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realtà o universo olografico

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realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Mar Apr 15 2014, 21:47

Varie ed eventuali..

E’ proprio così che funziona un ologramma: ogni sua parte contiene l’intera informazione. In pratica, succede che se taglio l’ologramma in due parti, una volta illuminate dal laser, entrambe mostreranno sempre l’oggetto olografico per intero. Semplicemente, in ogni sua parte è immagazzina la versione completa di tutta l’informazione.

Karl Pribram, un medico neurochirurgo austriaco, professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University. ha scritto:Se dicessi che il nostro cervello è un meccanismo olografico che funziona all’interno di un intero universo olografico, uno potrebbe pensare almeno tre cose:

1) che sto raccontando la trama di un film, sicuramente quella di ‘Matrix’, o quella de ‘Il Tredicesimo Piano’;

2) che, condizionato da questi film, in un delirio fuffaro mi sono convinto di questa condizione;

3) che, in un caso più benevolo, questa un’affermazione del genere comporta una serie di domande esistenziali non indifferenti.

A trarre questa sconcertante conclusione è stato, in realtà, il dottor. Karl Pribram, un medico neurochirurgo austriaco, professore di psichiatria e psicologia in varie università americane, tra cui la Stanford University e la Georgetown University.

La ricerca parte da una domanda fondamentale che Pribram si è fatto sin dall’inizio della sua carriera: come e dove i ricordi vengono immagazzinati nel cervello? Ci sono particolari aree dedicate nel nostro organo cerebrale?

Durante le sue ricerche, mentre cercava di capire quale fossero le aree del cervello adibite alla memorizzazione, Pribram si rese conto che il cervello umano funziona in maniera olografica. Che significa questo?

I suoi studi rivelarono che i ricordi non vengono conservati in una determinata parte del cervello, come i files in un hard disk, ma erano piuttosto distribuiti in tutto il cervello nel suo insieme.

Infatti, alcune persone che hanno subito l’asportazione chirurgica di una parte del cervello, non hanno mostrato la perdita di ricordi specifici.

Ma, essendo un medico e non un matematico, Pribram non era in grado di comprendere il funzionamento di questo sistema, fino a quando non si imbattè nel concetto di olografia per la prima volta.

E’ proprio così che funziona un ologramma: ogni sua parte contiene l’intera informazione. In pratica, succede che se taglio l’ologramma in due parti, una volta illuminate dal laser, entrambe mostreranno sempre l’oggetto olografico per intero. Semplicemente, in ogni sua parte è immagazzina la versione completa di tutta l’informazione.

Nasce così una fruttuosa collaborazione con David Böhm, fisico e filosofo statunitense, che portò nel 1987 all’elaborazione della Teoria del Cervello Olonomico, la quale consiste in una descrizione in termini matematici dei processi neuronali che rendono il nostro cervello capace di comprendere le informazioni che si presenterebbero sotto forma di onde, per poi trasformarle in immagini tridimensionali.

Sostanzialmente, noi non vedremmo gli oggetti ‘per come sono’ (in accordo con quanto dice la teoria della relatività generale), ma solamente la loro informazione quantistica.

Gli scienziati del 20° secolo, grazie ad alcuni esperimenti con gli elettroni, hanno scoperto la doppia natura di queste particelle fondamentali della materia, vale a dire, che gli elettroni, come altre particelle quantistiche, vengono da noi percepiti come singole unità, mentre in realtà sono forme d’onda presenti in più punti simultaneamente.

Secondo quanto scritto nel suo libro ‘Universo, mente e materia’, pubblicato nel 1996, Böhm suggerisce che nell’universo esisterebbero un ordine ‘implicito’, che non vediamo e che egli paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in ogni sua singola parte, e uno ‘esplicito’ che è ciò che realmente vediamo. Quest’ultimo sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo.

La collaborazione tra i due ricercatori rivelò che anche il cervello e la memoria funzionano in una maniera molto simile. I ricordi, invece di essere immagazzinati nei neuroni, vengono codificati in impulsi che attraversano l’intero cervello, nello stesso modo in cui fa un laser quando colpisce una pellicola con un ologramma, generando l’immagine tridimensionale.

Ogni minima porzione del cervello sembra contenere l’intera memoria del cervello, il che significa che il cervello è in sè stesso un ologramma! Come è possibile per ogni porzione di una pellicola contenere tutte le informazioni per completare l’immagine, allo stesso modo ogni parte del cervello contiene le informazioni indispensabili per richiamare un’intera memoria.



