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Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da delfi68 il Sab Lug 12 2014, 16:57

E' una ragione nota ed evidente, non e' perche' lo sanno tutti che e' una banale verita' sia una verita' meno vera..
Se puoi al buon senso opponi una risposta argomentando cosi laconicamente..vabbe'..tieniti le tue convinzioni su israele..

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delfi68


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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Sab Lug 12 2014, 17:07

[quote="delfi68"]E' una ragione nota ed evidente, non e' perche' lo sanno tutti che e' una banale verita' sia una verita' meno vera..



La singola inefficacia della propaganda sionista

Se puoi al buon senso opponi una risposta argomentando cosi laconicamente..vabbe'..tieniti le tue convinzioni su israele..

Sì, su questo ti do ragione, è che tutto ciò ha un deciso sapore rasp
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Hara

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da primaverino il Sab Lug 12 2014, 17:27

Mah...
Francamente non credo che le ragioni ed i torti si possano distribuire in modo netto...
A quel poco che ne so io, il progetto di Stato ebraico (se il termine è errato chiedo venia) risale al sec. XIX...
Nel Dopoguerra si decise di attribuire parte della Palestina agli ebrei (le alternative erano il Madagascar e Vattelapesca non mi ricordo).
Per cui Israele è uno Stato inventato di sana pianta (e non è nemmeno l'unico, basta guardare l'Iraq o mezza Africa, ma transeat).
Gli ebrei fecero un po' di confusione coi confini (d'altra parte tracciati da un pazzo, se non ho visto male sulla carta geografica).
Gli arabi (già piuttosto irritati, perché zio Adolf aveva fatto le cose a metà) probabilmente pensarono: "Ma porca miseria... Con tutto il posto che c'è, proprio qui devono farli venire a rompere i coglioni? Perché non danno loro un pezzetto di Germania, tanto per dire?... Dividerla in due o in tre parti, cosa cambia?"
Talché all'indomani della risoluzione ONU che decretava la nascita di Israele, mezzo mondo arabo decise di muovere guerra, pensando di annientare 'sti quattro bifolchi in poco tempo...
Errore di valutazione che ha determinato quanto seguì.
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primaverino


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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 01:12

@jessica ha scritto:
Ashke ha scritto:Bon, a me risulta che son stati conquistati e in gran parte restituiti dopo vittorie in guerre difensive.
 risata  risata  risata 
si appunto, le ben note guerre difensive di conquista. anche i cowboy si difendevano dagli indiani...
i cattivi mi tirano le frecce, io ho il diritto di difendermi e guardacaso alla fine dei conti mi trovo con uno stato mio in più. ma erano vittorie in guerre difensive,  

Questo è ridicolo perché se Israele volesse fare "pulizia etnica" potrebbe radere al suolo tutta Gaza con una passata di bombardamenti a tappeto, risparmiando un sacco di soldi e fatica...
Che senso ha chiamare i residenti delle zone che stanno per bombardare?
Che senso avvertire di evacuare le zone che stanno per essere attaccate?
Che senso ha "bussare" sui tetti dei palazzi che stanno per essere demoliti?

La domanda è cosa ci fanno depositi di missili e armi sotto gli ospedali?
Cosa ci fanno i centro di commando di Hamas nelle aree di popolazione civile?
Cosa ci fanno i lanciarazzi sui tetti delle scuole?

Se Israele domani fermasse ogni attacco su Gaza, i missili smetterebbero di cadere sulle città Israeliane? La risposta è no, perché non hqanno MAI cessato di cadere da anni a questa parte... solo che qua se ne parla solo quando Israele reagisce, e così sembra che l'ordine degli eventi sia:
a) Israele attacca
b) Hamas reagisce
Mentre in realtà è sempre stato
a) Hamas attacca continuamente
b) Israele elimina selettivamente i bersagli militari
E questo va ben al di là di un infantile "ha iniziato prima lui", ma è alla radice del problema:
Se domani Israele smettesse di attaccare Gaza, i missili continuerebbero a cadere sulle città israeliane.
Se domani Hamas smettesse di attaccare Israele, dopodomani ci sarebbe la pace e due stati.
(Cit ninmorn)
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 11:10

@delfi68 ha scritto:

Semplicemente si vanno a prendere terre e risorse.

.


Solo che  Israele  Gaza, l'ha ceduta nel 2007  e  non ha   interessi né politici né storici su quel territorio, ha invece interesse che la smettano di costringere più volte ogni giorno i propri cittadini nei rifugi.

E' a importante distinguere l'acquisizione di territorio in una guerra di conquista da quella in una guerra di autodifesa. Una nazione che ne attacca un'altra e poi trattiene il territorio che conquista e' un occupante. E questo e' il caso di Israele, che aveva precisamente ...detto a Re Hussein che se la Giordania se ne fosse stata alla larga dalla Guerra del 1967, Israele non avrebbe combattuto contro di lui. Hussein ignoro' l'avvertimento ed attacco' Israele nel 1967. Parando l'assalto e respingendo le truppe d'invasione giordane, Israele fini' col controllare la Cisgiordania. Se Hussein avesse dato retta all'avvertimento, i Palestinesi della Cisgiordania con ogni probabilita' sarebbero tuttora dei felici cittadini giordani.
(Miti e fatti)

"Israele avrebbe bisogno di una linea di difesa lungo l'asse Bardala-Tuba-Nablus-Bira-Gerusalemme, da li' fino alla parte  70 settentrionale del Mar morto. Questa linea amplierebbe la porzione stretta di Israele, e fornirebbe ulteriore terreno per la difesa di Tel Aviv".
(Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti)

Questo non vuole giustificare al 100% le politiche di Israele ma far comprendere il perchè di certe decisioni.

(Citato Haskè)


@jessica ha scritto:
Ashke ha scritto:Bon, a me risulta che son stati conquistati e in gran parte restituiti dopo vittorie in guerre difensive.
 risata  risata  risata 
si appunto, le ben note guerre difensive di conquista. anche i cowboy si difendevano dagli indiani...
i cattivi mi tirano le frecce, io ho il diritto di difendermi e guardacaso alla fine dei conti mi trovo con uno stato mio in più. ma erano vittorie in guerre difensive, eh.


Ricordiamoci che TUTTE le proposte di pace, da Rabin in poi, sono state SEMPRE mandate all'aria da Arafat prima e da Hamas dopo.
Ricordiamoci che TUTTE le tregue e i cessate il fuoco sono stati interrotti dal lato palestinese, SEMPRE.


[Cito che è la millesima volta che partecipo a questa identica discussione]


Ultima modifica di Ashke il Dom Lug 13 2014, 11:19, modificato 1 volta
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 11:17

...Doppio, farebbe comodo la possibilità di cancellare...
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da jessica il Dom Lug 13 2014, 13:45

Ashke ha scritto:
Ricordiamoci che TUTTE le proposte di pace, da Rabin in poi, sono state SEMPRE mandate all'aria da Arafat prima e da Hamas dopo.
Ricordiamoci che TUTTE le tregue e i cessate il fuoco sono stati interrotti dal lato palestinese, SEMPRE.
[Cito che è la millesima volta che partecipo a questa identica discussione]
la millesima volta che partecipi alla medesima discussione tirando in ballo argomentazioni da sangue da naso ripescate da qualche sito di apologetica ebropolitica, però. e ci credo che poi le discussioni si clonano.
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da jessica il Dom Lug 13 2014, 13:45

le spoilero, così se le legge solo chi vuole... un paio di opinioni di gente che là ci vive davvero e non scrive col culo su una sedia autoriscaldante
Spoiler:
Gerusalemme, 11 luglio 2014, Nena News - Basta con chi fa finta di non vedere. Basta con chi pensa che una partita di pallone sia più importante di un’intera popolazione inerme sotto le bombe…Basta con chi dà del terrorista a un’intera popolazione senza mai aver voluto ascoltare le voci di Gaza. Basta con giornalisti che scrivono articoli comodamente seduti da casa o dalle redazioni a Roma e Milano. Basta con l’equidistanza a tutti i costi. Basta con le condanne bipartisan e con le parole misurate.

Siamo operatori umanitari e condanniamo la violenza verso i civili, SEMPRE. Per questo non possiamo restare silenti dinanzi ad un attacco armato indiscriminato verso una popolazione che non ha rifugi, posti sicuri o possibilità di fuga. Una popolazione strangolata economicamente e assediata fisicamente, rinchiusa in una prigione a cielo aperto.

Non possiamo far finta di nulla. Noi Gaza la conosciamo perché ci lavoriamo, perché la viviamo e lì abbiamo imparato cos’è la sofferenza, ma anche la resistenza. E non parliamo di lancio di razzi: per i circa due milioni di persone che risiedono a Gaza, che vivono da 48 anni sotto occupazione, dimenticate dal mondo, che piangono morti che sono sempre e solo numeri, che subiscono interessi politici sempre più importanti della vita umana… resistere è essere capaci, nonostante tutto, di andare avanti.

Gaza ci ha insegnato semplicemente la dignità umana.

Siamo qui e ci sentiamo inermi e, ancora una volta, esterrefatti perché continuiamo a leggere articoli di giornale che a nostro avviso non rispecchiano la realtà. Non raccontano lo squilibrio tra una forza occupante e una popolazione occupata. Enfatizzano la paura israeliana dei razzi lanciati da Gaza, che condanniamo ma che, fortunatamente, non hanno procurato morti e riducono a semplici numeri le oltre 100 vite spezzate a causa dei bombardamenti Israeliani in meno di tre giorni.

Tutto ciò che scriviamo non è frutto di opinioni personali o giudizi morali; è sancito e ribadito dai principi del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale, che muovono il nostro operato ogni giorno. Riteniamo inaccettabile che la risposta all’omicidio dei 3 coloni, avvenuto in circostanze ancora ignote, sia l’indiscriminata punizione di una popolazione civile indifesa: il diritto umanitario vieta le punizioni collettive – definite crimini di guerra dalla IV Convenzione di Ginevra (art. 33).

