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il thread di nessuno

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Hara il Lun Nov 17 2014, 00:11

@Fux ha scritto:Sarebbe interessante sapere se è possibile (in linea di principio, quindi senza considerare le nostre limitazioni tecnologiche) costruire un robot del tutto indistinguibile da un essere umano (e se no, perché).
Immaginando che sia possibile, cosa avrebbe di diverso da un essere umano vero e proprio? O, all'opposto: cos'avrebbe un essere umano di diverso da un robot?

Che il meccanismo uomo è imperfetto, è un frutto casuale che porta in sé le tracce di tutti i vicoli ciechi dove lo ha condotto l'evoluzione.  Che il cervello lavora anche in modi assolutamente casuali, che siamo condizionati dalle esperienze,  che viviamo in una realtà psichica e che ognuno ha la propria e che questa si inizia a costruire dal momento del parto e si modifica col tempo, con le tappeddella vita, con l'esperienza, che i neuroni del nostro apparato digerente sono altrettantoiimportanti di quelli del cervello,  che le fasi e i casi della vita....i lutti...l'amore...la genitorialita...

sarebbe possibile cacciare tutto ciò in un algoritmo? E quanti tipi umani ..

.
e mi sto cecando con 'sto i minkia  sisi




 i-minkia
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da silvio il Lun Nov 17 2014, 00:44

L'algoritmo prevede un procedimento molto preciso per far funzionare una macchina e quella più vicina la cervello è il computer, le sue proprietà devono essere :

Non ambiguità: le istruzioni devono essere univocamente interpretabili dall’esecutore dell’algoritmo.
Eseguibilità: l’esecutore deve essere in grado, con le risorse a disposizione, di eseguire ogni istruzione in un tempo finito.
Finitezza: l’esecuzione di un algoritmo deve terminare in un tempo finito per ogni insieme di valori in ingresso.

Noi invece siamo ambigui, incostanti, passiamo da un pensiero all'altro, insomma qualcosa di diverso.

Si dovrebbe pensare ad una macchina che si comporta in modo casuale, cioè i dati non seguono un algoritmo, ma una sequenza casuale, cioè senza controllo.
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da delfi68 il Lun Nov 17 2014, 00:57

Ciao pazzo! Bentornato!! clown

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la consapevolezza della normalità della follia è una cosa che mi fa impazzire!
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Psyre il Lun Nov 17 2014, 11:47

@Fux ha scritto:
@nemo ha scritto:
@Fux ha scritto:Ma la conformazione cerebrale dipende solo in parte dai geni, credo. sisi

l'altra parte da cosa dipende?
Dall'ambiente (in senso lato). Ma lascio rispondere ad Avalon che ne sa molto più di me. yessir

Sul libero arbitrio, ci sono studi che mostrano che quando decidiamo di compiere un'azione, ad esempio muovere un dito, i neuroni motori si "accendono" prima che noi sappiamo coscientemente di voler muovere il dito. Per dirla rozzamente, iniziamo a muovere il dito prima di aver deciso coscientemente di farlo. Il che pone un interessante problema filosofico. mgreen
Precisazione.
I neuroni motori si accendono prima che uno arrivi ad esserne cosciente per le azioni, cosiddette, automatiche ovvero quelle mosse, principalmente (ma non solo), attraverso le cellule percettive “vicino” ai tendini/muscoli. Ad esempio, se io porto inavvertitamente la mano sul termosifone che scotta, è la comunicazione con il midollo spinale ad avvenire per prima e che rimanda immediatamente il segnale ai muscoli che fanno si che io ritragga la mano per non bruciarmi e solo in un secondo momento (qualche frazione di secondo) la comunicazione arriva anche all’encefalo che mi fa pensare “il fuoco brucia e se non voglio farmi male è meglio non mettere la mano li”.
Per le azioni coscienti, e lo dice anche la parola stessa, sono comunque i potenziali d’azione della corteccia motoria, etc. ad attivarsi per prima. Ad esempio, se io decido che dall’armadio voglio la maglietta blu che si trova sotto quella grigia nel cassetto in basso a destra, il segnale mi parte dall’encefalo,  s’incanala al tronco encefalico e si avvia ai neuroni motori del midollo spinale sino a farmi muovere mano e corpo per prendere la maglietta blu.
In entrambi i casi, la comunicazione passa attraverso il sistema nervoso centrale; gli esperimenti quindi non è che affermano che ci muoviamo sempre prima di sapere il perché, ma hanno evidenziato come non sempre ci muoviamo perché l’abbiamo deciso noi, scoprendo un’importante ed autonoma funzione del midollo spinale, prima a noi ignota e che, tale ignoranza, ci faceva presumere che noi fossimo sempre coscienti di tutte le nostre azioni, in particolare, di tutte le azioni motorie.
 
