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sul cervello umano

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sul cervello umano

Messaggio Da delfi68 il Dom Ago 31 2014, 19:50

Spunti di riflessione



Karl Pribram, un medico neurochirurgo austriaco, professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University. ha scritto:
Se dicessi che il nostro cervello è un meccanismo olografico che funziona all’interno di un intero universo olografico, uno potrebbe pensare almeno tre cose:
1) che sto raccontando la trama di un film, sicuramente quella di ‘Matrix’, o quella de ‘Il Tredicesimo Piano’;
2) che, condizionato da questi film, in un delirio fuffaro mi sono convinto di questa condizione;
3) che, in un caso più benevolo, questa un’affermazione del genere comporta una serie di domande esistenziali non indifferenti.
A trarre questa sconcertante conclusione è stato, in realtà, il dottor. Karl Pribram, un medico neurochirurgo austriaco, professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University.
La ricerca parte da una domanda fondamentale che Pribram si è fatto sin dall’inizio della sua carriera: come e dove i ricordi vengono immagazzinati nel cervello? Ci sono particolari aree dedicate nel nostro organo cerebrale?
Durante le sue ricerche, mentre cercava di capire quale fossero le aree del cervello adibite alla memorizzazione, Pribram si rese conto che il cervello umano funziona in maniera olografica. Che significa questo?
I suoi studi rivelarono che i ricordi non vengono conservati in una determinata parte del cervello, come i files in un hard disk, ma erano piuttosto distribuiti in tutto il cervello nel suo insieme.
Infatti, alcune persone che hanno subito l’asportazione chirurgica di una parte del cervello, non hanno mostrato la perdita di ricordi specifici.
Ma, essendo un medico e non un matematico, Pribram non era in grado di comprendere il funzionamento di questo sistema, fino a quando non si imbattè nel concetto di olografia per la prima volta.
E’ proprio così che funziona un ologramma: ogni sua parte contiene l’intera informazione. In pratica, succede che se taglio l’ologramma in due parti, una volta illuminate dal laser, entrambe mostreranno sempre l’oggetto olografico per intero. Semplicemente, in ogni sua parte è immagazzina la versione completa di tutta l’informazione.
Nasce così una fruttuosa collaborazione con David Böhm, fisico e filosofo statunitense, che portò nel 1987 all’elaborazione della Teoria del Cervello Olonomico, la quale consiste in una descrizione in termini matematici dei processi neuronali che rendono il nostro cervello capace di comprendere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi trasformarle in immagini tridimensionali.
Sostanzialmente, noi non vedremmo gli oggetti ‘per come sono’ (in accordo con quanto dice la teoria della relatività generale), ma solamente la loro informazione quantistica.
Gli scienziati del 20° secolo, grazie ad alcuni esperimenti con gli elettroni, hanno scoperto la doppia natura di queste particelle fondamentali della materia, vale a dire, che gli elettroni, come altre particelle quantistiche, vengono da noi percepiti come singole unità, mentre in realtà sono forme d’onda presenti in più punti simultaneamente.
Secondo quanto scritto nel suo libro ‘Universo, mente e materia’, pubblicato nel 1996, Böhm suggerisce che nell’universo esisterebbero un ordine ‘implicito’, che non vediamo e che egli paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in ogni sua singola parte, e uno ‘esplicito’ che è ciò che realmente vediamo. Quest’ultimo sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo.
La collaborazione tra i due ricercatori rivelò che anche il cervello e la memoria funzionano in una maniera molto simile. I ricordi, invece di essere immagazzinati nei neuroni, vengono codificati in impulsi che attraversano l’intero cervello, nello stesso modo in cui fa un laser quando colpisce una pellicola con un ologramma, generando l’immagine tridimensionale.
Ogni minima porzione del cervello sembra contenere l’intera memoria del cervello, il che significa che il cervello è in sè stesso un ologramma! Come è possibile per ogni porzione di una pellicola contenere tutte le informazioni per completare l’immagine, allo stesso modo ogni parte del cervello contiene le informazioni indispensabili per richiamare un’intera memoria.
 
Il nostro universo può essere considerato un immenso ologramma
La nostra vita è una simulazione creata da una civiltà avanzata non terrestre?
Se la realtà fosse una simulazione digitale, cosa fare?
 
John Von Neumann, uno dei più grandi geni del 20° secolo, calcolò che il cervello umano, nel corso di una vita media, è in grado di memorizzare 280 trilioni (280 seguito da 18 zeri) di bit d’informazione.
Se il cervello è un ologramma, significa che ogni parte del cervello è in grado di contenere una quantità di dati mostruosa. Forse, è proprio questa struttura a garantire la nostra capacità quasi soprannaturale di recuperare rapidamente qualsiasi informazione immagazzinata nella nostra memoria.
Pribram e Bohm hanno convenuto che il cervello è una sorta di “super-ologramma”, dove sono contenute le informazioni sul passato, del presente e del futuro, molto simile a un compact disc che contiene ancora le informazioni e che può essere letto, o decodificato, da un raggio laser.
Con questo modello, Pribram ha quindi teorizzato che le informazioni e i ricordi immagazzinati nel nostro cervello, non vengano “registrati” nei neuroni, ma siano il risultato di figure (o pattern) d’onda interferenti, spiegando in tal modo la capacità del cervello di immagazzinare un’enorme quantità di informazioni in uno spazio relativamente piccolo.

