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Malattia e Religione

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mar Apr 08 2014, 11:27

un mio allievo ha un figlio con un tumore. e non ce la farà. siamo già alla morfina per lenire il dolore.
ha iniziato da zero a pregare. a invocare dio. e i santi.
io sulle prime ho avuto l'impulso di dirgli qualcosa ma a dire il vero ho pensato un po' più in là del contingente.
ho pensato al dopo, a quando quel figlio non ci sarà più.
tutta la storiella di dio servirà un sacco per sperare che il figlio sia in cielo.

non voglio svilire il problema e la questione ma a me sembra un po' tutto lì: se hai la capacità di mentire a te stesso e di ampliare la fascia di indeterminazione fino a comprendere esistenze di dio e miracoli e paradisi -perché ricordiamoci che pregare non implica solo la presenza di un soprannaturale, ma di un soprannaturale immanente e personale, che fa se preghi e punisce se non preghi, devi immaginare un "posto" dove l'"anima" di tuo figlio possa andare a "vivere" in eterno... - prendi e vai, dritto come un fuso...

per un credente è facile ma per un non credente è una impresa che presuppone chiudere delle celle mentali. si venderebbe tutta la propria dignità per un risultato positivo, e senza un pensiero.
e dopo ci vuole molta forza per accettare che tutto questo non è servito a niente. che quel dio ti ha strappato via il figlio senza curarsene. che non c'è niente di tutto questo, c'è solo il vuoto e il silenzio.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da elima il Mar Apr 08 2014, 11:50

Ho un cugino che quando ero ragazzetta si "divertiva" a smantellare qualsiasi tipo di "credo" o fiducia che potessi avere. All'epoca la religione era già bella che andata, ma rimaneva il "credo" politico, il "peace and love" ecc..
Una sera si fece serio e fuori al balcone mi disse:
-a mia moglie ho levato tutto e quando stava morendo di tumore sono rimasto lì a guardarla e a maledirmi di non averle lasciato neanche uno straccio di dio a cui aggrapparsi. Fa una cosa: butta a mare me e tieniti le tue convinzioni, se ti fanno sentire meglio.
Mi sono tenuta tutt'e due, le mie convinzioni e il mio Grillo Parlante

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Akka il Mar Apr 08 2014, 14:18

ma, non lo so quanto sia più facile per il credente... pure loro, pure quelli più convinti, quando capitano ste che vuoi che pensino? ah, ma tanto ci rivediamo... magari provano a crederci, ma alla fine garanzie non ne hanno manco loro...
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Ludwig von Drake il Mar Apr 08 2014, 14:30

@alberto ha scritto:
[...] c'è solo il vuoto e il silenzio.
Ovvero, la morte.

Io, col tempo, mi ci sto abituando a questo fatto.

Davanti a qualcuno che ha bisogno dico ciò che ritengo sia utile.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mar Apr 08 2014, 17:08

il bambino purtroppo è morto, pochi minuti fa.

questo è quello che mi scriveva il padre un paio di giorni fa, penso di poterlo fare perché non c'è alcun riferimento ma se qualcuno mi fa capire che non è comunque giusto lo tolgo subito.

Per XXXXXXXXXXXXXXXX i medici ci hanno tolto ogni speranza. Sono troppo impegnato a vivere quello che resta insieme a mio figlio e al resto della mia famiglia per cercare risposte a domande umane e lecite ("perché" e "perché non posso offrirmi io al posto suo", due tra le più gettonate in questi 5 mesi). Volgendo lo sguardo di lato, tra pari, tra uomini, non trovo risposte. Ho deciso che mi fa star meglio guardare in su, e rimettermi ad una logica non "umana" ma che promette di star meglio in eterno. E' l'ultima cosa che mi resta, sperare, quando questa realtà brucia ogni speranza. Questo atto di fede riesce a farmi dormire un poco meglio la notte, quando non sono accanto a mio figlio che urla.

guardare in su lo fa (faceva) stare meglio.
chissà che effetto farebbe a me.
visto da lontanissimo, cioè dalla mia condizione, è facile dire che no io non accetterei questo ricatto, questa illusione, questa mediocrità, questo inganno, questa primitiva superstizione.
ma chissà...

