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articoli di antropologia

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articoli di antropologia

Messaggio Da delfi68 il Mer Set 03 2014, 19:57

https://it.notizie.yahoo.com/perche-questo-segno-nella-roccia-puo-cambiare-la-storia-095744297.html




L'uomo di Neanderthal rozzo? La scienza smonta questo mito. Nella grotta di Gorham, a Gibilterra, un team di ricercatori del Gibraltar Museum ha scoperto e analizzato un'incisione che ha rivelato al mondo un lato sconosciuto finora degli uomini primitivi. Gli archeologi hanno ritrovato un'incisione somigliante alla griglia del gioco del tris. Secondo gli esperti questa incisione proverebbe il possesso della capacità di espressione astratta da parte del nostro antenato preistorico.

Qualcuno su Twitter ha ironizzato sul disegno, parlando del primo hashtag dei Neanderthal che, invece di affidarlo al web, l'hanno addirittura scolpito nella roccia. Ma il ritrovamento fa presupporre che l'uomo primitivo avesse abilità di pensiero e creatività maggiori rispetto a ciò che si è affermato finora.

Le prime opere di arte rupestre erano retrodatate a 40.000 anni fa, quindi attribuite a uomini moderni. Il ritrovamento di Gibilterra invece cambia le carte in tavola. Le incisioni trovate erano ricoperte da sedimenti in cui erano stati già scoperti dei reperti risalenti ai Neanderthal. Pertanto questa preistorica opera della creatività sarebbe più vecchia dell'arte rupestre comunemente conosciuta.

Stando ai primi riscontri degli esperti, l'incisione sarebbe stata eseguita in modo intenzionale, con l'aiuto di un oggetto appuntito, passato ripetutamente nella stessa direzione sopra la roccia. Le prime intepretazioni parlano di una mappa o di un segnale che potesse indicare che la grotta fosse stata già abitata. Ma qualsiasi sia i significato che c'è dietro, ciò che questo segno comunica al mondo e che delle capacità intellettive dei Neanderthal sappiamo ancora molto poco.

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Re: articoli di antropologia

Messaggio Da delfi68 il Mer Set 03 2014, 19:59

http://www.nature.com/ejhg/journal/v22/n9/full/ejhg2013303a.html

Quando è comparso il primo homo sapiens? Fino ad oggi, le tracce fossili più antiche vengono da una grotta marina nei pressi di Città del Capo, in Sud Africa.
Si tratta di fossili che hanno 120 mila anni e ci rivelano che i primi esseri umani moderni erano diversi dai loro predecessori, per la fronte molto più verticale, per il mento e per numerose caratteristiche anatomiche del cranio.
Ma in quale momento preciso si può collocare la comparsa dei primi uomini moderni nella storia evolutiva dell’uomo? In uno studio pionieristico, pubblicato sulla rivista European Journal of Human Genetics, il dottor Eran Elhaik dell’Università di Sheffield e il dottor Dan Graur dell’Università di Houston sostengono di aver finalmente individuato la data di nascita del nostro antenato maschio comune: 209 mila anni fa
I ricercatori si sono concentrati sulla ricostruzione di tutte le mutazioni avvenute nel cromosoma Y, un tratto di geni che si tramanda quasi intatto di padre in figlio, risalendo la linea evolutiva fino al padre di tutti gli uomini. “Possiamo affermare con una certa sicurezza che gli esseri umano moderni sono emersi in Africa poco più di 200 mila anni fa”, ha detto il dottor Elhaik.
Le conclusioni dei due ricercatori contraddicono uno studio precedenti nel quale si era sostenuto che il cromosoma Y precedesse la comparsa dell’uomo moderno, sviluppandosi in una specie diversa da quella umana, per poi essere trasferito a noi attraverso una serie di incroci.
“E’ ovvio che gli esseri umani moderni non si sono incrociati con ominidi che vivevano oltre 500 mila anni fa”, continua Elhaik. “Abbiamo dimostrato che lo studio condotto dall’Università dell’Arizona è privo di qualsiasi merito scientifico”.
“In realtà, la loro ipotesi crea una sorta di ‘paradosso spazio-temporale’, in base al quale l’individuo più antico appartenente alla specie Homo Sapiens non è ancora nato” spiega ancora Elhaik. “Se prendiamo alla lettera i risultati numerici dello studio, possiamo concludere che il passato può essere modificato dalla madre di Adamo, decidendo di non concepirlo in futuro e, quindi, portare ad una fine retroattiva della nostra specie.
“Pensate al film Ritorno al Futuro, quando Marty era preoccupato che i suoi genitori non si sarebbero incontrati e di conseguenza, lui non sarebbe nato: è la stessa idea”. Tuttavia, “la questione su fino a che punto i nostri antenati si siano incrociati con i loro parenti più prossimi è una delle questioni più calde di cui si dibatte in antropologia”, ammette il ricercatore.

