquillone porcellone le scuirottone di mezza età non piacevano mica) il vescovo interviene, ma Meslier non allontana la ragazza, facendola passare per sua cugina o per una sua famigliare (una meschinazzata degna delle migliori trovate di Totò e Peppone) ”(wikipedia)

"La storia del vero ateismo" scritta da un uomo che oggi per qualità morali sarebbe tanto comune e allineato da passare inosservato
...

scusa non volevo rovinarti un mito
Prima di commentare dovrei informarmi meglio su questo tizio, e tu sei certamente più informato di me.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Hara il Gio Apr 09 2015, 14:55

@quovadis ha scritto:

scusa non volevo rovinarti un mito

Figurati, ho pochi, pochissimi...forse nessun mito e comunque non ne farebbe parte, ed effettivamente nel definirlo  "eroe e martire" forse si è allargato un attimino (   asd  )...però direi che le "qualità" personali c'azzeccano poco con la minore o maggiore qualità dei suoi scritti e con la loro rilevanza in materia.
E le sue esperienze "di come va il mondo" immagino vadano intese come riguardanti gli abusi, le ingiuste vessazioni da parte dei potenti ecc che ha visto con i propri occhi.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da primaverino il Gio Apr 09 2015, 15:50

@Hara ha scritto:

"Per la prima volta nella storia delle idee, un filosofo - quando saranno tutti d'accordo? - dedica un'opera alla questione
dell'ateismo:
[...]
Comincia la storia del vero ateismo."

Ma dai?... Davvero nella storia dell'umanità nessuno aveva mai avuto dubbi sulle divinità? (o certezze sulla loro inesistenza/inconsistenza)?
Te lo chiedo perché una volta avevo visto un'intervista a Carla Corsetti che rivendicava proprio l'ateismo come molto più antico del Cristianesimo... Del tipo: "I cristiani ci sono da 2000 anni, "noi" da molto prima"...
Ora ve bene che era la Corsetti (e quindi è giustificata a priori, un po' come tale Ennio Montesi o per controbilanciarli filosoficamente ti dico Giovanardi, che è il primo "pari livello" si segno opposto che mi sovviene...) ma non mi pare che si possa dire che "una volta eravamo (impersonale) tutti credenti perché eravamo ignoranti, mentre adesso le cose si sanno quindi col tempo che ci vuole saremo (impersonale) tutti atei".
Cioè, magari si, ma non credo all'evoluzione "lineare" del pensiero filosofico. Limite mio?
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Tommy the Cat il Gio Apr 09 2015, 16:03

Credo che l'importanza sia dovuta al fatto che l'opera fosse effettivamente dichiaratamente atea.
Suppongo che in passato scrivere esplicitamente testi sull'ateismo fosse più pericoloso.

Direi che in passato forse era più facile avere certi tipi di credenze visto che trovare alternative basate sul naturale era più complesso e a sviluppare gli strumenti matematico-filosofici che abbiamo oggi per affrontare il funzionamento dell'universo ci sono voluti millenni e lo sforzo di milioni di persone, ma dubito fortemente che questo possa portare all'ateismo totale.
Piuttosto suppongo che il pensiero religioso si sposterà sempre di più in direzioni più moderne e strettamente legate all'esistenzialismo.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da primaverino il Gio Apr 09 2015, 16:08

@Tommy the Cat ha scritto:Credo che l'importanza sia dovuta al fatto che l'opera fosse effettivamente dichiaratamente atea.
1) Suppongo che in passato scrivere esplicitamente testi sull'ateismo fosse più pericoloso.

Direi che in passato forse era più facile avere certi tipi di credenze visto che trovare alternative basate sul naturale era più complesso e a sviluppare gli strumenti matematico-filosofici che abbiamo oggi per affrontare il funzionamento dell'universo ci sono voluti millenni e lo sforzo di milioni di persone, ma dubito fortemente che questo possa portare all'ateismo totale.
2) Piuttosto suppongo che il pensiero religioso si sposterà sempre di più in direzioni più moderne e strettamente legate all'esistenzialismo.