John Von Neumann, uno dei più grandi geni del 20° secolo, calcolò che il cervello umano, nel corso di una vita media, è in grado di memorizzare 280 trilioni (280 seguito da 18 zeri) di bit d’informazione.

Se il cervello è un ologramma, significa che ogni parte del cervello è in grado di contenere una quantità di dati mostruosa. Forse, è proprio questa struttura a garantire la nostra capacità quasi soprannaturale di recuperare rapidamente qualsiasi informazione immagazzinata nella nostra memoria.

Pribram e Bohm hanno convenuto che il cervello è una sorta di “super-ologramma”, dove sono contenute le informazioni sul passato, del presente e del futuro, molto simile a un compact disc che contiene ancora le informazioni e che può essere letto, o decodificato, da un raggio laser.

Con questo modello, Pribram ha quindi teorizzato che le informazioni e i ricordi immagazzinati nel nostro cervello, non vengano “registrati” nei neuroni, ma siano il risultato di figure (o pattern) d’onda interferenti, spiegando in tal modo la capacità del cervello di immagazzinare un’enorme quantità di informazioni in uno spazio relativamente piccolo.



Conseguenze esistenziali
Ad ascoltare queste teorie si può davvero rimanere scioccati, soprattutto ora che abbiamo intrapreso la rivoluzione digitale.

Quando pensiamo che la nostra realtà, il nostro cervello e noi stessi, potrebbero essere degli ologrammi, subito associamo la parola all’informatica, cominciando a chiederci se non viviamo in una enorme simulazione computerizzata, o che siamo i personaggi di un videogame o che, addirittura, siamo schiavi di una progenie maligna che ha creato una prigione per le nostre menti.

A questo punto, ognuno sarebbe legittimato a credere che la sua vita non abbia alcun valore, che è tutto falso e che viviamo all’interno di una illusione. Attenzione però: ‘olografico’ non significa ‘virtuale’, nemmeno ‘illusorio’.

La domanda da porsi è: sapere che il nostro universo e noi stessi funzioniamo come ologrammi, azzera il senso della domanda esistenziale? A mio avviso, no. Credo che la domanda sul senso della propria esistenza attenda la risposta ad un ‘perchè’, non ad un ‘come’.

Sapere che il nostro universo (e noi stessi) siamo un aggregato di microparticelle indivisibili tenute insieme da qualcosa, o che la natura del nostro universo è di tipo olografico, cambia la risposta a ‘perchè esistiamo’?

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Mar Apr 15 2014, 21:55

Physical Review ha scritto:Pensare l’universo come un ologramma, sviluppando un modello matematico che lega varie teorie dello spazio-tempo. Sembra fantascienza, ma è oggi invece un’ipotesi reale.

Almeno secondo uno studio pubblicato su Physical Review D e condotto dagli scienziati dell’Università di Southampton, dell’Università di Cambridge e del Nordic Institute of Theoretical Physics.

“Uno dei più importanti progressi nella fisica teorica è il principio olografico. Secondo questa teoria, il nostro universo può essere pensato come un ologramma e noi vorremmo capire come formulare le leggi della fisica un universo siffatto”, spiega Kostas Skenderis, professore di fisica matematica all’Università di Southampton e coautore dello studio.

“L’idea è simile a quella degli ologrammi ordinari, dove un’immagine tridimensionale è codificata su una superficie bidimensionale. Come avviene per gli ologrammi sulle carte di credito. Solo che nella nostra teoria è l’intero universo a essere codificato in questo modo”.

Nel modello matematico sviluppato dal team di ricerca, di cui fa parte anche l’italiano Marco Caldarelli, viene individuato un legame tra lo spazio-tempo “piatto” e lo spazio-tempo “curvato negativamente”.

In generale, l’universo è descritto da una struttura quadridimensionale: si tratta di uno spazio-tempo a quattro dimensioni (tre dimensioni spaziali ed una temporale) che formano insieme un continuo, ovvero uno stato in cui i quattro elementi non possono essere distinti l’uno dall’altro.

Lo spazio-tempo piatto e lo spazio tempo curvato negativamente rappresentano due possibili descrizioni dell’universo e oggi i ricercatori hanno trovato somiglianze sorprendenti tra i due, al di là della nostra percezione della realtà fisica.