 
Per la conformazione cerebrale, essa dipende si dai geni, ma sappiamo essere una struttura molto plastica e dinamica, pertanto, dipende in buona parte anche, ad esempio, da come e quanto esercitiamo il nostro intelletto.
Si sta scoprendo inoltre come l’incidenza dell’ambiente esterno, soprattutto le sostanze che assumiamo (vedi alimentazione, stile di vita, ma anche droghe o farmaci) influenzano l’attivazione o la disattivazione di neurotrasmettitori e/o di nuove o vecchie vie sinaitiche.
 




 
Volevo inoltre continuare il pensiero di silvio. 
@silvio ha scritto:L'algoritmo prevede un procedimento molto preciso per far funzionare una macchina e quella più vicina la cervello è il computer, le sue proprietà devono essere :

   Non ambiguità: le istruzioni devono essere univocamente interpretabili dall’esecutore dell’algoritmo.
   Eseguibilità: l’esecutore deve essere in grado, con le risorse a disposizione, di eseguire ogni istruzione in un tempo finito.
   Finitezza: l’esecuzione di un algoritmo deve terminare in un tempo finito per ogni insieme di valori in ingresso.

Noi invece siamo ambigui, incostanti, passiamo da un pensiero all'altro, insomma qualcosa di diverso.

Si dovrebbe pensare ad una macchina che si comporta in modo casuale, cioè i dati non seguono un algoritmo, ma una sequenza casuale, cioè senza controllo.
La comparazione più vicina al cervello, proprio debba essercene una, è con una struttura funzionale, autonoma, adattabile e dinamica di un insieme di circuiti, cosa che, almeno attualmente, un computer non è.
Per la questione algoritmo, in particolare, non può non venirmi in mente quel 3D di qualche tempo fa relativo al pensiero di una fisica nei confronti del libero arbitrio e, quindi, di riflesso, della coscienza. Se ci sarà o meno un algoritmo penso che, almeno una parte, dipenda da chi tale algoritmo lo elabora perché, se lo facesse una persona di quello stampo, dubito che ci si muoverebbe di un solo passo verso la sua eventuale scoperta; in quanto se è vero che la materia alla base del pensiero è fisica, il pensiero non è completamente legato alle leggi della fisica, interfacciandosi, tra l’altro, in maniera influente su altri pensieri coscienti e non coscienti. Ciò comporta che produzioni di leggi non fisiche, vanno a modificare inevitabilmente, anche la materia osservata sino ad ora solo sotto lo stretto controllo delle leggi fisiche, chiudendo un occhio per ciò che non è conforme. E ciò va benissimo per la maggior parte degli studi. Meno bene, proprio per tale motivo, per comprendere il pensiero, la coscienza stessa. Tale variabile e dinamica degli eventi, slegati e pure interconnessi dalle leggi fisiche, deve essere considerata se si vuol arrivare a comprendere la mente appieno.
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Lun Nov 17 2014, 14:59

Sull'uomo come robot: l'algoritmo è semplicemente più complesso e impossibile da calcolare da un uomo al momento, ma le nostre reazioni sono sì determinate da miliardi di cause interconnesse fra loro, ma sono comunque input che determnano una reazione, semplicemente ora non siamo in grado di calcolare quelle reazioni. Tutto qua.

Sulla coscienza: è un effetto collaterale dell'evoluzione, dobbiamo farci i conti tutti i giorni, ci è stata d'aiuto, ma ci crea allo stesso modo dei problemi. Così come tanti altri imperfetti risultati dell'evoluzione.