Israele ha addossato la responsabilità ad Hamas, attaccando immediatamente la Striscia, causando la risposta dei gruppi palestinesi con il lancio di missili su Israele. Il governo israeliano sostiene di voler colpire gli esponenti di Hamas e le sue strutture militari. E’ davanti agli occhi di tutti che ad essere colpiti finora sono soprattutto bambini e donne. Basta con lo scrivere che Israele reagisce ai missili da Gaza, la verità per chi vuol vederla e i numeri, se non interpretati con slealtà, sono chiari.

Dall’8 luglio, inizio dell’operazione militare “Protective Edge”, Israele ha bombardato 950 volte la Striscia, distruggendo deliberatamente oltre 120 case, (violando l’articolo 52 del Protocollo aggiuntivo I del 77 della convenzione di Ginevra), uccidendo 102 persone (inclusi 30 minori 16 donne,15 anziani e  1 giornalista) ferendo oltre 600 persone, di cui 50 in condizioni molto gravi.

Oltre 900 persone sono rimaste senza casa, 7 moschee, 25 edifici pubblici, 25 cooperative agricole, 7 centri educativi sono stati distrutti e 1 ospedale, 3 ambulanze, 10 scuole e 6 centri sportivi danneggiati. Dall’altro lato, il lancio di razzi da Gaza, secondo il Magen David Adom  (servizio emergenza nazionale israeliano), ha causato 123 feriti di cui: 1 ferito grave; 2 moderati; 19 leggeri; 101 persone che soffrono di shock traumatico.

Di fronte a questi numeri ci sembra intollerabile la non obiettiva copertura di gran parte della stampa internazionale e nazionale dell’attacco israeliano verso la Striscia di Gaza. Per questo riteniamo necessario prendere posizione e ribadire la necessità di riportare l’informazione, sullo scenario militare in corso, alle dovute proporzioni.

Ci appelliamo infine ai responsabili politici in causa e a quanti possano agire da mediatori, affinché le operazioni militari cessino immediatamente e perché si ponga fine all’assedio nella Striscia di Gaza.
---
L'amico Kalil insiste nel chiedermi: “allora, sarai ancora nostro ospite, abuna?” Ed io, dopo la terribile notizia dell'uccisione dei tre giovani coloni israeliani, davvero non so cosa rispondere loro. Certo, secondo i miei programmi fra pochi giorni dovrei essere ospite della famiglia di Kalil, povera di tutto ma ricca di dignità, affetto, cultura e amicizia. Ma se vi dico che abitano ad Hebron, capite la mia incertezza nel prevedere di poter anche solo entrare in città, dopo che dal 12 giugno è stata sigillata dall'esercito con il pretesto di ricercare i tre giovani.

Ecco, ancora una volta constato che ciò che accade in questa maledetta e santa terra di Palestina puntualmente non viene raccontato all'opinione pubblica. Tutto deve venir “semplificato” in uno stereotipo che eviti rigorosamente di evidenziare ciò che è la causa di tutto: la terra e le città, la vita e l'economia, la libertà di movimento e forse anche il futuro di milioni di palestinesi, sono stati occupati e colonizzati illegalmente dallo stato d'Israele.
Ma voi dite: cosa c'entra questo con il rapimento e la barbara uccisione dei tre coloni?
La gente, il lettore/ascoltatore, devono continuare ad immaginare che i palestinesi siano tutti terroristi e che ad Israele, da vittima, sia logicamente concesso non solo di difendersi, ma di trasgredire tutte le leggi e le risoluzioni per “vendicarsi” con “rappresaglie” e “punizioni collettive”, come scrivono i giornali di questi giorni.
Ma in queste ore le parole che vorremmo leggere non sono queste.
L'immenso dolore, l'indicibile lutto che sconvolge tre famiglie e un'intera nazione, dovrebbe ispirare sentimenti di solidarietà, partecipazione, auspicio e impegno a lavorare tutti per togliere benzina alle macchine di odio che la violenza e le armi seminano ovunque. Dovrebbero spingere la comunità internazionale a sostenere davvero chi cerca la pace, che arriverà solo con la giustizia e i diritti per tutti.

Da anni facciamo la spola tra le case di amici israeliani e le parrocchie palestinesi, per gettare ponti di reciproca conoscenza e dialogo.
Ma purtroppo constatiamo che siamo da sempre abituati a dare per scontato che la rabbia degli israeliani debba generare fiumi di risentimento e concrete violazioni e violenze: vi ricordate con quanto sollievo avevamo preso atto che Israele aveva interrotto la barbara pratica della demolizione delle case delle famiglie dei presunti colpevoli di un atto terroristico? Ebbene, è triste non solo che questa pratica tribale sia ripresa in queste settimane, ma ancor più che i giornali ne parlino come di una cosa normale e giusta.

Farò il possibile per andare dal mio amico Kalil e vorrei invitare tutti i giornalisti che in queste settimane hanno finto di non sapere che i tre giovani “seminaristi” erano coloni e la città dove erano stati rapiti, Hebron, si trova in Palestina e, come ha acutamente osservato Ugo Tramballi, non era proprio come “il lungomare di Tel Aviv”, visto che si trova nei Territori Palestinesi occupati.
Troppo poco hanno scritto delle aggressioni che hanno volutamente trasformato la ricerca dei tre giovani in una autentica punizione collettiva che sta mettendo a ferro e fuoco l'intera Cisgiordania.

Porterei questi giornalisti a venti minuti da Hebron per intervistare gli amici del villaggio di At Twani stritolato dagli insediamenti e da anni preda dei soprusi più pesanti dei coloni.
Sì, perché è diverso leggere i titoli inneggianti alla “durissima vendetta di Israele” e sentire la famiglia che conosci e che ti racconta che una perquisizione notturna illegale dei soldati in casa ha seminato paura e fruttato ai soldati l’equivalente di 2500 euro, la dote di una ragazza che sta per andare in sposa.

D'altra parte, se tutti i pellegrini di giustizia che fra pochi giorni saranno con me a Betlemme
hanno solo letto i giornali sulla “prevedibile escalation di violenza” e sentito distrattamente alla TV che ben quattordicimila soldati sono stati mandati ad invadere case, villaggi e città, distruggendo vite, beni, risorse, sono certo che il dottor Nidal, a cui porteremo medicine che Israele gli impedisce di avere, racconterà loro un'altra storia, in cui trova il primo posto la condanna per la brutale sorte dei tre giovani israeliani e insieme lo sconcerto perchè i giornali hanno ritenuto di dover appena appena accennare al fatto che ben “dieci persone sono state uccise, tra cui bambini, durante le incursioni. Ed erano tutti disarmati. Più di 500 persone sono state sequestrate ed incarcerate.
Ma nessuno dei nostri uomini o donne di Stato ha rivolto loro un pensiero o ha chiesto ad Israele di fermare la punizione collettiva di un intero popolo.” (Luisa Morgantini)

Ogni morte e ancor più ogni assassinio, ogni uomo e ancor più ogni giovane che viene ucciso, rivelano la disumanità e la barbarie generata dall'odio. E se ci mancano le risposte e le soluzioni facili, senz'altro abbondano le domande: “Ma la Comunità internazionale, che ora piange e solidarizza, perchè non alza con più forza la voce richiamando palestinesi e israeliani al rispetto delle leggi e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite? Ma possibile che i palestinesi siano destinati ad essere ritenuti sempre esseri umani di seconda categoria?”
Non la vendetta né la rappresaglia: per raggiungere veramente la pace l'unica risposta restano sempre la giustizia e il rispetto dei diritti umani,.

Nandino Capovilla,referente Campagna Ponti e non muri di Pax Christi Italia
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 14:05

@jessica ha scritto:
Ashke ha scritto:
Ricordiamoci che TUTTE le proposte di pace, da Rabin in poi, sono state SEMPRE mandate all'aria da Arafat prima e da Hamas dopo.
Ricordiamoci che TUTTE le tregue e i cessate il fuoco sono stati interrotti dal lato palestinese, SEMPRE.
[Cito che è la millesima volta che partecipo a questa identica discussione]
la millesima volta che partecipi alla medesima discussione tirando in ballo argomentazioni da sangue da naso ripescate da qualche sito di apologetica ebropolitica, però. e ci credo che poi le discussioni si clonano.
[/quote]

Si clonano perché c'è sempre qualche insipiente che tira fuori argomenti alla stormfront

@jessica ha scritto:le spoilero, così se le legge solo chi vuole... un paio di opinioni di gente che là ci vive davvero e non scrive col culo su una sedia autoriscaldante
[spoiler]
Israele ha addossato la responsabilità ad Hamas, attaccando immediatamente la Striscia, causando la risposta dei gruppi palestinesi con il lancio di missili su Israele. Il governo israeliano sostiene di voler colpire gli esponenti di Hamas e le sue strutture militari. E’ davanti agli occhi di tutti che ad essere colpiti finora sono soprattutto bambini e donne. Basta con lo scrivere che Israele reagisce ai missili da Gaza, la verità per chi vuol vederla e i numeri, se non interpretati con slealtà, sono chiari.



La domanda è cosa ci fanno depositi di missili e armi sotto gli ospedali?
Cosa ci fanno i centro di commando di Hamas nelle aree di popolazione civile?
Cosa ci fanno i lanciarazzi sui tetti delle scuole?
Perchè ai civili avvertiti dei bombardamenti tramite volantini lanciati dall'esercito israeliano viene impedito di lasciare la zona?