“La nostra ricerca è in corso e speriamo di trovare più connessioni tra spazio tempo piatto, spazio tempo curvo negativamente e olografia”, aggiunge il Skenderis. “L’obiettivo finale è quello di raggiungere una comprensione combinata della struttura dell’universo”. [galileonet.it]

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Mar Apr 15 2014, 22:03

interessante anche questo correlato


Yoshifumi Hyakutake , della Ibaraki University, Giappone,Nature, dicembre 2013 ha scritto:Un team di scienziati giapponesi ha fornito prove convincenti che rendono ancora più chiaro che il nostro Universo potrebbe essere un grande ologramma. Come spiega un articolo uscito mercoledì scorso su Nature, il modello matematico rivela che l'Universo che conosciamo sarebbe una proiezione di un universo con un minor numero di dimensioni.




Yoshifumi Hyakutake, della Ibaraki University, Giappone, ed i suoi colleghi pare abbiano elaborato un modello matematico convincente secondo il quale viene fuori un universo olografico, e tutto ciò che vediamo, compreso questo articolo e il dispositivo che state utilizzando per leggerlo, non sarebbero altro che una proiezione.

Hyakutake è partito da un’idea ‘stramba’ concepita nel 1997 dal fisico teorico Juan Maldacena, che ora lavora presso l’Institute for Advanced Study di Princeton, New Jersey, il quale propose un modello audace di Universo nel quale la gravità è il frutto di corde vibranti infinitamente sottili, denominate stringhe. Questo mondo matematicamente intricato delle stringhe, che esiste in nove dimensioni spaziali più una temporale, sarebbe la proiezione olografica di un cosmo più semplice, con meno dimensioni e senza gravità.

“L’idea è simile a quella degli ologrammi ordinari, dove l’immagine a tre dimensioni è codificata su una superficie bidimensionale, come l’ologramma impresso sulle carte di credito. L’intero Universo è codificato allo stesso modo”, scrive il professore di fisica matematica Kostas Skenderis sul sito dell’Università di Southampton, ( http://www.southampton.ac.uk/mediacentre/news/2013/may/13_96.shtml )descrivendo la teoria in termini familiari e comprensibili.

Come racconta Nature, la teoria di Maldacena entusiasmò i fisici e, nonostante non fosse stata ancora dimostrata, fu presa come fatto perché offriva un modello solido su cui poggiare la teoria delle stringhe, risolvendo le evidenti incongruenze tra la fisica quantistica e la teoria della gravità di Einstein. In effetti, è come se avesse fornito la stele di Rosetta ai fisici, permettendo loro di tradurre vicendevolmente le lingue delle due teorie.

Dato che una vera e propria dimostrazione non era ancora stata trovata, Yoshifumi Hyakutake e i suoi colleghi si sono dati il compito di elaborare un rigoroso modello matematico della teoria. In due articoli pubblicati su ArXiv, i fisici giapponesi hanno fornito se non una prova concreta, almeno una prova convincente che rendono molto verosimile l’idea di Maldacena.

I ricercatori hanno eseguito due calcoli separati, per poi compararli. Il primo calcolo è partito dall’evidenza di ciò che accade in un buco nero: tutti gli oggetti che vi cadono non potrebbero mai essere contenuti fisicamente in esso, ma ‘memorizzati’ come frammenti di dati, come avviene in un ologramma, nel quale l’intera informazione è contenuta in un solo frammento.

Hyakutake ha calcolato l’energia interna di un buco nero, la posizione del suo orizzonte degli eventi (il confine tra il ‘buco nero’ e il resto dell’Universo), l’entropia a altre proprietà basate sulle previsioni della teoria delle stringhe, nonché gli effetti delle cosiddette particelle virtuali che compaiono e scompaiono continuamente dal continuum spaziotemporale.

Il secondo calcolo, invece, è stato eseguito dai colleghi di Hyakutake per calcolare l’energia interna del ‘cosmo inferiore’ con meno dimensioni e senza gravità. Con grande stupore dei ricercatori, i due calcoli al computer corrispondevano. In un senso più ampio, la teoria suggerisce che l’intero universo può essere visto come una struttura bidimensionale proiettata su un orizzonte cosmologico tridimensionale. Cioè, il nostro universo 3D è la proiezione di un universo 2D più semplice.