sigh.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mar Apr 08 2014, 17:16

non c'è stato un solo momento in cui la mia visione delle cose ha potuto essergli di aiuto, e questo mi dispiace un sacco.
mentre io mi facevo mille scrupoli a parlargli secondo la mia conscienza, altra gente ha sciorinato preghiere anche e persino su FB, ma certo, lo so che lo fanno con buone intenzioni, ma non è giusto, manca quella dimensione privata che il credente ingenuamente pensa di non calpestare e che invece tiene sotto i piedi ogni giorno.
sono arrivati a dire citando quel coglione di Coelho che "il dolore dio lo manda perché si possa rendere grazie per la salute".
adesso io vorrei chiedere a ciascuno di loro di dirlo chiaramente che le loro preghiere non sono servite a niente.
ma non lo farò, perché ho un modo diverso di pormi verso gli altri. alcuni di loro adesso dicono che il bambino veglierà sulla famiglia da lassù, ma vi rendete conto?
no comment.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da jessica il Mar Apr 08 2014, 22:36

@alberto ha scritto:non c'è stato un solo momento in cui la mia visione delle cose ha potuto essergli di aiuto, e questo mi dispiace un sacco.
mentre io mi facevo mille scrupoli a parlargli secondo la mia conscienza, altra gente ha sciorinato preghiere anche e persino su FB, ma certo, lo so che lo fanno con buone intenzioni, ma non è giusto, manca quella dimensione privata che il credente ingenuamente pensa di non calpestare e che invece tiene sotto i piedi ogni giorno.
sono arrivati a dire citando quel coglione di Coelho che "il dolore dio lo manda perché si possa rendere grazie per la salute".
adesso io vorrei chiedere a ciascuno di loro di dirlo chiaramente che le loro preghiere non sono servite a niente.
ma non lo farò, perché ho un modo diverso di pormi verso gli altri. alcuni di loro adesso dicono che il bambino veglierà sulla famiglia da lassù, ma vi rendete conto?
no comment.
mah sai, forse dipende molto da chi le "belle parole" le riceve e non posso parlarti per esperienza diretta (ci metterei anche un per fortuna), però tante volte anche sentirsi dire cazzate che in realtà sono un modo goffo per dirti sono qui, ti sono vicino o vorrei poter fare qualcosa, può essere una cosa confortante.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mer Apr 09 2014, 00:05

sì infatti partivo proprio da questa constatazione che fai anche tu.
il dolore prende alla gola e non fa respirare. cosa posso sapere io cos'è per un padre perdere un figlio, c'è da impazzire temo. a quel punto si pensa si dice si fa tutto e ci si fa fare e dire di tutto.
mi rendo conto che la mia posizione in questo caso non è paragonabile con - scusate ma la penso così - la menzogna della fede.
cosa posso dirgli io? "tranquillo la vita e la morte sono processi naturali, la mortalità entro i primi 10 anni di età è del X%, puoi comunque avere un altro figlio, concentrati sulla figlia che hai, stai vicino a tua moglie".
non offro soluzioni.
il credente gli offre una soluzione. per me è una evidente superstizione, una cosa senza senso, ma quando sei a quel livello di dolore come sarà la percezione?
quanta delicatezza ci vorrebbe, quanta finezza per poter dire qualcosa che possa fargli bene...
io non ho saputo dirgli nulla, solo un abbraccio.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da primaverino il Mer Apr 09 2014, 00:29

Si ma si sta ipotizzando solo il caso in cui un povero mentecatto credente abbia bisogno di sostegno morale.
Facciamo il contrario: un ateo (quindi uno che non ha bisogno di stampelle perché il suo razionalismo basta e avanza, come mi sento ripetere sin dai tempi di Ai...) improvvisamente si accorge che la persona che più ama al mondo ha i mesi "contati"...
E che ci sia lì (come amico) un pirla a caso (me, per esempio) che invece è portatore di un orientamento filosofico inverso...
Non penserete (davvero) che mi metta a tentare di convertirlo/catechizzarlo proprio in quel mentre, no?
Cercherei dando fondo a tutta la sensibilità di cui sono capace (e pur stanti i miei limiti) al fine di stargli vicino e di confortarlo come posso.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mer Apr 09 2014, 01:38

cool.
ma ti garantisco che non è così.
la religione è ancora una specie di lasciapassare di tutte le amenità che a una persona insensibile o maldestra possono venire in mente.

mentre un punto di vista ateo passa come cinico e inutile, chissà forse lo è. in cuor mio non lo è.