Ps
Se poi le centinaia di innocui razzi da 157 kg di esplosivo lanciati a iosa su zone civili e sulla centrale atomica del Negev per te sono miniciccioli ti consiglio di lasciare la tua sedia autoriscaldante e di provare l'effetto che fa
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 13 2014, 14:59

"La notte - racconta - è il tempo dei missili, dei massacri e della paura. Tutti abbiamo paura. Mia sorella la notte scorsa, quando hanno cominciato, per il terrore si è nascosta sotto il tavolo. Piangeva.
Ovviamente non serve a niente, ma sul momento cerchi un senso di sicurezza"
https://it.notizie.yahoo.com/la-testimonianza--uscite--bombardiamo---ecco-cosa-dicono-gli-israeliani-111315497.html


tra la versione del piu' forte e quella del piu' debole..chissa' perche', io, tendenzialmente sono portato a credere piu' alla seconda..ma poi vado a cercare notizie, foto...e continuo a sceglere la seconda..

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 15:33

Capita  anche a me è che poi quando  leggi di migliaia di palestinesi gasati, massacrati come carne da macello sia da Assad che dai “resistenti”. Delle centinaia di morti e del numero di condanne a morte in Egitto il tutto nel silenzio assoluto delle stesse necrofile e compiaciute fonti che indugiano morbosamente su ogni moncherino palestinese almeno il dubbio che vi sia una strumentalizzazione potrebbe anche venire.
Che certo i palestinesi sono i poveri della situazione ma gli interessi che li li vogliono sono ben altri e di certo son ricchi e influnti

Comunque mi piacerebbe sentire il tuo punto di vista sulle domande che ho dianzi posto
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Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 13 2014, 19:56

Che hai ragione, infatti dobbiamo assumere che i palestinesi sono vittime tre volte: degli israeliani, dell'economia di mercato e di hamas..quelli che ti mettono i lanciarazzi sul tetto non ti chiedono il permesso, il mercato non ha nessun interesse in palestina e israele grazie ad hamas puo' invadere terre e requisire risorse idriche senza doversi giustificare...

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Messaggio Da Hara il Dom Lug 13 2014, 21:16

@delfi68 ha scritto:Che hai ragione, infatti dobbiamo assumere che i palestinesi sono vittime tre volte: degli israeliani, dell'economia di mercato e di hamas...quelli che ti mettono i lanciarazzi sul tetto non ti chiedono il permesso, il mercato non ha nessun interesse in palestina

Assolutamente sì, è così


e israele grazie ad hamas puo' invadere terre e requisire risorse idriche senza doversi giustificare..

mmmhhh, anche sì, almeno in passato, ma con un minimo di "istruzioni per l'uso": in base agli accordi di Oslo Israele rende disponibili ai palestinesi della Cisgiordania 50 milioni di metri cubi d’acqua l’anno e per di più gratis, invece dei 40 stipulati nell’accordo. L’ottanta per cento del fabbisogno idrico della Cisgiordania proviene dalla società israeliana Mekorot, (il quaranta per cento di questa fornitura viene rubata dai palestinesi delle zone agricole di Hebron e Bethlem) nonostante gli agricoltori israeliani abbiano dovuto subire una riduzione a causa della siccità

In molti luoghi le abitazioni sono sparse a macchia di leopardo e l'impianto fornisce acqua a tutti, gli impianti sono gli stessi che servono entrambe le popolazioni, le case degli uni a ridosso delle case degli altri,non è tecnicamente possibile interrompere la fornitura agli uni, senza interromperla agli altri.

Hamas usa i tubi come lancia missili e ha smantellato, soprattutto a Gaza, qualunque struttura civile per trasformarla in una booby trap militare. Nel marzo 2002 durante l'operazione “Homat Magen” che si svolse a Jenin e in altre città cisgiordane praticamente ogni casa palestinese aveva trasformato gli impianti idraulici in micidiali congegni esplosivi.

Quanto alla guerra dell'acqua in generale inizia nel 1964 quando la Lega Araba progettò di deviare l'Hashbani (affluente del fiume Giordano) all'interno del Libano, incanalandone le acque in eccesso verso il Banias (altro affluente) in Siria, nonché di deviare le acque del Banias verso lo Yarmuk a vantaggio della Giordania. Vi furono scontri militari fra siriani ed israeliani dopo la conferenza d’Alessandria nel 1964, giacché fu affidato all’Egitto il comando militare per mettere in atto il piano della Lega Araba senza ostacoli.
Dopo la guerra dei sei giorni, dove Israele fu attaccato proprio da Siria e Giordania, furono trovati accomodamenti sulla spartizione idrica con la Giordania, la Siria invece perse le alture del Golan, posizione strategicamente importante per Israele. Il Golan è il punto di confluenza di circa 1/3 delle risorse idriche israeliane.
La Turchia ha costruito una gigantesca diga per bloccare gli affluenti dei fiumi Tigri ed Eufrate il cui volume d’acqua è diminuito sensibilmente, (lasciando gli iracheni all’asciutto). Contrasti anche tra Turchia e Siria,la Turchia fornisce alla Siria 500 metri cubi al secondo, la Siria ne pretende di più. Tra Messico e Stati Uniti vi sono frizioni a causa dell'acqua, e pure fra India e Bangladesh per il controllo del Gange.



Eccetera

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Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 13 2014, 21:41

Questo e' pur vero ed e' tutto frutto del caos e degli interessi degli estremisti..ma come e chi puo' liberare la palestina da hamas???

Serve lavoro e istruzione cosa che con i miliardi degli sceicchi si potrebbe anche fare..ma..ma evidentemente ci sono ottime ragioni che sopratutto i palestinesi non capiscono..senza hamas israele nn avrebbe piu' ragioni di ostilita' ed evidentemente nel mondo arabo delle grandi economie la cosa nn sembra essere importante..anzi x qualche ragione fa comodo..

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Messaggio Da jessica il Lun Lug 14 2014, 01:19

Ashke ha scritto:Si clonano perché c'è sempre qualche insipiente che tira fuori argomenti  alla stormfront
si clonano perchè le argomentazioni alla santanchè\fallaci sono le uniche cose che si possono dire per giustificare questo mare di cazzate.

La domanda è cosa ci fanno depositi di missili e armi sotto gli ospedali?
Cosa ci fanno i centro di commando di Hamas nelle aree di popolazione civile?
Cosa ci fanno i lanciarazzi sui tetti delle scuole?
Perchè ai civili avvertiti dei bombardamenti tramite volantini lanciati dall'esercito israeliano viene impedito di lasciare la zona?Se poi le centinaia di innocui razzi da 157 kg di esplosivo lanciati a iosa su zone civili e sulla centrale atomica del Negev per te sono miniciccioli ti consiglio di lasciare la tua sedia autoriscaldante e di provare l'effetto che fa
premesso che se sei in un territorio che hai occupato con un atto di conquista puoi dire tutto ma non che ti stai difendendo, premesso che se mi sbattono fuori da casa mia per metterci dentro un colono e mi mandano a vivere in un campo profughi con l'acqua razionata e i militari che mi entrano ed escono da casa una sera si e una no e che mi telefonano per dirmi che mi stanno per bombardare, quando mi chiederanno cosa vuoi fare da grande, la risposta "la terrorista" verrà prima de "l'astronauta" o "la ballerina", e premesso che nell' 80(e sono tentata di sostituire un 9) per cento dei casi 'sta storia dei covi di pericolosi terroristi sotto gli orfanotrofi bombardati non trova alcun riscontro da parte delle organizzazioni internazionali, e premesso che gaza è grande quanto la tratta ferroviaria venezia-padova con una densità di popolazione peggio dei giapponesi, quindi non si capisce bene dove cazzo dovrebbero andare i civili avvisati con largo anticipo di due minuti nel cuore della notte quando una città viene bombardata a tappeto, caschi male, perchè l'ho già fatto (il lasciare la mia sedia autoriscaldata, intendo). e proprio perchè l'ho fatto so che il cerchiobottismo dell'informazione del "si ma", è una gran cagata, e che l'effetto che fa è questo:



o, come diceva un famoso ebreo, stiamo appunto parlando di pulizia etnica.
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 02:15

CESNUR - center for studies on new religions


Statuto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas)[1]
(18 agosto 1988)

imgIn nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso.
“Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce n’è qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi. Non potranno arrecarvi male, se non debolmente; essi vi combatteranno, volteranno ben presto le spalle e non saranno soccorsi. Saranno avviliti ovunque si trovino, grazie a una corda di Allah o a una corda d’uomini. Hanno meritato la collera di Allah, ed eccoli colpiti dalla povertà, per aver smentito i segni di Allah, per aver ucciso ingiustamente i Profeti, per aver disobbedito e trasgredito” (Corano 3, 110-112).
“Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui” (parole dell’imam e martire Hassan al-Banna [fondatore dei Fratelli Musulmani, 1906-1949], possa Allah avere misericordia di lui).
“Veramente, il mondo islamico sta bruciando, ed è pertanto obbligatorio che ognuno si dia da fare per occuparsi dell’incendio per quanto può, senza aspettare che lo facciano altri” (shaykh Amjad al-Zahawi [eminente studioso irakeno della shari’a, 1883-1967], possa Allah avere misericordia di lui).
Introduzione
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, ogni lode sia ad Allah. Cerchiamo il Suo aiuto, il Suo perdono e la Sua guida, e in Lui confidiamo.
Inviamo pace e benedizioni sul Messaggero di Allah – la sua famiglia, i suoi compagni, coloro che lo seguono chiamati dal suo messaggio, i seguaci della sua via –, possano le benedizioni e la pace su di lui continuare tanto a lungo quanto durino i Cieli e la Terra. E oltre.
O Popolo:

