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La base genetica comune per lettura e matematica

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La base genetica comune per lettura e matematica

Messaggio Da Psyre il Mer Lug 09 2014, 13:38

Un'approfondita analisi delle variazioni genetiche fra 3000 coppie di gemelli ha evidenziato che le prestazioni dei bambini nel leggere e far di conto hanno un'ampia base genetica comune, ma anche che buona parte dei problemi che possono incontrare in queste attività vanno collegate a fattori ambientali. Un'eccezione è rappresentata dalla dislessia, per la quale è confermata la correlazione con una specifica variazione nel gene DCDC2
Gran parte delle difficoltà che i bambini possono incontrare nell'apprendere a leggere fluentemente o nel far di conto sono probabilmente imputabili a fattori ambientali, ossia socioeconomici, culturali ed educativi. È questa la conclusione, solo apparentemente paradossale, a cui è giunto un gruppo di ricercatori che ha effettuato uno studio che non solo ha confermato che le abilità dei bambini nella lettura e nella matematica hanno una significativa componente genetica, ma ha soprattutto svelato che buona parte di questa componente genetica è comune a entrambe le abilità. 

Lo studio, condotto da ricercatori dell'University College di Londra, del King’s College, sempre di Londra, e del Wellcome Trust Centre for Human Genetics dell'Università di Oxford, è illustrato in un articolo pubblicato su “Nature Communications”.

© Julie Nicholls/CORBISPer realizzare la loro ricerca, Oliver S.P. Davis e colleghi hanno eseguito un'attenta analisi del patrimonio genetico di circa 3000 coppie di gemelli scelti in modo da essere rappresentativi della popolazione inglese e gallese. In particolare hanno condotto uno studio di associazione genetica multipla su tutto il genoma (genome-wide association study, GWAS) che consiste nell'analizzare tutti i geni di tutti i soggetti per poi identificare le piccole variazioni presenti nei geni di ciascun individuo e confrontarle con le differenze rispetto ad alcuni particolari tratti – in questo caso la capacità di leggere fluentemente e di calcolo - dei differenti individui. La valutazione del livello di abilità delle 3000 coppie di gemelli è stata valutata facendo riferimento a una serie di test standardizzati a cui sono stati sottoposti all'età di 12 anni. 

L'analisi dei risultati ottenuti ha confermato che le prestazioni nella lettura e nella matematica sono influenzate dal patrimonio genetico ereditato, ma ciò che ai ricercatori è apparso più significativo è che gran parte della componente genetica che influisce su una delle due abilità, influisce anche sull'altra. Ciò significa che esse non dipendono da singole variazioni puntiformi in presunti geni “della lettura” o “della matematica”, ma da un variegato complesso di geni “generalisti”, tutti e ciascuno dei quali influenzano complessivamente le capacità o le difficoltà di apprendimento. In altri termini, le difficoltà di apprendimento in ambiti più o meno specifici non andrebbero imputati a questo substrato genetico, che influenza le capacità di apprendimento ad ampio spettro, ma al contesto ambientale. Di qui l'importanza di sviluppare modalità di insegnamento che permettano al ragazzo di superare i fattori socioculturali che lo ostacolano

La più significativa eccezione a questa assenza di correlazione fra problemi di lettura e di conto da un lato e variazioni geniche dall'altro sembra quella che riguarda una variante genica (nota come rs807701) a carico del gene DCDC2 –coinvolto nello sviluppo neuronale – che anche in questo studio è apparso associato allo sviluppo della dislessia.



Fonte: http://www.lescienze.it/news/2014/07/08/news/abilit_lettura_matematica_base_genetica_condivisa_geni_generalisti-2207206/

Psyre

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Re: La base genetica comune per lettura e matematica

Messaggio Da Avalon il Mer Lug 09 2014, 14:04

Grazie Psyre! Avevo letto questo articolo, e sarei impaziente di saperne di più. Spero in approfondimenti...

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Re: La base genetica comune per lettura e matematica

Messaggio Da Psyre il Mer Lug 09 2014, 14:14

Che vi fosse una correlazione genetica per entrambe (lettura-matematica), l'ho letto proprio ora e volevo condividere.

Mi viene in mente, però, anche un vecchio studio, in collegamento con quello da me postato sopra, dimostra come l'ambiente ha un'incidenza rilevante nell'apprendimento e la capacità, quindi, del singolo individuo.

Ricerca veloce in internet e, etvoilà, riporto:
Le donne sono meno brave in matematica degli uomini? No, se hanno la fortuna di abitare in un paese in cui viene assicurata l'equità di genere in diversi aspetti della vita collettiva. Se è vero infatti che le differenze tra i sessi nella risoluzione di problemi logici sembrerebbero essere dovute più a fattori culturali che genetici (vedi Galileo,Bambine e matematica: i pregiudizi delle mamme pesano), uno studio pubblicato suNotices of the American Mathematical Society bolla definitivamente la presunta superiorità maschile nella scienza dei numeri come un mito da sfatare. Non sarebbe la biologia a rendere le donne meno portate per la matematica, ma un contesto sociale e culturale non favorevole, come la mancanza di emancipazione. E se la parità tra i sessi è maggiore, sia maschi che femmine sono più bravi nei numeri.
L’idea di un divario a radice “cromosomica” nelle abilità matematiche fu proposta nel 2005 da Lawrence Summers, allora presidente di Harvard, con il nome di “ipotesi della più alta variabilità maschile”. Secondo questo modello statistico, le capacità matematiche della popolazione maschile sono molto più disperse attorno alla media, rispetto a quelle dell’altro sesso. In altre parole, tra gli uomini si conterebbero più “Einstein” (ma anche più “asini”) che tra le donne. Ecco perché, secondo Summers, è più raro che un eccellente matematico sia donna.
Per verificare questa ipotesi, Janet Mertz e Jonathan Kane dell’Università di Wisconsin-Whitewater (Usa) hanno analizzato i risultati dei test internazionali dimatematica, rivolti a studenti di 86 nazionalità diverse. Una prima scoperta è stata che in alcuni paesi (quelli culturalmente più sviluppati) non si registra il famoso “gender gap” per la matematica. Valutando poi, stato per stato, il grado di equità sociale fra i sessi (misurato in base alle differenze nei salari, nell’educazione e nella partecipazione alla vita politica), gli autori dello studio hanno osservato che la “penalizzazione” delle donne in matematica è tanto più piccola quanto più queste sono emancipate.
Come spiegano gli scienziati, infatti, una società in cui vige l'equità di genere non solo livella le differenze di apprendimento fra ragazzi e ragazze, ma innalza anche il grado medio di “competenza” nella matematica tra maschi e femmine. “Il quadro ha senso in quanto, se le donne raggiungono alti livelli di educazione e guadagnano un buono stipendio, i risultati in matematica dei loro figli – di entrambi i sessi – ne risentono positivamente”, ha concluso Jonathan Kane. 
Riferimenti: Notices of the American Mathematical Society  DOI: http://dx.doi.org/10.1090/noti790
Fonte: http://www.galileonet.it/articles/4eeb015372b7ab0e6e00006c

Psyre

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Re: La base genetica comune per lettura e matematica

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