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da silvio il Lun Nov 17 2014, 22:25

La coscienza però è il sale della nostra condizione, noi possiamo anche seguire una enormità di impulsi al di fuori di una nostra reale volontà, ma di fondo alla fine tutto torna a noi, come dimensione unitaria e unica.
La cosa strana che noi siamo miliardi di interazioni, tantissime cose diverse ma alla fine si risolve in un unicum, cioè un soggetto che fa l'esperienza.
Essere, esistere, averne coscienza, essere un osservatore, ci deve essere una funzione specifica deputata a questa fiunzione, una CPU ?
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Mar Nov 18 2014, 11:15

io sono più concentrato sul capire quanto un "evenienza/eccedenza" evolutiva ci condizioni in maniera così determinante da provocare l'auto-estinzione di specie involontaria e il malessere esistenziale individuale
(sto parlando della coscienza)

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Fux il Mar Nov 18 2014, 11:22

In che modo la coscienza di per sé dovrebbe favorire la nostra estinzione? dubbioso

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Mar Nov 18 2014, 11:31

@Fux ha scritto:In che modo la coscienza di per sé dovrebbe favorire la nostra estinzione? dubbioso
facendoci vedere come qualcosa di estrapolato dal tutto, accade con la coscienza di sé e anche con la coscienza di specie
sono ambedue fortemente influenzate dalle emozioni e la reazione che avviene fra emozioni e coscienza è nel breve periodo positiva (in qualche maniera) nel lungo periodo deleteria
l'unica possibilità di salvezza (sia generale che particolare) è il ricorso alla razionalità
ma penso che la capacità di farvi ricorso sia una mutazione genica recessiva, quindi poco diffusa

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Mar Nov 18 2014, 11:35

Nota Bene: i miei sono discorsi più che altro "filosofici". Non pretendete dati scientifici a supporto. Sto solo ipotizzando.

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 09:09

(riprendo il mio thread e rimpinguo con altri pensieri, sperando vi possano interessare)

Come inquadrare da un’angolatura non religiosa ma occidentale e scientifica la possibilità di educare le proprie emozioni, accrescendo quelle positive e rimuovendo quelle negative?
Bisogna partire da un approccio multidisciplinare valutando le emozioni dal punto di vista psicologico, neurologico, biologico , evoluzionista, ecc... per poi trarne successivamente delle conclusioni.

Innanzitutto distinzione tra:
Temperamento (quello che è la condizione tipica emotiva di base di un individuo)
Umore (che sarebbe l'emotività che sentiamo in un dato momento senza apparenti motivi, vedi "svegliarsi con la luna storta")
Emozione (quello che si sente in reazione ad un dato avvenimento)

Partendo dall'emozione si può cambiare il temperamento e non il contrario. Ecco perchè è utile coltivare delle buone emozioni, rimuovendo quelle distruttive. Quali sono quelle distruttive?
Rabbia (generata solitamente da un ostacolo di natura sia fisica che intellettiva)
Desiderio ( generato dall'attaccamento fisico e mentale a qualcosa)
Illusione ( una modalità reiterata di vedere le cose in un dato modo che distorce la comprensione della realtà)

Cosa sono le emozioni: una caratteristica nota è che le emozioni insorgono improvvisamente e ce ne accorgiamo quando sono già "all'opera". Cosa fare dunque per evitare che quelle distruttive, ci sottomettano?
1. riconoscere subito che si è in preda ad un'emozione
2. osservarla: cercare di capire cosa la genera? come rimuoverla? ecc... Il solo fatto di fermarsi mentalmente ad osservare la propria emozione e se stessi aiuta molte volte a disinnescare il processo di auto-catalizzazione, che si genera se ci si "lascia andare" ad essa.
3. aumentare il periodo di reazione: non reagire immediatamente sulla base dell'emozione, ma porre un intervallo che dopo essere stato occupato dal riconoscimento della stessa, deve essere aumentato con esercizi di respirazione profonda. In tal modo si sposta il pensiero dall'emozione e dal motivo scatenante su un attività neutra: il respiro, concentrandosi su esso e disinnescando quei circuiti neuronali attivati dall'emozione.