Le conclusioni dello studio, quindi, rendono contemporanea l’esistenza del ‘primo Adamo genetico’ con l’altra metà del cielo, la ‘prima Eva mitocondriale’, l’antenato materno genetico del genere umano. Uno studio simile sul DNA dei mitocondri, infatti, ha permesso di risalire all’antenato comune di tutte le donne, diventata poi nota come ‘Eva mitocondriale”.
“E’ chiaro che non dobbiamo pensare ad una singola coppia di Adamo ed Eva, ma piuttosto a gruppi di Adami ed Eve, i quali vivevano fianco a fianco vagando insieme nel nostro mondo”, ha concluso Elhaik.
Sebbene gli studi genetici indicano un antenato comune per tutti gli uomini e un antenato comune per tutte le donne, gli ‘Adamo ed Eva genetici’ non possono ritenersi Adamo ed Eva del racconto biblico, ma solo due individui su migliaia di persone, il cui patrimonio genetico si è trasmesso fino a noi ininterrottamente.

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Re: articoli di antropologia

Messaggio Da delfi68 il Sab Set 06 2014, 19:42

prof. Ian Tattersall, un antropologo statunitense, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History (riassunto) ha scritto:Per quanto la scienza abbia fatto passi da gigante nella comprensione dei meccanismi che regolano l’evoluzione degli esseri viventi, l’origine dell’uomo rimane ancora avvolta nel mistero.
Le indagini archeologiche e i ritrovamenti fossili, più che chiarire la storia dell’evoluzione umana, non fanno che complicare un puzzle, di per sé, già abbastanza complicato.
Eppure, tra alcuni ricercatori si registra un certo sconcerto quando si considera lo spazio di tempo estremamente ristretto nel quale si è evoluta la specie umana.
Per fare un paragone indebito, possiamo pensare ai dinosauri, un gruppo di esseri viventi che ha dominato il pianeta Terra per ben 160 milioni di anni, un ciclo di vita biologica estremamente lungo o, quanto meno, in armonia con i tempi cosmici dell’Universo.
Se invece consideriamo l’homo sapiens, si rimane sconcertati nel considerare che il genere homo è comparso sul pianeta solo 2 milioni di anni fa e, attraverso una rocambolesca serie salti evolutivi, è giunto a costruire, praticamente dal nulla, le prime città moderne in Mesopotamia circa 6 mila anni fa, per giungere, in poche migliaia di anni, a passare dal cuneiforme all’informatica e dall’esplorazione dei territori abitabili all’esplorazione spaziale.
 

Perché l’Homo Sapiens è così veloce?


