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E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

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E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Boeche il Dom Mar 30 2014, 19:09

E' da un po' che mi frulla in testa quest'idea, in fondo il disturbo schizoide insorge tra i 17 e i 20 anni, alla fine dello sviluppo.

Voi che ne pensate, c'è qualche psicologo nel forum?

Boeche

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Tommy the Cat il Dom Mar 30 2014, 19:18

In che senso "pienamente" sviluppati? Potresti approfondire?

Tommy the Cat


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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Boeche il Dom Mar 30 2014, 19:23

@Tommy the Cat ha scritto:In che senso "pienamente" sviluppati? Potresti approfondire?

Temo mi manchino gli strumenti, ma ci provo lo stesso, facendo una similitudine:

immaginiamo un bambino normale, ha bisogno pressoché costante di attenzione, necessità di relazionarsi spesso, emotività spiccata, poi nell'adulto queste caratteristiche si attenuano, giusto?

Ora, lo schizoide ha un basso bisogno di relazioni sociali, sta solo per molto tempo e non ne risente, è introverso etc...

Aggiungiamoci che questo "disturbo" si manifesta tra i 17 e i 20 anni, al termine dello sviluppo...boh, mi è venuta quest'idea, sicuramente un po' folle.

Il prossimo venerdì ne parlo con la mia psicologa, vediamo che dice....


Boeche

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Tommy the Cat il Dom Mar 30 2014, 19:33

Ah, ok, diciamo che intendi pienamente sviluppati nel senso che hanno una certa indipendenza "mentale" dagli altri esseri umani rispetto al Mario Rossi comune che magari si sente "male" se non ha un certo attaccamento verso gli altri.
Ci può stare secondo queste definizioni, anche se effettivamente si potrebbe sostenere che la socialità è il punto finale dello sviluppo mentale dell'individuo, anche se socialità-individuo mi sembra un pochetto in contraddizione.

Però direi che generalmente non c'è questa separazione netta, delle persone molto emotive e connesse con gli altri potrebbero poi effettivamente non risentire di una mancanza di questi apporti e trovarsi bene con se stessi anche allo stesso livello di uno schizoide.

Ma uno schizoide, mediamente, è capace in caso di bisogno di relazionarsi con gli altri al loro livello?

Tommy the Cat


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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Boeche il Dom Mar 30 2014, 20:16

@Tommy the Cat ha scritto:Ah, ok, diciamo che intendi pienamente sviluppati nel senso che hanno una certa indipendenza "mentale" dagli altri esseri umani rispetto al Mario Rossi comune che magari si sente "male" se non ha un certo attaccamento verso gli altri.
Ci può stare secondo queste definizioni, anche se effettivamente si potrebbe sostenere che la socialità è il punto finale dello sviluppo mentale dell'individuo, anche se socialità-individuo mi sembra un pochetto in contraddizione.

Però direi che generalmente non c'è questa separazione netta, delle persone molto emotive e connesse con gli altri potrebbero poi effettivamente non risentire di una mancanza di questi apporti e trovarsi bene con se stessi anche allo stesso livello di uno schizoide.

Ma uno schizoide, mediamente, è capace in caso di bisogno di relazionarsi con gli altri al loro livello?

Non so rispondere, io al momento non ho alcuna relazione sociale al di fuori della mia famiglia...

Poi sarebbe più interessante sapere come si relazionano due schizoidi, chissà se ci sono studi a riguardo.

Boeche

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da silvio il Dom Mar 30 2014, 20:43

In effetti molte sindromi si sviluppano dopo una certa età, sia nel disturbo bipolare che nella schizofrenia, quello che dici non è sbagliato, è una constatazione.

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da cofee&Tea il Gio Apr 10 2014, 09:19

trovo molto interessante questo argomento.
il fatto è che il cervello umano non ha ancora mostrato neanche la metà, dei suoi aspetti.

e comunque sono i FOLLI, che fanno la storia : )

cofee&Tea

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Jael il Sab Mag 17 2014, 13:38

@Boeche ha scritto:
@Tommy the Cat ha scritto:In che senso "pienamente" sviluppati? Potresti approfondire?

Temo mi manchino gli strumenti, ma ci provo lo stesso, facendo una similitudine:

immaginiamo un bambino normale, ha bisogno pressoché costante di attenzione, necessità di relazionarsi spesso, emotività spiccata, poi nell'adulto queste caratteristiche si attenuano, giusto?

