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Kobane: una svolta storico politica ?

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Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Lun Ott 13 2014, 23:46

Sono diversi giorni che sto maturando la convinzione per cui Kobane rappresenti dal punto di vista politico una svolta storica.

Spiego il perché: dagli anni 80 una certa opinione pubblica occidentale è stata abituata a pensare che il cosiddetto anti-occidentalismo affondasse le sue radici in un'empia alleanza tra islamismo e aree politiche di "derivazione di sinistra" dell'occidente.
Queste convinzioni erano maturate attraverso una serie di episodi sparsi per il mondo: a volte fondati, a volte montati ad arte.
In realtà tale dinamica è stata molto più complessa e variegata di quanto la si possa descrivere in cinque righe, ma il messaggio manifesto o latente che arrivava in molti contesti sufficentemente superficiali dell'opinione pubblica occidentale era sostanzialmente questo.
A tutto ciò occorre aggiungere il radicale cambio di guardia politico che ha fatto registrare dagli anni 40 uno spostamento delle simpatie verso il popolo palestinese dell'estrema destra all'estrema sinistra (complementare a ciò che è accaduto alle simpatie verso Israele).

Non si può negare che lo stesso islamismo (antiamericano e antioccidentale) sia una creatura nata dalle sviste (o dalle volontà ?) politico-strategiche di un "certo occidente" ma che poi è diventato un mostro che vive di vita propria che aggredisce i suoi creatori (volontari o involontari che siano).
Per quanto questa creatura abbia fini non condivisibili sia sul piano sociale che politico, le sue manifestazioni di crudeltà ed efferatezza (per quanto grette) hanno conservato fino a poche settimane fa un fondo di "ideale eroico" agli occhi dell'opinione pubblica più idiota e meno preparata a gestire un certo tipo di informazione (un kamikaze che si fa esplodere, così come una decapitazione davanti ad una telecamera hanno il loro effetto mediatico, indipendentemente da tutti gli ulteriori elementi che costituiscono un simile modo di fare notizia non facilmente intuibili al livello epidermico da una buona maggioranza di coloro che ascoltano i notiziari radio-televisivi).

Ora qualcosa è cambiato: davanti alle telecamere di tutto il mondo quel fondamentalismo islamista sta assediando un'enclave di cultura occidentale (perché il PKK, come PYD ed il YPG, non possono non essere considerate espressioni di una cultura socialista vicina all'occidente: un occidente tra l'altro non capitalista).
Ma non è solo questo: per la prima volta i miliziani dell'ISIS si trovano di fronte degli avversari/e forse più determinati/e di loro: si trovano di fronte delle donne emancipate che sono disposte a sacrificare la propria vita per difendere la loro esistenza, la loro emancipazione e la loro libertà !
I veri eroi di Kobane in questo momento sono proprio le donne che con la loro determinazione  stanno mostrando al mondo intero che si può fermare il fondamentalismo con la stessa determinazione di quel fondamentalismo che fino ad oggi la cultura occidentale sembrava non essere in grado di eguagliare.

Non so se il sacrificio della giovane Arin Mirkan può aver fatto a tutti lo stesso effetto che ha fatto a me ! ... ma su di me è stato "positivamente devastante" ! ... non voglio scrivere "a voce alta" qui nel forum i pensieri che ha prodotto nei miei sentimenti personali più profondi, perché forse nessuno mi prenderebbe sul serio, ma il suo nome lo ricorderò per sempre insieme a quello di altre donne e uomini il cui sacrificio eroico silenzioso ha significato qualcosa ben oltre l'inutile propaganda gonfiata che è stata riservata ad altri che assolutamente non la meritavano.  

Chiudo questo post con una considerazione che mi è arrivata da una mailing list e che dovrebbe invitare alla riflessione:

L’autore, l’antropologo e attivista americano David Graeber, traccia un paragone tra l’attuale situazione del Kurdistan (nel Rojava) e la guerra di Spagna del 1936. Paragone per molti versi plausibile e suggestivo. Tranne che per un particolare assai importante: l’autore dimentica il ruolo controrivoluzionario svolto dallo stalinismo.

Allora, lo stalinismo pugnalò alle spalle la rivoluzione sociale spagnola, per favorire la politica estera dell’Unione Sovietica che, in quel momento, voleva mantenere a tutti i costi buoni rapporti con le «grandi democrazie», Inghilterra e Francia. E sacrificò la Spagna. Le tragiche conseguenze del «non intervento» le descrive Graeber.

Per raggiungere quello scopo, lo stalinismo costituì una vera e propria «quinta colonna» che disgregò il fronte proletario. Questa deleteria operazione coinvolse, loro malgrado, gli organismi politici proletari, a iniziare da molti anarchici (non tutti), che non seppero (e non vollero) reagire alla pugnalata alle spalle. E soprattutto costoro non seppero (e non vollero) trarre le dovute conclusioni. E più volte hanno alimentato pericolose illusioni.

