Ateismo e libertà
Benvenuto sul forum "Ateismo e libertà"

Per partecipare alle discussioni effettua il login. Non sei ancora iscritto? Registrati per iniziare a partecipare!

esobiologia e seti

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

esobiologia e seti

Messaggio Da delfi68 il Mer Ago 27 2014, 01:13

Seth Shostak, astronomo senior del Seti Institute ha scritto:La vita aliena, per il momento, può essere osservata solo in televisione e al cinema, invece che nello spazio.
Tuttavia, ci sono molti ricercatori che pensano che la vita nel cosmo sia dilagante. Essi pensano che la sua scoperta possa avvenire nell’arco di una generazione.
Questi scienziati sostengono che il loro punto di vista è supportato da fatti che erano sconosciuti ad una generazione fa. In particolare, grazie soprattutto alle osservazioni del telescopio spaziale Kepler della Nasa, ora è possibile affermare con certezza che l’universo è pieno di mondi abitabili.
Negli ultimi due decenni, sono stati scoperti migliaia di pianeti attorno ad altre stelle, con la scoperta di un nuovo pianeta al giorno. Ormai è chiaro che la maggior parte delle stelle è circondata da pianeti che le orbitano intorno, il che implica l’esistenza di almeno un trilione di questi piccoli corpi solo nella Via Lattea.
Un’analisi approfondita dei dati di Kepler suggerisce che ben uno su cinque di questi sistemi potrebbe contenere un pianeta simile alla Terra, con atmosfera e acqua liquida. In altre parole, la Via Lattea potrebbe ospitare miliardi di cugini della Terra.
Naturalmente, il fatto che siano così numerosi non significa che siano abitati. Ci sono tre modi per scoprirlo, e tutti dipendono da esperimenti sofisticati e costosi.
In primo luogo, bisogna trovare la vita nelle vicinanze del nostro pianeta, soprattutto nell’esplorazione di Marte. Finora, la maggior parte della ricerca è stata indiretta. Il compito dei rover, infatti, è stato quello di individuare i posti migliori per scavare e forse scoprire microbi fossilizzati o viventi sotto la superficie apparentemente sterile.
Ma questi non sono tentativi di trovare la vita, sono tentativi per trovare luoghi in cui potrebbe esserci la vita. Senza dubbio, Marte rimane la scommessa favorita per l’esobiologia, ma molti ricercatori preferiscono scommettere sulle lune di Saturno e Giove. Anche in questo caso, il tipo di vita che ci si aspetta di trovare è di tipo microscopico.
L’esplorazione di questi mondi potrebbe essere realizzato sia con semplici missioni finalizzate ad analizzare i flussi espulsi dai geyser naturali, sia con l’invio di sonde robotizzate equipaggiate con impianti di perforazione capaci di penetrare per dieci chilometri lo strato di ghiaccio che separa la superficie di Europa, una luna di Giove, dall’oceano liquido che si trova al di sotto.
Ma come scrive Seth Shostak su The Conversation, gran parte di questo hardware è ancora sul tavolo da disegno, non nello spazio. I progressi sono lenti, soprattutto perchè i finanziamenti sono minimi.
Un secondo sistema per trovare la vita nello spazio è quello di analizzare le atmosfere dei pianeti intorno alle stelle. Questo viene fatto attraverso una tecnica chiamata spettroscopia, grazie alla quale i ricercatori possono conoscere la composizione di un ambiente a molti anni luce di distanza.
Sebbene sia molto semplice descrivere un esperimento finalizzato a trovare ossigeno o metano su un altro mondo, nel concreto è un cosa molto difficile, perchè i pianeti sono poco luminosi e le stelle a cui orbitano intorno, al contrario, molto luminose.
Per risolvere il problema, si è pensato alla costruzione di telescopi giganti orbitanti capaci di bloccare la luce delle stelle. Si potrebbe costruire una cosa del genere in soli dieci anni, ma solo se ci sono i soldi sufficienti.

intercettare segnali radio o luci laser lampeggiati che indichino l’esistenza di intelligenza extraterrestre. Più antenne e ricevitori migliori potrebbe accelerare questa ricerca, ma ancora una volta, il finanziamento e il fattore limitante.
Basti pensare che il finanziamento in bilancio per il 2015 destinato alla Nasa per la scienza planetaria e astrofisica sarà pari a circa 1,8 miliardi di euro, cioè meno di un millesimo del totale del bilancio federale degli Stati Uniti. E certamente, le cose non vanno meglio nell’Unione Europea.
Così, tutto si riduce a questo: non sappiamo per certo se c’è vita nello spazio, ma le proprietà dell’universo certamente suggeriscono che questa idea è plausibile. Trovarla sarebbe straordinariamente emozionante, ma i governi, attualmente, preferiscono investire in armamenti e altre amenità. Dunque, è solo questione di volontà.