Da un mondo in tormento, da un mare di sofferenza, dal battito di cuori credenti, da braccia cui è impedito di combattere, per senso del dovere e in risposta al decreto di Allah, è partito l’appello che ha riunito il popolo e lo ha spinto a seguire le vie di Allah, così che ciascuno possa corrispondere al suo ruolo nella vita, superare gli ostacoli, sormontare le difficoltà sulla via. La nostra preparazione è stata costante, e così la nostra disponibilità a sacrificare la vita e tutto quanto ci è caro per l’onore di Allah.
Così il seme di un movimento si è formato, e ha cominciato a viaggiare attraverso un mare tempestoso di speranze e di attese, desideri e aspirazioni, problemi e ostacoli, dolori e sfide, sia all’interno sia all’esterno della comunità.
Quando l’idea è maturata, il seme è cresciuto, e la pianta ha messo radici nella buona terra della realtà, lontano dalle emozioni passeggere e dalla fretta sprezzante, il Movimento di Resistenza Islamico è emerso per rispondere alla sua vocazione, che è quella di combattere per l’onore del Signore. Il movimento ha stretto la mano a tutti i combattenti che lottano per liberare la Palestina. L’anima dei suoi guerrieri si è unita alle anime di tutti i combattenti che hanno sacrificato le loro vite nella terra di Palestina fin da quando fu conquistata dai compagni del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – fino ai giorni nostri.
Il patto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) ha così preso forma, svelando la sua identità, precisando la sua posizione, chiarendo le sue attese, discutendo le sue speranze, e chiamando ad aiutare, sostenere e aggiungersi ai suoi ranghi. La nostra battaglia con gli ebrei è molto lunga e pericolosa, e chiede la dedizione di tutti noi. È una fase cui altre successive ne seguiranno, un battaglione che dovrà essere sostenuto da molti altri battaglioni del mondo arabo e islamico, oggi diviso, finché il nemico sia vinto e la vittoria di Allah sia sicura.
E vorremmo vedere questi battaglioni avvicinarsi quando guardiamo l’orizzonte.
“E tra qualche tempo ne avrete certamente notizia” (Corano 38, 88).
“Allah ha scritto: ‘Invero vincerò, Io e i Miei messaggeri’. In verità Allah è forte, eccelso” (Corano 58, 21).
“Di’: ‘Ecco la mia via: invito ad Allah in tutta chiarezza, io stesso e coloro che mi seguono. Gloria ad Allah, non sono uno dei politeisti’” (Corano 12, 107).
Capitolo I

Introduzione al Movimento

Origini ideologiche

Articolo 1

La base del Movimento di Resistenza Islamico è l’islam. Dall’islam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dell’universo e dell’umanità; e giudica tutte le sue azioni secondo l’islam, ed è ispirato dall’islam a correggere i suoi errori.
La relazione fra il Movimento di Resistenza Islamico e la Società dei Fratelli Musulmani

Articolo 2

Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un’organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell’era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell’educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell’apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell’arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita.
Struttura e formazione

Articolo 3

Il Movimento di Resistenza Islamico consiste di musulmani che si sono dedicati interamente ad Allah e che lo adorano in verità – “Ho creato gli spiriti e gli uomini solo per lo scopo dell’adorazione” (dice Allah) – e che hanno riconosciuto i loro obblighi di fronte a se stessi, al loro popolo e alla loro terra. In tutto questo, hanno avuto timore di Allah e innalzato la bandiera del jihad di fronte agli oppressori, per liberare la terra e il popolo dall’immonda sporcizia, dall’impurità e dal male dell’oppressore.
“Invece no, scagliamo la verità sulla menzogna, che le schiacci la testa, ed ecco che essa scompare” (Corano 21, 18).
Articolo 4

Il Movimento di Resistenza Islamico accoglie tutti i musulmani che adottano il suo credo e la sua ideologia, compiono il suo programma, mantengono i suoi segreti, e desiderano unirsi alle sue fila per mantenere gli obblighi che si è assunto. Allah saprà ricompensarli.
La concezione del tempo e dello spazio del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 5

Poiché il Movimento di Resistenza Islamico adotta l’islam come il suo stile di vita, le sue concezioni storiche vanno indietro fino alla nascita del messaggio islamico, all’epoca dei pii antenati. Pertanto, Allah è il suo scopo, il Profeta è il suo modello, il Corano è la sua costituzione. La sua concezione dello spazio si estende ovunque i musulmani – coloro che adottano l’islam come il loro stile di vita – vivono, in ogni luogo sulla faccia della Terra. Di più: si estende fino alle profondità della Terra e alle sfere più alte dei Cieli.
“Non hai visto a cosa Allah paragona la buona parola? Essa è come un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo, e continuamente dà frutti, col permesso di Allah. Allah propone metafore agli uomini, affinché riflettano” (Corano 14, 24-25).
Unicità e indipendenza

Articolo 6

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre la sua lealtà ad Allah, deriva dall’islam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina. All’ombra dell’islam, è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà e i loro diritti. È quando l’islam è assente che nasce il disordine, che l’oppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie.
Come è stato eloquente il poeta musulmano Muhammad Iqbal [1877-1938, nato e vissuto nell’attuale Pakistan], quando ha scritto:
“Quando la fede è perduta, non c’è più sicurezza.
Non c’è vita per coloro che non hanno fede. E chiunque è soddisfatto di una vita senza religione,
egli avrà la caduta nel nulla come compagna per la vita”.
L’universalità del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 7

A causa della distribuzione dei musulmani che hanno adottato la dottrina del Movimento di Resistenza Islamico in tutto il mondo, e che lavorano per sostenerlo, mantenere le sue posizioni e rafforzare il suo jihad, il movimento ha carattere universale. La sua chiamata è ampia a causa della chiarezza del suo pensiero, della nobiltà del suo scopo, dell’ampiezza dei suoi obiettivi.
È su queste basi che il movimento deve essere visto, valutato con equità e riconosciuto nel suo ruolo. Chiunque nega i suoi diritti, o si rifiuta di sostenerlo, o è così cieco da non vedere il suo ruolo, in verità sta sfidando il fato stesso. E chi chiude gli occhi alla realtà, intenzionalmente o meno, si sveglierà per ritrovarsi sopraffatto dagli eventi e non avrà scuse per giustificare la sua posizione. Il premio si dà a coloro che arrivano per primi.
L’oppressione da parte dei propri parenti e concittadini è più dolorosa per l’anima del taglio di una spada indiana.
“E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Corano 5, 48).
Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro l’invasione sionista. È legato all’anello rappresentata dal martire ‘Izz-Id-Din al-Qassam [1882-1935, su cui cfr. supra in questo volume] e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936 [che continuarono la lotta dopo che al-Qassam fu ucciso nel 1935]. E la catena continua per collegarsi a un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 e oltre.
Benché gli anelli siano distanti l’uno dall’altro, e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei” (citato da al-Bukhari e da Muslim).
Il motto del Movimento di Resistenza Islamico

Articolo 8

Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio.
Capitolo II

Obiettivi

Motivazioni e obiettivi

Articolo 9

Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui l’islam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, l’oppressione e l’oscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nell’umiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità. Nulla è rimasto al suo posto, perché quando l’islam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.
Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando l’istituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E l’aiuto si chiederà ad Allah.
“Se Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la Terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature” (Corano 2, 251).
Articolo 10

Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza.
Capitolo III

Strategie e mezzi

Strategie del Movimento di Resistenza Islamico: la Palestina è un sacro deposito per i musulmani

Articolo 11

Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio?
Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.
E così avvenne che quando i capi delle armate musulmane conquistarono la Siria e l’Iraq, si rivolsero al [secondo] califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab [591-644], chiedendo la sua opinione sulle terre conquistate: dovevano dividerle fra le loro truppe, lasciarla a chi se ne trovava in possesso, o agire diversamente? Dopo consultazioni e discussioni tra il califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab, e i compagni del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – decisero che la terra dovesse rimanere a chi ne era in possesso affinché beneficiasse di essa e della sua ricchezza. Quanto alla titolarità ultima della terra, e alla terra stessa, occorreva considerarla come waqf, affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio. La proprietà della terra da parte del singolo proprietario va solo a suo beneficio, ma il waqf durerà fino a quando dureranno i Cieli e la Terra. Ogni decisione presa con riferimento alla Palestina in violazione di questa legge islamica e nulla è senza effetto, e chi la prende dovrà un giorno ritrattarla.
“Questa è la certezza assoluta. Rendi dunque gloria al Nome del Tuo Signore e del Supremo!” (Corano 56, 95).
L’opinione del Movimento di Resistenza Islamico sulla patria e sul nazionalismo

Articolo 12

Secondo il Movimento di Resistenza Islamico, il nazionalismo è parte legittima del suo credo religioso. Nulla è più vero e profondo nel nazionalismo che combattere un jihad contro il nemico e affrontarlo a viso aperto quando mette piede sulla terra dei musulmani. Questo diventa un obbligo individuale per ogni uomo e donna musulmani: alla donna è permesso combattere il nemico anche senza l’autorizzazione del marito, e allo schiavo senza il permesso del padrone.
Nulla di simile si ritroverà in alcun altro sistema; questo è un fatto innegabile. Mentre altre forme di nazionalismo si basano su considerazioni materiali, umane o territoriali, il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico accoglie in sé tutto questo, ma comporta in più fattori divini molto più importanti, che gli infondono spirito e vita, giacché e collegato alle origini stesse dello spirito di chi dà la vita, e leva nel cielo della patria una bandiera divina che collega la Terra al Cielo con un legame strettissimo. Quando Mosè si presenta e leva il suo bastone, in verità la magia e i maghi sono ridotti al silenzio.
“La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente” (Corano 2, 256).
Pace, iniziative di pace e conferenze internazionali