“Sembra essere un calcolo corretto”, ha detto il professor Maldacena, padre teorico del modello, il quale ha aggiunto che la prova numerica secondo cui due mondi apparentemente diversi sono invece identici fornisce la speranza che le proprietà gravitazionali del nostro universo possano un giorno essere spiegate dalla teoria quantistica. I risultati “sono un modo interessante per testare molte idee sulla gravità quantistica e sulla teoria delle stringhe”, continua Maldacena. “I due articoli sono il culmine di una serie di contributi che la squadra giapponese ha presentato nel corso degli ultimi anni”.

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Gio Apr 24 2014, 23:04

http://www.lescienze.it/news/2005/09/01/news/simulare_antiche_societa_-584548/ ha scritto:- Con l'aiuto di nuovi software che usano «agenti intelligenti», gli archeologi hanno creato modelli computerizzati che mostrano come le condizioni ambientali possono aver plasmato la storia delle popolazioni pueblo del sud-ovest americano. - Le simulazioni suggeriscono che la misteriosa scomparsa dei Pueblo da Mesa Verde e dalle aree adiacenti non si può spiegare attribuendola esclusivamente alla grave siccità che si verificò nel tardo XIII secolo. - Per esaminare altri fattori che possono aver influenzato i Pueblo, i ricercatori stanno ora costruendo nuovi modelli che simulano gli effetti della caccia, della raccolta della legna da ardere e di processi culturali quali il commercio e lo scambio di doni. Di Timothy A. Kohler, George J. Gumerman



Popolazioni di animali identici che vivono in habitat identici possono evolvere sistemi di segnali diversi in seguito alla deriva genetica casuale: lo dimostra uno studio condotto da un gruppo di ricercatori che ha progettato un esperimento di evoluzione simulata con un gruppo di robot appositamente ideati per indagare su questo complesso tipo di cambiamento evolutivo. Il risultato suggerisce che nei processi di speciazione possa avere un ruolo anche la stocasticità nell'ordine in cui si verificano i cambiamenti genetici e fenotipici durante il corso dell'evoluzione

http://www.pnas.org/content/109/3/864

Steffen Wischmann, Dario Floreano e Laurent Keller sono partiti da 20 popolazioni di robot identici, ciascuno dotato di due ruote, una fotocamera, un sensore per il rilevamento delle fonti di alimentazione e di un anello che poeva emettere una luce blu o verde. Ogni popolazione di 20 robot è stata messa in un'arena che contiene una fonte di cibo. I ricercatori hanno classificato ogni robot in base alla quantità di tempo speso alla fonte di alimentazione, utilizzando un metodo statistico per selezionare 100 programmi o "geni" per la riproduzione dei robot.
Perché i "geni" - che codificavano le specifiche di controllo neurale dei robot, ossia dell'elaborazione delle informazioni sensoriali e della produzione delle reazioni motorie - sono stati inizialmente impostati su valori casuali, i robot si comportavano, almeno all'inizio, in modo imprevedibile. Ma dopo 1000 generazioni, tutte e 20 le popolazioni emettevano luce per indicare la posizione degli alimenti. In circa la metà delle popolazioni, inoltre, i robot emettevano un segnale solo in presenza di cibo, mentre le altre popolazioni emettevano una luce di colore diverso nelle aree senza cibo. Le popolazioni che usavano un unico segnale trovavano in media la fonte di alimentazione più velocemente, tuttavia in situazioni di competizione con robot avevano adottato altre strategie, si comportavano peggio.

Ulteriori test hanno rivelato che le differenze di segnalazione si sono verificate all'inizio nell'evoluzione dei robot.

"Il nostro studio - scrivono gli autori - ha rivelato che la variazione nella segnalazione può avvenire senza la selezione sessuale e in assenza di differenze ecologiche. Strategie alternative di segnalazione si sono evolute a causa della stocasticità delle nuove mutazioni e/o di eventi crossingover e/o delle modalità di diffusione nella popolazione. Dato che i segnali visivi, acustici, o chimici possono agire come principali meccanismi di isolamento tra le specie giovani e quelle in divenire, il nostro studio può avere ripercussioni anche sul lungo dibattito riguardo l'importanza relativa della selezione e della deriva nel processo di speciazione."

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 27 2014, 00:34


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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Dom Lug 27 2014, 00:50

interessante...sarei curioso di vedere lo sviluppo di questa tecnologia tra 100 anni..