C’è da augurarsi che, oggi, i combattenti kurdi facciano tesoro di questa e di tante altre tragiche esperienze. E non affidino le proprie sorti alle «quinte colonne» del nemico. Fidandosi di una troppo generica «sinistra internazionale».

d.e.




Nel bel mezzo della zona di guerra siriana
un esperimento democratico sta venendo seriamente minacciato dall’Isis
Che il mondo intero ne sia all’oscuro è uno scandalo!



David Graeber, antropologo e attivista americano.

Nel 1937, mio padre si arruolò volontario per combattere nelle Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Spagnola. Quello che sarebbe stato un colpo di Stato fascista era stato temporaneamente fermato da un sollevamento dei lavoratori, condotto da anarchici e socialisti, e nella maggior parte della Spagna ne seguì una genuina rivoluzione sociale, portando intere città sotto il controllo di sistemi di democrazia diretta, le fabbriche sotto la gestione operaia e le donne ad assumere sempre più potere.

I rivoluzionari spagnoli speravano di creare la visione di una società libera cui il mondo intero avrebbe potuto ispirarsi. Invece, i poteri mondiali dichiararono una politica di “non intervento” e mantennero un rigoroso embargo nei confronti della repubblica, persino dopo che Hitler e Mussolini, apparenti sostenitori di tale politica di “non intervento”, iniziarono a fare affluire truppe e armi per rinforzare la fazione fascista. Il risultato fu quello di anni di guerra civile terminati con la soppressione della rivoluzione e quello che fu uno dei più sanguinosi massacri del secolo.

Non avrei mai pensato di vedere, nel corso della mia vita, la stessa cosa accadere nuovamente. Ovviamente, nessun evento storico accade realmente due volte. Ci sono infinite differenze fra quello che accadde in Spagna nel 1936 e quello che sta accadendo ora in Rojava, le tre province a larga maggioranza curda nel nord della Siria. Ma alcune delle somiglianze sono così stringenti, e così preoccupanti, che credo sia un dovere morale per me, in quanto cresciuto in una famiglia le cui idee politiche furono in molti modi definite dalla Rivoluzione spagnola, dire: non possiamo fare sì che tutto ciò finisca ancora una volta allo stesso modo.

La regione autonoma del Rojava, così come esiste oggi, è uno dei pochi raggi di luce – un raggio di luce molto luminoso, a dire il vero – a emergere dalla tragedia della Rivoluzione siriana. Dopo aver scacciato gli agenti del regime di Assad nel 2011, e nonostante l’ostilità di quasi tutti i suoi vicini, il Rojava non solo ha mantenuto la sua indipendenza, ma si è configurato come un considerevole esperimento democratico. Sono state create assemblee popolari che costituiscono il supremo organo decisionale, consigli che rispettano un attento equilibrio etnico (in ogni municipalità, per esempio, le tre cariche più importanti devono essere ricoperte da un curdo, un arabo e un assiro o armeno cristiano, e almeno uno dei tre deve essere una donna), ci sono consigli delle donne e dei giovani, e, in un richiamo degno di nota alle Mujeres Libres (Donne Libere) della Spagna, un’armata composta esclusivamente da donne, la milizia “YJA Star” (l’”Unione delle donne libere”, la cui stella nel nome si riferisce all’antica dea mesopotamica Ishtar), che ha condotto una larga parte delle operazioni di combattimento contro le forze dello Stato Islamico.

Come può qualcosa come tutto questo accadere ed essere tuttavia perlopiù ignorato dalla comunità internazionale, persino, almeno in gran parte, dalla sinistra internazionale? Principalmente, sembra, perché il partito rivoluzionario del Rojava, il PYD, lavora in alleanza con il turco Partito Curdo dei Lavoratori (PKK), un movimento combattente marxista impegnato sin dagli anni Settanta in una lunga guerra contro lo Stato turco. La Nato, gli Stati Uniti e l’Unione Europea lo classificano ufficialmente come “organizzazione terroristica”. Nel frattempo, l’opinione di sinistra lo descrive spesso come Stalinista.