_________________

la consapevolezza della normalità della follia è una cosa che mi fa impazzire!
avatar
delfi68


Messaggi : 3240
Data d'iscrizione : 03.01.14

Tornare in alto Andare in basso

Re: esobiologia e seti

Messaggio Da Fux il Gio Set 04 2014, 13:14

Avevo letto qualche giorno fa questo interessante articolo sul sito di Le Scienze:

Siamo soli nell'universo? Il grande dibattito sugli alieni (I parte)

Quando si parla di vita extraterrestre, in genere ci si divide in due partiti: chi la esclude categoricamente e chi è sicuro della sua esistenza. Ma il dibattito è viziato da una prospettiva a posteriori dello sviluppo della vita sul nostro pianeta: in realtà non sappiamo nulla di cosa è potuto accadare in miliardi di altre galassie nel corso di miliardi di anni di Caleb A. Scharf

[Questo post fa parte di una serie che approfondisce ed espande i temi affrontati dall'autore nel suo libro The Copernicus Complex, di prossima pubblicazione]

In genere, va così:
Domanda: "Siamo soli nell'universo?"
Risposta A): "No, assolutamente no. L'universo è enorme, noi non ne siamo al centro né siamo di importanza centrale; e sarebbe il massimo della vanità pensare che l'uomo o la Terra siano speciali o significativi".
Risposta B): "Forse sì. Non è mai stata trovata una prova valida dell'esistenza di vita extraterrestre, e la nostra galassia è abbastanza vecchia perché eventuali civiltà intelligenti abbiano avuto il tempo di diffondersi ovunque".

Ho perso il conto di quante volte ho avuto questa conversazione con scienziati, parenti, sconosciuti incontrati al bar e, una volta, in una boscosa collina norvegese, con una coppia di escursionisti un po' sospetti che probabilmente avevano appena sepolto un cadavere da qualche parte... La cosa affascinante è che tendiamo tutti a parteggiare per l'una o per l'altra opzione, difendendola con grande calore.  

Ma ci sono alcuni aspetti su cui bisogna riflettere. Il "noi" della domanda è un termine ambiguo. Può essere usato sia per intendere “vita tecnologicamente intelligente” (come a noi umani moderni piace pensare di essere, per esempio) sia per intendere "melma", nel senso della forma di vita microbica unicellulare che è, ed è sempre stata, la maggior parte della materia vivente sulla Terra.

A seconda della definizione di “noi”, le risposte possono cambiare. In realtà, le due posizioni tendono a convergere verso un terreno moderatamente comune, per esempio sostenendo che nel cosmo potrebbe esserci un'abbondanza di vita microbica, che se ne sta sotto forma di melma in qualche anfratto roccioso anziché costruire imperi pangalattici, mentre le forme di vita complesse sono o molto rare (come prevede la "Ipotesi della rarità della Terra") oppure non si spostano di molto nello spazio interstellare (come previsto dalla "Teoria del Grande Filtro").

Si tratta di risposte terribilmente insoddisfacenti, e terribilmente influenzate dalla nostra interpretazione degli eventi sulla Terra. Si potrebbe superare l'impasse se riuscissimo a trovare forme di vita con un'origine indipendente altrove, nel sistema solare o più lontano, ma questo obiettivo è ancora fuori portata.


L'abbondanza di esopianeti rocciosi simili alla Terra sembra moltiplicare le probabilità di vita extraterreste (© Science Photo Library/Corbis)

Forse non per molto: considerando l'esplorazione di Marte o le nostre ambizioni di visitare comete e satelliti ghiacciati, sembra davvero che ci stiamo avvicinando allo studio delle opportunità locali di vita. Tenuto conto della soprendente abbondanza di esopianeti scoperti, e del catalogo di tutti i più probabili candidati nelle vicinanze che sarà effettuato da missioni come TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), potremmo dedicare la prossima generazione di super-osservatori spaziali e terrestri a misurazioni approssimative della proprietà di alcuni potenziali analoghi della Terra.

Questa però è una visione ottimistica. In tutti questi esempi, anche se non trovassimo forme di vita (che si tratti di fossili o di “firme” chimiche), non avremmo eliminato la possibilità che la vita esista in quei luoghi, ma, semplicemente, saremo stati abbastanza bravi da scoprirla.