Come si spiega il tasso straordinariamente rapido dell’evoluzione umana negli ultimi due milioni di anni? La domanda se le posta un importante ricercatore, il prof. Ian Tattersall, un antropologo statunitense, curatore della divisione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, e autore di molti libri e articoli.
Secondo Tattersall, ci sono numerosi esempi che mostrano l’evoluzione accelerata della nostra specie. “Comunque la mettiamo, l’evoluzione della famiglia umana è stata molto rapida”, spiega l’antropologo in una conferenza tenuta a Calpe, Gibilterra.
“Credo che sia corretto dire che la nostra specie Homo Sapiens e i suoi antecedenti, si sia evoluta molto più velocemente di qualsiasi altro gruppo di mammiferi preso in esame nello stesso lasso di tempo”. Il fenomeno dell’evoluzione accelerata è conosciuto come “tachytely“.
Nella conferenza, Tattersall illustra come la dimensione del cervello dei nostri antenati sia raddoppiata nel giro di due milioni di anni. Poi è raddoppiata nuovamente nell’ultimo milione di anni, fino ai giorni nostri. Insieme all’aumento delle dimensioni del cervello, è avvenuta una riduzione delle dimensioni dei denti e della faccia, insieme ad altri cambiamenti nella forma del cranio.
L’aumento delle dimensioni del cervello, sembra aver coinciso con la definitiva struttura fisica dell’uomo moderno, caratterizzata da una forma lineare, gambe lunghe e fianchi relativamente stretti. Queste caratteristiche sono già visibili nello scheletro del “ragazzo di Turkana” rinvenuto in Kenya, vissuto circa due milioni di anni fa, e sono in netto contrasto con le gambe corte e le braccia lunghe di “Lucy” (Australopithecus afarensis), vissuta in Etiopia circa un milione di anni prima.

 

Cambiamento radicale


Un cambiamento così rapido non si è mai riscontrato tra le scimmie. Secondo l’antropologia classica, uno dei fattori che potrebbe aver influenzato la rapidità dell’evoluzione umana, è l’abbandono degli alberi da parte dei primi ominidi per conquistare il suolo, cosa che non hanno fatto le nostre cugine scimmie.
Ma secondo il prof. Tattersall, questo evento non è sufficiente a giustificare cambiamenti così radicali: “E’ evidente che l’abbandono definitivo della vita arboricola è da considerarsi come una svolta epocale nell’evoluzione degli ominidi. Ma in condizioni naturali, è molto difficile che la conquista di un nuovo ambiente vitale possa aver generato cambiamenti così rapidi”.
“Forse è la cultura umana ad essere speciale, avendo in sé un qualche ingrediente sempre presente che ha garantito il ritmo serrato dell’evoluzione della nostra stirpe dopo che abbiamo lasciato le foreste”, continua Tattersall.
Ma la spiegazione di questo fenomeno non è nelle soluzioni proposte dagli altri ricercatori. Alcuni psicologi evoluzionisti hanno elaborato un modello secondo il quale la cultura e la complessità del cervello si stimolino a vicenda.
Tuttavia, Tattersall ha fatto notare che nel corso della storia evolutiva degli ominidi, la tecnologia ha modificato il modo di vivere degli ominidi a “singhiozzo” e molto spesso queste modifiche si sono presentate separate dall’evoluzione biologica, quindi questa idea non è in grado di spiegare in maniera soddisfacente ciò che si vede nei reperti archeologici e fossili.
 

Qual è l’ingrediente che rende così speciale l’homo sapiens?


Secondo il prof. Tattersall, la risposta potrebbe trovarsi nell’elevata aggressività dell’uomo. “Forse la soluzione si trova nella conflittualità tra gruppi di ominidi.
L’aggressività potrebbe essere il discriminante capace di spiegare l’aumento dell’intelligenza all’interno dei gruppi.
Un conflitto potrebbe essere visto come una forma di predazione, evento nel quale preda e predatore sono costretti a diventare più veloci, più furbi o più intelligenti per raggiungere il loro scopo”. Certo, è un pò triste l’ipotesi del prof. Tattersall, secondo la quale l’uomo sarebbe un predatore intraspecie.
Eppure ci si chiede come sia possibile che un essere come l’homo, sviluppatosi ed evolutosi in un contesto naturale, ad un certo punto sia precipitato in una spirale di aggressività, che benché ne abbia aumentato l’intelligenza tecnica, lo ha privato dell’intelligenza sociale, diventando predone di se stesso e mettendo a repentaglio la sua stessa esistenza.
Siamo sicuri che l’aggressività da sola basti a giustificare l’evoluzione così rapida dell’Homo Sapiens? E se l’aggressività fosse il sottoprodotto di questa evoluzione così rapida?
Qual è l’ingrediente che rende così speciale, e così distruttiva, la nostra specie? E’ possibile ipotizzare un qualche intervento esterno da parte di qualcosa o di qualcuno, che abbia influenzato indebitamente l’evoluzione umana, facendola deviare dal suo percorso naturale?


Un nuovo studio pubblicato sul Journal Of Human Evolution rivela che i Neanderthal erano culturalmente molto più complessi di quanto si pensasse.

La ricerca ha messo in evidenza il fatto che i diversi gruppi presenti in Europa producevano ciascuno una caratteristica forma di asce, mostrando di avere stili di fabbricazione distinti.

La tecnica di produzione delle asce, lo strumento multiuso utilizzato dei Neanderthal principalmente per preparare il cibo, è stata tramandata di generazione in generazione, dimostrando l’apprendimento sociale tra i diversi gruppi.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Southampton. La dottoressa Karen Ruebens, del Centro per l’Archeologia delle Origini dell’Uomo (CAHO) ha esaminato il design di oltre 1300 utensili in pietra provenienti da 80 siti diffusi tra Germania, Belgio, Francia e Paesi Bassi.

La Ruebens è giunta alla conclusione che dai 115 mila ai 35 mila anni fa esistevano tra i Neanderthal nordeuropei due distinte culture, una che comprende la Gran Bretagna e le regioni a sudovest della Francia, l’altra che comprende la Germania e l’Europa orientale.

I Neanderthal che vivevano in occidente producevano asce che avevano una certa simmetria, dando alla pietra una forma triangolare o di cuore. I Neanderthal orientali, invece, producevano asce asimmetriche, una sorta di coltelli bifacciali, l’antenato del ‘coltellino svizzero’.

Secondo quanto la Ruebens ha detto al Daily Mail, le asce erano utilizzate entrambe per funzioni simili, quali la macellazione degli animali, la lavorazione del legno e altre attività, confermando che si trattava di utensili ‘multifunzionali’.

Inoltre, lo studio rivela anche uno scambio culturale tra i diversi gruppi. “La zona di transizione tra la Francia e il Belgio indica l’esistenza di contatti tra i diversi gruppi di Neanderthal. La zona può essere considerata una sorta di ‘pensatoio’, dove i vari gruppi, sia orientali che occidentali, si incontravano scambiandosi idee e nuove tecniche di lavorazione”, spiega la Ruebens.

Numerosi ritrovamenti hanno dimostrato che i Neanderthal hanno investito tempo ed energia per padroneggiare l’arte degli utensili, tramandando il sapere alla generazioni posteriori.


Ultima modifica di delfi68 il Sab Ott 04 2014, 13:37, modificato 1 volta

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Re: articoli di antropologia

Messaggio Da delfi68 il Sab Ott 04 2014, 13:35


http://www.brisbanetimes.com.au/national/archaeological-cave-dig-unearths-artefacts-from-45000-years-ago-20140614-zs7wd.html

Brisbanetimes, Kate Morse, direttore archeologico del Fremantle Big Island Research, ha scritto:La scoperta dei reperti di ossa di animali e carbone avvenuta nella Ganga Maya Cave (che significa “casa sulla collina”, nella regione di Pilbara, nell’Australia occidentale, potrebbero appartenere al più antico insediamento umano mai individuato.

Gli elementi analizzati attraverso tecniche di datazione al carbonio indicano che la grotta è stata abitata più di 45 mila anni fa. L’insediamento si trova nei pressi di una miniera attiva di ferro e gli archeologi credono che si stato utilizzato in modo continuo fino a 1700 anni fa.

Come rivela il Brisbanetimes, Kate Morse, direttore archeologico del Fremantle Big Island Research, rimane cauta nel fare affermazioni sul significato del sito, dato che finora sono stati scavati solo 139 cm di profondità per un metro quadrato del sito.

Alla domanda se la grotta possa essere il primo insediamento umano dell’Australia, la ricercatrice ha detto: “Abbiamo ottenuto solo la data di un manufatto e preferirei ottenere altre data prima di fare questo tipo di affermazioni. È certamente un luogo molto antico”.

“Penso che sia una zona che le persone abbiano utilizzato prima di spingersi nell’esplorazione dell’Australia”, continua la Morse. “Sono partiti dal sudest asiatico attraverso l’oceano, arrivati nel nord dell’Australia e proceduto lungo i sistemi fluviali dell’entroterra”.

Secondo i ricercatori, si tratta di una scoperta molto importante, sopratutto perchè il sito è stato occupato ininterrottamente anche nel corso dell’ultima era glaciale, tra i 18 mila e i 22 mila anni fa. All’interno del sito sono stati trovati resti di ossa animali e carbone.

“Abbiamo analizzato l’osso per capire se si tratti di resti di cibo o di animali morti nella grotta. Il fatto che una parte del materiale risulti bruciato ci va pensare che si tratti probabilmente di cibo”, continua la Morse.

Il timore dei ricercatori è che le società minerarie Atlas e Yamatji Marlpa Aboriginal Corporation (YMAC), proprietari della grotta, abbiano intenzione di distruggere il sito al fine di sfruttarne le risorse naturali. Oltre all’importanza scientifica, la Ganga Maya Cave e le zone circostanti rappresentano un legame culturale significativo per la gente del posto, tanto da essere ritenuti luoghi sacri.

Gli archeologi hanno pianificato un ulteriore scavo per il prossimo futuro. Tuttavia, prima di iniziare i lavori bisognerà pianificare con le compagnie minerarie la protezione del sito e la sua gestione futura. Ken Brinsden, amministratore delegato di Atlas, ha detto in una dichiarazione che la Ganga Maya Cave non sarà in alcun modo compromessa dalle operazioni minerarie. La speranza è che le compagnie mantengano la parola.

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Re: articoli di antropologia

Messaggio Da delfi68 il Sab Ott 04 2014, 15:04

Matthias Meyer dell’Istituto di Antropologia evolutiva Max Planck di Lipsia. ha scritto:Un femore fossile rinvenuto nella caverna di Sima de los Huesos, nel nord della Spagna, e appartenuto a un nostro antenato vissuto 400 mila anni fa, ha permesso di recuperare il più antico DNA quasi completo di un ominide, rivelando un legame inaspettato tra gli ominidi europei e i Denisova, una popolazione misteriosa vissuta molto più recentemente nel sud-ovest della Siberia.

L’analisi genetica ha lasciato perplessi i ricercatori dato che la maggior parte di essi credevano che gli abitanti del sito erano evolutivamente più vicini ai Neanderthal che agli uomini di Denisova.

“Il fatto che presentino una sequenza del genoma mitocondriale simile a quello dei Denisoviani lascia a dir poco perplessi”, dice il responsabile dello studio Matthias Meyer dell’Istituto di Antropologia evolutiva Max Planck di Lipsia. “I nostri risultati indicano che la storia evolutiva di Neanderthal e Denisoviani potrebbe essere molto complessa, e forse implicare il mescolamento fra gruppi umani arcaici diversi”.

Il femore fossile è stato scavato nel 1990 in una grotta profonda nel sito studiato approfonditamente di Sima de los Huesos (Fossa delle Ossa). L’osso ed i resti di più di due dozzine di altri individui trovati nel sito erano stati attribuiti sia a forma precoci di Neanderthal, i quali sono vissuti in Europa fino a circa 30 mila anni fa, sia di Homo Heidelbergensis, una popolazione di ominidi poco conosciuta, la quale si ritiene abbia dato origine ai Neanderthal in Europa e forse agli esseri umani in Africa.

Ma secondo gli autori della ricerca pubblicata su Nature il 4 dicembre, quelle ossa finora ritenute neanderthaliane sono in realtà geneticamente vicine ai Denisoviani, come dimostra il DNA mitocondriale (trasmesso per via materna) estratto dal femore. Le analisi genetiche su questo materiale genetico così antico sollevano un nuovo interrogativo sull’intricato passato dell’umanità, e cioè: come è possibile che un’antica specie umana in Spagna possegga del DNA siberiano?