Ora, lo schizoide ha un basso bisogno di relazioni sociali, sta solo per molto tempo e non ne risente, è introverso etc...

Aggiungiamoci che questo "disturbo" si manifesta tra i 17 e i 20 anni, al termine dello sviluppo...boh, mi è venuta quest'idea, sicuramente un po' folle.

Il prossimo venerdì ne parlo con la mia psicologa, vediamo che dice....

Wishful thinking?

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Sab Mag 17 2014, 14:16

allibo

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Sab Mag 17 2014, 14:23

Ma che cazzo state a dire?

Lo psicotico certo non vive in armonia con se stesso.
Le psicosi sono dolore, dolore reale e senza possibilità di anestesia.
Le psicosi sono malattie invalidanti.

Hara

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Boeche il Sab Mag 17 2014, 14:32

@Jael ha scritto:
@Boeche ha scritto:
@Tommy the Cat ha scritto:In che senso "pienamente" sviluppati? Potresti approfondire?

Temo mi manchino gli strumenti, ma ci provo lo stesso, facendo una similitudine:

immaginiamo un bambino normale, ha bisogno pressoché costante di attenzione, necessità di relazionarsi spesso, emotività spiccata, poi nell'adulto queste caratteristiche si attenuano, giusto?

Ora, lo schizoide ha un basso bisogno di relazioni sociali, sta solo per molto tempo e non ne risente, è introverso etc...

Aggiungiamoci che questo "disturbo" si manifesta tra i 17 e i 20 anni, al termine dello sviluppo...boh, mi è venuta quest'idea, sicuramente un po' folle.

Il prossimo venerdì ne parlo con la mia psicologa, vediamo che dice....

Wishful thinking?

Cos'è il wishful thinking?

Boeche

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Sab Mag 17 2014, 14:37

Cos'è il wishful thinking?

Istruzioni:
a)Seleziona le parole interessate tenendo premuto il tasto dx del mouse, vedrai che diventa miracolosamente blù
b)Rilascia il tasto dx del mouse
c)Clicca sul testo selezionato (quello in blù)con il tasto dx del mouse
d)Apparirà come d'incanto un menù a tendina
e)Rilascia il tasto dx del mouse
f)Clicca col sinistro su "cerca con google"
g)Si aprirà come per magia un elenco di link
h)clicca su uno di questi
i)leggilo

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Fux il Sab Mag 17 2014, 14:41

Facevi prima così: http://bit.ly/KVwTJZ  mgreen

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Il mio blog su ateismo e dintorni: https://ioateo.wordpress.com/

Fux


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https://ioateo.wordpress.com/

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Jael il Sab Mag 17 2014, 14:51

@Boeche ha scritto:
@Jael ha scritto:
@Boeche ha scritto:

Temo mi manchino gli strumenti, ma ci provo lo stesso, facendo una similitudine:

immaginiamo un bambino normale, ha bisogno pressoché costante di attenzione, necessità di relazionarsi spesso, emotività spiccata, poi nell'adulto queste caratteristiche si attenuano, giusto?

Ora, lo schizoide ha un basso bisogno di relazioni sociali, sta solo per molto tempo e non ne risente, è introverso etc...

Aggiungiamoci che questo "disturbo" si manifesta tra i 17 e i 20 anni, al termine dello sviluppo...boh, mi è venuta quest'idea, sicuramente un po' folle.

Il prossimo venerdì ne parlo con la mia psicologa, vediamo che dice....

Wishful thinking?

Cos'è il wishful thinking?
Piegare la realtà al proprio desiderio, ma solo nella propria immaginazione

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da delfi68 il Sab Mag 17 2014, 22:49

Il prossimo venerdì ne parlo con la mia psicologa, vediamo che dice....

acc..non ho mai avuto una psicologa! ..però mi fa sorridere questa frase, io dicevo: azz..il prossimo mercoledi ne parlo con il mio avvocato e vediamo cosa ne dice..

come siamo diversi..forse io avrei avuto un po bisogno di una psicologa e tu di doverti confrontare con l'avvocato per la decorrenza dei termini..chissà, saremmo stati un più normali entrambi ognuno con un pizzico di vita dell'altro..