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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da SergioAD il Ven Ago 08 2014, 22:46

Grosso modo l'Universo è costituito per il 5% della materia così come la conosciamo, per 25% di materia oscura e per 70% di energia oscura. Aldilà di quello che si sa ai vertici della gerarchia della conoscenza, qualsiasi modello dell'Universo ci venisse descritto esso è caratterizzato da bassa verosimiglianza a causa dei riferimenti insufficienti che abbiamo – ma non ne abbiamo altri e usiamo quello che abbiamo. Alcune considerazioni che facciamo possono somigliare all'assunzione che la terra sia piatta perché così essa viene percepita.

Dal fatto che le frequenze di ogni emissione cosmica che catturiamo si spostano in direzione del rosso sappiamo che l'Universo si espande (effetto doppler, sentite macchine che sfrecciano iiiaauuuoooo, per la combinazione dei moti della frequenza e dello spostamento del punto di origine dell'emissione). Ma oltre ad espandersi esso accelera. Per l'effetto gravitazionale l'osservazione è deformata e con ciò abbiamo la percezione dei volumi e quando esplodono supernove di tipo 1A calcoliamo la distanza e l'accelerazione dei moti.

La grande parte di noi avviene nella nostra testa ed è una riproduzione della realtà e tutte le realtà che elaboriamo sono già accadute, stanno per accadere o accadranno. Si dice qualcosa per descrivere un idea che può essere relativa alla cosa che si sta dicendo oppure alla idea stessa. Il futuro è una questione di geometria simile al contenuto di un libro combinato con la capacità d'astrazione del lettore, la prefazione o il punto da cui il lettore vuole estrapolare e usa la filosofia quanto basta per formulare un pensiero fisico.

Ma stiamo parlando di quello che sappiamo all'interno di quel 5% della materia così come la conosciamo, di quello che non sappiamo ma estrapoliamo da quello che sappiamo oppure di quello che dicevano antecedentemente al sapere nostro estrapolato partendo da un orientamento superato forse inconciliabile col nostro sapere. Per esempio il Concilio ecumenico Vaticano II si è allineamento con la “realtà” del 1965. Ma chi è responsabile di rendere compatibili le cose che devono convivere con reciprocità e col sapere.

Ollala quanto mi piace che oltre il sapere ci sia la saggezza e c'è quella e sembra la cosa meno definibile in questo contesto! Come vedete non ci sono accuse ma sembrerebbe che gli schieramenti non siano netti tra agnosticismo ed i vari assolutismi e le illusioni che poi sono vere realtà e che forse restano in piedi le visoni relativiste o personali e per ora si incastrano con saggezza. Mi affascinano tanto le memorie interconnesse, dice che chi sta insieme da molto tempo costruisce dei ricordi comuni in nuove dimensioni.

“Long-Term Couples Develop Interconnected Memory Systems” e mi sento morire perché mia moglie non si ricorda i dettagli che ricordo io e adesso potrei dimenticare anche io, adesso che potrei spendere il mio tempo per raccontarci la nostra vita potrei dire stupidaggini o peggio fare sorridere figli e nipoti e apparire come il Barone di Munchausen e le balene, i pompieri, il leone, la tigre o la mucca sacra ed il resto che s'è vissuto non sarebbero altro che racconti illusori di un vecchio che alla fine tacerà di farneticare.

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da mandalay il Ven Ago 22 2014, 09:55

Ho trovato questo filmato che mi è piaciuto per la sua capacità divulgativa non sapevo dove postarvelo e l'ho fatto qui.
Se non va bene spostatelo pure  sorriso 

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Messaggio Da SergioAD il Ven Ago 22 2014, 10:56

Si lo conosco. Ah ah! So far, so good.

Avevo postato questo qualche tempo fa per "descrivere velocemente".

@SergioAD ha scritto:Se non sei sicuro di aver capito, ti suggerisco di farlo al bagno in santa pace. Portati una matita ed una pallina.

Prendi il rotolo di carta igienica e guardalo. Tu sei nello spazio e sei 3D, anche il rotolo di carta igienica è 3D come te. La carta invece considerala 2D.

Dipingi (delicatamente a meno che non usi della carta vetrata) un triangolino ed inizia ad interagire. Tu sei A ed triangolo B:

A:Ciao triangolo!