1) Si certo. Infatti la pubblicazione è postuma...
2) Si. Sono d'accordo.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da Hara il Gio Apr 09 2015, 18:40

@primaverino ha scritto:
@Hara ha scritto:

"Per la prima volta nella storia delle idee, un filosofo - quando saranno tutti d'accordo? - dedica un'opera alla questione
dell'ateismo:
[...]
Comincia la storia del vero ateismo."

Ma dai?... Davvero nella storia dell'umanità nessuno aveva mai avuto dubbi sulle divinità? (o certezze sulla loro inesistenza/inconsistenza)?


Farsi interprete dell'altrui dire è un lavoraccio Quindi infilo Onfray tra gli apostoli dell'ateismo, anzi del post ateismo o "ateismo ateo", linko e per soprammercato spoilero un po' a casaccio  asd

pag 30 e ss:
E l'ateo? La negazione di Dio e dell'aldilà occupa probabilmente
una parte dell'anima del primo uomo che crede. Rivolta,
ribellione, rifiuto dell'evidenza, irrigidimento di fronte alle decisioni
del destino e della necessità, la genealogia dell'ateismo
sembra altrettanto semplice di quella della credenza. Satana,
Lucifero, il portatore di chiarezza - il filosofo emblematico dei
Lumi -, colui che dice no e non vuole sottomettersi alla legge di
Dio, si sviluppa in contemporanea in questo periodo fecondo. Il
diavolo e Dio rappresentano le due facce di una stessa medaglia,
come teismo e ateismo.
E tuttavia il termine non è antico e la sua accezione precisa -
la posizione di chi nega l'esistenza di Dio se non come finzione
costruita dagli uomini per cercare di sopravvivere malgrado l'ineluttabilità
della morte - è tardiva in Occidente. Certo, l'ateo
esiste nella Bibbia - Salmi (10,4 e 14, 1) e Geremia (5, 12) -, ma
nell'antichità esso designa talora non chi non crede in Dio, ma
colui che non accetta gli dèi dominanti del momento, le loro forme
socialmente stabilite. Per molto tempo l'ateo è la persona che
crede a un dio affine, straniero, eterodosso. Non l'individuo che
svuota il cielo, ma colui che lo popola con le proprie creature.
In tal modo l'ateismo serve politicamente ad allontanare, identificare
o fustigare l'individuo che crede a un dio diverso da quello
che l'autorità del momento e del luogo invoca a sostegno del suo
potere. Poiché un Dio invisibile, inaccessibile, dunque silenzioso
riguardo a ciò che gli si può far dire o addossare, non si ribella
quando qualcuno si pretende investito da lui per parlare, decretare,
agire in suo nome, per il meglio o per il peggio. Il silenzio di
Dio permette la chiacchiera dei suoi ministri che usano e abusano
dell'epiteto: chiunque non crede al loro Dio...
eccetera

Pag 35 e ss:
Ateismo risale al 1532, ateo esiste nel secondo secolo dell'era volgare
presso i cristiani che denunciano e stigmatizzano gli átheoi:
quelli che non credono nel loro dio resuscitato il terzo giorno.
Da qui a concludere che questi individui dallo spirito non ingombro
di storie per bambini non riconoscono nessun dio, il
passo è assai presto fatto. Di modo che i pagani - i quali venerano
gli dèi della campagna, come conferma l'etimologia -, passano
per negatori degli dèi, poi di Dio. Il gesuita Garasse fa di Lutero
un ateo (!), Ronsard fa la stessa cosa con gli ugonotti.
La parola equivale a un insulto assoluto: l'ateo è l'immoralista,
l'amorale, l'immondo personaggio del quale voler sapere di
più o studiare i libri diventa una colpa, una volta che sia stato
etichettato come tale. La parola basta a impedire l'accesso all'opera.
Funziona come l'ingranaggio di una macchina da guerra
lanciata contro tutto ciò che non si muove nell'orbita della più
pura ortodossia cattolica, apostolica e romana. Ateo, eretico, alla
fine sono una cosa sola. La qual cosa finisce per comprendere
un sacco di gente!
Molto presto Epicuro deve fronteggiare accuse di ateismo.
Ma né lui né gli epicurei negano l'esistenza degli dèi: composti di materia sottile, posti negli intermundia, impassibili, incuranti
del destino degli uomini e dell'andamento del mondo, vere incarnazioni
dell'atarassia, idee della ragione filosofica, modelli la
cui imitazione può produrre saggezza, gli dèi del filosofo esistono
realmente - per di più in quantità. Ma non come quelli della
città greca che tramite i loro sacerdoti esortano a piegarsi alle
esigenze comunitarie e sociali. Ecco il loro unico torto: la loro
natura antisociale.
La storiografia dell'ateismo - rara, parsimoniosa e di qualità
piuttosto cattiva - commette dunque un errore datandolo dai
primi tempi dell'umanità. Le cristallizzazioni sociali richiedono
la trascendenza: l'ordine, la gerarchia - etimologicamente: il potere
del sacro. La politica, la città possono funzionare tanto più
facilmente in quanto fanno appello al potere vendicatore degli
dèi rappresentati in terra, si presume, dai dominatori, che assai
opportunamente muovono i comandi.