Articolo 13

Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità, cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono il jihad.
“Allah ha il predominio nei Suoi disegni, ma la maggior parte degli uomini non lo sa” (Corano 12, 21).
Di tanto in tanto, si sente un appello a organizzare una conferenza internazionale per cercare una soluzione al problema palestinese. Alcuni accettano l’idea, altri la rifiutano per una ragione o per un’altra, domandando il rispetto di una o più condizioni come requisito per organizzare la conferenza o per parteciparvi. Ma il Movimento di Resistenza Islamico – che conosce le parti che si presentano alle conferenze e il loro atteggiamento passato e presente rispetto ai veri problemi dei musulmani – non crede che queste conferenze siano capaci di rispondere alle domande, o restaurare i diritti o rendere giustizia agli oppressi. Queste conferenze non sono nulla di più che un mezzo per imporre il potere dei miscredenti sui territori dei musulmani. E quando mai i miscredenti hanno reso giustizia ai credenti?
“Né i giudei né i nazareni saranno mai soddisfatti di te, finché non seguirai la loro religione. Dì: ‘È la Guida di Allah, la vera Guida’. E se acconsentirai ai loro desideri dopo che hai avuto la conoscenza, non troverai né patrono né soccorritore contro Allah” (Corano 2, 120).
Non c’è soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti, e il suo destino nelle mani della vanità. Come afferma un nobile hadith: “Il popolo della Siria è la frusta di Allah sulla Terra. Con loro si prende la sua rivincita su chi vuole. Ai loro ipocriti è vietato regnare sui loro credenti, e muoiono nell’ansia e nel rimorso” (riferito da al-Tabarani, come rintracciabile attraverso una catena di fonti fino al Profeta, e da Ahmad, la cui catena di trasmissione è incompleta. Ma deve trattarsi di un vero hadith, perché queste storie sono credibili, e Allah è veridico).
I tre circoli

Articolo 14

La liberazione della Palestina è legata a tre circoli: il circolo palestinese, il circolo arabo e il circolo islamico. Ciascuno ha un ruolo da giocare nella lotta contro il sionismo, e ha specifici doveri da compiere. È un grave errore e un orribile atto di ignoranza dimenticare uno di questi circoli, perché la Palestina è terra islamica dove la prima quibla [luogo verso cui si volge la preghiera] e il terzo santuario più santo [la moschea di al-Aqsa] sono situati, così come il luogo in cui il Profeta – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – ascese al Cielo [il riferimento è al viaggio estatico notturno di Muhammad – isrâ’ - a Gerusalemme, da dove partì la sua ascensione al Cielo – mi‘raj - per mezzo di una scala celeste].
“Gloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui che tutto ascolta e tutto osserva” (Corano 17, 1).
Considerando questa situazione, la liberazione della Palestina è un dovere individuale, obbligatorio per ciascun musulmano dovunque si trovi. È su queste basi che il problema della Palestina deve essere visto, e ogni musulmano deve saperlo.
Quando il problema è affrontato su questa base, quando tutte le potenzialità dei tre circoli sono mobilitate, allora le circostanze presenti possono cambiare, e il giorno della liberazione si avvicina.
“Voi mettete nei loro cuori più terrore che Allah stesso, poiché invero è gente che non capisce” (Corano 59, 13).
Il jihad per la liberazione della Palestina è un obbligo individuale

Articolo 15

Quando i nemici usurpano un pezzo di terra musulmana, il jihad diventa un obbligo individuale per ogni musulmano. Di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad. Questo richiede la propagazione di una coscienza islamica tra il popolo a livello locale, arabo e islamico. È necessario diffondere lo spirito del jihad all’interno della umma, scontrarsi con i nemici, e unirsi ai ranghi dei combattenti.
Il processo educativo deve coinvolgere gli ‘ulama così come i professori e i maestri, gli uomini della pubblicità e dei mezzi di comunicazione così come i dotti, e specialmente la giovinezza dei movimenti islamici e loro docenti. Introdurre cambiamenti fondamentali nei programmi scolastici e universitari è obbligatorio, per ripulirli dalle tracce dell’invasione ideologica degli orientalisti e dei missionari. Questa invasione ha cominciato a sommergere il mondo arabo dopo la sconfitta delle armate crociate da parte del Saladino [1138-1993]. I crociati compresero che era impossibile sconfiggere i musulmani senza prepararsi prima attraverso un’invasione ideologica che confondesse il pensiero dei musulmani, rendesse impura la loro verità, e screditasse i loro ideali; solo in seguito un’invasione militare avrebbe potuto avere successo. L’invasione dell’ideologia prepara la strada all’invasione imperialista, e così il generale [inglese Edmund Henry Hynman] Allenby [1861-1936] poteva dichiarare entrando a Gerusalemme [il 9 dicembre 1917]: “Ora le Crociate sono finite.” E il generale [francese] Gorot [sic: trascritto come “Gorot” in tutte le versioni inglesi a me note dello statuto; in realtà Henri-Joseph-Eugène Gouraud, 1867-1946], ritto di fronte alla tomba del Saladino, disse [nel 1918]: “Ecco, siamo ritornati, o Saladino”. L’imperialismo ha aiutato l’avanzata dell’invasione ideologica e ha reso più profonde le sue radici; e continua a farlo. Tutto questo ha portato alla perdita della Palestina.
Dobbiamo instillare nelle menti di generazioni di musulmani l’idea che la causa palestinese è una causa religiosa, e deve essere affrontata su queste basi. La Palestina include santuari islamici come la moschea di al-Aqsa, che è collegata alla Santa Moschea della Mecca da un legame che rimarrà inseparabile fino a quando i Cieli e la Terra non passeranno, dal viaggio del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – fino alla stessa moschea di al-Aqsa, e alla sua ascensione da essa.
“Proteggere i musulmani dagli infedeli nella causa di Allah per un giorno è migliore del mondo intero e di tutto quanto è alla sua superficie, e un posto in Paradiso così piccolo come quello occupato dalla frusta di uno di voi è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta sulla sua superficie; e il viaggio di un mattino o di una sera che il credente compie per la causa di Allah è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta alla sua superficie (riferito da al-Bukhari, Muslim, al-Tirmidhi, e ibn Maya).
“Da colui nelle cui mani è la vita di Muhammad, amo essere ucciso – sulla via di Allah – poi essere resuscitato alla vita, quindi essere di nuovo ucciso e di nuovo richiamato alla vita, e ucciso ancora una volta” (riferito da al-Bukhari e Muslim).
Educazione delle giovani generazioni

Articolo 16

Dobbiamo offrire alle giovani generazioni islamiche nella nostra area un’educazione islamica fondata sull’applicazione dei nostri precetti religiosi, sullo studio coscienzioso del Libro Sacro, sullo studio della sunna e della storia ed eredità islamiche basato sulle sue fonti più affidabili, sotto la guida di esperti e studiosi musulmani, e usando programmi che inculchino nei musulmani un modo corretto di pensare e la fede. È anche necessario studiare con coscienza il nemico e il suo potenziale materiale e umano, identificare le sue debolezze e i suoi punti di forza, e riconoscere i poteri che lo sostengono e lo appoggiano. È anche necessario essere al corrente dei fatti del giorno, seguire le notizie e studiare le relative analisi e commenti, programmare il presente e il futuro ed esaminare ogni fatto nuovo, così che il combattente musulmano viva la sua vita consapevole dei suoi scopi, obiettivi, mezzi e di tutto quanto lo circonda.
“‘O figlio mio, anche se fosse come il peso di un granello di senape, nel profondo di una roccia o nei Cieli o sulla Terra, Allah lo porterà alla luce. Allah è dolce e ben informato. O figlio mio, assolvi all’orazione, raccomanda le buone consuetudini e proibisci il biasimevole e sopporta con pazienza quello che ti succede: questo è il comportamento da tenere in ogni impresa. Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso’” (Corano 31, 16-18).
Il ruolo della donna musulmana

Articolo 17

La donna musulmana ha un ruolo non minore di quello dell’uomo musulmano nella guerra di liberazione; è forgiatrice di uomini e ha un ruolo tra i più importanti nella guida e nell’educazione delle nuove generazioni. I nemici hanno compreso il suo ruolo; e credono che, se riusciranno a guidarla ed educarla come vogliono, allontanandola dall’islam, avranno vinto la guerra. Pertanto li vedete perseguire questo scopo attraverso i mezzi di comunicazione e il cinema, l’educazione e la cultura, utilizzando come intermediari i loro manutengoli che sono parte dell’organizzazione sionista e assumono vari nomi e forme, come la massoneria, i Rotary Club, e le cricche spionistiche, tutti covi di sabotatori e di sabotaggi. Queste organizzazioni sioniste hanno grandi risorse materiali, che permettono loro di svolgere la loro funzione nelle diverse società al servizio dei loro scopi sionisti, e di introdurre concetti che fanno il gioco del nemico. Queste organizzazioni operano laddove l’islam è assente ed è lontano dal popolo. Pertanto, i militanti islamici adempiono al loro obbligo quando si oppongono agli schemi di questi sabotatori. Dove l’islam riesce a controllare la vita dei musulmani, elimina queste organizzazioni, che sono ostili all’umanità e all’islam.
Articolo 18

La donna, nella casa e nella famiglia combattenti, si tratti di una madre o di una sorella, ha il suo ruolo più importante nell’occuparsi della casa e nell’allevare i figli secondo i concetti e i valori islamici, e nell’educare i figli a osservare i precetti religiosi preparandosi al dovere del jihad che li aspetta. Pertanto è necessario prestare attenzione alle scuole e ai programmi per le ragazze musulmane, così che si preparino a diventare buone madri, consapevoli del loro ruolo nella guerra di liberazione.
Le donne debbono avere la consapevolezza e le conoscenze necessarie per gestire la loro casa. La frugalità e la capacità di evitare gli sprechi nelle spese domestiche sono requisiti necessari perché ci sia possibile continuare la lotta nelle difficili circostanze in cui ci troviamo. Le donne dovranno sempre ricordare che il denaro equivale al sangue, che non deve scorrere se non nelle vene per assicurare la continuità della vita sia dei giovani sia dei vecchi.
“In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l’elemosina e quelle che fanno l’elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa” (Corano 33, 35).
Il ruolo dell’arte islamica nella guerra di liberazione