B:Chi è non vedo nessuno!

A:(tira un foglio, tienilo con due mani tra i pollici e gli indici, hai 4 punti di contatto col foglio.)

B:Ecco ora vi vedo siete 4!

A:No sono solo uno!

B:Come fai ad essere contemporaneamente davanti, dietro, sopra e sotto?

A:Ora vai sul ciglio e guarda? (fai passare la pallina davanti al rotolo, dall'alto verso il basso e vice versa)

B:Ehi! Ho visto per due volte un puntino che appare, diventa un cerchio che si allarga, decresce e sparisce.

Eppure era una sfera ed il triangolo un essere noioso e stupido.

fonte:
http://atei.forumitalian.com/t1648-l-universo-e-infinito-o-finito#25773

http://atei.forumitalian.com/t1648-l-universo-e-infinito-o-finito#25763


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Messaggio Da delfi68 il Sab Ago 23 2014, 11:09

sergio grandioso...

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Lun Ago 25 2014, 00:37

cit ha scritto:David Bohm, celebre fisico dell'Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect (entaglement, Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi:  o la teoria di Einstein - che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce - è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente) implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva.  Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

..sto studiando come funziona l'ologramma al laser..cazzo..Bohm sostiene una cosa molto ma molto verosimile..

senza  contare che l'universo sembra una struttura, le galassie le sue molecole e i sistemi i suoi atomi e ogni corpo una particella o ineffabili entita' gassose e polverose indefinibili per principio (cit.)...infinitamente tutto divisibile ancora e ancora..ritrovando sempre lo stesso schema..

Bohm semplificava con un esempio:  immaginate un acquario contenente un pesce.  Immaginate che l'acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una l'esempio dell'acquario di Bohm - © XmX posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.

Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse.  Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro:  quando uno si gira, anche l'altro si girerà;  quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente.  Essendo all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente.

interessante anche questo..il che e' una spiegazione ragionevole el motivo per cui sfugge l'esatta costiruzione fisica dei ricordi nel  cervello..un ricordo e' una cosa ancora ben poco chiara nel suo termine/determine fisico..infatti un neurone non differisce in alcun modo a un altro indipendentemente che contengano (il che non e' provato) un ricordo differente..come si conserva, fisicamente un ricordo, e non il dove, non e' ancora noto..

il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà.  Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello:  dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.  Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.
cit ha scritto:
La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici.  Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente scansione di un cervello umano correlato a tutti gli altri:  si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata.  Nell'ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni.  Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente:  il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2013/12/16/Universo-ologramma-10-dimensioni_9789042.html

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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Ven Set 05 2014, 23:34

Nei computer del Massachusetts Institute of Technology esiste un vero e proprio cosmo virtuale, il primo del suo genere.
I precedenti tentativi di simulare l’universo erano impediti della mancanza di potenza di calcolo e dalla complessità della fisica sottostante.
Di conseguenza, le simulazioni erano limitate in risoluzione o costrette a concentrarsi su una piccola porzione di universo. Ciò rendeva difficile simulare i processi dietro la formazione delle stelle, le esplosioni delle supernovae e la creazione dei buchi neri supermassicci.
Ora, grazie ad una simulazione chiamata “Illustris”, gli astronomi sono riusciti ad ottenere una simulazione fedelissima dell’evoluzione del cosmo. Illustris ha reso possibile la creazione di 13 miliardi di anni di evoluzione cosmica in un cubo di 350 milioni di anni luce di lato e una risoluzione senza precedenti. I risultati sono stati pubblicati sul numero dell’8 maggio della rivista Nature.
“Fino ad ora, nessuna simulazione è stata in grado di riprodurre l’universo su entrambe le scale micro e macro allo stesso tempo”, spiega sul sito del Center for Astrophysics Harvard Smithsonian l’autore Mark Vogelsberger del Massachusetts Institute of Technology e del Centro Harvard – Smithsonian per l’Astrofisica, il quale ha condotto il lavoro in collaborazione con ricercatori di diverse istituzioni, tra cui l’Istituto per gli Studi Teorici di Heidelberg in Germania.
Illustri impiega un sofisticato algoritmo di programmazione in grado di riprodurre l’evoluzione dell’Universo in alta risoluzione. La simulazione prevede la presenza sia della materia normale che della materia oscura. Il team ha dedicato cinque anni allo sviluppo di Illustris. I calcoli hanno richiesto il funzionamento di 8 mila CPU in esecuzione in parallelo. Se avessero usato un computer desktop di media potenza, i calcoli avrebbero richiesto più di 2 mila anni per essere completati.
La simulazione comincia solo 12 milioni di anni dopo il Big Bang. Quando ha raggiunto l’epoca attuale, gli astronomi hanno contato più di 41 mila galassie nel cubo di spazio simulato. È importante sottolineare che Illustris ha prodotto un mix realistico di galassie a spirale (come la Via Lattea) e galassie ellittiche. Ha anche ricreato strutture su larga scala come gli ammassi di galassie. Su piccola scala, ha ricreato con precisione la chimica delle singole galassie.
Il team ha rilasciato un video ad alta definizione. “È la descrizione più realistica delle proprietà delle galassie finora ottenuta”, osserva su media.inaf.it l’astrofisico Giuseppe Murante, dell’osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, commentando il risultato.