Imbarcati nell'impresa di giustificare il potere, gli dèi - o Dio
- passano per interlocutori privilegiati dei capitribù, dei re e dei
principi. Queste figure terrene pretendono di trarre il loro potere
dagli dèi che glielo confermerebbero con l'aiuto di segni
evidentemente decodificati dalla casta dei sacerdoti, interessata
anch'essa ai benefici del supposto esercizio legale della forza.
L'ateismo diventa allora un'arma utile per gettare questo o quello,
se solo resiste o ricalcitra un po', nelle prigioni, in galera, se
non addirittura al rogo.
L'ateismo non comincia con quelli che la storiografia ufficiale
identifica e condanna come tali. Il nome di Socrate onestamente
non può figurare in una storia dell'ateismo. Né quello di Epicuro
e dei suoi. Nemmeno quello di Protagora, che nello scritto Sugli
dèi si limita a dichiarare che nei loro confronti non può affermare
nulla, né la loro esistenza, né la loro inesistenza. La qual cosa,
per lo meno, significa agnosticismo, incertezza, persino scetticismo
se vogliamo, ma certamente non ateismo: questo implica
una franca affermazione dell'inesistenza degli dèi. Il Dio dei filosofi entra spesso in conflitto con quello di Abramo,
di Gesù e di Maometto.
Anzitutto perché il primo deriva
dall'intelligenza, dalla ragione, dalla deduzione, dal ragionamento,
poi perché il secondo implica piuttosto il dogma, la rive-lazione, l'obbedienza - per via della collusione tra potere spirituale
e potere temporale. Il Dio di Abramo caratterizza piuttosto
quello di Costantino, poi dei papi o dei principi guerrieri assai
poco cristiani. Non ha molto a che vedere con le costruzioni
stravaganti messe in piedi con cause incausate, con i primi motori
immobili, con idee innate, armonie prestabilite e altre prove
cosmologiche, ontologiche e fisico-teologiche...
Spesso ogni velleità filosofica di pensare Dio al di fuori del
modello politico dominante diventa ateismo. Così quando la
Chiesa taglia la lingua del prete Giulio Cesare Vanini, lo impicca,
poi lo manda al rogo a Tolosa il 9 febbraio 1619, assassina
l'autore di un'opera il cui titolo è: Anfiteatro dell'eterna provvidenza
divino-magica, cristiano-fisica e non meno astrologico-cattolica,
contro i filosofi, gli atei, gli epicurei, i peripatetici e gli stoici(1615).

Salvo non prendere affatto in considerazione questo titolo -
a torto, almeno se si tiene conto della sua esplicita lunghezza -
bisogna capire che questo pensiero ossimorico non nega la
provvidenza, il cristianesimo, il cattolicesimo, ma in compenso
rifiuta nettamente l'ateismo, l'epicureismo e altre scuole filosofiche
pagane. Tutto ciò non ne fa un ateo - motivo per il quale lo
si condanna a morte -, quanto, più probabilmente, una specie di
panteista eclettico. A ogni modo eretico perché eterodosso.
Spinoza, anche lui panteista - e dall'intelligenza ineguagliata -,
si vede ugualmente condannato per ateismo, come dire: mancanza
di ortodossia ebraica...

eccetera

@primaverino ha scritto:non mi pare che si possa dire che "una volta eravamo (impersonale) tutti credenti perché eravamo ignoranti, mentre adesso le cose si sanno quindi col tempo che ci vuole saremo (impersonale) tutti atei".