Quando pensiamo che la nostra realtà, il nostro cervello e noi stessi, potrebbero essere degli ologrammi, subito associamo la parola all’informatica, cominciando a chiederci se non viviamo in una enorme simulazione computerizzata, o che siamo i personaggi di un videogame o che, addirittura, siamo schiavi di una progenie maligna che ha creato una prigione per le nostre menti.
A questo punto, ognuno sarebbe legittimato a credere che la sua vita non abbia alcun valore, che è tutto falso e che viviamo all’interno di una illusione. Attenzione però: ‘olografico’ non significa ‘virtuale’, nemmeno ‘illusorio’.

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da delfi68 il Lun Set 15 2014, 23:59



non esiste nessuna stringa di scrittura, binaria o altro, che contenga l'elenco delle note di questa suonata..nel cervello di quel bambino non c'è nessun ricordo dell'esatta sequenza da eseguire. Se dovesse scrivere le note a memoria, ci metterebbe ore e ore..ripensando alla suonata e cercando di estrapolare le note..

..suona, semplicemente ripescando la melodia e non può sbagliare, se non si sconcentra, perchè non c'è altro modo di suonare quella melodia se non cosi!..nota per nota, sempre uguale, ma senza pensare alla sequenza da battere..

dove cavolo sta la melodia nel suo cervello??? ..un computer può eseguire al primo colpo la stessa melodia, se la ascolta anche una sola volta, ma nel pc, una serie di interuttori accesi-spenti disegnano un circuito preciso che elenca ogni singola nota!

..nel cervello umano non v'è traccia delle 42 varianti di beethoven..eppure affiorano cosi magicamente dalle mani di quel ragazzino..e io mi perdo nella vertigine..

Ma guardatelo bene. Non sta ricordando una sequenza..sarebbe impossibile, una serie di azioni da dividere su dieci dita alla velocità di 4-4 di battuta al minuto, con tempi e impressioni..non sta ricordando a memoria, sta facendo riaffiorare la melodia intera, nota per nota..tempo per tempo..non pensa a dei codici, lascia riemergere la musica..

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da primaverino il Mar Set 16 2014, 01:57

I moron fan minga l'uga... (perdona la traslitterazione incerta...)
Il talento è una dote innata.
Altro che "nasciamo tutti uguali"...
Ma che cazzo! Io mica sono uguale a 'sto mostro... Malgrado mio, ça va sans dire...

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da delfi68 il Mar Set 16 2014, 03:06

ho aperto un 3D sui fenomeni..robe dell'altro mondo!

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da Niques il Mar Set 16 2014, 09:29

@delfi68 ha scritto:
non esiste nessuna stringa di scrittura, binaria o altro, che contenga l'elenco delle note di questa suonata..nel cervello di quel bambino non c'è nessun ricordo dell'esatta sequenza da eseguire. Se dovesse scrivere le note a memoria, ci metterebbe ore e ore..ripensando alla suonata e cercando di estrapolare le note..

..suona, semplicemente ripescando la melodia e non può sbagliare, se non si sconcentra, perchè non c'è altro modo di suonare quella melodia se non cosi!..nota per nota, sempre uguale, ma senza pensare alla sequenza da battere..

dove cavolo sta la melodia nel suo cervello??? ..un computer può eseguire al primo colpo la stessa melodia, se la ascolta anche una sola volta, ma nel pc, una serie di interuttori accesi-spenti disegnano un circuito preciso che elenca ogni singola nota!

..nel cervello umano non v'è traccia delle 42 varianti di beethoven..eppure affiorano cosi magicamente dalle mani di quel ragazzino..e io mi perdo nella vertigine..

Ma guardatelo bene. Non sta ricordando una sequenza..sarebbe impossibile, una serie di azioni da dividere su dieci dita alla velocità di 4-4 di battuta al minuto, con tempi e impressioni..non sta ricordando a memoria, sta facendo riaffiorare la melodia intera, nota per nota..tempo per tempo..non pensa a dei codici, lascia riemergere la musica..

Più che altro ha studiato...