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Mix il Mer Apr 09 2014, 02:31

@alberto ha scritto:cool.
ma ti garantisco che non è così.
la religione è ancora una specie di lasciapassare di tutte le amenità che a una persona insensibile o maldestra possono venire in mente.

mentre un punto di vista ateo passa come cinico e inutile, chissà forse lo è. in cuor mio non lo è.
Ci sono circostanze in cui la nostra impotenza è totale.
Questo quando associato al dolore fisico ed alla prospettiva della morte esaspera il comportamento irrazionale.
A volte sapere che siamo in numerosa compagnia nella percezione delle sofferenze e nella risposta ad esse, essendo animali sociali e culturali, è già di qualche utilità.

La risposta religiosa è una costruzione socioculturale che per un suo aspetto, quello più umano, è stata elaborata appositamente per queste circostanze.
SE non fai la cosa meno irrazionale, se non riesci a dire "Vorrei poter fare qualcosa ma NON c'è nulla che si possa fare. Solo esserti vicino nel tuo dolore" , oppure stringere in un abbraccio restando zitti, restano solo le soluzioni predisposte culturalmente a disposizione di chi è meno forte, consapevole, sensibile: l'illusione confortante verso la vittima e per loro stessi. Spesso il senso delle parole in quei frangenti non è importante. Si percepisce il tono, la partecipazione emotiva, l'offerta di conforto. Meno importanti sono i concetti razionali trasmessi, praticamente inutili a far evolvere positivamente l'effettiva situazione.
Come dimostrano le parole scritte da primaverino anche la persona sensibile credente evita messaggi inopportuni in presenza di una controparte che potrebbe recepire negativamente riferimenti a entità soprannaturali e a tutto il resto di contorno.

L'evento di cui ci hai fatto partecipi è tristissimo, alberto. Queste sono vere tragedie. Posso solo rimandarti idealmente alle parole scritte sopra tra virgolette.

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da joker il Mer Apr 09 2014, 07:43

Penso che in queste situazioni l'importante sia comunicare la propria vicinanza e partecipazione, al di la del come.
Un abbraccio silenzioso, guardarsi negli occhi senza parlare.
Le parole non servono.
Un gesto, uno sguardo, dicono già tutto se si è in sintonia.
Se non lo si è è tutto inutile, il messaggio arriverebbe distorto o non arriverebbe affatto, qualunque esso sia e in qualunque modo si sia scelto di veicolarlo.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da airava il Mer Apr 09 2014, 11:51

@primaverino ha scritto:Si ma si sta ipotizzando solo il caso in cui un povero mentecatto credente abbia bisogno di sostegno morale.
Facciamo il contrario: un ateo (quindi uno che non ha bisogno di stampelle perché il suo razionalismo basta e avanza, come mi sento ripetere sin dai tempi di Ai...) improvvisamente si accorge che la persona che più ama al mondo ha i mesi "contati"...
E che ci sia lì (come amico) un pirla a caso (me, per esempio) che invece è portatore di un orientamento filosofico inverso...
Non penserete (davvero) che mi metta a tentare di convertirlo/catechizzarlo proprio in quel mentre, no?
Cercherei dando fondo a tutta la sensibilità di cui sono capace (e pur stanti i miei limiti) al fine di stargli vicino e di confortarlo come posso.
vale anche per il non credente che si sente dire riferito a lui .... è un carcinoma... (auguri)
ad un mio amico prete un po di tempo fa è morta la madre...
l'ha presa malissimo, ed ancora oggi quando capita di parlarne reagisce parecchio male.
la sua fede non è bastata a consolarlo, arriva ad ammettere che le parole di circostanza che pronuncia dal pulpito in certe occasioni, in cuor suo suonano come stronzate.
e pure continua a credere...

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mer Apr 09 2014, 13:21

@Mix ha scritto:
@alberto ha scritto:cool.
ma ti garantisco che non è così.
la religione è ancora una specie di lasciapassare di tutte le amenità che a una persona insensibile o maldestra possono venire in mente.

mentre un punto di vista ateo passa come cinico e inutile, chissà forse lo è. in cuor mio non lo è.
Ci sono circostanze in cui la nostra impotenza è totale.
Questo quando associato al dolore fisico ed alla prospettiva della morte esaspera il comportamento irrazionale.
A volte sapere che siamo in numerosa compagnia nella percezione delle sofferenze e nella risposta ad esse, essendo animali sociali e culturali, è già di qualche utilità.

La risposta religiosa è una costruzione socioculturale che per un suo aspetto, quello più umano, è stata elaborata appositamente per queste circostanze.
SE non fai la cosa meno irrazionale, se non riesci a dire "Vorrei poter fare qualcosa ma NON c'è nulla che si possa fare. Solo esserti vicino nel tuo dolore" , oppure stringere in un abbraccio restando zitti, restano solo le soluzioni predisposte culturalmente a disposizione di chi è meno forte, consapevole, sensibile: l'illusione confortante verso la vittima e per loro stessi. Spesso il senso delle parole in quei frangenti non è importante. Si percepisce il tono, la partecipazione emotiva, l'offerta di conforto. Meno importanti sono i concetti razionali trasmessi, praticamente inutili a far evolvere positivamente l'effettiva situazione.
Come dimostrano le parole scritte da primaverino anche la persona sensibile credente evita messaggi inopportuni in presenza di una controparte che potrebbe recepire negativamente riferimenti a entità soprannaturali e a tutto il resto di contorno.

L'evento di cui ci hai fatto partecipi è tristissimo, alberto. Queste sono vere tragedie. Posso solo rimandarti idealmente alle parole scritte sopra tra virgolette.

concordo al 100%
in questo tristissimo caso le cose si sono complicate in primo luogo perché lui ha "deciso" di virare in senso fideistico in questa ultima fase e ancor peggio si è messo a mettere post di preghiere su Facebook... non posso giudicare troppo severamente, penso sia troppo il dolore.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Lyallii il Mer Apr 09 2014, 16:57

Credo che quando perdi un figlio non ti resti piu niente per cui vivere, non ha piu senso niente e non so proprio quale forza immensa abbiano i genitori che continuano a vivere dopo aver perso un figlio.
Io che non sono riuscita a tenerlo in braccio, nonostante tutto, a febbraio sto male per due settimane ogni anno e odio tutto e tutti e mi comporto da vera infame... Divento cattiva e egoista e triste.
E sono passati 5 anni e l ho solo tenuto dentro di me... Non l ho nemmeno mai visto.

Perciò perdere un figlio credo che cambi tutto, non puoi piu ragionare razionalmente, come fai a spiegarti che continuerai a vivere senza di lui e che non lo vedrai mai piu?
Cioè... Come puoi continuare a vivere razionalizzando la morte di un figlio?


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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Mer Apr 09 2014, 17:03

@Lyallii ha scritto:Credo che quando perdi un figlio non ti resti piu niente per cui vivere, non ha piu senso niente e non so proprio quale forza immensa abbiano i genitori che continuano a vivere dopo aver perso un figlio.
Io che non sono riuscita a tenerlo in braccio, nonostante tutto, a febbraio sto male per due settimane ogni anno e odio tutto e tutti e mi comporto da vera infame... Divento cattiva e egoista e triste.
E sono passati 5 anni e l ho solo tenuto dentro di me... Non l ho nemmeno mai visto.

Perciò perdere un figlio credo che cambi tutto, non puoi piu ragionare razionalmente, come fai a spiegarti che continuerai a vivere senza di lui e che non lo vedrai mai piu?
Cioè... Come puoi continuare a vivere razionalizzando la morte di un figlio?


ok. però ci sono ancora i vivi, le altre persone, la moglie, i genitori... in questo caso poi un'altra figlia. c'è da fare, c'è da dare ancora tanto, e occorre aprire tutte le porte per far passare un po' di luce e un po' di vento, per ricominciare a respirare.

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da airava il Mer Apr 09 2014, 17:21

behh sai ci sono ci sono state circa 500.000 mila madri che nell'arco di un quinquennio (1940-1945) hanno perso uno o più figli e bene o male sono sopravvissute
sono abbastanza vecchio da ricordarmi "il campo dei bambini" una parte del cimitero in cui venivano sepolti appunto i bambini.
oggi la morte di un bambino o di un adolescente fa notizia, allora era nell'ordine delle cose.
credo che la "mentalità" delle persone si adatti ai tempi che si trovi a vivere.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Mix il Mer Apr 09 2014, 17:26

@alberto ha scritto:
@Lyallii ha scritto:Credo che quando perdi un figlio non ti resti piu niente per cui vivere, non ha piu senso niente e non so proprio quale forza immensa abbiano i genitori che continuano a vivere dopo aver perso un figlio.
Io che non sono riuscita a tenerlo in braccio, nonostante tutto, a febbraio sto male per due settimane ogni anno e odio tutto e tutti e mi comporto da vera infame... Divento cattiva e egoista e triste.
E sono passati 5 anni e l ho solo tenuto dentro di me... Non l ho nemmeno mai visto.

Perciò perdere un figlio credo che cambi tutto, non puoi piu ragionare razionalmente, come fai a spiegarti che continuerai a vivere senza di lui e che non lo vedrai mai piu?
Cioè... Come puoi continuare a vivere razionalizzando la morte di un figlio?


ok. però ci sono ancora i vivi, le altre persone, la moglie, i genitori... in questo caso poi un'altra figlia. c'è da fare, c'è da dare ancora tanto, e occorre aprire tutte le porte per far passare un po' di luce e un po' di vento, per ricominciare a respirare.

Se ci si distacca dal contingente, (può essere utile? Per chi non è direttamente coinvolto, naturalmente) ci si può rendere conto che la perdita di un figlio era esperienza comune qui fino a un secolo fa, e in quasi tutto il resto del pianeta anche ora.
Se si osserva obiettivamente si può notare che è/era lo standard comune, che forse capitava ai più, se non proprio a tutti.
Ciò induce a pensare che non sia un fattore determinante per l'insuccesso a livello di specie.
È una cosa molto naturale, anche se terribile e triste.
Naturalmente fare queste considerazioni serve a poco nel momento in cui la singola persona è protagonista di queste vicende, siamo fatti in un modo che ci porta a rispondere irrazionalmente in casi come questi, e poco c'è da fare oltre a far sentire la condivisione del dolore, che resterà comunque, inevitabilmente, pochissima cosa rispetto a quello di chi vive sulla propria pelle la tragedia.

Anche il riorientare le proprie priorità, energie, risorse, verso chi resta è una delle strategie fondamentali in queste vicende.
Forse la cultura umanista, non religiosa, ha da recuperare un po' di strada su quella tradizionale, rispetto alla gestione della morte e del lutto ad essa successivo, che è forse argomento un po' trascurato ed evitato, in genere.
Lasciando un vuoto nella costruzione di risposte culturalmente sedimentate a questo evento.
A cui poter far ricorso in momenti di particolare debolezza.

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Lyallii il Mer Apr 09 2014, 19:27

@alberto ha scritto:
@Lyallii ha scritto:Credo che quando perdi un figlio non ti resti piu niente per cui vivere, non ha piu senso niente e non so proprio quale forza immensa abbiano i genitori che continuano a vivere dopo aver perso un figlio.
Io che non sono riuscita a tenerlo in braccio, nonostante tutto, a febbraio sto male per due settimane ogni anno e odio tutto e tutti e mi comporto da vera infame... Divento cattiva e egoista e triste.
E sono passati 5 anni e l ho solo tenuto dentro di me... Non l ho nemmeno mai visto.

Perciò perdere un figlio credo che cambi tutto, non puoi piu ragionare razionalmente, come fai a spiegarti che continuerai a vivere senza di lui e che non lo vedrai mai piu?
Cioè... Come puoi continuare a vivere razionalizzando la morte di un figlio?


ok. però ci sono ancora i vivi, le altre persone, la moglie, i genitori... in questo caso poi un'altra figlia. c'è da fare, c'è da dare ancora tanto, e occorre aprire tutte le porte per far passare un po' di luce e un po' di vento, per ricominciare a respirare.


Eh anche questo è vero.
Ma se credere, al momento, lo aiuta in qualche modo a tirare avanti...
Sicuramente un domani dovrà fare i conti con la realtà ( immagino almeno che arriverà quel momento ) e probabilmente si renderà conto che a dargli la forza di andare avanti son stati i suoi affetti piu cari.

Sta di fatto che non so personalmente se mi comporterei in modo diverso perchè si tratta di un dolore così forte che... Boh. Chissà cosa scatta nella testa.
Ecco magari fb.... No.
Ma per il resto non lo so perchè appunto.... Io non so cosa succede dentro di noi ma a volte anche se capisci che certe cose non dovresti farle le fai ( tipo io mi rendo conto che son un altra ogni anno a febbraio e anche se mi ripeto ogni volta che non va subito dopo che passano quelle due settimane in cui a volte ho mandato all aria amicizie sentite o fatto piangere qualcuno che mi vuole bene perchè divento una iena ) e anche se capisci che qualcosa è improbabile che esista ( dio, paradiso, angeli che ci guardano da lassù ) non puoi non crederci perché in quel momento è un qualcosa che ti fa andare avanti.

Forse alcuni usano fb postando i link religiosi perchè poi leggendo i ' mi piace ' degli altri si convincono ancora di piu che non sono folli a credere a ciò che fino al giorno prima non credevano, della serie ' può mai essere che son stronzate se in tanti ci credono? '

Boh....

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da delfi68 il Mer Apr 09 2014, 20:27

..comunque anche di fronte alla morte non è detto che si ricorra ai santi..
mia moglie, jugoslava di ferro, non se nè mai interessate..

mi ricordo di quei giorni

e rileggermi ascoltando questo mi fa capire l'immensità dell'essere ateo, la forza, la dignità..l'umanità.



Che pena che ho..ricevere e condividere il bolletino che Jelena mi fa ogni mattino da Belgrado..e ogni sera mi fa male come un pugno nel fianco..

Non e' la morte in se che mi affligge..ma lo spasmodico annotare e resocontare dei cambiamenti che Jelena osserva, e come per metabolizzare deve raccontare a me..suo fratello non ce la fa a stare al capezzale, passa solo una mezzora al giorno.

La bambina e' tornata dalla nonna e gli si e' detto che il nonno torna in ospedale..anche piccola donna ha fatto del suo, e pure bene.

Adesso e' in questo italiano difficile e questo serbo che emrge per nervosismo e stress che devo accogliere come un controllore di volo dalla torre le trasmissioni del pilota in emergenza..
La grande prova di forza che deve assumersi una figlia in una circostanza cosi e' davvero immane..cerco di immedesimarmi in lei, ma ci rinuncio per vigliaccheria..mi bastano le sue trasmissioni da sopra le nubi in sorvolo dell'atlantico in tempesta..

La claustrofobia del padre, all'angolo senza scampo e senza possibilita' di svegliarsi da un brutto sogno, avvolgono anche la Jele..una claustrofobia a cui non puo', non vuole e non deve sottrarsi sebbene la porta di casa sia aperta..

La vita passa in un lampo dalle braccia di un padre che ti cullano a una bacinella dove immergere lo straccio per passarglielo sulla fronte..una girandola di pace e guerra.

..non so cosa pensero' e potro' scrivere su questa storia..devo digerirla..





Insomma oggi sono a casa con una brochitina e influenzina..un po di febbre.
Poco fa ero sul divano, mi lamentavo come un gatto..e dico "..ahh..non ce la faccio a striscire fino al letto.." (sono un fregnone quando c'ho due linee di febbre..)

La Jele si siede vicino e mi fa, dai mettimi le braccia attorno al collo..ehh..ma mica ce la fai..


E lei.. Cosi ho sollevato mio papà, quando siamo corsi all'ospedale, l'ho caricato sulle spalle, pesava pochissimo oramai..e ridevamo e stavo cadendo dalle scale..l'ho caricato in spalletta e siamo andati giù alla macchina..e lui si preoccupava che non so guidare..

..mi s'è stretto lo stomaco..adesso lei e li che lava i piatti..io che scrivo..la piccola che gioca..e me la vedo, questa ragazza che porta in spalla suo padre, giù per le scale..

Sapevo che questa esperienza doveva portare da qualche parte..e non una sola volta..

Oggi siamo andati in scooter a fare le visite sportive, io e mia figlia, nelle varie attese tra un test e una visita si chiaccherava..poi ho dovuto spiegare come "girano" i giocatori di Volley, allora con dei cartoncini delle cartine (quelli con cui si fanno i filtri) ho simulato tanti omini e cosi spiegavo..

..mi guarda, mi fissa quel mezzo secondo in più che io me ne accorgo subito che pensa a qualcosa per lei importante..

Dimmi..vuoi dire qualcosa?

..senti pa..ma a cosa serve sapere tante cose se poi alla fine si muore?

..azz..ma si stava giocando a Volley con i filtrini delle sigarette..

Non si vive per morire, ma dopo aver vissuto si muore. E' la natura.
E ognuno decide come spendere la propria vita..è importante avere le idee chiare per prendere una decisione cosi importante. E più cose si sanno, più diventa difficile fare degli errori..E poi, almeno secondo me, vivere significa conoscere..tu decidi per te cosa è meglio, ma prima di decidere pensaci bene..non c'è un limite di tempo..


E abbiamo ripreso a giocare con i filtri...

Adesso vado, perchè sta sera è la mia sera..vuole che la addormento io..mi sa che la mia risposta le è piaciuta..

La amo cosi tanto..


[18/10/13 23.49.54] mjelenaj: Dormite
jelena ha scritto:[18/10/13 23.53.33] mjelenaj: Noi tutti i tre siamo stati a pulire casa di papà..abbiamo buttato 10 sacchi. Come è triste il fatto che uno tutta la vita trascina le cose,poi muore e uno arriva e butta tutto. Mi sono ricordata di te,tutta la casa in un sacchetto...
[18/10/13 23.55.41] mjelenaj: Ti amo,non vedo l'ora di tornare. Porta peppa domani un po' in giro,parco Venezia o dove vuoi,almeno vi passa tempo.

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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Hara il Gio Apr 10 2014, 01:02

@Lyallii ha scritto:Credo che quando perdi un figlio non ti resti piu niente per cui vivere, non ha piu senso niente e non so proprio quale forza immensa abbiano i genitori che continuano a vivere dopo aver perso un figlio.
Io che non sono riuscita a tenerlo in braccio, nonostante tutto, a febbraio sto male per due settimane ogni anno e odio tutto e tutti e mi comporto da vera infame... Divento cattiva e egoista e triste.
E sono passati 5 anni e l ho solo tenuto dentro di me... Non l ho nemmeno mai visto.

Perciò perdere un figlio credo che cambi tutto, non puoi piu ragionare razionalmente, come fai a spiegarti che continuerai a vivere senza di lui e che non lo vedrai mai piu?
Cioè... Come puoi continuare a vivere razionalizzando la morte di un figlio?


Bon, io ne ho due e non so se e come riuscirei a metabolizzare il lutto.

I miei bisnonni ne avevano una dozzina, una decina sopravvissero, immagino che per loro non fu una tale tragedia, non fosse altro che dovevano mettere a tavola una squadra di calcio tre volte al dì
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Gio Apr 10 2014, 01:23

sono stato in madagascar 7 anni fa.
a parte la tristezza di vedere là ancora comuni e giovani i malati di polio... sono arrivati i cellulari ma non il Sabin... vabbè.

sull'isoletta di saint-marie nella costa est arriva una tempesta mentre eravamo lì.
muoiono 4 persone.
i familiari e gli amici erano addolorati ma in un modo assai diverso, erano "sereni", erano partecipi di una realtà, di una fatalità.
mi fece molta impressione.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da primaverino il Gio Apr 10 2014, 01:32

@alberto ha scritto:sono stato in madagascar 7 anni fa.
a parte la tristezza di vedere là ancora comuni e giovani i malati di polio... sono arrivati i cellulari ma non il Sabin... vabbè.

sull'isoletta di saint-marie nella costa est arriva una tempesta mentre eravamo lì.
muoiono 4 persone.
i familiari e gli amici erano addolorati ma in un modo assai diverso, erano "sereni", erano partecipi di una realtà, di una fatalità.
mi fece molta impressione.