Le analisi suggeriscono che Neanderthal e Denisova avevano un antenato comune vissuto fino a 700 mila anni fa. Secondo i ricercatori, gli ominidi di Sima de los Hueos potrebbero rappresentare una popolazione fondatrice che un tempo viveva in tutta l’Eurasia e che ha poi dato luogo a due gruppi distinti. Entrambi potrebbero essere portatrici della stessa sequenza mitocondriale osservata nelle ossa della grotta.

Un’altra possibilità, suggerita dall’antropologo Chris Stringer del Natural History Museum di Londra, è che il DNA mitocondriale del gruppo umano spagnolo sia arrivato ai Denisoviani grazie ai rapporti sessuali intrattenuti da un terzo gruppo umano che avrebbe trasmesso il materiale genetico sia agli abitanti di Sima de los Huesos che ai Denisoviani. Non lontano dalla grotta, infatti, i ricercatori hanno scoperto le ossa di ominidi vissuti circa 800 mila anni fa e che sono stati attribuiti a un ominide arcaico chiamato Homo Antecessor, forse un discendente dell’Homo Erectus.

Ma gli ominidi di Sima potrebbero anche appartenere a un gruppo del tutto indipendente, che si mischiò con i Denisoviani trasmettendo il loro DNA mitocondriale; questo però non spiegherebbe i tratti neanderthaliani di quei resti fossili. In ogni caso, l’identità di questo antico gruppo umano resta un mistero che potrà essere risolto solo grazie a ulteriori ricerche. “Le attuali informazioni genetiche sono troppo limitate perché si riesca a trarre delle conclusioni sulla loro storia demografica”, dice Meyer.



Una storia complessa
Finora, il più antico DNA umano sequenziato proveniva da osse risalenti a meno di 120.000 anni fa. Negli ultimi anni, i paleogenetisti hanno effettuato scoperte sorprendenti sulle antiche specie del genere Homo, soprattutto riguardanti gli incroci fra specie che avvenivano fra Neanderthal, Denisoviani e H. Sapiens.

Come spiega il resoconto offerto dal National Geographic, i Denisoviani, scoperti solo nel 2010, sono noti solo grazie a un osso del mignolo e a un dente rinvenuti in uno strato roccioso datato 30 mila-50 mila anni all’interno della Grotta di Denisova, in Siberia. Le analisi genetiche condotte su queste ossa hanno rivelato che i resti appartenevano a un gruppo geneticamente diverso sia dai Neanderthal che dagli uomini moderni.

Neanderthal e Denisoviani comparvero centinaia di migliaia di anni prima che dall’Africa iniziassero a diffondersi nel mondo esseri umani anatomicamente moderni, o Homo Sapiens, oltre 60 mila anni fa. Le piccole tracce dei loro geni, rinvenute negli anni recenti nella nostra specie, sono il segno dell’incrocio avvenuto fra antichi gruppi umani.

Le montagne di Atapuerca, in cui sono stati rinvenuti i resti fossili, sono un celebre giacimento fossile situato nel nord della Spagna: qui sono stati scoperti alcuni dei più antichi resti umani dell’Europa occidentale. La più celebre grotta di questo gruppo montuoso è proprio Sima de los Huesos: contiene oltre 6.000 reperti fossili appartenenti a 28 individui vissuti all’incirca 400.000 anni fa. L’esatta origine di questo cumulo di ossa non è ancora stata chiarita.

“Questo accumulo di resti è dovuto a una catastrofe naturale o all’attività di predatori?”, si chiede l’antropologo Juan-Luis Arsuaga, che lavora in questa grotta da trent’anni ed è uno degli autori dello studio pubblicato da Nature. “O forse furono quegli antichi uomini ad accumulare i corpi dei loro parenti e amici in questa fossa all’interno di una grotta oscura e isolata? Vorrei vivere abbastanza a lungo per scoprirlo”.

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Messaggio Da AnnaS. il Mar Mag 05 2015, 14:56

antropologia e.....maternità! ecco un articolo sul babywearing, di origini antichissime, ma oggi in voga tra le neomamme

https://annasurace90.wordpress.com/2015/02/19/babywearing/

AnnaS.

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Messaggio Da silvio il Mer Mag 06 2015, 19:12

@AnnaS. ha scritto:antropologia e.....maternità! ecco un articolo sul babywearing, di origini antichissime, ma oggi in voga tra le neomamme

https://annasurace90.wordpress.com/2015/02/19/babywearing/

Mi sembra quasi scontato che il bambino deve sentire l'ambiente sicuro. Infatti l'idea di mettere subito il neonato a contatto della madre mi sembra una buona idea, forse dovrebbe rimanere sempre con lei e non nei lettini dei nido.
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Messaggio Da AnnaS. il Gio Mag 07 2015, 14:02

al di là di mettere a contatto la madre e il bambino alla nascita, che come dici tu è fondamentale per iniziare a costruire la relazione madre-bimbo come sicura partendo dal contatto fisico (il bimbo dopo il trauma del venire al mondo deve sentire il battito del cuore che lo ha cullato per 9 mesi,il profumo della mamma, il suo calore), il babywearing è un modo di vivere la maternità letteralmente PORTANDO il bambino appeso a sè...finchè la mamma riesce!

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Messaggio Da silvio il Gio Mag 07 2015, 21:45

@AnnaS. ha scritto:al di là di mettere a contatto la madre e il bambino alla nascita, che come dici tu è fondamentale per iniziare a costruire la relazione madre-bimbo come sicura partendo dal contatto fisico (il bimbo dopo il trauma del venire al mondo deve sentire il battito del cuore che lo ha cullato per 9 mesi,il profumo della mamma, il suo calore), il babywearing è un modo di vivere la maternità letteralmente PORTANDO il bambino appeso a sè...finchè la mamma riesce!

E' una bellissima pratica naturale, che dovrebbe apportare notevoli benefici alla crescita e stabilità mentale dell'infanzia in generale, ci sono opinioni che non vedono così tragico che il bambino nei primi anni di età dorma con i genitori, cosa che per molti è una bestemmia.
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Messaggio Da quovadis il Ven Mag 08 2015, 11:04

@silvio ha scritto:
@AnnaS. ha scritto:al di là di mettere a contatto la madre e il bambino alla nascita, che come dici tu è fondamentale per iniziare a costruire la relazione madre-bimbo come sicura partendo dal contatto fisico (il bimbo dopo il trauma del venire al mondo deve sentire il battito del cuore che lo ha cullato per 9 mesi,il profumo della mamma, il suo calore), il babywearing è un modo di vivere la maternità letteralmente PORTANDO il bambino appeso a sè...finchè la mamma riesce!

E' una bellissima pratica naturale, che dovrebbe apportare notevoli benefici alla crescita e stabilità mentale dell'infanzia in generale, ci sono opinioni che non vedono così tragico che il bambino nei primi anni di età dorma con i genitori, cosa che per molti è una bestemmia.

d'altra parte, il lasciar dormire un figlio nel lettone alla lunga potrebbe compromettere il sonno e la stabilità mentale dei genitori asd
mio figlio, 4 anni, è ospite fisso nel lettone. russa, sbraccia, scalcia...
vabbè, crescerà e poi toccherà al più piccolino.
comunque né io né la mamma saremmo intenzionati a lasciarlo piangere nel suo lettino sino all'esaurimento reciproco.
In foooondo è una bella esperienza anche quella dormire in tre nel lettone tra bacetti coccole e qualche ceffone volante che mi arriva in pieno volto nel cuore della notte
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Messaggio Da AnnaS. il Ven Mag 08 2015, 14:10

yeah

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Messaggio Da silvio il Ven Mag 08 2015, 20:12

Mio figlio ogni tanto viene anche se ha 10 anni la mamma si lamenta ma a me fa piacere il grande non ti si fila più da tempo
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