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Messaggio Da delfi68 il Mar Set 16 2014, 11:33

grazie al piffero.. clown

..mi stavo concentrando sull'allocazione in memoria di quel brano nel cervello..non intendevo mica dire che se lo stava inventando dal nulla..

ma oggi non hai il ragù da fare? clown clown

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Messaggio Da Niques il Mar Set 16 2014, 18:46

@delfi68 ha scritto:grazie al piffero.. clown

..mi stavo concentrando sull'allocazione in memoria di quel brano nel cervello..non intendevo mica dire che se lo stava inventando dal nulla..

ma oggi non hai il ragù da fare? clown clown
Eh, avevo capìto, ma quello che hai scritto mi sembra abbia più a che fare con robe tipo questa:


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Re: sul cervello umano

Messaggio Da delfi68 il Mar Set 16 2014, 22:34

..ah..sarà che sono in vena filosofica, mi spiace averti tratto in errore.. wub

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Messaggio Da AnnaS. il Mar Mag 05 2015, 15:01

Ciao!! ecco due articoli dedicati al mondo dell'infanzia: si parla di cervello e gioco simbolico balla

https://annasurace90.wordpress.com/2014/05/14/gioco-simbolico-e-mondo-interiore/

https://annasurace90.wordpress.com/2014/05/15/il-gioco-tra-simbolo-e-realta/

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da quovadis il Mer Mag 06 2015, 14:31

@Anna

E i grandi? Questo discorso vale anche per i grandi? Il gioco resta comunque e sempre  un’attività mediante la quale esprimere il nostro “vorrei essere” e “vorrei che fosse”? la porta di servizio da varcare liberamente quando avvertiamo bisogno di concederci una pausa dalla realtà?
Io non sono più capace di giocare come giocavo da bambino. Eppure in qualche modo gioco ancora. Colleziono miniature, trenini elettrici, mi appassionano le costruzioni… ma oggi mi riuscirebbe assolutamente impossibile inventarmi una battaglia coi soldatini o giocare a rincorrere gli amici su di in un prato. Non spontaneamente almeno. Forse, salvo parodiare il gioco stesso, a sua volta espressione di una riesame intimo e soggettivo della realtà. Insomma, giocare a giocare.
Per i bambini, leggo dal link da te indicato, il gioco deve essere invece una condotta spontanea. Ma i grandi sono capaci di questa spontaneità? Bhò. Noi ci si organizza per giocare assieme in occasione di incontri ludici , tornei di giochi da tavolo, giochi sportivi… Occorre una regia logistica alle spalle affinché gli adulti si organizzino per aggregarsi in attività ludiche.
Crescendo forse impariamo a lasciare sempre meno spazio al vorrei essere, alle “sane” scappatoie dal quel “tutto e solo realtà”. Quasi ci vergogniamo a dar pubblica espressione del nostro inconscio, meno che meno attraverso l’attività del gioco. Tendenzialmente, imho, impariamo che l’inconscio sia meglio ancorarlo alla dimensione sommersa dell’intimo dove nessuno può arrivare e, a suo piacimento, lo possa quindi utilizzare contro di noi... sempre imho.

quovadis

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Messaggio Da silvio il Mer Mag 06 2015, 19:05

Il bambino costruisce un potente mondo interiore fatto di immaginazione, fino a confonderci la realtà, ma anche l'adulto ha bisogno di uscire dal mondo reale per costruire una alternativa mentale in cui rifugiarsi di tanto in tanto.
Ma l'immaginazione del bambino si trasforma nell'adulto in creazione pratica, teorica, è un qualcosa di veramente notevole la potenza dell'immaginare.
I piccoli sono maestri in questo, peccato che poi viene repressa completamente e non sfruttata in modo consapevole.

silvio


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Messaggio Da AnnaS. il Gio Mag 07 2015, 14:15

Verissimo @silvio. @quovadis, infatti noi adulti, per quanto possiamo giocare (giochi di regole oppure giocare a giocare con i bambini) perdiamo la capacità di gioco di finzione. Quello che per noi era assolutamente spontaneo, una necessità di cui non riuscivamo fare a meno, viene repressa con la crescita...non è da intendere in senso negativo!! Semplicemente non ne abbiamo più la necessità: il gioco di finzione per i piccoli è allenarsi alla vita, ricoprire ruoli sociali, esprimere il vissuto interiore....
L'immaginazione va allenata in quanto è una capacità della mente che, secondo me, può essere paragonata a un muscolo: più alleni il muscolo "immaginazione" più sarai bravo a immaginare. Nonostante ciò, anche i più bravi immaginatori adulti non riusciranno più a giocare come i bambini al "facciamo finta che io ero" se non che parodiando il gioco (giocare a giocare) senza più poter essere pienamente calato nel gioco, sopraffatto dalla realtà immaginata. Se ci capita di giocare con dei bambini al gioco del far finta, anche se beviamo da una tazzina vuota facendo finta sia piena di tè, noi sappiamo perfettamente che la tazzina è vuota. Per i bambini quella tazzina è piena, non hanno bisogno di fingere...

AnnaS.

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Re: sul cervello umano

Messaggio Da delfi68 il Mar Giu 02 2015, 12:46

notavo l'appunto: gioco di finzione.

C'è un analogia con l'attore che recita nel monologo sul palco.. credo che l'essere speciale di certi attori-autori sia questa capacità di recitare-giocare con tutta la mimica della finzione e dell'invenzione della trama. Ecco perchè non tutti sono attori-autori, e non tutti di questi sono bravi..

quest'uomo anche da vecchio è restato bambino..


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Messaggio Da silvio il Mar Giu 02 2015, 16:06

Si molto interessante !

silvio


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