Spoiler:
Non si uccide un soffio, un vento, un odore, non si uccide un
sogno, un'aspirazione. Dio fabbricato dai mortali a loro imma-
gine ipostatizzata non esiste se non per rendere possibile la vita
quotidiana, nonostante il cammino di tutti verso il nulla. Fin
quando gli uomini moriranno, una parte di essi non potrà sopportare
questa idea e inventerà dei sotterfugi. Non si assassina
un sotterfugio, non lo si uccide. Piuttosto potrebbe essere lui a
uccidere noi: poiché Dio manda a morte tutto ciò che gli resiste.
In primo luogo la ragione, l'intelligenza, lo spirito critico. Il resto
segue per reazione a catena.
L'ultimo Dio sparirà con l'ultimo uomo. E con lui spariranno
il timore, la paura, l'angoscia, macchine per creare divinità. Il terrore
di fronte al nulla, l'incapacità di considerare la morte come
un processo naturale, inevitabile, col quale è necessario venire a
patti, davanti al quale solo l'intelligenza può essere efficace, ma
anche il diniego, la mancanza di senso all'infuori di quello che noi
stessi diamo, l'assurdità a priori: sono questi i fasci genealogici del
divino. La morte di Dio presuppone l'addomesticamento del nulla.
Noi siamo lontani anni luce da un tale progresso ontologico.

Altrove poi parla della "nostra" laicità (e dell'"ateismo cristiano") come sostituzione, cambiamento di etichetta, lodevole ma in piena continuità...  non tutto mi convince, ma, come già detto,  lo trovo ricco di stimoli e di spunti.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da jessica il Ven Apr 10 2015, 16:34

@primaverino ha scritto:Ma dai?... Davvero nella storia dell'umanità nessuno aveva mai avuto dubbi sulle divinità? (o certezze sulla loro inesistenza/inconsistenza)?
Te lo chiedo perché una volta avevo visto un'intervista a Carla Corsetti che rivendicava proprio l'ateismo come molto più antico del Cristianesimo... Del tipo: "I cristiani ci sono da 2000 anni, "noi" da molto prima"...
Ora ve bene che era la Corsetti (e quindi è giustificata a priori, un po' come tale Ennio Montesi o per controbilanciarli filosoficamente ti dico Giovanardi, che è il primo "pari livello" si segno opposto che mi sovviene...) ma non mi pare che si possa dire che "una volta eravamo (impersonale) tutti credenti perché eravamo ignoranti, mentre adesso le cose si sanno quindi col tempo che ci vuole saremo (impersonale) tutti atei".
Cioè, magari si, ma non credo all'evoluzione "lineare" del pensiero filosofico. Limite mio?
ma no... figurarsi...di filosofi "atei" è piena la storia. or non mi sovviene come si chiamava quello degli dèi-cavalli, per fare un esempio ripescando reminiscenze di 3 superiore...

edit.
senofane di colofone
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da quovadis il Ven Apr 10 2015, 17:20