Articolo 19

L’arte ha regole e criteri attraverso i quali si può determinare se si tratta di arte islamica o miscredente. Uno dei problemi della liberazione islamica è che ha bisogno di un’arte islamica che possa elevare lo spirito, e non si concentri su un solo aspetto umano a detrimento degli altri, ma valorizzi tutti gli aspetti in modo uguale e armonioso.
L’uomo è un essere strano e miracoloso, fatto di un pugno di terra e del soffio dello spirito. L’arte islamica si rivolge all’uomo su queste basi, mentre l’arte miscredente si rivolge al corpo e considera centrali gli elementi di terra. Quindi tutti questi libri, articoli, bollettini, discorsi, opuscoli, canzoni, poesie, inni, spettacoli teatrali e quant’altro che contengono le caratteristiche dell’arte islamica sono necessari per la mobilitazione ideologica, per il continuo nutrimento sulla via, e per il ristoro dell’anima. La strada è lunga e la sofferenza è grande, e l’anima rischia di stancarsi: ma l’arte islamica rinnova il vigore, ravviva il movimento, e fa nascere ampi concetti e corretta condotta. “Nulla corregge meglio l’anima quanto accompagnarla da una situazione all’altra”.
Si tratta di cose serie, non di un gioco, perché la umma che combatte il jihad non conosce giochi.
Solidarietà sociale

Articolo 20

La società musulmana è una società solidale. Il Messaggero – possano la preghiera e la pace di Allah rimanere con lui – disse: “Che persone meravigliose sono gli Ashariti. Quando si trovavano in difficoltà, sia a casa loro sia in viaggio, mettevano insieme tutte le loro proprietà e le dividevano tra loro in parti uguali”.
È questo spirito islamico che dovrebbe prevalere in ogni società musulmana. Una società che ha di fronte un nemico malvagio e nazista nella sua condotta, che non fa differenza tra uomini e donne, giovani e vecchi, deve essere la prima ad adornarsi di questo spirito islamico. Il nostro nemico usa il metodo della punizione collettiva, rubando al popolo la sua terra e le sue proprietà, cacciandolo in esilio e confinandolo nei campi. È arrivato a spezzare ossa, a sparare su donne, bambini e vecchi, con o senza ragione, e a gettare migliaia e migliaia di persone nei campi di prigionia dove devono vivere in condizioni inumane. Questo in aggiunta a distruggere case, rendere orfani bambini, e pronunciare sentenze ingiuste contro migliaia di giovani, che passeranno i migliori anni della loro vita nel buio delle prigioni. Il nazismo degli ebrei se la prende anche con le donne e i bambini; terrorizza tutti. Questi ebrei rovinano la vita delle persone, rubano il loro denaro, e minacciano il loro onore. Nelle loro orribili azioni trattano la gente come i peggiori criminali di guerra. La deportazione lontano dalla propria patria è una forma di omicidio.
Per opporsi a queste azioni, il popolo deve unirsi nella solidarietà sociale e affrontare il nemico nell’unità, così che, se uno dei suoi organi è colpito, il resto del corpo risponda con prontezza e fervore.
Articolo 21

Solidarietà sociale significa aiutare chi è nel bisogno, sia materiale sia morale, e portare effettivo aiuto. È un dovere dei membri del Movimento di Resistenza Islamico prendersi cura degli interessi del popolo nello stesso modo in cui si occupano dei loro personali interessi, senza risparmiare alcuno sforzo. Devono evitare di fare qualunque cosa che possa mettere in pericolo il futuro della società o delle giovani generazioni. Il popolo è parte del movimento e per il movimento; il suo potere è il potere del popolo e il suo futuro è il futuro del popolo. I membri del Movimento di Resistenza Islamico devono condividere le gioie e i dolori del popolo, rispondere alle sue domande e fare quanto è in loro potere per soddisfare il suo interesse, che è anche quello del movimento. Con questo spirito, il movimento e il popolo diventeranno migliori compagni di strada, la cooperazione e la compassione prevarranno, l’unità sarà stabilita, e si diventerà più forti di fronte al nemico.
I poteri che sostengono il nemico

Articolo 22

Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza che ha consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua e là nel mondo. È con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il B’nai B’rith, e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione. A proposito delle guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour [del 2 novembre 1917, che sostiene “il diritto degli ebrei a costituire un focolare nazionale in Palestina” e prende il nome dall’allora ministro degli esteri britannico e già primo ministro Lord Arthur James Balfour, 1858-1930], e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all’interno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali.
“Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare il disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori” (Corano 5, 64).
I poteri imperialisti sia nell’Ovest capitalista sia nell’Est comunista sostengono il nemico con tutta la loro forza, in termini materiali e umani, alternandosi in questo ruolo. Quando l’islam si risveglia, le forze della miscredenza si uniscono per combatterlo, perché la nazione dei miscredenti è una.
“O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l’odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti secerne è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli” (Corano 3, 118).
Non è invano che il verso precedente finisce con le parole di Allah: “se potete comprenderli”.
Capitolo IV

La nostra posizione su alcuni punti specifici

A. I movimenti islamici

Articolo 23

Il Movimento di Resistenza Islamico considera gli altri movimenti islamici con rispetto e ammirazione. Anche quando si trova in disaccordo con loro su un particolare aspetto o punto di vista, rimane d’accordo con loro su altri aspetti e punti di vista. Considera questi movimenti come compresi nella categoria dello ijtihad [cioè dell’interpretabile], fin quando hanno buone intenzioni, rimangono devoti ad Allah, e la loro condotta rimane nei confini del circolo islamico. Ogni mujtahid [cioè chi è capace di interpretare la legge divina] ha la sua ricompensa.
Il Movimento di Resistenza Islamico considera tutti questi movimenti come suoi, e chiede che Allah guidi e ispiri retta condotta a tutti. Non mancherà di continuare a innalzare la bandiera dell’unità, e a sforzarsi di realizzarla sulla base del Libro e dell’insegnamento del Profeta.
“Aggrappatevi tutti insieme all’accordo di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi affinché possiate guidarvi” (Corano 3, 103).
Articolo 24

Il Movimento di Resistenza Islamico non permette l’offesa o la diffamazione di individui o gruppi, perché un credente non diffama né insulta. Tuttavia, è necessario differenziare tra l’insulto e le posizioni e modi di condotta di individui e di gruppi. Pertanto, quando una posizione o condotta non è corretta, il Movimento di Resistenza Islamico ha il diritto di sottolineare l’errore, di mettere in guardia contro di esso, di insistere nel sottolineare la verità e nel giudicare il problema cui si trova di fronte con imparzialità. La sapienza è lo scopo del credente, e vi si deve aggrappare dovunque la trovi.
“Allah non ama che venga conclamato il male, eccetto da parte di colui che lo ha subito. Allah tutto ascolta e conosce. Che facciate il bene pubblicamente o segretamente o perdoniate un male, Allah è indulgente, onnipotente” (Corano 4, 148-149).
B. Movimenti nazionalisti nell’arena palestinese

Articolo 25

Hamas rispetta i movimenti nazionalisti, comprende le condizioni in cui si trovano e i fattori che li influenzano e li circondano. Li sostiene, nella misura in cui essi non si alleano con l’Est comunista o con l’Ovest crociato. Rassicura coloro che ne sono membri o simpatizzanti che il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento di jihad morale, responsabile nella sua visione della vita e nelle sue azioni verso gli altri. Ha in orrore l’opportunismo e vuole solo il bene degli altri, che si tratti di individui o di gruppi. Non ricerca il guadagno materiale o la fama personale, né chiede premi per sé al popolo. Si affida alle sue stesse risorse, per quanto siano disponibili, così come è scritto: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete” (Corano 8, 60). Tutto è fatto per compiere il proprio dovere e conquistarsi il favore di Allah. Non ha ambizioni al di fuori di questa.
Tutte le correnti nazionaliste che operano nell’arena palestinese per la liberazione della Palestina possono essere sicure che Hamas è, definitivamente e irrevocabilmente, una fonte di aiuto e di assistenza per esse, nella parola e nell’azione, nel presente e nel futuro. È qui per unire, non per dividere; per conservare, non per disperdere; per mettere insieme, non per frammentare. Valorizza ogni parola gentile, ogni sforzo devoto e opera buona. Chiude la porta ai dissensi marginali e non ascolta le voci e i pettegolezzi, per quanto al tempo stesso si riservi il diritto all’autodifesa. Tutto quanto sembra essere contrario o contraddire questi orientamenti è propaganda diffusa dal nemico o da coloro che lo aiutano, allo scopo di seminare confusione, dividere le fila e trascinarci in controversie marginali.
“O credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinché non portiate, per disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto” (Corano 49, 6).
Articolo 26

Per quanto il Movimento di Resistenza Islamico veda con favore quei movimenti nazionalisti palestinesi che non sono leali all’Est, né all’Ovest, si riserva il diritto di discutere gli eventi, sia locali sia internazionali, che riguardano il problema palestinese. Questo dibattito obiettivo mette alla luce in quale misura questi eventi coincidano con l’interesse nazionale, ovvero lo danneggino, alla luce di un punto di vista islamico.
C. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina

Articolo 27

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, e il nemico è comune.
A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dell’OLP, e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dell’invasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con l’orientalismo, il lavoro dei missionari e l’imperialismo, l’OLP ha adottato l’idea di uno Stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. L’ideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.
Pertanto, nonostante il nostro rispetto per l’OLP – e per quello che potrà diventare in futuro –, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto.
“Chi altri avrà dunque in odio la religione di Abramo, se non colui che coltiva la stoltezza nell’animo suo?” (Corano 2, 130).
Quando l’OLP avrà adottato l’islam come il suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga – ma preghiamo Allah perché avvenga presto – la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto all’OLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dell’altro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene l’altro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.
I fratelli, i fratelli! Colui che non ha fratello è come chi va in battaglia senza armi. Un cugino per un uomo svolge il ruolo delle migliori ali, e forse il falco si leva in volo senza ali?
D. Gli Stati e governi arabi e islamici

Articolo 28

L’invasione sionista è veramente malvagia. Non esita a prendere ogni strada e a ricorrere ai mezzi più disonorevoli e ripugnanti per compiere i suoi desideri. Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampiamente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutte queste organizzazioni, siano segrete o aperte, operano nell’interesse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire le società, distruggere i valori, violentare le coscienze, sconfiggere la virtù, e porre nel nulla l’islam. Sostengono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione.
Ai paesi arabi che confinano con Israele chiediamo di aprire i loro confini ai combattenti, ai figli dei popoli arabi e islamici, per permettere loro di svolgere il loro ruolo, e di unire i loro sforzi a quelli dei loro fratelli, i fratelli musulmani della Palestina.
Come minimo, gli altri Stati arabi e islamici devono aiutare i combattenti concedendo loro libertà di movimento.
Non dobbiamo mancare di ricordare a ogni musulmano che, quando gli ebrei hanno conquistato la nobile Gerusalemme nel 1967, di fronte alle porte della benedetta moschea di al-Aqsa, gridavano con gioia: “Muhammad è morto, e ha lasciato dietro di sé solo donnicciole”.
Israele, in quanto Stato ebraico, e i suoi ebrei sfidano l’islam e tutti i musulmani. “Così gli occhi dei codardi non dormono”.
E. Associazioni nazionaliste religiose, istituzioni intellettuali del mondo arabo e islamico

Articolo 29

Il Movimento di Resistenza Islamico spera che le associazioni nazionaliste religiose lo sosterranno a tutti i livelli, lo aiuteranno, adotteranno le sue posizioni, promuoveranno le sue attività e azioni, e solleciteranno per esso ulteriore aiuto, così trasformando i popoli islamici nei suoi amici e sostenitori, e aiutandolo a entrare in tutti i campi umani e materiali così come nei mezzi di comunicazione, nel tempo e nello spazio. Questo scopo potrà essere ottenuto organizzando conferenze di solidarietà e pubblicando dichiarazioni di chiarificazione, articoli di sostegno, e opuscoli religiosi che rendano le masse consapevoli del problema palestinese, di che cosa il movimento ha di fronte e di quanto si complotta contro di esso. Dovranno pure mobilitare i popoli islamici dal punto di vista ideologico, educativo e culturale, così che possano svolgere il loro ruolo in questa decisiva guerra di liberazione, così come svolsero il loro ruolo nello sconfiggere le Crociate, mettere in fuga i tartari, e salvare la civiltà umana. E tutto questo non è difficile per Allah.
“Allah ha scritto: ‘Invero vincerò, Io e i Miei messaggeri’. In verità Allah è forte, eccelso” (Corano 58, 21).
Articolo 30

Gli scrittori, gli intellettuali, gli operatori dei mezzi di comunicazione, i predicatori, gli insegnanti e gli educatori, e tutti i diversi settori del mondo arabo e islamico, tutti sono chiamati a svolgere il loro ruolo e a compiere il loro dovere di fronte alla ferocia dell’invasione sionista, alla sua infiltrazione in molti paesi, e al suo controllo di ricchezze e di mezzi di comunicazione, con tutto quel che ne consegue, nella maggioranza dei paesi del mondo.
Il jihad non è limitato a portare le armi e affrontare militarmente il nemico. La parola buona, l’articolo eccellente, il libro utile, sostengono e aiutano dal canto loro il jihad per la gloria di Allah, fino a quando le intenzioni sono sincere e si intende fare della bandiera di Allah il vessillo più alto.
“Chiunque offre l’equipaggiamento a un cavaliere per la gloria di Allah, è come se fosse cavaliere egli stesso. E chiunque ha aiutato efficacemente il cavaliere rimanendo con la sua famiglia, davvero è stato egli stesso cavaliere” (riferito da al-Bukhari, Muslim, Abu-Dawud, e al-Tirmidhi).
F. I membri di altre religioni

Articolo 31

Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.
All’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo all’ombra dell’islam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità.
I seguaci di altre religioni devono smettere di combattere l’islam a proposito del dominio di questa regione. Perché se fossero loro a dominare, non ci sarebbero altro che lotta, torture ed esilio; sarebbero disgustati gli uni degli altri al loro interno, per non parlare dei seguaci di altre religioni. Il passato e il presente sono pieni di prove di questa verità.
“Vi combatteranno uniti solo dalle loro fortezze o dietro le mura. Grande è l’acrimonia che regna fra loro. Li ritieni uniti, e invece i loro cuori sono discordi: è gente che non ragiona” (Corano 59, 14).
L’islam concede a ciascuno i suoi diritti, e impedisce l’aggressione contro i diritti degli altri.
Le pratiche naziste dei sionisti contro il nostro popolo non dureranno neppure per il tempo della loro invasione. “Perché lo stato di oppressione dura soltanto un’ora, mentre lo stato di giustizia dura fino al giorno del giudizio”.
“Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità” (Corano 60, 8).
Il tentativo di isolare il popolo palestinese

Articolo 32

Il sionismo mondiale e le forze imperialiste hanno tentato, attraverso astute manovre e un’attenta programmazione, di rimuovere gli Stati arabi, uno dopo l’altro, dal circolo del conflitto con il sionismo, così da trovarsi di fronte al popolo palestinese da solo. L’Egitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare altri Stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.
Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo all’Eufrate. Quando avrà digerito la regione di cui si è cibato, guarderà avanti verso un’ulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.
Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole.
“Chi in quel giorno volgerà loro le spalle – eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo – incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l’Inferno. Qual triste rifugio!” (Corano 8, 16).
Dobbiamo mettere insieme le nostre forze e capacità per affrontare questa invasione malvagia, nazista e tartara. Altrimenti, perderemo le nostre patrie, i loro abitanti perderanno le loro case, la corruzione si diffonderà sulla Terra, tutti i valori religiosi saranno distrutti. Che ognuno sappia che ne sarà responsabile di fronte ad Allah.
“Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà” (Corano 99, 7-8).
All’interno del circolo del conflitto con il sionismo, il Movimento di Resistenza Islamico si considera la punta di lancia o l’avanguardia. Si unisce a tutti coloro che sono attivi nell’arena palestinese. Quello che rimane da fare è un’azione continua da parte dei popoli arabi e islamici, e delle organizzazioni islamiche nel mondo arabo e musulmano, perché sono queste a essere meglio preparate per la prossima fase della lotta contro gli ebrei, i mercanti di guerre.
“Abbiamo destato tra loro odio e inimicizia fino al giorno della resurrezione. Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori” (Corano 5, 64).
Articolo 33

Il Movimento di Resistenza Islamico parte da questi concetti generali, che sono coerenti con norme universali e seguono il corso del destino nel confronto e nella lotta con il nemico in difesa dell’essere umano musulmano, della civiltà islamica, e dei santuari islamici, primo fra i quali è la benedetta moschea di al-Aqsa. Chiede con urgenza ai popoli arabi e islamici, ai loro governi, e alle loro associazioni popolari e ufficiali di mostrare timore di Allah nel loro atteggiamento di fronte al Movimento di Resistenza Islamico e di essere, secondo la volontà di Allah, i suoi sostenitori e partigiani, garantendogli l’aiuto e l’assistenza finché il dominio di Allah sia assicurato. Così ogni fila seguirà l’altra, i combattenti del jihad seguiranno altri combattenti del jihad, e le masse sorgeranno da ogni parte del mondo islamico in risposta all’appello al dovere, ripetendo: Venite al jihad! Questo appello squarcerà le nubi nei cieli, e risuonerà finché la liberazione non sia realizzata, gli invasori siano vinti, e la vittoria di Allah sia assicurata.
“Allah verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità Allah è forte e possente” (Corano 22, 40).
Capitolo V

La testimonianza della storia

Il confronto con gli aggressori nel corso della storia

Articolo 34

Fin dall’alba della storia, la Palestina è stata l’ombelico della Terra, il centro dei continenti, e l’oggetto dell’avidità per gli avidi. Il Messaggero – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – sottolinea questo fatto in un suo nobile hadith, in cui si rivolge al suo venerabile compagno Mu’az bin Jabal [?-640], dicendo: “O Mu’az, Allah conquisterà la Siria per te, quando sarò morto, da al-‘Arish all’Eufrate. I suoi uomini, donne e schiavi diventeranno guardie di frontiera fino al giorno della resurrezione. Se qualcuno di voi sceglierà di rimanere nelle pianure siriane o palestinesi, rimarrà sempre in stato di jihad fino al giorno della resurrezione”.
Gli avidi hanno posto gli occhi sulla Palestina più di una volta, e la hanno invasa in armi perseguendo le loro aspirazioni. Fu invasa da orde di crociati, che portavano con sé la loro fede e alzavano la loro croce. Riuscirono a vincere i musulmani per un momento, e per circa due decenni i musulmani non riuscirono a rialzare la testa, finché si riunirono all’ombra della loro bandiera religiosa, furono capaci di unirsi, resero gloria al loro Signore e partirono per il jihad sotto la guida del Saladino. Così venne l’ovvia vittoria, le Crociate furono sconfitte, e la Palestina liberata.
“Di’ ai miscredenti: ‘Presto sarete sconfitti. Sarete radunati nell’Inferno. Che infame giaciglio!’” (Corano 3, 12).
Questa è l’unica via alla liberazione. La testimonianza della storia non lascia dubbi. È una delle regole dell’universo, è una delle leggi dell’esistenza. Solo il ferro può spezzare il ferro, solo la vera fede dell’islam può sconfiggere la loro credenza falsa e corrotta. La fede può essere combattuta solo dalla fede. In ultimo, la vittoria appartiene alla verità, perché la verità non può essere che vittoriosa.
“Già la Nostra Parola pervenne agli inviati Nostri servi. Saranno loro a essere soccorsi, e le Nostre schiere avranno il sopravvento” (Corano 37, 171-173)
Articolo 35