..o magari no..

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la consapevolezza della normalità della follia è una cosa che mi fa impazzire!

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da delfi68 il Sab Mag 17 2014, 22:52

uhm..ma scusa un po a 23 anni c'è proprio bisogno di una psicologa? ..non si usa più l'hascish o l'erba? ..e fare la fila da quella vecchia puttana detta "nave scuola"? ..ai miei tempi ci si curava i piccoli e grandi disagi anche con con delle partitelle di calcetto nel parco della piscina abbandonata..o al limite con la rissa della domenica pomeriggio..

come sono cambiati i tempi!!

_________________

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Sab Mag 17 2014, 23:14

@delfi68 ha scritto:, io dicevo: azz..il prossimo mercoledi ne parlo con il mio avvocato e vediamo cosa ne dice...

 risata 


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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Lyallii il Dom Mag 18 2014, 09:39

@delfi68 ha scritto:uhm..ma scusa un po a 23 anni c'è proprio bisogno di una psicologa? ..non si usa più l'hascish o l'erba? ..e fare la fila da quella vecchia puttana detta "nave scuola"? ..ai miei tempi ci si curava i piccoli e grandi disagi anche con con delle partitelle di calcetto nel parco della piscina abbandonata..o al limite con la rissa della domenica pomeriggio..

come sono cambiati i tempi!!

Io a 23 mi son sposata  affraid 
( in chiesa e col vestito bianco e il velo della purezza  mgreen )
Forse sarei dovuta andare dalla psicologa....

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Il mio zito virtuale è fuxino, il mio amante geloso è akka!
 cuori

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Mix il Mer Mag 21 2014, 18:13

Situazione ipotetica, teorica senza vincoli stretti con la realtà.
In un ospedale psichiatrico, in cui la maggior parte delle persone è *malato*, questa maggioranza locale rende, in quell'ambito, *normali* gli ammalati e *anormali* i *sani* ?

Domanda aperta, of course, questo è un forum . . .

Ma sarei curioso di leggere la risposta, e le opinioni eventualmente correlate, di Boeche, in merito.

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Mer Mag 21 2014, 18:25

Uno psichiatra viene convinto a incontrare un paziente convinto di essere uno psichiatra che a sua volta, ovviamente, è uno psichiatra convinto di incontrare un paziente convinto di essere uno psichiatra...
E' una situazione sperimentale realizzata a Palo Alto negli anni 60, secondo te che succede?

Hara

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Mix il Mer Mag 21 2014, 18:39

Ashke ha scritto:Uno psichiatra viene convinto a incontrare un paziente convinto di essere uno psichiatra che a sua volta, ovviamente, è uno psichiatra convinto di  incontrare un paziente convinto di essere uno psichiatra...
E' una situazione sperimentale realizzata a Palo Alto negli anni 60, secondo te che succede?
Sanno giocare a scacchi?
Bella situazione    ça_va
Da elettricista direi che è un *corto circuito* relazionale/operativo.
Sono curioso di conoscere cosa ha insegnato di nuovo . . .
Sono anche consapevoli delle reciproche informazioni? DOPO, evidentemente, in una seconda fase . . .
Come hanno reagito? Aneddoti? Curiosità? Ci sono?
Diccele tra un po', quando l'argomento ha eventualmente dato frutti.

Mix

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Mix il Mer Mag 21 2014, 19:00

Cominciamo a notare che l'esperimento parte su presupposti artificiosamente falsi.
NON ci sono pazienti reali. Ciò già inficia la validità delle operazioni dei due professionisti nel loro consueto lavoro. Quindi nulla ci dirà di granchè affidabile su argomenti connessi al risultato con pazienti standard.
Due individui intelligenti e sani si dovrebbero rendere conto in fretta della *trappola* in cui sono caduti, percependo la *stranezza* dell'interlocutore SE vi ci si devono relazionare come necessita fare con un individuo malsano ed invece sono di fronte ad uno sano.
Solo due creduloni ottusi e sclerotizzati mantengono per buone informazioni che contrastano in modo stridente con la realtà.