Ma ci pensate a questo antesignano del pensiero ateo come deve aver vissuto? Non un giorno della sua vita pubblicamente speso e goduto da ateo. Non una parola pubblicamente proferita che fosse in sintonia con quanto gli passava realmente per la testa.
E non solo si è privato di vivere, gustare, dare libera e manifesta espressione di sé in quanto ateo, ha addirittura vissuto da uomo di vera fede. Si è fatto prete!
Ha dedicato ogni giorno della sua vita, sino alla morte, al dialogo coi fedeli, ogni giorno era l'assistente spirituale di qualche fedele, ogni giorno ha officiato messa, ha preparato l'omelia per il giorno dopo, ha partecipato a convegni e aggiornamenti con vescovi cardinali e monsignori, conferenze pastorali, ritiri spirituali, gite parrocchiali, ha confessato concesso assoluzioni, dispensato consigli spirituali, benedetto, conferito sacramenti, recitato rosari e ogni sorta di preghiera a Dio ai santi alla Beata Vergine Maria, ha magari involontariamente convertito qualche anima smarrita ...
Certo che se al principio della sua carriera, quale ateo (uno come tanti altri del tempo), poteva provare un senso di comprensibile distacco e indifferenza per quello che faceva, via via deve aver maturato un odio crescente per tutto quanto gli stava intorno. Per ogni istante della sua intera vita spesa per nulla. La sua giovinezza sino all’età matura totalmente assorbita nella farsa di venerare il nulla. Un odio crescente che deve aver travolto tutto, sino a sfociare nel testamento, dai colleghi sacerdoti e tutto il clero per l'inutilità della loro stessa esistenza,  dai parrocchiani e le loro ridicole credenze e assillanti paturnie mentali, dai ridicoli gesti e parole  che davano forma ai riti e alle liturgie, dalle vane parole spese per parlare di un'entità fittizia, per lodarla, per celebrarne ed esaltarne il dialogo col suo popolo,  dall'offerta dell'obolo inutilmente donato in favore della Chiesa, alle donazioni di intere eredità.
La Chiesa svuotata della sua anima missionaria e  della risposta vocazionale alla divina investitura non poteva semplicemente apparirgli come qualcosa di inutile. Quell’apparato così grande, capillarmente strutturato e  organizzato, per stare mirabilmente in piedi, doveva pur fondarsi su qualcosa e non certo su un miracolo.
Probabilmente una grande Azienda per una grande Business. Questa, nella sua testa, la reale vocazione e la reale politica che reggeva il carrozzone. Uno dei primi atei che forse poté pensare questo. E molto probabilmente quando il giovane Meslier prese i voti farlocchi non aveva ancora tratto queste considerazioni sulla Chiesa.
Chi prima di lui avrebbe potuto avanzare tali considerazioni critiche se non un ateo “disincantato”, “realista” e… prete? Un ateo che senza fede ha vissuto da religioso per tutta la vita. Meslier, seppur realmente, ha però sperimentato la “forma” della vita religiosa ma non l’esperienza della fede.
Una miscela esplosiva shakerata per 40’anni che ha generato il primo degli atei consapevoli delle ragioni della propria incazzatura. I tempi non erano propizi per una società capace di capire e accettare uomini così. Ma lui ha pensato bene di  presentarsi al mondo solo dopo esserne uscito.
Certamente questa farsa/sacrificio, un ruolo che probabilmente Meslier non è più riuscito a scucirsi di dosso e che deve essersi  appuntato con incoscienza,  ha concorso non poco alla ricezione e all’affermazione dello Stato laico. Di certo, non si può ignorare il fatto che il suo Testamento, e gli effetti sul mondo da questo generati, sia stato redatto da un uomo totalmente condizionato da un’esperienza singolarissima, quella di aver vissuto una vita intera per quello che forse non è mai stato.
Non da credente, ma come un credente.
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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

Messaggio Da silvio il Sab Apr 11 2015, 00:19

Il mestiere del prete specie nel passato era un lavoro, un  modo in una società diffcile di sbarcare il lunario.
Avevo un cugino che non riusciva a lavorare, problemi spicologici, psichiatrici probabilmente, cioè una persona al bordo, non completamente pazza, non completamente sana, ma di fatto inabile alla vita produttiva, ma non strupido, affatto.
Ha provato a fare il prete, un solo motivo, avere un tetto e una minestra sicura.
Credo che non sia il solo, ce ne siano diversi, che in Dio, Gesù e compagnia non credono affatto.
Di fondo sono convinto che nessuno su questa terra creda veramente nell'esistenza di un Dio buono e misericordioso, nemmeno i preti, nemmeno i santi, Maria Teresa di Calcutta si domandava spesso, ma Dio dove sta ! Non lo sento diceva, lo cercava ma trovava solo il silenzio che tutti noi sentiamo intorno.
La fede è una speranza o il frutto di una mente semplice, ma ogni essere pensante sia pur prete ha dubbi, tira avanti, Meslier faceva un lavoro, magari pure bene, ha solo avuto la volontà di essere sincero.
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silvio


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Re: atti degli apostoli dell'ateismo

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