Il Movimento di Resistenza Islamico considera seriamente la sconfitta dei crociati per opera del Saladino e la liberazione della Palestina da loro, così come la disfatta dei tartari a ‘Ain Jalut [il 3 settembre 1260], quando la loro schiena fu spezzata per mano di [Sayf al-Din] Qutuz [?-1260, sultano dell’Egitto dal 1259 al 1260] e al-Zahir Baybars [1223-1277, generale del sultano Qutuz, poi – dopo avere assassinato Qutuz – sultano dell’Egitto dal 1260 al 1277] e il mondo arabo fu riscattato dal flagello dei tartari, che aveva distrutto tutti gli aspetti della civiltà umana. Il movimento trae le sue lezioni e i suoi esempi da questi eventi. L’invasione sionista dei nostri giorni è stata preceduta dall’invasione crociata dall’Ovest, e – tra l’altro – dalle invasioni tartare dall’Est. Così come i musulmani hanno fatto fronte a queste invasioni e hanno concepito piani per combatterle e sconfiggerle, così ora possono affrontare l’invasione sionista e batterla. Questo non è certo difficile per Allah se le nostre intenzioni sono pure, se la nostra determinazione è sincera, se i musulmani traggono lezioni utili dall’esperienza passata, se si liberano delle vestigia dell’invasione ideologica occidentale, e se mettono a frutto l’esperienza dei loro predecessori.
Conclusione

Il Movimento di Resistenza Islamico e i suoi soldati

Articolo 36

Mentre continua la sua avanzata, il Movimento di Resistenza Islamico ricorda incessantemente a tutti i figli del nostro popolo, e ai popoli arabi e islamici, che non ricerca per se stesso fama, guadagno materiale, o avanzamento sociale. Il movimento non si dirige contro alcun membro del nostro popolo per competere con lui o per prendere il suo posto. Non c’è nulla di simile. Non sarà mai contro alcun figlio di musulmani, né contro i non musulmani che mantengono nei suoi confronti intenzioni pacifiche, qui o altrove. Sosterrà solo le associazioni e organizzazioni che operano fattivamente contro il nemico sionista e i suoi manutengoli.
Il Movimento di Resistenza Islamico accetta l’islam come uno stile di vita. È la sua vita e il suo standard normativo. Chiunque concepisce l’islam come uno stile di vita, qui o in altri paesi, che si tratti di un gruppo, un’organizzazione, uno Stato, ogni altra realtà, troverà all’interno del Movimento di Resistenza Islamico i suoi soldati, nulla di meno.
Chiediamo ad Allah di guidarci, e di guidare altri verso di noi, e di essere giudice fra noi e il nostro popolo con verità.
“O Signore nostro, giudica secondo verità, tra noi e il nostro popolo; Tu sei il Migliore dei giudici” (Corano 7, 89).
La nostra ultima preghiera è che sia lode ad Allah, il Signore dell’universo.

[1] Le citazioni coraniche sono tratte da Il Corano, cura e traduzione di Hamza Roberto Piccardo. Revisione e controllo dottrinale della Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia, Newton & Compton, Roma 1996. Le parentesi quadre all'interno del testo dello Statuto sono del CESNUR.
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Per approfondire
Collana "Religioni e Movimenti":
Massimo Introvigne, Hamas. Fondamentalismo islamico e terrorismo suicida in Palestina
Elledici, Leumann (Torino) 2003

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 02:19

Quelli sopra sono i carnefici del proprio popolo che tu difendi giustificandoli pensando di difendere le loro vittime
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 02:29

Vedi, delle 50 affermazioni del tuo sconclusionato post il 90/100 sono facili da demolire, Ma sarebbe inutile.
Hai gli occhi foderati di prosciutto, la testa piena di banalità e di sciocchezze e non acceytetesti una virgola che vada contro la tua religione.
Quindi che ci parlo a fare con TE?
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da jessica il Lun Lug 14 2014, 03:05

Ashke ha scritto:Vedi, delle 50 affermazioni del tuo sconclusionato post il 90/100 sono facili da demolire, Ma sarebbe inutile.
Hai gli occhi foderati di prosciutto,  la testa piena di banalità e di sciocchezze e non acceytetesti una virgola che vada  contro la tua religione.
Quindi che ci parlo a fare con TE?
 hihihihihi  io eh?
risata risata risata

in effetti, se le argomentazioni sono quelle che spacci come buone dal primo discorso che io e te abbiamo avuto sulle "scuole per piccoli ghettizzati", non accetterei una virgola. e ce mancherebbe...
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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Akka il Lun Lug 14 2014, 03:59

un po' di risoluzioni onu contro israele... qualcosa che non va lo fanno pure loro si sarebbe tentati di sospettare...

1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)

Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.

2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)

Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)

Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)

Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)

Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme

6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)

Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)

Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)

Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)

Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)

Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)

Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)

Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)

Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)

Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)

Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.

16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)

Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.

17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)

Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)

Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)

Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)

Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.

21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)

Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)

Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)

Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.

24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)

Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)

Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)

Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)

Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano

28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)

Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)

Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)

Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)

Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)

Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)

Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.

34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)

Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)

Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)

Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)

Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)

Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.

39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)

Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)

Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.

41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)

Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)

Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)

Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".

44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)

Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)

Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell Iraq.

46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)

Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)

Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)

Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)

Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)

Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.

51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)

Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)

Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.

53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)

Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.

54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 19859 Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l attacco al quartier generale dell'OLP.

55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)

Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)

Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)

Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano i diritti umani dei Palestinesi.

58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)

Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)

Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.

60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)

Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)

Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)

Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.

63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)

Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.

64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)

Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)

Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)

Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)

Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)

Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)

Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)

Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

72) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)

Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

73) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)

e poi ce ne sono altri diec' anni di risoluzioni onu, ma questa lista arriva 'solo' fino al 2002...
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Akka

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 10:58

Si conosco il sito e i suoi obbiettivi "riassuntini"

Andrebbero viste una per una, comunque certo che qualcosa non va, d'altra parte le risoluzioni onu non hanno risparmiato nessuno. In generale ricordo duo o tre fatti


Israele è stato l'unico stato dell'ONU escluso da un gruppo regionale. Geograficamente, esso appartiene al Gruppo Asia; però i Paesi arabi hanno impedito che ne facesse parte. Se non appartiene ad un gruppo regionale,  non puoi sederti
nel Consiglio di Sicurezza od in altri organismi chiave dell'ONU questo fino al 30 Maggio 2000, quando Israele accettò l'invito a diventare membro temporaneo del gruppo regionale Europa Occidentale ed Altri (WEOG) Ad Israele venne permesso dipartecipare solo alle attività WEOG nell'ufficio di New York dell'ONU. Israele venne comunque escluso dalle discussioni e dalle
consultazioni del WEOG negli uffici ONU di Ginevra, Nairobi, Roma e Vienna; pertanto Israele non poteva partecipare alle discussioni ONU sui diritti umani, sul razzismo e su diverse altre questioni trattate in quegli uffici Solo nel Febbraio 2003 Israele è stato eletto al Gruppo di Lavoro sul Disarmo dell'Assemblea Generale dell'ONU, il suo primo posto in una commissione dal 1961


.Che negli anni 70 Russia arabi e africa formarono un gruppo compatto antiisraeliano, mentre le altre nazioni votavano naturalmente i ordine sciolto caso per caso, le votazioni avevano un andamento facilmente prevedibile

."Il Talmud dice che se un Ebreo non beve ogni anno il sangue di un non-Ebreo, egli sarà condannato in eterno" -
Il delegato saudita Marouf al-Dawalibi, davanti alla conferenza del 1984 sulla tolleranza religiosa della Commissione ONU sui
Diritti Umani; "gli Ebrei uccidono bambini cristiani per usare il loro sangue per fare le azzime" quello siriano nel 91;"il governo israeliano ha inoculato il virus dell'AIDS a 300 fanciulli palestinesi"  il rappresentante palestinese alla Commissione ONU sui Diritti Umani 11 Marzo 1997, eccetera, queste accuse restano  nei verbali ONU

. Che   in quasi tutte le risoluzioni si chiedono comportamenti da ambo le parti,[questo nei riassuntini proposti viene omesso] tipo israele deve fare x mentre la siria deve fare y, poi bisognerebbe vedere cosa successe

Eccetera
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Hara

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da jessica il Lun Lug 14 2014, 11:33

Andrebbero viste una per una, comunque certo che qualcosa non va, d'altra parte le risoluzioni onu non hanno risparmiato nessuno. In generale ricordo duo o tre fatti
poi s'incazza se gli do del mastelliano  sisi sisi 
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jessica

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 12:01

Beh, effettivamente tra questi è la tua borgheziana metodologia. .
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Hara

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da jessica il Lun Lug 14 2014, 12:09


Ashke ha scritto:Beh,  effettivamente tra questi è la tua borgheziana metodologia. .

 dubbioso 
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jessica

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

Messaggio Da Hara il Lun Lug 14 2014, 13:24


Mario Borghezio (Torino, 3 dicembre 1947) è un politico italiano, esponente della Lega Nord
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Hara

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Re: Israele a un passo da guerra. Abu Mazen, "e' genocidio"

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