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Mer Mag 21 2014, 20:06

@Mix ha scritto:Cominciamo a notare che l'esperimento parte su presupposti artificiosamente falsi.
NON ci sono pazienti reali. Ciò già inficia la validità delle operazioni dei due professionisti nel loro consueto lavoro. Quindi nulla ci dirà di granchè affidabile su argomenti connessi al risultato con pazienti standard.
Due individui intelligenti e sani si dovrebbero rendere conto in fretta della *trappola* in cui sono caduti, percependo la *stranezza* dell'interlocutore SE vi ci si devono relazionare come necessita fare con un individuo malsano ed invece sono di fronte ad uno sano.
Solo due creduloni ottusi e sclerotizzati mantengono per buone informazioni che contrastano in modo stridente con la realtà.





Gli esperimenti di Asch



Nel 1956, Asch realizzò l’esperimento che lo rese noto nell’ambito della psicologia sociale.
L’assunto di base del suo esperimento consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. Il suo esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi.
Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo, si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente; su un’altra scheda aveva disegnato un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata; il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformemente alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. in sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicita della maggioranza (solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire).


Le percentuali variano a seconda del numero di persone che contraddicono il soggetto 1->0
2->13.6 3->31.8 4->36.8....)

(cfr Asch S. E, "Opinion and social pressure";
Asch S. E, "Studies of indipendence and submission to pressure"
Hardin, C. D." Shared reality: How social verification makes the subjective objective.")


*********

Diccele tra un po', quando l'argomento ha eventualmente dato frutti.

Quanto sopra riguarda solo l'affermazione grassettata

Hara

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Mix il Mer Mag 21 2014, 20:50

Mi sembra una situazione diversa da quella prospettata e da me commentata come leggi in quello che poi hai grassettato.
Siamo, per assurdo, nel caso di 1 interlocutore che contraddice, dove tu stesso riporti che l'influsso medio è => zero.

Un professionista capace, messo di fronte ad un altro professionista capace presumo si accorga in fretta che non ha di fronte un portatore di patologia come gli hanno descritto, ma un altro professionista come lui.
Confrontandosi assieme dovrebbe essere agevole esplicitare i corrispettivi presupposti a loro forniti e capire che sono stati messi in una trappola sperimentale.

L'esperimento degli 8 (7 complici + 1 *cavia*) io lo inquadrerei in un area dove si tratti di *conformismo* .
Di cui non c'è bisogno, per me , di tanti esperimenti per saperne riconoscere la pervasiva presenza, dopo averlo vista all'opera in modo tanto reiterato e tanto generalmente diffuso, in ogni ambito.

Spoiler:
In merito amo di solito raccontare un fatto reale capitatomi in un centro sociale di sinistrissima, dove per una questione di ritiro di un grosso quantitativo di un prodotto di origine bio e di provenienza diretta dal produttore, per conto di un gruppo d'acquisto, ebbi modo di assistere ad una riunione, una sera, in attesa che fosse disponibile la merce, cosa che dipendeva da una persona coinvolta nella riunione in corso (ero arrivato in ritardo, non ci si era ben compresi sull'orario, ... , si faceva, lì, all'africana, . . . , non ricordo più perché ci fu il malinteso, il contrattempo).
A condurre la riunione c'era uno che soprannominai (in separata sede, ovvio) *il Papa*, poiché giudicava dell'ortodossia degli interventi dei suoi militanti/militonti, fiancheggiato militarmente/religiosamente dai *Cardinali*, esponenti di livello inferiore al Papa ma superiore alla generalità dei convenuti.
Un esempio di conformismo con i fiocchi, con ripetizioni stereotipiche degli stessi atteggiamenti, delle stesse parole e ragionamenti, dello stesso modo di vestirsi e portare i capelli, con una percepibile avversione per chi si presentava in modo differente dal loro. Di cui fui testimone allorché, per errore, uno dei presenti osò fare una piccola *deviazione* dalla linea preimpostata del gruppo, che venne subito represso e riportato *all'ordine*. Con me problemi non ne sorsero, seppure mi espressi su posizioni personali e con categorie di rappresentazione a loro totalmente aliene, probabilmente perché cancellarono dalla mente ancor prima che avessero fatto il successivo respiro, ciò che dissi;
poiché però c'era in ballo il pagamento di una cifretta non irrisoria per l'acquisto della merce, in corso di avvicinamento spaziale, ma non disponibile prima di una mia conferma di sicurezza  sorriso , denaro assolutamente vitale per la sopravvivenza di quel gruppo, anche i diversi, come NOI , DOVEVANO essere trattati, eccezionalmente, con la migliore ospitalità possibile.

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

Messaggio Da Hara il Gio Mag 22 2014, 01:42

Vado di accetta che il discorso  si va ad allargare troppo

@Mix ha scritto:Situazione ipotetica, teorica senza vincoli stretti con la realtà.
In un ospedale psichiatrico, in cui la maggior parte delle persone è *malato*, questa maggioranza locale rende, in quell'ambito, *normali* gli ammalati e *anormali* i *sani* ?

Sposto gli esperimenti di Asch in altro contesto con un esempio
Prendiamo una famiglia che ha il "mito" della famiglia ma al cui interno vi sono incoerenze madornali e deformazioni della realtà inerenti alla propria immagine e al sistema sociale di riferimento.
Il "soggetto" (come nell'esperimento di hasc), magari il più "percettivo", che vive in un mondo che gli viene costantemente proposto come normale, o ha gli strumenti per accettare   la reiezione o sacrifica l'evidenza del proprio sentire. Il messaggio che riceverà sarà:"devi essere matto altrimenti non vedresti le cose in questo modo". Quindi verrà indotto a cercare inutilmente significati presunti che gli altri evidentemente vedono con molta chiarezza.
Tale comportamento corrisponde oggettivamente ai parametri della c.d. schizofrenia



@Mix ha scritto:Cominciamo a notare che l'esperimento parte su presupposti artificiosamente falsi.
NON ci sono pazienti reali. Ciò già inficia la validità delle operazioni dei due professionisti nel loro consueto lavoro. Quindi nulla ci dirà di granchè affidabile su argomenti connessi al risultato con pazienti standard.
Due individui intelligenti e sani si dovrebbero rendere conto in fretta della *trappola* in cui sono caduti, percependo la *stranezza* dell'interlocutore SE vi ci si devono relazionare come necessita fare con un individuo malsano ed invece sono di fronte ad uno sano.
Solo due creduloni ottusi e sclerotizzati mantengono per buone informazioni che contrastano in modo stridente con la realtà.

Accenno solo che in questa situazione ognuno, cercando di trattare i "deliri" dell'altro,   si comporta  in modo adeguato e terapeutico ma, agli occhi dell'altro, in questo contesto di disinformazione (sperimentale), proprio questo comportamento costituisce una prova del "delirio"
@Mix ha scritto:Mi sembra una situazione diversa da quella prospettata e da me commentata come leggi in quello che poi hai grassettato.

In realtà sono molto legati, rientrano, appunto, nel tentativo di comprensione delle meccaniche reali della comunicazione, dal livello di "marketing" a quello di coppia.
Il discorso sarebbe lungo, poi vediamo se il topic si sposta in tal senso. Tra l'altro, nella faccenda, rientrano di diritto   i discorsi sul topic dei paradossi


Un professionista capace, messo di fronte ad un altro professionista capace presumo si accorga in fretta che non ha di fronte un portatore di patologia come gli hanno descritto, ma un altro professionista come lui.
Confrontandosi assieme dovrebbe essere agevole esplicitare i corrispettivi presupposti a loro forniti e capire che sono stati messi in una trappola sperimentale.

No, in una situazione di "confusione" non è così. Sono delle vere e proprie trappole che poi ognuno di noi ritrova ne l proprio quotidiano.




L'esperimento degli 8 (7 complici + 1 *cavia*) io lo inquadrerei in un area dove si tratti di *conformismo* .



Ma non si può semplificare troppo(anzi affatto)  "il conformismo", ecco alcuni esempi di ragionamento riferiti dai soggetti:
"Mi sembrava di aver ragione, ma il mio raziocinio mi diceva che avevo torto perchè dubito che tante persone possano sbagliare e io solo avere ragione"
"Cominciai a dubitare che i miei occhi vedessero bene"
"Pensavo che si trattava di un tipo di illusione ottica"
...
Molti reagiscono con diffidenza alla spiegazione dell'accaduto, pensano che questa sia essa stessa parte dell'esperimento e quindi non c'è da fidarsi.

Pensa, ad esempio alle pubblicità e alle mode.