Così, purtroppo, è assai probabile che tra dieci anni il dibattito sugli alieni ruoti ancora tra A e B. In questo senso, la soluzione di compromesso - la vita microbica potrebbe essere comune, ma la vita complessa no - sembra quindi una risposta accettabile. Ma c'è un problema.

Questa argomentazione si regge in ampia misura sull'idea che la vita complessa pluricellulare sulla Terra, dai vermi alle pecore, esista solamente grazie a una sequenza di eventi molto specifici e scarsamente probabili, che includono il luogo e il modo in cui si è formato il pianeta (con l'acqua, con la tettonica delle placche), la presenza di una grande Luna (che ne mantiene l'asse di rotazione variabile ma non troppo) e una fusione fortuita di due organismi unicellulari, dello stesso grado di complessità, che ha dato origine alla vita eucariotica due miliardi di anni fa.

Di conseguenza, le probabilità che un pianeta abbia prodotto creature come noi è altamente improbabile, e quindi questo non può essersi ripetuto in molti altri luoghi, nemmeno in un universo con centinaia di miliardi di galassie e in quasi 14 miliardi di anni.

Questa però un'interpretazione molto particolare degli eventi fatta a posteriori, chiamata analisi post hoc. Per usare un'analogia, immaginiate di svegliarvi una mattina con lo squillo del telefono. È un lontano cugino che vi chiama per comunicarvi il suo nuovo numero. Più tardi, incamminandovi verso il lavoro, un autobus suona il clacson nel traffico, e quando alzate lo sguardo vedete alcune delle cifre di quel numero di telefono sulla sua fiancata. All'ora di pranzo, sotto la vostra scarpa si attacca un frammento di giornale con la notizia che la lotteria nazionale avrà un montepremi record. Tornati al lavoro, un collega insiste perché partecipiate a una riunione in cui ricorre continuamente la parola “premio”. Sulla via di casa, vi fermate in un'edicola e decidete di acquistare un biglietto della lotteria. La mattina dopo, scoprite di aver vinto l'enorme montepremi!

Cosa ne pensate? Il vostro istinto naturale è ripensare al giorno precedente e supirvi di come una serie di eventi improbabili vi abbia portato, passo dopo passo, alla fortunata conclusione: è come se il cosmo ci avesse destinato alla vincita!


La fantascienza rappresenta spesso la vita extraterrestre con tratti antropomorfi, ma appare più plausibile che si tratti di forme microbiche (© Tony Craddock/Corbis)

In realtà le cose non stanno affatto così. Qualcuno, da qualche parte, avrebbe comunque vinto alla lotteria. E chiunque fosse, in qualunque circostanza, avrebbe avuto gli stessi pensieri. Gli eventi del giorno, della settimana o dell'anno precedenti avrebbero assunto un nuovo significato alla luce del risultato. Sarebbero saltati fuori numeri visti, scelte fatte ed eventi casuali che avrebbero apparentemente condotto all’esito finale.

Naturalmente alcuni di questi eventi erano necessari, ma sarebbero apparsi anche completamente diversi se  avesse vinto un'altra persona. Il punto è che è estremamente irrazionale sostenere che quella lunga catena di eventi fosse l’unico modo per arrivare alla vincita.

Questo ci riporta all'idea di “rarità” dello sviluppo della vita sulla Terra. La nostra prospettiva non è diversa da quella del vincitore della lotteria. È facile guardare indietro ai quattro miliardi di anni di evoluzione chimica, geologica e biologa e dire che la comparsa di organismi come noi è altamente improbabile. In realtà, non sappiamo se questo sia vero, e non possiamo saperlo perché non abbiamo informazioni su come siano andate le cose per miliardi di anni, in miliardi di altri mondi nella galassia. In un certo senso, non abbiamo idea di quanti altri biglietti vincenti della lotteria ci sono là fuori nel cosmo, né di come sono stati scelti.

E questo solleva nuove questioni (che affronterò in un prossimo post): perché queste informazioni mancano e in che modo una forma di vita, anche una civiltà tecnologica, potrebbe essere rimasta al di là della nostra capacità osservativa…

(La versione originale di questo articolo è apparsa il 26 agosto su scientificamerican.com. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

http://www.lescienze.it/news/2014/08/30/news/grande_dibattito_alieni_vita_extraterrestre-2267526/

Personalmente, ritengo l'esistenza di vita (anche intelligente) su altri pianeti plausibile. sisi

_________________
Il mio blog su ateismo e dintorni: https://ioateo.wordpress.com/

Fux


Messaggi : 7890
Data d'iscrizione : 02.01.14

https://ioateo.wordpress.com/

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum