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Ciclismo

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Re: Ciclismo

Messaggio Da primaverino il Gio Apr 10 2014, 00:29

@Ludwig von Drake ha scritto:Scusa, prim, hai ragione, è che questa storia di gente che € contro l'antidoping proprio non mi va giù...

Ma figurati.
Come dicevo (e come sa perfettamente anche Lemond) si tratta di considerare la reale funzione dello sport professionistico.
(Una funzione meramente ludica a beneficio del "popolo" nel solco della tradizione "panem et circenses")
Essa riveste una notevole importanza a livello mass-mediatico e in quasi tutti (dico quasi perché non li conosco proprio tutti) gli sport l'indotto (premi delle federazioni europee e mondiali, diritti televisivi, diritti d'immagine e sponsorizzazioni) genera una quantità di guadagni da far risultare il semplice "prezzo del biglietto" un ricavo accessorio.
Ti faccio alcuni esempi...
Una stagione di Formula Uno (per un top team) costa centinaia di milioni...
Una volta vidi in Tv una breve intervista al DS della Minardi che era tutto raggiante perché uno dei suoi due piloti era arrivato sesto al termine del GP (il penultimo della stagione) facendo conseguire un punto alla squadra in Classifica Costruttori.
Ebbene quel "punto" permise al team di iscriversi al Campionato del Mondo per l'anno successivo... Un punto, capisci? Un fottuto miserabile punto che ha consentito alla Minardi di venir menzionata in Tv e sui giornali e che ha convinto gli sponsor a rinnovare i contratti per l'anno successivo.
A chi vuoi che importi se quel pilota (un manico della Madonna, ovviamente, ma una figura decisamente di "secondo piano" in quell'ambito d'élite) fosse sano o dopato?
Giusto per render conto degli ordini di grandezza delle cose di cui stiamo parlando...
Tempo fa lessi sulla Gazzetta dello Sport del rinnovo del contratto di Cristiano Ronaldo, cui il Real Madrid offriva 16 milioni di euro lordi l'anno... Mi parve decisamente una cifra spropositata, nonostante si tratti di uno dei tre o quattro calciatori più forti al mondo...
Ebbene nelle pagine interne c'era un articolo che parlava della sfida valevole per il Mondiale (non mi ricordo più la federazione) di boxe nella quale il favoloso Floyd Mayweather avrebbe preso 20 (o 25?) milioni di dollari per difendere il titolo...
Cioè gli stessi soldi offerti a Ronaldo per un anno, sto tizio li avrebbe guadagnati in una sera...
E tanto il pilota misconosciuto di cui ti parlavo, quanto Cristiano Ronaldo e più che mai il "divino" Mayweather hanno alle spalle manager, procuratori sportivi, sponsor e un "indotto" multimilionario che giustifica qualsiasi mezzo per ottenere il risultato.
A chi vuoi che importi se costoro sono sani o dopati? Ti metti a fare l'antidoping alla (tua) gallina dalle uova d'oro?

EDIT: ah, dimenticavo... Non si pensi comunque che l'avvento delle televisioni abbia determinato il discrimine tra sport "pulito" e sport purchessia... A suo tempo (nel 1930) al grande Alfredo Binda furono offerte 22.800 lire per NON gareggiare al Giro d'Italia, altrimenti destinato a pronostico certo.
La famosa canzone il cui ritornello fa: "se potessi avere mille lire al mese" sarebbe stata composta nel 1939...  sorriso
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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Gio Apr 10 2014, 07:27

REDA. «Pago per colpe non mie»
Sono deluso e amareggiato dal sistema e dalla giustizia sportiva


LETTERA APERTA | Ho preso atto del fatto che il Tna del Coni ha emesso la sua sentenza dandomi due anni di squalifica per quello che loro chiamano “omesso controllo”; ribadisco che di omesso controllo non si può parlare in questo caso specifico, in quanto lo stesso è avvenuto in modo non corretto.
E’ capitato che il DCO e lo Chaperon si siano presentati, sbagliando, presso la mia abitazione il giorno 28 febbraio quando invece ero con la squadra presso l’albergo dove alloggiavamo dalla notte prima per il Gp di Camaiore. Come noto il wherabouts durante i giorni di corsa viene modificato direttamente dalla squadra, come infatti è avvenuto. !

La stessa DCO era comunque già a conoscenza del fatto che il giorno 28 avrei alloggiato presso quell'albergo, perché la stessa DCO il giorno 27 febbraio si era (sbagliando) recata presso lo stesso hotel, quando sul mio adams vi era invece ben specificato il mio luogo di residenza.

Nonostante ciò non ricevetti alcuna chiamata il giorno 27, come sono di solito fare i controllori della Clearidium, quando non trovano il corridore presso la sua residenza; di questo errore della DCO, l’UCI prese atto senza infliggermi alcuna sanzione.
Alla mattina successiva cioè il 28 febbraio, giorno della corsa, ricevetti la telefonata della DCO che mi chiedeva dove fossi, quando sull’Adams era specificato il luogo del mio alloggio, ovvero l’hotel dove ero con la squadra. Io risposi che sapevano benissimo dove fossi e che avrei partecipato alla corsa di quella mattina.

La DCO si è così presentata presso l’albergo in ritardo di ben due ore rispetto allo slot e con un controllo out-competition. Nonostante tutto ciò, appena arrivati i controllori ho fatto il controllo ematico senza però urinare in quanto avevo urinato appena alzato, prima che gli ispettori potessero arrivare; una volta acceso il cellulare sono venuto a conoscenza del controllo ma ormai avevo già urinato.

Ora mi chiedo: com’è possibile che un addetto ai controlli non sappia leggere il sistema Adams? E poi, come mai tutto questo accanimento nei miei confronti quando il controllo è avvenuto con il prelievo ematico? Ho chiesto soltanto del tempo per poter avere un nuovo stiimolo urinario.
Ho solo fatto quello che la squadra mi ha ordinato di fare, cioè prepararmi perché quella mattina dovevo correre.

Nonostante io e il mio ds Ellena avessimo chiesto alla DCO di farmi fare colazione e permettermi di bere per facilitare la raccolta delle urine e quindi seguirci almeno fino all’inizio della corsa per completare il controllo, la DCO scappò con la scusa che doveva fare altri controlli ad altri corridore e che quindi non poteva perdere altro tempo, come dimostrano le email inviate dalla stessa DCO al mio ds nelle quali figurano nomi e cognomi dei corridori che avrebbe controllato quel giorno.

Dov’è la privacy? La stessa DCO è stata appunto sospesa dal suo incarico. Devo allora pagare per una cosa del genere, per un errore dei controllori?

Sono rimasto presso il solito albergo per tutto il giorno 28 e sono partito il giorno seguente; potevano essermi fatti altri mille controlli, perché non è accaduto?
Credo che il ciclismo ormai sia pubblicizzato in modo negativo, che ci sia un accanimento contro persone che fanno costantemente sacrifici e vivono come se avessero un braccialetto elettronico per essere rintracciati; in qualsiasi altro sport tutto ciò non sarebbe mai avvenuto.

La condanna di due anni è una cosa inaccettabile; ho ricevuto una pena maggiore rispetto anche a chi è stato trovato positivo a qualsiasi sostanza.
L’ultima carta in mio possesso è il ricorso al Tas nella speranza che giustizia venga fatta, perché non mi merito tutto questo per un errore non commesso da me. !

Vedere tutti i miei sacrifici, i miei sogni e sopratutto vedermi negare la mia unica vera passione, oltre che lavoro, cioè il ciclismo, è una cosa ingiusta.

Distinti saluti

Francesco Reda
______________________________________________________


Sono un collega di Francesco.Voglio rispondere al dubbio che avete scritto sulla solidarietà dei colleghi.
Non è vero come fate intendere che noi ce ne freghiamo.Potessimo dire la nostra in libertà lo faremmo.
Voi non sapete minimamente lo stress che viviamo.Lo leggete ma non lo capite.Solo quelli che contano possono permettersi di criticare e tuittare le critiche all'antidoping.
Tutti hanno paura che poi te la fanno pagare perchè è successo.
Ho già qualche stagione pro alle spalle e mi sono stancato di vedere me e i miei colleghi come pecore da tosare.Non possiamo scrivere le opinioni nostre come fanno gli altri su facebook,capite almeno questo.
Spiace per Francesco ma ognuno deve smazzarsi da solo questi casini non abbiamo alternative.
Se qualcuno si mette a fare il galletto gli tagliano subito la cresta.questo è il nostro lavoro e non possiamo perderlo.
Ho visto quello che avete tuittato all'accpi. Tutto inutile,li comandano altri procuratori, federazione...
Lo sappiamo noi per primi che i controlli sono usati per tenerci zitti, non credete che siamo babbei...
Chi passa prof questo lo sa già all'inizio e se ti capitava un buon capitano tenuto da conto dalla federazione te la potevi cavare con qualche preavviso e aspettavi gli ispettori.
Adesso è tutto difficile e la federazione stessa si comporta come se tutti noi siamo dopati sopra le orecchie. siamo l'alibi per i calciatori ed i tennisti e anche per il rugby.
Quando salti un appuntamento cominci a vivere nel terrore di fare un errore che può sempre capitare, particolare se ti trovi teste d'uovo come questi che hanno rovinato Francesco per negligenza.
Alla federazione torniamo buoni solo il mese del mondiale e per le olimpiadi, ma del professionismo nel complesso non gliene frega più niente. Ha ragione il commentatore che ha scritto che la federazione deve dare al Coni un tot di positivi ogni anno. E i controlli li facciamo solo noi, la disponibilità 24 su 24 la diamo solo noi e sempre con la paura che i dati dell'Adams arrivino.Pochi giorni fa ho provato ad usare l'app dell'iphone ma poi non mi sono fidato ed ho dovuto cercarmi un conputer mentre ero via per mandare l'aggiornamento.Tutti vorremmo correre tranquilli e dire la nostra, ma non è facile.Al posto mio qualunque di voi farebbe ugualmente.
Se potete dare una mano a Reda datela, voi potete fare casino,ma non pensate che noi siamo dei cacasotto.Non siamo nemmeno dei kamikaze con la cintura di esplosivo.
Francesco ha ragione a volere un riesame dei fatti, lui lo hanno preso dentro nel mazzo, serve a fare numero.
Chi conta sono i giornalisti, se fan casino loro allora qualcosa magari lo fanno
Comunque grazie per le parole di sostegno a Reda, gli appassionati del ciclismo sono i migliori di tutto lo sport.
Con gratitudine ma non chiedeteci di firmarci o esporci con twitter..
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Re: Ciclismo

Messaggio Da Ludwig von Drake il Gio Apr 10 2014, 09:36

Il fatto che sia uno spettacolo per intrattenere il pubblico non credo che abbia nulla a che fare con il doping. La gente guarderebbe il calcio anche con meno partite e ritmi più lenti in campo. Stessa cosa dicasi per la Formula 1 e il ciclismo. Il doping è semplicemente una tremenda piaga dello sport, non parte necessaria di questo. È morto The Ultimate Warrior a circa 50 anni (se non sbaglio) e chi vogliamo ringraziare se non quella piaga? Prova a gareggiare per una maratona e dimmi cosa si è COSTRETTI a fare se si vuol gareggiare coi primi. Non è un ricatto vergognoso questo?
Un ciclista dopato non voleva i controlli anti-doping? Non mi sembra una notiziona... Un altro accusa il sistema? Altra grandissima notizia...
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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Gio Apr 10 2014, 15:35

Nous étions jeunes et insouciants (VII)


Turbolento, ma dotato

Mi chiamo L. Patrick e sono nato il 12 agosto 1960 alle 3 e 10 del mattino. All'epoca l'orgoglio della velocità era un valore sicuro, una prova di libertà! [Confrontare I. Ilic "L'elogio della bicicletta" ] Renault, Citroen o Peugeot rivaleggiavano per offrire alle "coppie moderne" il grande brivido sulla strada. Era talmente importante la velocità che io sono nato un mese prima del termine previsto .
Fu subito chiaro che ero un ragazzo agitato, anzi molto agitato, diciamo dinamico. "Dal momento che hai saputo reggerti in piedi, non hai mai camminato, tu hai sempre ... corso " mi hanno sempre ripetutto i miei genitori. Ancora sono incapace di restare fermo su una poltrona e su un divano. Da ragazzo la sola idea di non far niente mi rendeva "isterico" (anche senza utero ). Avevo paura dell'inazione, avevo paura del vuoto e più mi agitavo e meno ero stanco. [Nota mia: anch'io sono un po'/parecchio come lui, con l'unica differenza che: "sono sempre stanco" ].
I professori non sapevano come comportarsi e così era un continuo "richiamarmi all'ordine"!
Intendiamoci, non è che la scuola non mi piacesse, anzi ... ed in certi momenti della mia adolescenza ho mostrato anche parecchio zelo.
Vivevamo a 35Km (Est) da Parigi, nel cuore di quella che ora chiamano pudicamente la "grande periferia", ma allora era solo campagna.
Avevamo affittato un appartamento al terzo piano, senza ascensore, ma bastava scendere le scale per ritrovarsi in "piena natura": a un centinaio di metri alberi e campi mi tendevano le braccia. Con i compagni costruivamo capanne, per poi ... demolirle e questo ... tutti i giorni. All'ora del pranzo, mia madre mi chiamava dalla finestra, ma la maggior parte delle volte doveva avere pazienza, perché avevo altre cose da fare: felice di essere fuori, con dentro il gusto dell'avventura e dell'indipendenza.
Non c'era nessuno sportivo praticante nella mia famiglia, lo sport è dunque legato alla mia sola storia e a scuola ho provato di tutto, ciò che si poteva, lo facevo: ero il ragazzo ideale per il professore di ginnastica.
Però a scuola lo sport era riservato soltanto al giovedì, mentre ogni fine della settimana vivevo un vero trauma: il pranzo di famiglia!
Si svolgeva in particolare la domenica dai miei zii o dai miei nonni, che abitavano a Parigi in tre stanze strette, dove non potevo muovermi senza picchiare nei mobili. Era l'orrore integrale che mi lasciato una certa avversione per la famiglia. Mio fratello, invece, più giovane di tre anni, è tutto il contrario di me.
Mio padre era capo reparto in un'industria di teleria-meccanica e guadagnava piuttosto bene e lui, uscito dal ceto operaio, incarnava tutti i valori che si può immaginare in una famiglia modesta di questo tipo: il gusto del lavoro, lo spirito di sacrificio, una certa durezza nell'essere e nel comportarsi. Io lo vedevo poco, perché partiva presto la mattina e tornava tardi la sera, ma quando era presente, lo era insieme alla sua severità. Anche le sue mani erano piuttosto pesanti tutte le volte che compivo qualche ... Un giorno ha deciso di punirmi per una settimana di seguito (a sculacciate). Io stringevo i denti e quando aveva terminato lo guardavo negli occhi e dicevo "" E' finito?" Senza un pianto, senza sudore sul viso: sopportavo bene il dolore.
Per quanto mi ricordi, ho sempre portato gli occhiali e questo per un corridore ciclista non è un dettaglio senza interesse, perché quando non esistevano ancora le lenti a contatto era un vero e proprio handicap. Da bambino li perdevo spesso nel boschetto vicino e quante volte ho visto mio padre partire con una torcia per ritrovarli. Stranamente ha sempre avuto successo.
Con la mia banda, giocavameno parecchio al calcio, che era la mia unica passione sportiva; però alcuni di loro correvano in bicicletta e, non rammento come, però mi hanno messo la voglia di provare.
Eravamo nel 1975 ed io andai a prendere la vecchia bici di mio padre che lui mi ha rimesso in buono stato ed ho avuto fortuna, perché era molto leggera ed io l'ò amata questa vecchia macchina che sembrava mi conferisse uno "status" particolare. Qualcuno rideva di me, perché ad es. aveva ancora due porta borracce davanti: un'antichità. Ma non m'importava.
La prima volta che sono uscito con i compagni fu quasi una rivelazione, non soltanto mi è piaciuto subito, ma sono anche riuscito (con sorpresa generale) a seguire il ritmo degli altri.
Ero piuttosto messo male nello stile e nella padronanza del mezzo, ma quando occorreva spingere sui pedali non ero l'ultimo a farlo.
Un giorno hanno voluto mettermi alla prova, ma non sono riusciti a staccarmi e nei mini-sprint che organizzavamo fra noi, riuscivo sempre più spesso ad arrivare vicino al primo posto ed anzi qualche volta riuscivo a mettere la mia ruota davanti.
Perché non prendi la licenza, mi ha detto Rosario? Ed io ho risposto: "Sì".
Era il 1976 e il presidente del club, Mons. Dumahut mi ha detto: "Devi sapere che il ciclismo è uno sport molto difficile, non si può più scherzare, ne fare stupidaggini". Altri, di fronte a simili discorsi, potevano anche tornare indietro, ma io invece ero ancora più motivato e l'indomani facevo parte del Club "Combs-la-Ville" con il mio amico Rosario e un allenatore, Mons. Lhomme, che mi ha lasciato un ricordo imperituro. Forse senza di lui la mia passione non sarebbe ingigantita.


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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Ven Apr 11 2014, 08:27

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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Sab Apr 12 2014, 08:44

Nous étions jeunes et insouciants (VIII)

La voglia di partecipare alle corse si manifestò subito, ma i miei genitori si opposero, perché per loro sarebbe stato un sacrificio troppo grande rinunciare al pranzo domenicale! Soprattutto per cose futili come il ciclismo ... Essi avevano una sola ossessione: i miei studi.
Allora, a loro insaputa, mi sono messo d'accordo con i miei compagni affinché i loro genitori mi prendessero con loro i giorni di corsa.
Messi così, con le spalle al muro, i miei non hanno potuto ... d'altra parte essi sapevano che quando mi intestardivo su qualcosa, era difficile convincermi a fare il contrario.
Nella mia prima corsa ufficiale feci, quello che si chiama "un colpo da maestro". Era una corsa di 50 Km e senza sapere nemmeno perché, vedevo che si andava a strappi, ma ciò conveniva al "cane pazzo" che ero allora. Quando mancavano pochi Km al traguardo sono scappato con due miei amici ad altri tre o quattro avversari. Ad un certo punto, come facevamo durante gli allenamenti, ho piazzato un attacco secco, per vedere che succedeva ed anche per divertirmi. Con mia grande sorpresa mi sono ritrovato solo . Ho guardato indietro diverse volte, ma alla fine ho deciso di tirare diritto e nessuno mi ha raggiunto . Non ho nemmeno alzato le braccia, perché non sapevo se mi fossi comportato nel modo giusto e quando l'allenatore mi ha raggiunto, gli domandato se avessi avuto il diritto di far ciò? Egli ha sorriso .
Una cosa era sicura: avevo vinto, giocando e giocare è stato per me sempre importante, la corsa è seria, a partire da certi momenti, ma in fondo al mio animo c'è sempre stato il desiderio del gioco, altrimenti mi annoio. Una bella corsa è tale solo quando c'è del movimento .
Dopo questa vittoria inattesa fui spinto irresistibilmente verso l'attacco, in tutte le corse (ne ho vinte solo altre tre in quell'anno) mi sentivo bene solo se ero in testa al gruppo, non riuscivo proprio a restare dietro.
Inutile dire che i miei genitori hanno deciso di seguirmi e hanno rinunciato per sempre alle domeniche in famiglia. Il loro appendimento fu veloce e quasi subito appresero ad amare quel mondo.
1977, mio primo anno da junior mi sono messo in testa di diventare un esperto in meccanica. Col mio amico Scolaro avevo fatto una scommessa stupida su chi avesse avuto la bici più bella, lucida e meglio oliata. Per questo tutti i sabati la smontavo pezzo per pezzo, però non ero un meccanico e di conseguenza nella dieci o undici corse successive ho rotto sempre qualcosa! Senza saperlo io mi mettevo in pericolo e c'è voluta l'arrabbiatura di mio padre perché smettessi di "trafficare" sulla mia bici. Risultato: ho vinto la corsa successiva, senza incidenti meccanici e fu la sola vittoria in quell'anno.
Devo ammettere che non ero un granché come tecnica: cadevo spesso, correvo senza cervello, ero solo un apprendista, senza peraltro sapere che stavo imparando il mio futuro mestiere. Ciò comunque mi piaceva enormemente e quando ero in pieno possesso dei miei mezzi, mi sentivo avvolto da momenti di grazia asoluta. Fra virgolette, devo confessare che ero felice.
Nel 1978 ho un ricordo preciso del campionato dell' Ile-de-France a cronometro per squadre ((42 Km). Almeno per 25 Km nessuno ha potuto darmi il cambio, mi pareva proprio di volare. Quel giorno, però, non ho assolutamente pensato ad un possibile avvenire nel ciclismo.
Poco dopo tuttavia si è prodotta una metamorfosi completa: un giorno mentre mi allenavo, ho avuto un presentimento allo stesso tempo meraviglioso, ma anche del tutto strano; guardando gli altri intorno a me mi sono detto : "Ma io sono migliore di loro!" Non sapevo spiegare ciò, ma ne avevo la certezza dentro di me e questa convinzione mi ha spinto da allora a cercare di progredire il più rapidamente possibile.
Nel 1978 ho partecipato ad una quarantina di corse e ne ho vinte diciotto e, alzando le braccia, tutte le volte mi compiacevo di aver avuto un destino così simpatico. Mi riusciva tutto, infatti vincevo allo sprint, da solo, in pianura o sulle cotes. Un giorno un allenatore mi ha gridato: "Tu sei ben dotato". Infatti avevo vinto la quinta gara di seguito.
Fortunatamente ero ben protetto dai sogni di gloria, mai mi son detto che avrei fatto carriera o che sarei diventato chissà chi, la mia voglia di vivere mi serviva anche da scudo contro tutti i castelli in aria.


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Re: Ciclismo

Messaggio Da Ludwig von Drake il Sab Apr 12 2014, 19:26

C'è differenza tra dolo e colpa (anche grave).
Dunque, l'affermazione di Salvato è pienamente fondata, tanto giuridicamente quanto eticamente.

Schierarsi con chi bara, facendo del male a sé e agli altri:

[...]La prima morte tossica in diretta televisiva fu quella di Tommy Simpson, l’inglese cominciò a sbandare come un ubriaco sui tornanti calvi del Ventoux prima di schiantarsi. Era il 1967. Da Arthur Linton a Valentino Fois, passando per Tommy Simpson, Marco Pantani e José María Jiménez, altro leggiadro e tossico scalatore finito in depressione cronica, la storia del ciclismo è storia di morti esplicite e misteriose, morti sospette, come quella di Jacques Anquetil, il dandy che a ogni arrivo pretendeva di trovare ostriche, champagne e foie gras ma chissà alla partenza... o quella recente del sudafricano Ryan Cox. Testimoni, pentiti e gole profonde hanno raccontato negli anni tutto quello che c’era da sapere sul tema. Dalle bombe sciolte nelle borracce al doping ematico di oggi, passando per corticoidi, anabolizzanti, l’Epo, il doping è diventato negli Anni 90 scientifico e sistematico. [...]
http://www.lastampa.it/2008/03/29/cultura/opinioni/editoriali/i-dannati-del-doping-XCBSKFuBUaHhPFxuyUqHBP/pagina.html
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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Lun Apr 14 2014, 11:07

Paris - Roubaix

Corsa fantastica, una delle Roubaix più belle degli ultimi anni. se la gioca con il 2012, ma per motivi opposti: allora assistemmo ad una di quelle imprese che fanno la storia di questo sport, il volo solitario e lunghissimo di un campione fenomenale, tra i migliori di sempre su queste pietre. oggi invece abbiamo visto una gara tiratissima e sempre indecisa, con tanto coraggio e meno tatticismo del ciclismo attuale.
Curiosamente, il trait d'union tra le due gare è lo stesso nome: l'incredibile Tom Boonen, corridore unico per il ciclismo odierno, fatto di radioline e attendismo. tommeke è un corridore di un'altra epoca, uno che quando sente che la strada chiama, butta giù un dente e attacca; che sia nel rettilineo finale o che sia a 60km dal traguardo, che stia per vincere e compiere un'impresa epica o per aver capito che la squadra è forte, fortissima, ma non puo' permettersi di correre solo per lui. Boonen ha compreso, forse ancor più dei suoi tecnici, l'errore della scorsa settimana, e appena ha visto l'occasione ha spaccato in due la gara per sempre, con quell'attacco lunghissimo, che poteva sembrare sconclusionato ma che così è risultato soltanto agli occhi di chi si trova a raccontare questo sport senza conoscerlo e comprenderlo
[*]. dietro di lui risorge la figura altrettanto mitologica di Thorone Hushovd, che è lontano dal poter vincere, ma lontanissimo anche dal corridore viziato e svogliato degli ultimi anni.
Ma il gioiello di Boonen non finisce qui, perchè quando scendono in campo i pesi massimi, rispetto ai quali oggi non aveva gambe a sufficienza, tommeke perde sì contatto, ma mica si arrende: li tiene a vista, vede che temporeggiano, anche chi (come la belkin) avrebbe carte a piacere per provare a svoltare, e allora si prende da parte Terpstra e compie con lui un inseguimento perfetto. si rimette a prender vento come già fatto nei 30km precedenti, torna sotto e lancia Terpstra nel suo volo finale, un centravanti che finalizza il lavoro di un fenomenale fantasista.
Vince Terpstra, vince la Quick step e vince Boonen.
Non vince ma lotta quel sagan che desta dubbi sulle monumento, ma che poi in fondo è sempre lì a giocarsele a viso aperto.
Non vincono Cancellara e Vanmarcke, forse superiori agli altri come gamba ma troppo pavidi per una gara del genere.
Non vince la sky e nemmeno wiggo. o forse sì: la gara di Wiggins è un canto d'amore per questo sport, una prestazione di "classe e modestia", che dimostra prima di tutto passione. E' strano che siano rimasti così pochi i corridori del genere, impossibile non amarli/o.



[*] Credo che Alessandra De Stefano sia una bella persona, una donna piena di energia e di voglia di fare, curiosa e desiderosa di raccontare le storie che trova sul suo lavoro. proprio per questo, non è accettabile che raisport dia un ruolo tecnico a una persona del genere, che probabilmente avrebbe tanti talenti ma che di ciclismo non ci capisce assolutamente nulla. passi per le interviste, passi per le sbrodolate fuori luogo in stile "il silenzio prelude sempre a qualcosa" (citazione odierna), ma lasciarle un microfono aperto a fine corsa per dire che l'omega pharma ha completamente sbagliato la corsa e che Boonen ha sbagliato tutto, be', è una cosa che mi fa davvero arrabbiare. A tutto questo ci aggiungo un servizio orribile da parte del terzetto in studio, con beppoconty che sparava sentenze lapidarie senza alcun dato, de luca che gli dava corda e il povero garzelli che cercava di raccapezzarsi raccontando una corsa a lui ignota (ma non si può invitare un tafi, un bortolami, un pieri qualsiasi?). teniamoci stretti l'ottimo pancani e il puntuale martinello, perchè senza di loro è notte fonda.

... e mentre sono qui a sistemare le virgole di questi pensieri, c'è il tg1 sport acceso. strano ma vero, c'è un servizio sulla roubaix. ci dicono che ha vinto l'olandese terpstra davanti "all'altro olandese" degenkolb. terzo e' arrivato cancellara. "grande sconfitto il belga Tom Boonen".
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Re: Ciclismo

Messaggio Da Mix il Lun Apr 14 2014, 17:07


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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Mar Apr 15 2014, 08:35

Nous étions jeunes et insouciants (IX)

I miei cari studi

I grandi saggi non sono, di solito, anche dei grandi sportivi; bisogna forse concludere che gli sportivi sono raramente saggi?
Fino alla fine dell'adolescenza, la timidezza fu il mio "tallone d'Achille": arrossivo per niente e mi richiudevo in me stesso.
Progressivamente, sport e notorietà mi hanno guarito e mi hanno inculcato un metodo semplice: per vincere la timidezza bisogna osare. Ed il "memento audere semper" non è una della qualità essenziali affinché uno sportivo possa relizzare qualche "exploits"?
Non conoscevo la storia del ciclismo: gionali in casa non ne entravano e la televisione per me era un mobile qualunque ed anche il Tour non mi era mai interessato e di questa corsa ho soltanto due ricordi, nella mia infanzia.
Il primo, il 15 luglio 1969 alla radio (in macchina) un commentatore raccontava in diretta le prestazioni eccezionali di un certo Eddy Merckx. Il tono della voce mi aveva impressionato, però poco dopo (sei giorni) relitivizzai parecchio, di fronte a Neil Armstrong che andava a posare il piede sulla luna.
Il secondo ricordo data all'incirca ai primi anni settanta, noi eravamo in Vandea e il Tour passava di là e devo confessare, anche se mi reca una certa pena, che non rammento il nome neppure di un corridore!!!
Solo quando ho preso la licenza e dopo aver vinto le prime corse ho cominciato a leggere la stampa specializzata, però il cambiamento fu rapido e, dopo poco, ho cominciato a "divorare" tutto quello che trovavo: l'Equipe tutte le mattine, Miroir du Cyclisme, Velo magazine etc.
Non solo ho colmato il ritardo, ma, in qualche mese, sono diventato un modesto specialista del genere .
Mi sono reso conto che il ciclismo era uno degli sport più antichi, dei più rispettati e popolari. Ho capito altresì che il Tour aveva qualcosa a che vedere con la storia della Francia del XX secolo.
Occore aggiungere che sono sempre stato un gran lettore, perché era un altro mio modo di evadere e durante questo tempo ho raggiunto il mio diploma, anche se lo studio scolastico non mi appassionava troppo. All'esame ho avuto parecchia fortuna, perché mi hanno chiesto le cose sulle quali ero più preparato. In spagnolo poi ... era previsto che io fossi fra gli ultimi, ma feci presente che quel giorno avevo una corsa molto importante per la mia carriera ed allora il professore mi concesse di cambiare la data, però mi sono accorto subito che non conoscevo l'argomento proposto e sono entrato nel panico. Anche il prof l'à compreso e allora è stato molto simpatico e mi ha chiesto di parlargli delle differenze fra il ciclismo francese e quello spagnolo.
In questo modo mi sono salvato ed ho avuto "le bac in tasca" e potevo andare a correre con l'animo tranquillo .
Però i miei genitori continuavano a mettermi sotto pressione, pensando sempre al mio avvenire e con un bac "D" non potevo fare granché, avevo bisogno di un D.E.U.G. (Diploma di studi universitari generali) che era il coronamento degli studi superiori. Ma quale? Fin dall'adolescenza ero attirato dalla natura e dagli animali. Amavo altresì l'elettricità e dunque ho scelto "Scienza delle strutture della materia". Un titolo pomposo che impressionava. .
Al ritorno dalla vacanze 1978 mi sono ritrovato all'Università di Villetaneuse ed ero piuttosto lontano (mi occorrevano due ore per il viaggio) ed in più quell'anno il ministero voleva delocalizzare l'Università e spesso quando arrivavo io, i corsi erano annullati per sciopero. Ed io affrontavo il viaggio di ritorno, molto nervoso ed arrabbiato.
Era un brutto periodo anche perché non avevo nessun controllo da parte dei prof e la mia natura troppo libera, se lasciata a se stessa, non prometteva nulla di buono.
Infatti ho pensato al ciclismo sempre più e questo stato d'animo si incrementava giorno per giorno.
Il mio scacco "matto" all'Università è dovuta ai lunghi viaggi o alla passione per il ciclismo che andava ... progressivamente?
Allora ho preso il "coraggio a due mani" ed una sera ho parlato ai miei genitori: "Smetto di studiare!" "Alla fine dell'anno farò il servizio militare".
Dopo una discussione serrata, hanno avuto l'intelligenza di accettare la mia decisione, anche se il loro mondo stava affondando.
Mio padre ha risposto: "D'accordo, ma se non andassi militare, come previsto, tu andrai a lavorare!" Era la sua "sentenza" e una porta sconosciuta si apriva davanti a me, la cosa più bella, però, che ci fosse: la vita.


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Re: Ciclismo

Messaggio Da Lemond il Gio Apr 17 2014, 08:11

Nous étions jeunes et insouciants (X)

Vélo ou boulot?

Distruttori di vite, ladri del fuoco, ingannatori del tempo, pirati di generosità in sintesi l'ossimoro era quanto più ci rappresenta in quell'epoca benedetta. Il mondo faceva la faccia brutta nel dopo "choc-petrolifero", la Francia scopriva la disoccupazione di massa, ma, vai a sapere perché, la nostra (o meglio la mia) generazione viveva, seppure in ritardo, una specie di possibilità totale. Era tutto un pretesto per vivere al meglio l'esistenza: il minimo avvenimento, la semplice uscita insieme agli amici per noi significava qualcosa, eravamo montati sopra un elestico, quello della vita.
Essere pienamente, essere tutto, minuto per minuto, non era nemmeno un filosofia, bensì un modo di vivere.
E quando montavo sulla mia bici il richiamo del ... mi riempiva di soffi pieni di emozioni. Avevo l'impressione di voler comquistare tutto, senza neppure sapere come o perché, ero solo ispirato da questa semplice sensazione come un qualunque esploratore. Il nostro immaginario era forse più incontaminato, rispetto ai nostri figli ove il virtuale è diventato norma quotidiana, mentre noi, per forza di cose, eravamo legati alla realtà. E poi, meravigliosa bici, grazie ad essa soltanto e alla forza propulsiva della gambe, ci potevamo concedere quei grandi spazi di libertà (nota mia: confrontare sempre I.Ilic "L'elogio della bicicletta").
Proprio le gambe, ecco il piccolo miracolo della bicicletta che resta una delle invenzioni uniche nel suo genere: fusione dell'uomo con se stesso.
Epoca benedetta, ho detto, soprattutto per gli apprendisti ciclisti.
Alla fine degli anni settanta i club erano pieni di giovani corridori e c'erano una quantità imprecisabile di corse in Francia, per tutte le categorie. Nel periodo estivo la Francia assomigliava nei "fine settimana" ad una corsa gigante! Il sistema di partecipazione era estremamente semplice: ci si divideve per dipartimenti o per regioni. Ora questo metodo non esiste più, perché la selezione avviene attraverso i club ed è un peccato. Perchè il sistema precedente permetteva una maggiore eguaglianza in partenza, qualunque fosse il club di ciascuno ed inoltre era più facile confrontarsi con nuovi corridori, ci si mischiava di più.
Fu in questa temperie che dovevo onorare la parola data ai miei genitori e dunque feci la domanda per entrare al Battaglione di Joinville e, con mia grande sorpresa, fui subito accettato.
Ero un 79/10, cioè incorporato nell'ottobre del '79 e lì ritrovai alcuni compagni ciclisti e quindi non fui per niente spaesato. D'altra parte fu proprio lì che conobbi Alain Gallopin, che sarebbe diventato più tardi uno dei miei amici più intimi. Lui era caporale-capo e era soprannominato "la rampouille" (nota: non so tradurre questo termine, presumo soltanto che derivi da "ramper", arrampicarsi).
In bici, aveva un talento mostruoso, ma non sapeva che il destino avrebbe ben presto rovinato i suoi sogni e distrutto la carriera alla quale era sicuramente destinato.
In questo "universo particolare" ho quasi subito compreso che si sarebbe trattato di un anno un po' bastardo per me. Tuttavia fui sorpreso dal fatto che, sebbene installato in un quadro militare con regole strette ed una disciplina di ferro, paradossalmente mi sono sentito subito libero di me stesso, non troppo sorvegliato (come all'università).
Non esagero, certo rientravo a casa mia solo nei fine settimana per partecipare alle corse, certo dovevo rispettare il programma di allenamento previsto specificatamente per i ciclisti (e lo facevo). Ma, al di fuori di questi imperativi, il meno che si possa dire è che ci lasciavano in pace anche troppo!
Proprio per questo è accaduto ciò che doveva fra militari della nostra età: facevamo gli stupidi, non in maniera esagerata, ma abbastanza comunque per divertirsi ed evadere.
Tutte le volte che i superiori avevano la schiena girata, cioè ogni giorno (!), si indava in giro per Parigi e cominciavamo a frequentare qualche bar etc. etc. Però restavamo attenti a non esagerare con l'alcool, ma in ogni modo tutte queste uscite erano piuttosto contoindicate per degli aspiranti sportivi di alto livello, tanto più che mangiavamo qualunque cosa e a tutte le ore.
Ho comunque mantenuto dei bei ricordi di queste uscite giorno-e-notte.
Dal punto di vista ciclistico la squadra del battaglione formava un insieme piuttosto coeso, una bella banda di compagni e per me fu un anno di transizione che mi mise ben in testa lo "spirito d'équipe", anche se le mie caratteristiche erano rimaste le stesse: un po' cane pazzo, attaccante incessante, ma poco portato per la tattica.
Posso raccontare quale fu il mio solo momento di grazia al Battaglione: una magnifica corsa sull'isola di Man, una cronosquadre a tre con A. Galopin e P. Guyot. Fu un'intesa perfetta e una grande armonia di giovinezza. (nota mia: non c'entra nulla, ma mi viene in mente la canzone fascista che ho sentito in un film, molto bello, che ho visto da poco "Il leone del deserto").
Avevamo vinto, ma soprattutto avevamo letto nei nostri occhi, qualcosa che andava al di là della vittoria, ma è difficile spiegare che cosa sia a chi non ha mai fatto dello sport ...
Quando finii la ferma, l'incertezza della vita albergava ancora dentro di me, ma non nella stessa maniera, perché il mio amore per la bicicletta si era enormemente accresciuto e questa è la sintesi della discussione con i miei genitori.
"Allora, come vedi il tuo avvenire?" "Farò il ciclista, è deciso e definitivo!" Mio padre ha precisato "D'accordo, ma occorre che tu ti trovi un lavoro".
Non fu difficile né trovare un nuovo club, né trovare un lavoro che si accordasse con esso, perché la mia piccola notorietà nell'Ile-de-France mi aveva preceduto e firmai un buon contratto con l'U.S. Creteil, che, fra l'altro aveva formato, in passato, campioni come Trentin e Morelon.
Il contratto si adattava perfettamente alle mie esigenze: il mattino svolgevo un'attività impiegatizia al comune di Creteil, il pomeriggio era riservato all'allenamento. Nei primi tempi in comune non facevo quasi niente ed allora per passare il tempo andavo a parlare con le segretarie finché un funzionario se n'è accorto e mi hanno assegnato un servizio vero e proprio. Si fa per dire, perché mi hanno mandato a misurare la lunghezza degli attaccapanni nelle varie scuole del comune, assicurarmmi della morbidezza dei tappeti nellle palestre etc. Certo il mio orgoglio non mi faceva apprezzare ciò al massimo, ma c'era il lato buono della cosa e cioè che potevo concentrarmi esclusivamente sul ciclismo.
E riuscivo ad andare di meglio in meglio e la voglia di altre cose si allontanava e all'inizio del 1981 sono riuscito ad entrare nella nazionale dilettanti. Non mi ricordo di essere stato particolarmente orgoglioso di questo onore, era per me la logica conclusione: il mio ciclismo interiore raggiungeva la maturità.


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Re: Ciclismo

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