Ma, in realtà, il PKK non assomiglia neppure lontanamente al vecchio, organizzato verticalmente, partito Leninista che era una volta. La sua evoluzione interna, e la conversione intellettuale del suo fondatore, Abdullah Ocalan, detenuto in un’isola-prigione turca dal 1999, lo hanno condotto a cambiare radicalmente i propri scopi e le proprie tattiche. Il PKK ha dichiarato che esso non cerca nemmeno più di creare uno Stato curdo. Invece, ispirato in parte dalla visione dell’ecologista sociale e anarchico Murray Bookchin, ha adottato una visione di “municipalismo libertario”, invitando i curdi a formare libere comunità basate sull’autogoverno, basate sui principi della democrazia diretta, che si federeranno tra loro aldilà dei confini nazionali – che si spera che col tempo diventino sempre più privi di significato. In questo modo, suggeriscono i curdi, la loro lotta potrebbe diventare un modello per un movimento globale verso una radicale e genuina democrazia, un’economia cooperativa e la graduale dissoluzione dello stato-nazione burocratico.

A partire dal 2005 il PKK, ispirato dalla strategia dei ribelli zapatisti in Chiapas, ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale nei confronti dello Stato turco e ha iniziato a concentrare i propri sforzi nello sviluppo di strutture democratiche nei territori di cui già ha il controllo. Alcuni si sono chiesti quanto realmente sinceri siano questi sforzi. Ovviamente, elementi autoritari rimangono. Ma quello che è successo in Rojava, dove la Rivoluzione siriana ha dato ai curdi radicali la possibilità di condurre tali esperimenti su territori ampi e confinanti fra loro, suggerisce che tutto ciò è tutt’altro che un’operazione di facciata. Sono stati formati consigli, assemblee e milizie popolari, le proprietà del regime sono state trasformate in cooperative condotte dai lavoratori – e tutto nonostante i continui attacchi dalle forze fasciste dell’ISIS. Il risultato combacia perfettamente con ogni definizione possibile di “rivoluzione sociale”. Nel Medio Oriente, almeno, tali sforzi sono stati notati: particolarmente dopo che il PKK e le forze del Rojava per combattere efficacemente e con successo nei territori dell’ISIS in Iraq per salvare migliaia di rifugiati Yezidi intrappolati sul Monte Sinjar dopo che le locali milizie peshmerga avevano abbandonato il campo di battaglia. Queste azioni sono state ampiamente celebrate nella regione, ma, significativamente, non fecero affatto notizia sulla stampa europea o nord-americana.

Ora, l’ISIS è tornato, con una gran quantità di carri armati americani e di artiglieria pesante sottratti alle forze irachene, per vendicarsi contro molte di quelle stesse milizie rivoluzionarie a Kobané, dichiarando la loro intenzione di massacrare e ridurre in schiavitù – si, letteralmente ridurre in schiavitù – l’intera popolazione civile. Nel frattempo, l’armata turca staziona sui confini, impedendo che rinforzi e munizioni raggiungano i difensori, e gli aeroplani americani ronzano sopra la testa compiendo occasionali, simbolici bombardamenti dall’effetto di una puntura di spillo, giusto per poter dire che non è vero che non fanno niente contro un gruppo in guerra con i difensori di uno dei più grandi esperimenti democratici mondiali.

Se oggi vogliamo fare un paragone con i Falangisti assassini di Franco, con chi altri possiamo farlo se non con l’ISIS? Se c’è un’analogia con le Mujeres Libres di Spagna, chi potrebbero essere se non le coraggiose donne che difendono le barricate a Kobané? Davvero il mondo – e questa volta, cosa più scandalosa di tutte, la sinistra internazionale, si sta rendendo complice del lasciare che la storia ripeta se stessa?

Fonte: The Guardian

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/oct/08/why-world-ignoring-revolutionary-kurds-syria-isis


Traduzione di Federico Vernarelli
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Mar Ott 14 2014, 00:28

Io non mi farei troppe illusioni, quella è una lotta per la sopravvivenza non per ideali universali, di certo le Donne Curde ne escono bene e meritano ammirazione per il loro coraggio e dedizione alla causa.
Ma in questa triste e assurda guerra, quello che ne viene fuori è il completo fallimento dei movimenti socialisti arabi, non sono riusciti a smuovere nulla, non hanno inciso nelle coscienze delle masse arabe.
Il tribalismo, la follia religiosa, le sette hanno prevalso, un passo indietro nel più buio dei periodi.
I Curdi sono fermi nella loro etnia, cultura, ferma a mille anni fa, il nostro pensiero, tranne che per i cellulari e cose da desiderare non gli è mai arrivato.
La Siria, L'Irak, sono un fallimento completo di tutta l'Umanità, che finirà nel solito bagno di sangue.
Ma la colpa è di tutti noi e le nostre illusioni metafisiche.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Mar Ott 14 2014, 06:52

@silvio ha scritto:Io non mi farei troppe illusioni, quella è una lotta per la sopravvivenza non per ideali universali, di certo le Donne Curde ne escono bene e meritano ammirazione per il loro coraggio e dedizione alla causa.
Ma in questa triste e assurda guerra, quello che ne viene fuori è il completo fallimento dei movimenti socialisti arabi, non sono riusciti a smuovere nulla, non hanno inciso nelle coscienze delle masse arabe.
Il tribalismo, la follia religiosa, le sette hanno prevalso, un passo indietro nel più buio dei periodi.
I Curdi sono fermi nella loro etnia, cultura, ferma a mille anni fa, il nostro pensiero, tranne che per i cellulari e cose da desiderare non gli è mai arrivato.
La Siria, L'Irak, sono un fallimento completo di tutta l'Umanità, che finirà nel solito bagno di sangue.
Ma la colpa è di tutti noi e le nostre illusioni metafisiche.

Qui non mi sembra che qualcuno abbia parlato di ideali universali (non mi risulta che tale termine sia mai comparso in nessuna riga del precedente post).
Si sta parlando di "dinamiche politiche e mediatiche".

Se ci pensi i movimenti socialisti arabi non sono molto diversi da esempi equivalenti di alcune esperienze europee: nel giro di una o due generazioni sono degenerati in dicasteri autoreferenziali spesso a conduzione familiare.

Certo lì il fenomeno è stato più frequente e rapido che non da noi (e soprattutto le conseguenze sono state diverse), ma non assocerei solo agli Arabi una certa tendenza a "far mafia" o ad esplodere in forme esagerate al fine di individuare le cause del fallimento del partito Baath (anche perché la degenerazione del nostro socialismo ha generato il nazismo e lo stalinismo: quindi noi non è che siamo tanto più bravi di loro).

In secondo luogo non indicherei con tanta disinvoltura (se quello era il messaggio nascosto tra le tue righe) la responsabilità degli Alauiti in quanto è accaduto in Siria.
Infatti, dato che non sono ancora totalmente note le radici della cosiddetta "primavera araba", mi resta difficilissimo poter associare alla caduta (che non c'è ancora stata) del regime della famiglia Assad di quanto sta avvenendo ora.
Fino a due-tre anni fa la Siria era la Parigi del Medio Oriente: se andavi a Damasco sembrava di stare a Londra (il regime non era democratico, ma non stavi nel terzo mondo).
Crolla il regime siriano, crolla il regime iracheno e guarda caso spuntano come funghi le varie organizzazioni (tribali o meno che siano), spesso pompate ed armate dall'esterno (per fini che conosciamo fin troppo bene) e di cui si è perso il controllo.
Non è per caso ciò che è già accaduto (e che potrebbe accadere che da noi) ?
Cosa c'è di tanto differente tra qui e lì (a parte il fatto che li credono in Allah) ?
Avete idea di ciò che accadrebbe qui se improvvisamente la situazione precipitasse nel caos ? ... Avremmo le solite organizzazioni di estrema destra, estrema sinistra ed "estremo centro" (ricordo che una delle organizzazioni a cui è legata CASAPUOND si chiama ESTREMO CENTRO ALTO) che inizierebbero a prendere il controllo delle varie zone con dinamiche tipicamente tribali ma con caratteristiche culturali diverse da quelle medio-orientali e più vicine alle nostre stronzate locali (crocifissi, Duce, Stalin, ecc.).

Infine faccio notare che i Curdi non sono né arabi né Afgani ed il PKK (nonché le organizzazioni ad esso associate) tutto mi sembrano tranne che radicate su tradizioni millenarie.

Ti faccio infine notare chi è e da dove viene l'attuale moglie di George Clooney.

A fronte di ciò mi chiedo: quando si parla di quanto avviene in Medio Oriente, non è che da queste parti dovremmo iniziare a levarci dalla testa certi luoghi comuni abbastanza qualunquisti che vorrebbero vedere tutta la popolazione a pascolare le capre e pregare Allah ed iniziare a considerare che se anche le case non sono intonacate ed hanno il telaio in cemento armato scoperto (cosa che avviene spesso anche a Napoli) è solo per mancanza di soldi e non per arretratezza ?

Vogliamo fare i conti di quante donne impegnate nella difesa dei diritti umani sono state fatte fuori negli ultimi dieci anni in Medio Oriente ?