Allenarsi affinchè oltre a cambiare le emozioni, riusciamo anche a modificare l'umore e il temperamento. Come? Coltivando le emozioni positive. Quali sono?
1.Affetto (contrario dell'odio e della rabbia) desiderio di felicità rivolta ad altri.
2.Compassione (contrario della crudeltà) cercare di rimuovere la sofferenza e la sua origine negli altri.
3.Equanimità (contrario dell'attaccamento e dell'avversione) coltivare un distacco dalle cose e "distribuire" la propria bontà a tutti.
4.Gioia empatica (contrario di gelosia) provare gioia per la felicità altrui.

Come si nota le emozioni positive sono rivolte verso gli altri! Il nostro approccio occidentale ci fa pensare "si, ma io che ci guadagno?" o meno prosaicamente "se io continuo a essere afflitto che senso ha provare emozioni positive, e ne sono realmente capace, in una condizione di afflizione mentale?"
La risposta è sorprendente, per quanto sia vecchia: le emozioni positive si riflettono su noi stessi, creando dei circuiti neuronali (che si formano con la pratica, come i muscoli si rafforzano con l'allenamento) che predispongono una serie di reazioni che hanno ripercussioni anche fisiche (il cervello è fisico!). Da ciò, un'altra considerazione: pensare qualcosa attiva già il percorso cerebrale che si attiva nell'effettuare praticamente un'azione, ecco il perchè degli esercizi mentali degli sportivi e della loro efficacia, per cui pensiamo a qualcosa di positivo nell'affrontare una situazione. Esempio: se "predisponiamo" di default il nostro cervello e i nostri muscoli facciali ad adottare la posizione "sorriso" anche se non ce l'abbiamo stampato in faccia si attivano lo stesso i circuiti cerebrali corrispondenti. Prova a notare la differenza fra qualcosa fatta con questa predisposizione mentale e non.

Come praticare bene le quattro emozioni positive per eccellenza?
Coltivare l'Affetto in maniera eccessiva può portare all'attaccamento -> desiderio
si contrasta il desiderio con l'Equanimità che se è eccessiva può portare all'indifferenza
si contrasta questa con la Compassione di chi soffre, ma essere troppo concentrati sulla sofferenza può portare alla depressione
si contrasta con la Gioia Empatica.

Coltivare queste emozioni aiuta quindi a rafforzare il "sistema immunitario relazionale" cioè il nostro temperamento, che in uno stato di calma evita di essere preda delle emozioni distruttive.
E' chiaro che il mondo non è rosa e fiori, è una palestra per allenare le nostre emozioni. Di fronte alla violenza altrui sempre adottando il metodo sopra descritto per non essere noi stessi preda della violenza (che genera altra violenza in una spirale senza fine che è nostro compito fermare)
1° cercare di rasserenare gli animi con le parole, la ragione, il conforto.
2° venire incontro ricorrendo a compromessi, dando qualcosa di fattivo (reale o simulato che sia)
3° usare il proprio potere, carisma, influenza se si è nella facoltà di esercitarlo
4° ricorrere alla violenza compassionevole, cioè quando si è effettivamente fatto tutto il possibile cercare di fermare chi potrebbe fare molti più danni se lasciato libero di agire. Questa opzione deve essere però rara e considerata solo in casi più che estremi.

Sono regole con cui dovremmo affrontare la nostra vita quotidiana.

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 10:25

Ho mollato a metà per una settimana abbondante la risposta che ti dovevo... peraltro in parte è stata sopravanzata dalla risposta di Psyre, ma ci voglio ancora tornare sopra.
Nel frattempo, ti segnalo alcuni testi che quando hai tempo e musica adatta ;-) possono senz'altro fornirti informazioni utili; per me sono stati fondamentali per arrivare a una buona conoscenza e comprensione dei concetti di mente, coscienza, libero arbitrio, affettività e di come interdipendono tra loro e con la struttura neurale 'hardware'.

Michael Gazzaniga "Chi comanda? Scienza, mente e libero arbitrio"
Sebastian Seung "Connettoma. La nuova geografia della mente"
Giulio Tononi, Marcello Massimini "Niente di più grande. Il segreto della coscienza e la sua misura"
Susan Hart "Cervello, attaccamento e personalità. Lo sviluppo neuroaffettivo"

Questo ultimo post, invece, che dire... è precisamente come la penso, condivido anche le virgole e non avrei saputo/potuto dirlo meglio.