Di cui non c'è bisogno, per me , di tanti esperimenti per saperne riconoscere la pervasiva presenza, dopo averlo vista all'opera in modo tanto reiterato e tanto generalmente diffuso, in ogni ambito.
Le ricadute reali degli esperimenti di disinformazione sperimentale sono tantissime (dalla pubblicità, alla terapia di coppia, alle diagnosi di psicosi) ed è da queste basi,  teorizzate, che sono nate le "antipsichiatrie", dalle quali in italia è nata, ad esempio, la 180


Spero di essere stato comprensibile... wink 


Ps
A proposito di disinformazione, mi diverte riportare questo episodio di "tre uomini in barca(per non parlar del cane)" di J.K.J
Spoiler:

C'eravamo riuniti in un folto gruppo di persone eleganti e coltissime. Indossavamo i nostri vestiti migliori, parlavamo in linguaggio fiorito ed eravamo soddisfattissimi... tutti ad eccezione di due studenti, appena tornati dalla Germania, due giovanotti come tanti altri che, tuttavia, apparivano irrequieti, a disagio, come se giudicassero il ritmo della conversazione troppo lento e noioso. In realtà, l'ambiente era troppo elevato per loro. I nostri discorsi brillanti, ma forbiti e i gusti raffinati che manifestavamo erano superiori alle loro facoltà. Si sentivano fuori posto, con noi. Avrebbero fatto meglio a non venirci. Più tardi, tutti lo riconobbero. Furono eseguiti alcuni brani di vecchi musicisti classici tedeschi. Si discusse di filosofia e di etica. Qualcuno si abbandonava alla galanteria con le signore, ma con aggraziata dignità. Si fece anche dello spirito, ma di gran classe.
Dopo cena, qualcuno recitò una poesia francese e tutti la giudicarono meravigliosa; poi una signora cantò una romanza sentimentale, in spagnolo, che strappò le lacrime a più d'uno di noi, tanto era patetica.
Allora, i due giovanotti si alzarono e ci domandarono se non avevamo mai sentito Herr Slossen Boschen (che era appena arrivato e si trovava dabbasso nella sala dei rinfreschi) cantare la sua straordinaria canzone comica tedesca.
Nessuno di noi ricordava di averla mai sentita. I due giovanotti dissero che era la canzone più esilarante che fosse mai stata composta e che, se lo desideravamo, avrebbero persuaso Herr Slossen Boschen a cantarla, dato che lo conoscevano bene. Quella canzone era così esilarante, dissero ancora, che quando Herr Slossen Boschen l'aveva cantata, una volta, alla presenza dell'Imperatore di Germania, avevano dovuto trasportarlo a letto di peso (l'Imperatore di Germania, non Herr Slossen Boschen).
A sentir loro, nessuno la sapeva cantare come Herr Slossen Boschen il quale conservava un cipiglio così serio e solenne, mentre si produceva, da dar l'impressione che si recitasse una tragedia. Questo, s'intende, aumentava l'effetto comico. I due spiegarono che i modi di Herr Slossen non tradivano mai il fatto che stava cantando un pezzo umoristico...avrebbe guastato l'effetto. Era proprio quella sua aria seria, quasi tragica, a renderlo irresistibile.
Esprimemmo l'ardente desiderio di ascoltarlo dicendo che avevamo proprio bisogno di fare una bella risata, al che essi scesero per andare in cerca di Herr Slossen Boschen.
Costui, evidentemente, ci provava gusto a cantare; infatti salì subito e si mise al pianoforte senza farsi pregare.
<< Oh, vi divertirete. Riderete fino alle lacrime >> sussurrarono i due giovanotti, mentre attraversavano la sala e andavano a collocarsi discretamente alle spalle del professore.
Herr Slossen Boschen si accompagnava da solo. Il preludio non era proprio tale da far presagire una canzone comica. Aveva un certo non so che di irreale, di triste. Faceva accapponare la pelle; noi, però, ci mormorammo che quello era il metodo tedesco, e ci disponemmo a spassarcela.
Per quanto mi riguarda, non capisco una parola di tedesco. L'ho studiato a scuola, ma l'ho dimenticato completamente nello spazio di due anni e, da allora, mi sono sentito assai meglio. Non volevo, tuttavia, che i presenti si accorgessero della mia ignoranza; perciò ricorsi a quello che mi parve un geniale espediente: tenevo d'occhio i due giovanotti e stavo pronto a imitarli. Quando ridacchiavano, ridacchiavo anch'io; quando si smascellavano dalle risa, mi smascellavo anch'io; inoltre mi facevo qualche risatina per conto mio, di quando in quando, come se avessi afferrato una sfumatura umoristica che agli altri era sfuggita. Ero soddisfatto di quella mia astuzia.
A dire il vero, man mano che l'esecuzione progrediva, notai che molti altri ascoltatori sembravano tenere gli occhi fissi sui due studenti, come facevo io, ridacchiando quando essi ridacchiavano e ridendo sgangheratamente quando essi ridevano sgangheratamente; siccome i giovanotti in questione ridacchiavano e sghignazzavano quasi di continuo durante l'esibizione dello straniero, tutto andò a meraviglia.
Eppure, il professore tedesco non sembrava soddisfatto. Sulle prime, quando cominciammo a ridere, la sua faccia assunse un'espressione sbalordita, come se l'ultima cosa al mondo che si aspettava fosse proprio di sentirsi accolto da manifestazioni di ilarità. La cosa ci parve di una comicità fenomenale; tutti riconoscemmo che il suo atteggiamento solenne era il lato più spassoso dell'esibizione. Se avesse minimamente tradito la consapevolezza della propria comicità, avrebbe sciupato ogni cosa. A mano a mano che continuavamo a ridere, Herr Slossen Boschen passò dall'espressione attonita a quella sdegnata; volse verso di noi uno sguardo bieco... verso tutti noi, a eccezione dei due giovanotti che non poteva vedere poichè gli erano alle spalle. Questo ci fece torcere dalle risa. Ci dicemmo l'un l'altro che se continuava di quel passo saremmo morti dal ridere. Le parole, di per se stesse, dicevamo, bastavano a far sbellicare chiunque, ma se si aggiungeva la finta serietà del cantante...era troppo !
All'ultimo verso lui superò se stesso. Ci fulminò con un'occhiata così intensamente feroce che, se non fossimo stati preavvisati riguardo al metodo tedesco in fatto di canzoni comiche, ci saremmo preoccupati: inoltre, introdusse nel finale una nota lamentevole tanto straziante che, se non avessimo saputo che si trattava di una canzone comica, saremmo scoppiati in lacrime.
Il professore smise di cantare tra uno scroscio di risa. Tutti dichiarammo che mai in vita nostra avevamo ascoltato niente di più spassoso. Di fronte a produzioni di quel genere, era strano, dicemmo, come fosse diffusa la convinzione che i tedeschi mancavano di senso dell'umorismo. Domandammo al professore perchè non traduceva la sua canzone in inglese, in modo che tutti potessero capirla e farsi un'idea di com'era una vera canzone comica.
Herr Slossen Boschen balzò in piedi e cominciò a smaniare. Imprecò contro di noi in tedesco (e quella, secondo me, è una lingua straordinariamente efficace in fatto di imprecazioni), pestando i piedi e agitando i pugni, poi ci lanciò tutte le insolenze inglesi che conosceva. Dichiarò che nessuno l'aveva mai tanto insultato, in vita sua.
A quanto sembrava, la canzone non era affatto comica. Narrava la storia di una ragazza delle montagne dello Hartz, che aveva rinunciato alla vita per salvare l'anima del suo innamorato; in seguito, lui era morto e aveva incontrato lo spirito della ragazza nell'aldilà, ma, narrava l'ultima strofa, aveva finito per abbandonare lo spirito della povera fanciulla e se n'era andato con un altro spirito... Non ricordo esattamente i particolari, ma so che la storia era molto tragica. Herr Boschen disse di averla cantata una volta alla presenza dell'Imperatore di Germania e lui (l'Imperatore di Germania) aveva singhiozzato come un bambino. Lui (Herr Boschen) affermò che quella era considerata una delle canzoni più tragiche e patetiche che mai fossero state scritte in lingua tedesca.
La situazione era imbarazzante per noi...molto imbarazzante. Nessuno sapeva che cosa risponedere. Ci guardammo attorno cercando i due giovanotti che ci avevano giocato quel tiro, ma se l'erano svignata alla chetichella, subito dopo la fine del canto."

Hara

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Re: E se gli schiizoidi fossero esseri umani psicologicamente pienamente sviluppati?

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