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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Mer Ott 15 2014, 00:36


Penso che siano i fatti a parlare, perchè poi sono gli aspetti pratici a fare la differenza.
Non mi arrogo di conoscere gli Arabi, parlo per la mia limitata esperienza diretta per averci lavorato assieme, cosa che continua anche ora.
Di fondo penso che la maggioranza sia pacifica e disponibilissima ad accettare il progresso civile di stampo europeo, di fatto alla maggioranza interessa la pace e la prosperità, non il fondamentalismo.
Certo sono legatissimi al concetto della sottomissione fatalistica ad un Dio onnipotente e silenzioso, la vita per loro accade.
Ma è anche vero che hanno una grande voglia di fare, lavorare, anche studiare e capire.
Il limite è il loro attaccamento la nucleo familiare, in un concetto esteso ad un intero villaggio, quartiere, quindi non hanno di fondo la visione, tutto il mondo un paese.
Di fatto grande parte delle primavere arabe era un desiderio di libertà, di uscire dalla morsa del potere e della corruzione, ma le loro organizzazioni laiche non sono forti e salde.
L'OLP di Arafat lo era, ma non ha mai potuto svilupparsi civilmente per la pressione continua della Guerra in atto, spietata come poche.
Direi che la guerra contro Abu Mazen, sia proprio per evitare quel processo di laicizzazione democratizzazione delle società arabe.
Sono d'accordo con Shadow su molti aspetti, in particolare il fatto che sia la Siria che l'Irak, avevano un certo rispetto per le donne, come in Afganistan sotto i comunisti.
Sicuramente dal meno peggio siamo passati all'orrore.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Mer Ott 15 2014, 07:05

Resta il fatto che a me comunque continuano ad insospettire le origini di questo Isis.
Non riesco a capire fino a che punto la sua nascita sia stata spontanea e quanto sia stata provocata (certi distinguo sono sempre molto complessi e faticosi da effettuare anche se drammaticamente interessanti).
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Ven Ott 17 2014, 22:25

@Shadow ha scritto:Resta il fatto che a me comunque continuano ad insospettire le origini di questo Isis.
Non riesco a capire fino a che punto la sua nascita sia stata spontanea e quanto sia stata provocata (certi distinguo sono sempre molto complessi e faticosi da effettuare anche se drammaticamente interessanti).

Su questo aspetto credo sia interessante un libro uscito nelle edicole della Clinton "Scelte difficili" lo voglio comprare perchè parla appunto della politica USA in Sira.
La volontà era quella di eliminare Assad, quindi il sotenere la rivolta, che non era fatta solo da laici, ma anche da fondamentalisti e religiosi (lo sapevano bene), così hanno finito per rafforzare questi ultimi.
Mi sembra che lo dica chiaramente.
Anche l'Arabia Saudita gioca un ruolo importante, perchè li finanzia e li usa come arma per ricattare gli USA e l'Occidente.
Israele li ha visti come nemici degli Sciti, Hezbullah, quindi passabili, è anche vero che loro non attaccano gli Israeliani, preferiscono massacrare sciti e curdi.
La Turchia a parole dice, poi guarda il massacri di Kobane sperando che quelli gli facciano fuori gli odiati curdi, che per loro sono come i ceceni per i russi.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Sab Ott 18 2014, 00:04

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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da elima il Sab Ott 18 2014, 12:41

Uno sorta di prurito infondo al cervello, un senso di disagio premonitore me lo dà la posizione della Turchia.
La questione curda è quello che è da sempre e la spinta di Erdogan verso uno stato islamico è risaputa.
IS è attestato a 800 km da Ankara e lui nega le basi aeree per un contrattacco... A che gioco sta giocando?

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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Magic Oblivion il Sab Ott 18 2014, 14:10

dove sono finite le torri?

diciamo che l'11/9 ha aperto una "stagione" che poi ha portato una serie di guerre fino alla questione in discussione ISIS

credo sia interessante ripartire dall'11/9 per chiarirci un po le idee.....

http://www.ilmioprimoministro.it/11-settembre-chi-e-judy-wood/#more-3055

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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Akka il Sab Ott 18 2014, 14:25

@elima ha scritto:Uno sorta di prurito infondo al cervello, un senso di disagio premonitore me lo dà la posizione della Turchia.
La questione curda è quello che è da sempre e la spinta di Erdogan verso uno stato islamico è risaputa.
IS è attestato a 800 km da Ankara e lui nega le basi aeree per un contrattacco... A che gioco sta giocando?

ma questi sono gli alleati usa! viene da rabbrividire a pensare che fino a poco tempo fa erano lì a fare pressioni per fare entrare la turchia nell' ue! ma se li pigliassero loro come 51mo stato! perchè noi?
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Sab Ott 18 2014, 15:19

E' vero dobbiamo fare i conti con la doppiezza di molti alleati o presunti tali
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Sab Nov 15 2014, 08:28

Premesso che Chiometti ha gentilmente postato in altra pagina di questo forum il mio articolo (scritto per CIVILTA LAICA con tanto di aggiornamento odierno da parte del sottoscritto) ripreso dalle tematiche iniziate su questo post, colgo l'occasione per segnalare il seguente articolo su questo sito:

http://liberthalia.wordpress.com/2014/10/23/la-nevrosi-del-convertito/

che è piuttosto interessante anche perché parte da alcune considerazioni di Rapaul tratte da un suo noto libro circa il fenomeno del fanatismo islamista.