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Re: realtà o universo olografico

Messaggio Da delfi68 il Sab Set 06 2014, 19:15

Craig Hogan, direttore del Centro per l’astrofisica particellare del Fermilab. ha scritto:Un esperimento al FermiLab per verificare se l’universo è un ologramma bidimensionale
I fisici che lavorano per il governo degli Stati Uniti stanno conducendo un esperimento per mettere alla prova una delle teorie più controverse della fisica: la natura olografica dell'universo in cui viviamo. I dati raccolti consentiranno una comprensione più profonda sulla natura della realtà.
Gli scienziati dell’U.S. Department of Energy’s Fermi National Accelerator Laboratory hanno iniziato un esperimento che consentirà di raccogliere dati per rispondere ad alcune delle domande più strane sull’esistenza.
Tra le questioni a cui si tenterà di dare una risposta c’è anche quella di capire se realmente viviamo in un ‘ologramma bidimensionale’.
“Se otterremo qualcosa, questo cambierà completamente le idee sullo spazio che abbiamo avuto per migliaia di anni”, dice Craig Hogan, direttore del Centro per l’astrofisica particellare del Fermilab.
La teoria olografica suggerisce che, sebbene percepiamo noi stessi come esseri viventi in un mondo tridimensionale, con il tempo come quarta dimensione, la realtà potrebbe essere molto diversa.
Alcuni scienziati ritengono possibile che lo ‘spazio-tempo’ sia codificato in piccoli pacchetti dimensionali, come i pixel di un monitor per computer, in modo da comporre un’immagine apparentemente chiara.
Se fosse vero, questo ‘spazio-pixel’ sarebbe di circa 10 trilioni di volte più piccolo di un atomo, abbastanza piccolo da essere soggetto alle stesse regole della meccanica quantistica, così come le altre particelle sub-atomiche.
Questo modello apre interessanti possibilità per lo sviluppo di nuovi tipi di fisica. Chiaramente, la priorità è quella di capire se questa teoria è vera.
Come spiega media.inaf.it, per riuscirci, Hogan e colleghi hanno costruito un olometro, abbreviazione per “interferometro olografico”: un dispositivo formato da due interferometri, posti l’uno accanto all’altro, che emettono due fasci laser da un kilowatt ciascuno (una potenza equivalente a quella di 200mila puntatori laser) verso uno splitter e quindi giù lungo due bracci perpendicolari da 40 metri.
La luce riflessa dei due fasci viene poi ricombinata, dando eventualmente luogo – se l’ipotesi dei ricercatori è corretta – a una figura d’interferenza: la firma del “rumore olografico”, ovvero vibrazioni quantistiche nella trama dello spaziotempo.
Questo “rumore olografico” è molto difficile da trovare perché può essere influenzato o scambiato con altre fonti di vibrazione. Per questo motivo, l’olometro lavorerà a frequenze altissime, in modo che le vibrazioni normali non facciano sentire il loro effetto.
“Se alla fine riusciremo a isolare un rumore del quale non ci sia modo di sbarazzarsi, potremmo aver rilevato qualcosa di fondamentale della natura: un rumore intrinseco allo spaziotempo”, spiega Aaron Chou, del Fermilab, responsabile dell’olometro. “Per la fisica si tratta di un momento emozionante. Un risultato positivo inaugurerebbe un nuovo modo di interrogarsi su come funziona lo spazio”.

ah pero'.

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