La razionalizzazione delle emozioni come tu l'hai descritta (respirazione a parte :-) ...uso altri metodi: quando entro in fase mannara Shadow sa di potermi disinnescare istantaneamente con l'identità di Eulero, come riflesso condizionato di sollevamento dal piano emotivo entrato in loop verso quello metaemotivo di razionalizzazione) è secondo me il fondamento strutturale di un benessere interiore non volatile.

Significa non essere schiavi delle emozioni transeunti ma usarle come strumento di costruzione di sentimenti solidi e stati d'animo equilibrati.
Soprattutto nelle condizioni in cui mi trovo ora, in cui la malattia ha modificato diversi aspetti della mia sfera emotiva (non solo quella eh...) la sua gestione consapevole e il più possibile razionale è estremamente importante per preservare e consolidare il mio benessere e la mia felicità... e quasi ancor di più quella delle persone a cui tengo.

Spesso si pensa che emozioni distruttive quali ansia, gelosia, paura siano ineluttabili: non è così, e un protocollo di gestione adeguato e l'allenamento cosciente ad affrontarle sono gli strumenti adatti per non esserne sconfitti.
E' tuttavia indispensabile un elemento che aggiungerei alle tue premesse: l'onestà con se stessi.

Altrimenti, tutto ciò che di giusto e buono hai scritto, lo si pretenderà dagli altri, senza richiederlo a se stessi per primi e senza offrirlo.
E' estremamente facile infatti essere 'irresponsabili emotivi' non prendendosi carico di lavorare su stessi e addossando a chi è più vicino la responsabilità ('colpa') della propria infelicità e rabbia.

Non è mica facile. Ma vale la pena camminare quel sentiero.

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Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 10:33

approvo quanto dici: la pratica è il passo più difficile, ancora più che la razionalizzazione della teoria del praticare il passo

sui consigli libreschi ti ringrazio e terrò conto sicuramente
(immagino che le mie deduzioni siano piene di imperfezioni, ma sono spunti non prese di posizione definitive, per cui sono sempre pronto a rivederle)

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Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 10:44

Più che imperfezioni, c'è qualche confusione sui concetti sottesi ai termini mente, intelligenza, coscienza e via dicendo: nel senso comune sono termini che hanno un significato sfumato, ampio, parzialmente sovrapposto; nell'ambito neuroscientifico è ovviamente maggior il rigore e a ogni parole si lega una precisa definizione, a volte perfino contrastante col senso comune.

Per questo penso che avere più informazioni e dati su sviluppo e struttura di mente e cervello possa oltre che esserti di aiuto nella costruzione di questi interessantissimi pensieri, anche ingolosirti d'imparare... per me è così mgreen

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Messaggio Da Fux il Mer Nov 26 2014, 10:53

Perché dici che il desiderio è distruttivo? Secondo me non lo è necessariamente (anche se sicuramente può diventarlo). dubbioso

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Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 10:56

@Fux ha scritto:Perché dici che il desiderio è distruttivo? Secondo me non lo è necessariamente (anche se sicuramente può diventarlo). dubbioso
lo diventa sempre e comunque distruttivo, ti cambia il modo di pensare e di vivere
a me non viene in mente nessun esempio in cui il desiderio sia positivo

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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 11:16

Il desiderio in sé secondo me non ha una così netta valenza positiva o negativa.
Che lo venga a essere in relazione al soggetto dipende dalle motivazioni ancor più che dall'oggetto stesso del desiderio; dipende soprattutto dalle premesse etiche che il soggetto pone alle proprie azioni e scelte.
Il desiderio cambia l'individuo, e questo è vero.
Ma perché presupporre necessariamente che il cambiamento sia negativo?

Anzi.

Desiderare conoscenza. Desiderare essere amati. Desiderare la felicità. Desiderare realizzazione personale.
Non sono desideri negativi nell'oggetto, possono divenire distruttivi a seconda del potere che gli si dà, e di cosa si è disposti a fare per esaudirli...