AVVISO: nel suddetto articolo ci sono immagini piuttosto forti (anche se oscurate da tendine)
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Sab Nov 15 2014, 23:00

La miseria in cui vivono milioni di persone ha portato a fenomeni estremi di riscatto sociale tramite un delirio di fantasia e violenza senza limiti in nome di una utopia religiosa sgangerata che alimenta un potere immaturo e maschilista.
Alla base c'è l'incapacità del confronto, del dialogo, per un complesso di inferiorità maturato in secoli di totale sottomissione all'Occidente, ai governi corrotti locali, alla violenza sistematica e brutale, assassina del potere dei paesi arretrati.
Loro sono in fondo delle vittime, ma anche i nostri coatti nostrani sono vittime di una profonda incultura umana.
La manipolazione delle menti parte proprio dalla frustrazione, dal senso di inferiorità, dall'invidia, dalla mancanza di indipendenza.
Il potere civile e religioso ha grosse responsabilità, ma anche i paesi progrediti si sono lasciati influenzare da culture progredite ma violente.
Infatti la violenza delle potenze militari della guerra fredda, USA, URSS, non hanno mai avuto, pur detenendo un immenso potere a creare una nuova umanità.
La cosa ridicola e singolare è che l'URSS propagandava la giustizia, la pace, la solidarietà, gli USA la libertà di espressione, i diritti umani, la libertà di muoversi e lavorare.
Tutti slogan per pochi, ma il mondo era armato e messo in guerra dalla sottile opera di questi due mostri.
L'attualità è una conseguenza di questi due giganti scellerati.
L'Europa ? L'Europa si è accodata ai due energumeni, pur proclamandosi pacifista e socialdemocratica, liberale, libertaria....


Ultima modifica di silvio il Dom Nov 16 2014, 01:00, modificato 1 volta
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da nemo il Dom Nov 16 2014, 00:25

Il novecento ha provato le due vie, le dittature spietate e quelle mascherate. Hanno vinte le seconde e ora si impongono dappertutto i loro metodi. Al contrario i nemici riscoprono il volto feroce.
E' soprattutto un gioco mediatico, la spinta delle masse è sempre ricercata e ognuno usa i metodi più convenienti.
Le ideologie, conseguentemente, risultano essere vuoti simulacri e vessilli da usare come aizzapopoli. E basta.

[bello scambio di pareri, comunque, complimenti a Shadow e Silvio]

nemo

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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Dom Nov 16 2014, 01:02

Grazie nemo !
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Dom Nov 16 2014, 05:32

D'accordissimo con Silvio circa i fallimenti delle super potenze, mi sento in dovere di evidenziare che il libro di Rapaul però analizza un particolare dell'islam (sul perché l'islam vanta un così elevato numero di fanatici psicotici, non che nelle altre religioni manchino, ma nell'islam sembrano più concentrati che non in altre realtà) che fino ad oggi avevo completamente sottovalutato.
Secondo Rapaul, tra le varie cause concorrenti ce n'è una particolarmente importante al livello di masse popolari: il fatto che l'islam nelle popolazioni convertite recida e distrugga ogni legame con il passato e pretenda che l'unico popolo a cui sia concesso avere un passato e dei luoghi sacri siano gli Arabi.
Questo particolare genera delle vere e proprie psicosi collettive dovute al fatto che un musulmano non si sente mai veramente a casa in nessun posto e anche se fosse non vedrà mai quella casa come legata al suo passato e alle sue tradizioni (a meno di non vivere a La Mecca o a Medina o da quelle parti).
Credo che dovrò procurarmi una copia del libro quanto prima.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da nemo il Dom Nov 16 2014, 14:52

@Shadow ha scritto:D'accordissimo con Silvio circa i fallimenti delle super potenze, mi sento in dovere di evidenziare che il libro di Rapaul però analizza un particolare dell'islam (sul perché l'islam vanta un così elevato numero di fanatici psicotici, non che nelle altre religioni manchino, ma nell'islam sembrano più concentrati che non in altre realtà) che fino ad oggi avevo completamente sottovalutato.
Secondo Rapaul, tra le varie cause concorrenti ce n'è una particolarmente importante al livello di masse popolari: il fatto che l'islam nelle popolazioni convertite recida e distrugga ogni legame con il passato e pretenda che l'unico popolo a cui sia concesso avere un passato e dei luoghi sacri siano gli Arabi.
Questo particolare genera delle vere e proprie psicosi collettive dovute al fatto che un musulmano non si sente mai veramente a casa in nessun posto e anche se fosse non vedrà mai quella casa come legata al suo passato e alle sue tradizioni (a meno di non vivere a La Mecca o a Medina o da quelle parti).
Credo che dovrò procurarmi una copia del libro quanto prima.
grazie per la preziosa informazione
penso che Naipaul V.S. (ti riferisci a lui, giusto?) ci abbia preso in pieno

nemo

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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Dom Nov 16 2014, 15:59