A me pare una cosa normalissima, invece.
Loro NON sono occidentali e non sentono il bisogno di un "mondo ideale" (qualsiasi cosa significhi)* e accettano ciò che accade per come si manifesta (poliomielite inclusa) senza le menate tipiche del nostro "modus cogitandi".

*) Le maggiori filosofie occidentali offrono/propongono e alle volte "impongono" una visione del tutto arbitraria spacciata per "giusta" (oggettivamente, s'intende) e "assoluta".
Ciò vale per il Cattolicesimo, per il Marxismo e pure per l'Utopia anarchica.
Il "Gott mit uns" e la DUDU derivano dalla stessa matrice e son figli della stessa cultura che pur emendandosi nel corso della Storia, sempre assolutistica (idealmente parlando) rimane.
Siamo fatti così (noi "visi pallidi").
Che ne pensi?
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da alberto il Gio Apr 10 2014, 01:41

capisco quello che intendi.
qualcosa però che rappresenti una "spinta verso il meglio" non credo sia negativa. un'ideale, una forza che non sia paradigma immanente ma punto lontano verso cui dirigersi.
sulla polio la colpa al solito è "nostra" che abbiamo tradito Sabin che "regalò" all'umanità il suoi vaccino rinunciando agli enormi guadagni dalle royalties perché voleva che fosse diffuso in tutto il mondo. evidentemente per qualcuno il mondo ha altri confini che non quelli della superficie terrestre.

sul fatalismo, inteso in senso buono, sono piuttosto d'accordo con te, fatto salvo quello che ho detto all'inizio.
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Re: Malattia e Religione

Messaggio Da Hara il Gio Apr 10 2014, 02:04

@primaverino ha scritto:
@alberto ha scritto:sono stato in madagascar 7 anni fa.
a parte la tristezza di vedere là ancora comuni e giovani i malati di polio... sono arrivati i cellulari ma non il Sabin... vabbè.

sull'isoletta di saint-marie nella costa est arriva una tempesta mentre eravamo lì.
muoiono 4 persone.
i familiari e gli amici erano addolorati ma in un modo assai diverso, erano "sereni", erano partecipi di una realtà, di una fatalità.
mi fece molta impressione.

A me pare una cosa normalissima, invece.
Loro NON sono occidentali e non sentono il bisogno di un "mondo ideale" (qualsiasi cosa significhi)* e accettano ciò che accade per come si manifesta (poliomielite inclusa) senza le menate tipiche del nostro "modus cogitandi".

*) Le maggiori filosofie occidentali offrono/propongono e alle volte "impongono" una visione del tutto arbitraria spacciata per "giusta" (oggettivamente, s'intende) e "assoluta".
Ciò vale per il Cattolicesimo, per il Marxismo e pure per l'Utopia anarchica.
Il "Gott mit uns" e la DUDU derivano dalla stessa matrice e son figli della stessa cultura che pur emendandosi nel corso della Storia, sempre assolutistica (idealmente parlando) rimane.
Siamo fatti così (noi "visi pallidi").
Che ne pensi?

Siamo nevrotici, proiettiamo sui nostri figli le nostre speranze irrealizzate e stabiliamo con loro un insano rapporto simbiotico, in poche parole siamo distanti dalla "naturalità" e ci facciamo troppe seghe mentali.
Il lutto ha i suoi tempi e le sue fasi, chi vive in comunità più strettamente connesse alla realtà questo lo sa, così come lo sa la comunità di appartenenza. Quest'ultima, in un certo senso, impone che i tempi fisiologici di elaborazione del lutto siano rispettati, e, anche se non lo facesse, c'è comunque altro pesce da pescare, altre bocche da sfamare.
I nostri nonlieu antropologici e sociali creano un diaframma tra noi e la realtà della realtà e, di fronte alla perdita grave, non perdiamo solo un affetto, perdiamo l'illusione della realtà del diaframma, la nostra visione, in definitiva psicotica, della realtà viene smantellata dal nostro dolore, che è un dolore egoista, nel senso che soffriamo per la perdita di una parte importante di noi stessi, non per la perdita di un amato altro-da-noi.
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