Quanto più un desiderio è scevro di potere, tanto meno è negativo.
Quanto meno ciò che si desidera serve da alibi per la propria 'negatività' (leggasi inadeguatezza, debolezza, infelicità... via dicendo) tanto più è positivo.

Penso al desiderare l'amicizia di una persona e agire di conseguenza, ad esempio :-)

Edit:
E' negativo il concetto di desiderio egoistico, di possesso, di mio-mio-mio... quello che ti rende Gollum... ecco che ti perverte e cambia la personalità.
Ma non è l'atto di desiderare: è l'esserne schiavi.
Come ogni altra cosa vissuta in forte assenza di equilibrio...

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Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 11:27

@Avalon ha scritto:
Desiderare conoscenza.
sarà comunque insoddisfatto
l'insoddisfazione non fa star bene
@Avalon ha scritto:
Desiderare essere amati.
sarà prima o poi insoddisfatto (per motivi i più disparati)
l'insoddisfazione non fa star bene
@Avalon ha scritto:Desiderare la felicità. Desiderare realizzazione personale.
vedi sopra
ogni desiderio è impossibile da soddisfare (soprattutto quelli "alti" che determinano il corso della vita individuale) per limiti strutturali - i limiti fisici non vengono mai presi in considerazione dai sentimenti e quando ci si scontra con la realtà, cioè che i limiti ci sono, si prendono delle curiosissime smusate -

@Avalon ha scritto:
E' negativo il concetto di desiderio egoistico, di possesso, di mio-mio-mio... quello che ti rende Gollum... ecco che ti perverte e cambia la personalità.
Ma non è l'atto di desiderare: è l'esserne schiavi.
Come ogni altra cosa vissuta in forte assenza di equilibrio...
Come ricordato sopra, io purtroppo uso termini che forse sono troppo onnicomprensivi e da qui si creano barriere comunicative che ostacolano la comprensione

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Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 11:33

Avalon dici che è meglio se la smetto con questi miei deliri?
Almeno fino a che non ho messo a posto la terminologia?
(Tieni conto che così facendo potrei anche smettere del tutto... Io voglio solo comunicare quello che ho capito della vita, ma so benissimo che non ho le capacità comunicative, le competenze scientifiche e l'abilità divulgativa necessaria per tradurre in comunicazione adeguata i miei pensieri)

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Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 11:38

La comprensione tra interlocutori sinceri e volonterosi si costruisce :-)

Da questo ultimo post mi pare di aver chiarito una differenza nel concetto di desiderio come lo intendi tu e come lo penso io - provo a esporre così man mano ci capiamo meglio.

Per te il desiderio in un certo senso è un assoluto... un bisogno ineluttabile e inesauribile.
Io lo vedo più come definito nel tempo e nello spazio, con un oggetto non illimitato ma dipendente dai gradi di libertà del sistema cui pertiene.

Ovvero: il desiderio di conoscenza nella tua accezione non può che essere frustrante causa di sofferenza per non poter conoscere tutto lo scibile nel tempo e nelle possibilità finiti di una vita umana; nella mia è una piacevole soddisfazione poterlo esaudire imparando un po', e poi un altro po', e un altro po' ancora... senza mai voler tendere al tutto ma restando entro l'ambito di variabilità del sistema e cercando di ottimizzarlo.

Questo era un esempio... ma anche gli altri che ho esposto sono parametrizzabili allo stesso modo.
Penso che se un desiderio crea sofferenza (sofferenza interiore, reale e profonda, non lo scazzetto di un momento) debba essere riformulato per risolvere il suo conflitto con i limiti del sistema.
(che può essere anche sistema fisico: desiderare di vivere per sempre, ad esempio)

Ho capito meglio?

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Messaggio Da Fux il Mer Nov 26 2014, 11:43

Esprimere le proprie idee aiuta anche a chiarirsele (o a capire che non si hanno le idee chiare :P).

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Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 11:44

Sì, io intendo sempre per categorie assolute
se stiamo a relativizzare non ci si capisce più nulla ed è davvero inutile parlare, perchè ognuno ha la sua parte di ragione relativa e troveremo punti in comune volta per volta
se si parte dai termini assoluti poi si può scindere nella propria sfera senza bisogna di doversi capire volta per volta
poi ciò che dico vale per me perchè è frutto del mio percorso esperienziale e raffrontato al percorso di altri non assume nessun valore
su questi scogli (comunicazione e esperienze diverse) si infrangono le capacità di empatia razionalizzata

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Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 11:45

@nemo ha scritto:Avalon dici che è meglio se la smetto con questi miei deliri?
Almeno fino a che non ho messo a posto la terminologia?
(Tieni conto che così facendo potrei anche smettere del tutto... Io voglio solo comunicare quello che ho capito della vita, ma so benissimo che non ho le capacità comunicative, le competenze scientifiche e l'abilità divulgativa necessaria per tradurre in comunicazione adeguata i miei pensieri)

NO! ...che non è meglio! mgreen

Innanzitutto non sono deliri: sono discorsi intelligenti e interessanti, e spesso molto condivisibili.
Non partire dal presupposto che sia 'la tua mente bacata' (cit.) a partorirli, quanto invece un bisogno comune a tutti molti esseri umani: quello di razionalizzare la visione dell'abisso, di saper galleggiare nel nonsenso.

Stiamo parlando di conflitti e caratteristiche fondamentali dell'essenza umana... è normale che per arrivare alla maggior comprensione raggiungibile l'uno dell'altro vi siano chiarimenti da chiedere e fare, condivisioni da raggiungere e cooperazione nel dialogo. Io quello che tu vuoi comunicare lo voglio ascoltare, e non solo: lo voglio capire. Competenze scientifiche e abilità divulgativa a prescindere, che non è detto siano sempre costruttive in questa fase: mi capita che il significato 'scientifico' che do a un termine mi svii o mi limiti nella comprensione del senso che tu gli dai, e allora cerco di andare oltre, e a te può capitare lo stesso magari con le mie metafore più sul matematico...

Ma sono certa che alla fine di ogni dialogo abbiamo entrambi tratto del piacere e del significato.

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Adesso sono un pirata.
Un pirata è tenerezza che esplode fiera,
è giustizia incompresa, è amore sconsolato,
è lottare,
è solitudine condivisa,
è navigare senza mai porto, è perenne tormenta,
è possesso sempre insoddisfatto,
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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da Avalon il Mer Nov 26 2014, 11:51

@nemo ha scritto:Sì, io intendo sempre per categorie assolute
se stiamo a relativizzare non ci si capisce più nulla ed è davvero inutile parlare, perchè ognuno ha la sua parte di ragione relativa  e troveremo punti in comune volta per volta
se si parte dai termini assoluti poi si può scindere nella propria sfera senza bisogna di doversi capire volta per volta
poi ciò che dico vale per me perchè è frutto del mio percorso esperienziale e raffrontato al percorso di altri non assume nessun valore
su questi scogli (comunicazione e esperienze diverse) si infrangono le capacità di empatia razionalizzata

...o magari razionalizzare l'empatia aiuta a comprendere comunicazione ed esperienze diverse ad un livello più complesso che non 'la pancia' :-)
A furia di leggere e rileggere i tuoi scritti su RefusiFusi, il valore comune tra il tuo e il mio percorso sto iniziando a trovarcelo... qualcosa che appare lontanissimo nella forma, nella relazione con l'ambiente, ma che forse (dico forse perché questo pensiero è ovviamente frutto del *mio* percorso... :-D ) nasce da una radice sotterranea molto molto simile, che nella tua estetica appare cupa e ineluttabile.


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Re: il thread di nessuno

Messaggio Da nemo il Mer Nov 26 2014, 12:04

leggendomi si può avere l'idea di una persona triste, depressa, funerea in realtà sono molto allegro e gioioso, ma sono allo stesso modo completamente sfiduciato nei confronti dell'umanità, che ritengo il frutto di un'effetto collaterale evolutivo (la coscienza) con tutti i cascami che ciò comporta, questo però non mi deprime più di tanto, so di essere un mutante ( e come me ce ne sono altri, ma siamo comunque una minoranza) che ha nei geni la capacità di rendersi conto della banale futilità di tutto e si fa trasportare dagli stessi nel non imporsi al corso degli eventi, continuando a vivere e a farsi beffe della vita

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