Indubbiamente l'islam cerca di sradicare ogni tradizione con la cultura autoctona, ma il cattolicesimo ha fatto lo stesso con il paganesimo, anche loro erano pieni di furia purificatoria.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da primaverino il Dom Nov 16 2014, 16:47

@silvio ha scritto:Indubbiamente l'islam cerca di sradicare ogni tradizione con la cultura autoctona, ma il cattolicesimo ha fatto lo stesso con il paganesimo, anche loro erano pieni di furia purificatoria.

E pure alcuni atei (militanti) si prefiggono di eradicare il senso religioso dagli encefali delle masse, riconoscendolo come unica fonte di tutti i mali del mondo...
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Dom Nov 16 2014, 17:02

@primaverino ha scritto:
@silvio ha scritto:Indubbiamente l'islam cerca di sradicare ogni tradizione con la cultura autoctona, ma il cattolicesimo ha fatto lo stesso con il paganesimo, anche loro erano pieni di furia purificatoria.

E pure alcuni atei (militanti) si prefiggono di eradicare il senso religioso dagli encefali delle masse, riconoscendolo come unica fonte di tutti i mali del mondo...
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In effetti è un vizio antico quanto l'uomo, ma non so dire se l'ateismo di stato dei paesi comunisti sia arrivato a tali efferratezze, forse si, ma le stragi perpetuate dai religiosi lasciano sgomenti
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Dom Nov 16 2014, 18:38

@silvio ha scritto:Indubbiamente l'islam cerca di sradicare ogni tradizione con la cultura autoctona, ma il cattolicesimo ha fatto lo stesso con il paganesimo, anche loro erano pieni di furia purificatoria.

Sì: è vero.
Lo stile del cattolicesimo però è stato un po' diverso.
Il cattolicesimo ha cercato di trapiantarsi nella varie culture sostituendosi a quelle esistenti.

Esempi didattici:

Cupernalia trasformati in Carnevale
Sol Invictus trasformato in Natale
Mithra trasformato in Cristo
La festa celtica di Samhain trasformata nel giorno di ognissanti
Cerere trasformata nella Madonna delle Messi

In altre parole: il cattolicesimo ha distrutto le culture pagane trasformandole ma lasciando alle popolazioni convertite una sorta di propria identità legata alla loro terra.
L'Islam no: l'Islam distrugge le altre culture per lasciare ai sottomessi solo ed esclusivamente quella sua (ossia quella degli Arabi).
Ciò porta inevitabilmente le popolazioni "non arabe" convertite a non avere più una vera e propria identità autoctona.
Secondo alcuni antropologi tuto ciò rende più probabile l'insorgere di psicosi collettive: tant'è che il maggior numero di fanatici islamisti lo si trova più tra le popolazioni non arabe convertite che non tra gli stessi arabi (guardate un po' da dove arriva la maggior parte dei facinorosi che si sta arruolando tra le file dell'ISIS, arriva proprio dall'occidente e da molti paesi non arabi oltre che arabi).
Per l'islam la lingua eletta è l'arabo (il Corano è scritto in arabo e va recitato in arabo, spesso senza neppure capire cosa dice, anche se ne esistono delle traduzioni): pensate già cosa può comportare tutto ciò per i Persiani che hanno un odio etnico feroce verso gli Arabi ma che sono stati costretti ad essere musulmani (ricordo che in Iran la religione di stato è l'Islam sciita che rappresenta una contrapposizione a quello sunnita, mentre la "religione nazionale" è lo Zoroastrismo che non può essere bandita in quanto nata prima dell'Islam).
Inoltre per l'Islam nessuno potrà mai più cambiare una virgola al corso degli eventi e ai suoi miti di fondazione in quanto Maometto è l'ultimo profeta e dopo di lui non ce ne saranno altri.

Queste forme di psicosi collettive (secondo Rapaul) spiegherebbero il perché della maggiore insorgenza di esempi di fanatismo nelle popolazioni islamiche convertire in particolare tra le classi più povere e/o tra gli individui emarginati o disadattati.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da silvio il Dom Nov 16 2014, 20:22

Si l'Iran è una contraddizione palese che genera negli iraniani un certo disagio, lo dico perchè negli USA ho conosciuto diversi iraniani, ieri vedevo alla televisione un documentario che svelava proprio questa doppia identità.
In Egitto ci sono anche li dei dubbi, davanti alle piramidi, molti, soprattutto i più colti si pongono dei quesiti sulla loro reale cultura ed origine.
L'Arabia Saudita ha molti soldi e potere, gli altri Emirati uguale, essi perseguono una politica molto ambigua, che lavora su molteplici fronti, ma tutte le transazioni e trasferimenti di denaro all'ISIS avvengono da quelle parti.
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da Shadow il Lun Nov 17 2014, 07:50

@silvio ha scritto:L'Arabia Saudita ha molti soldi e potere, gli altri Emirati uguale, essi perseguono una politica molto ambigua, che lavora su molteplici fronti, ma tutte le transazioni e trasferimenti di denaro all'ISIS avvengono da quelle parti.

Vero: però l'elemento più contraddittorio è che l'Isis avrebbe già inserito nella lista di proscrizione degli "empi da purificare" le monarchie del Golfo (nonostante le stesse siano in questo momento gli alleati apparenti ideologicamente più vicini al califfato, nonché finanziatori diretti o indiretti dello stesso).

Ciò può significare due cose:

1) che le monarchie del Golfo stanno facendo il doppio gioco (ma no so quanto gli convenga perché è un doppio gioco estremamente pericoloso con gli attuali USA e con l'apparato militare saudita letteralmente in loro mano)

2) che all'interno delle monarchie del Golfo ci sono numerose "quinte colonne" filo-Isis

A tutto questo ho il dovere di aggiungere un paio di osservazioni legate al mio articolo (maturato nelle settimane precedenti e quindi su dati non perfettamente aggiornati) ma le quali, non so perché, non sono comparse sulla relativa pagina di CIVILTA LAICA in cui le avevo inserite.

Sembrerebbe che alcune frange di Al Quaeda abbiano effettivamente fatto comunella con l'Isis al fine di annientare definitivamente la Siria.
Ciò (se si avverasse sul serio) oltre che un eventuale intervento occidentale, potrebbe provocare la definitiva entrata in guerra dell'Iran (alleato all'ennesima potenza della Siria degli Assad) contro il califfato del Levante e rappresenterebbe l'ennesima mossa da "premio Clausewitz 2014" (in senso più che ironico) da parte dei jihadisti del califfato.

Inoltre dovrei rettificare la mia considerazione circa il fatto che in Italia non ci fossero state esternazioni in favore dell'Isis.
Indovinate un po' da chi sono arrivate ?

:risata:ma dal MOVIMENTO 5 STELLE !

Infatti il Sig. Alessandro Di Battista ha ben pensato di elevare l'Isis ad interlocutore, mentre il suo collega Manlio Di Stefano lo considera un "fenomeno da approfondire con calma" (ma c'è anche altro dal M5S).
Riporto qui il link all'articolo (sempre da LIBERTHALIA):

http://liberthalia.wordpress.com/2014/10/24/le-stelle-sono-tante/

:mgreen:Forse avrei fatto meglio ad aggiungere l'espressione "di un certo spessore" quando ho parlato di esternazioni in favore dell'Isis: avevo (come al solito erroneamente) dato per scontato che tutti gli esseri umani fossero indistintamente dotati di qualche neurone funzionante
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Re: Kobane: una svolta storico politica ?

Messaggio Da nemo il Lun Nov 17 2014, 15:04

a favore dell'Isis probabilmente potrai trovare anche il filosofo comunista giovane, di cui non ricordo il nome, ma che vede come oro qualsiasi cosa vada contro il modello americano (che di per sè è una cosa buona, cioè essere contro il modello americano, ma ciò non deve farci chiudere gli occhi su dei fenomeni ancora più odiosi dei nostri nemici, su questo punto basilare il povero filosofo non ci arriva)

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Messaggio Da Shadow il Lun Nov 17 2014, 16:39

@nemo ha scritto:a favore dell'Isis probabilmente potrai trovare anche il filosofo comunista giovane, di cui non ricordo il nome, ma che vede come oro qualsiasi cosa vada contro il modello americano (che di per sè è una cosa buona, cioè essere contro il modello americano, ma ciò non deve farci chiudere gli occhi su dei fenomeni ancora più odiosi dei nostri nemici, su questo punto basilare il povero filosofo non ci arriva)

Mi piacerebbe sapere cosa pensa il povero "filosofo comunista giovane" a proposito delle combattenti curde massacrate dai jihadisti dell'Isis o Kobane.
Dovrebbero essere della stessa identica sua parte politica (per lui costituiscono modello americano anche le comunità anarco-libertarie del Rovaja ? ... forse sì, soprattutto se si tratta di un comunista stalinista).

A proposito: vorrei ricordare che pure Buttiglione era classificato tra i filosofi ... al giorno d'oggi si fa presto a definirsi filosofi !
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